24 aprile 2020

Lucia di Lammermoor (7) - "Ah! cedi, cedi"

Scritto da Christian

Al duetto di Lucia con Enrico ne segue uno con Raimondo, in cui la pressione psicologica sulla protagonista prosegue senza soluzione di continuità. Insieme alla prima scena dell'ultimo atto (quella della torre di Wolfcrag, che mette a confronto Enrico con Edgardo), questa viene talvolta tagliata dall'opera. Ma è un peccato, e non solo perché è una delle poche – insieme alla cavatina di Arturo – a dare spazio a uno dei personaggi secondari, rompendo così l'egemonia pressoché totale del terzetto di protagonisti. Lo stesso librettista Cammarano, nel caso che il duetto venisse omesso, si raccomandava di mantenere almeno il recitativo fra Raimondo e Lucia che lo precede.

La scena ha infatti una notevole importanza nell'economia della vicenda. Innanzitutto ci mostra come Lucia sia davvero sola nella sua situazione: Edgardo è lontano (adesso anche spiritualmente), e persino l'unico abitante del castello che aveva mostrato per lei comprensione e simpatia, ovvero Raimondo, cerca di convincerla a "piegarsi al destino", proprio come, nell'atto precedente, aveva fatto la damigella Alisa ("Ah! Lucia, Lucia desisti / da un amor così tremendo": significativamente, in tutto il prosieguo dell'opera, quando Alisa sarà in scena canterà sempre gli stessi versi di Raimondo). Inoltre, è proprio durante questa scena che Lucia decide di accettare il matrimonio combinato con Arturo: alla fine del duetto precedente con Enrico, infatti, non era ancora convinta a volersi sposare, anzi invocava piuttosto la morte.

L'educatore Raimondo è per Lucia anche un confidente e un amico, eppure pare sordo ai suoi sentimenti, consigliandola (a fin di bene) di seguire i desideri del fratello. E non può che esser così, in quanto come uomo di chiesa è il custode dell'ordine costituito. Con parole che pesano come macigni, per esempio, le spiega come il giuramento da lei stretto con Edgardo (che ci era sembrato una vera e propria cerimonia di nozze davanti a Dio!) non ha alcun valore, in quanto "i nuzïali voti che il ministro di Dio non benedice, né il ciel né il mondo riconosce". Insomma, le istituzioni (e il diritto codificato) per lui hanno la precedenza sull'individuo (e i desideri personali). La povera Lucia, come plagiata dalla volontà altrui, non può che commentare: "Ah! cede persuasa la mente... / ma sordo alla ragion resiste il core".

Nel dialogo che precede il duetto viene approfondita la questione della mancata corrispondenza fra Lucia ed Edgardo. La ragazza sospettava che fossero le sue lettere a non giungere all'amato per via delle macchinazioni del fratello (tanto che proprio Raimondo, per aiutarla, ha fatto giungere in Francia "per secura mano" una sua missiva). E invece, come sappiamo, è il contrario: sono le lettere di Edgardo a non giungere a lei, essendo state tutte intercettate e bloccate da Normanno ed Enrico.

Infine, nel cantabile "Ah! cedi, cedi", per convincere Lucia ad accettare la mano di Arturo, Raimondo si appella ai valori della famiglia e al rimorso che ne seguirebbe se la fanciulla rifiutasse le nozze combinate. E tira in ballo addirittura "l’estinta genitrice", ossia la madre morta ("o la madre nell’avello / fremerà per te d’orror"). Come commentano i critici, il richiamo al dovere nei confronti della famiglia è "una carta spesso utilizzata nel melodramma italiano in occasioni simili", ovvero per per chiedere un sacrificio: basti pensare al duetto fra Germont e Violetta nel secondo atto della "Traviata".

Donizetti sottolinea la portata di questo passo non solo ripetendo le due parole fondamentali, «madre» e «fremerà», ma anche attraverso uno slittamento nell’area della dominante laddove ci si sarebbe piuttosto aspettati un ritorno alla tonica, qui anticipato nella frase contrastante. In questo modo quella che dovrebbe essere la frase conclusiva della forma lirica si configura piuttosto come un’entità autonoma, guadagnando in importanza e visibilità. (...) La sezione conclusiva dell’aria ristabilisce, almeno per il momento, l’ordine costituito che l’amore tra Lucia ed Edgardo aveva rischiato di compromettere. Si tratta di un brano che, grazie all’utilizzo del marziale ritmo puntato e al ricorso a trombe, tromboni, timpani e gran cassa, aggiunge un che di eroico alla scelta di Lucia. D’altra parte già i versi sembrano ritrarre il sacrificio di una martire.
(Federico Fornoni)
Lucia, infatti, si arrende ("Taci… taci: ah, vincesti… / non son tanto snaturata"). E il duetto (ormai quasi un'aria di Raimondo con i pertichini di Lucia: "Al ben de’ tuoi qual vittima") si conclude con un finale convenzionalmente "rossiniano". Si noti che la fanciulla, convinta che Edgardo l'abbia tradita e dunque di non aver più nessun punto di riferimento, in questo momento non parli più di morte ma solo di una lunga agonia ("Lungo, crudel supplizio / la vita a me sarà!").


Clicca qui per il testo di "Ebben? – Di tua speranza…".

LUCIA
(vedendo giungere Raimondo, gli sorge all’incontro ansiosissima)
Ebben?

RAIMONDO
Di tua speranza
l’ultimo raggio tramontò! Credei
al tuo sospetto, che il fratel chiudesse
tutte le strade, onde sul franco suolo
all’uom che amar giurasti
non giungesser tue nuove: io stesso un foglio
da te vergato, per secura mano
recar gli feci… invano!
Tace mai sempre… Quel silenzio assai
d’infedeltà ti parla!

LUCIA
E me consigli?…

RAIMONDO
Di piegarti al destino.

LUCIA
E il giuramento?…

RAIMONDO
Tu pur vaneggi! I nuzïali voti
che il ministro di Dio non benedice
né il ciel, né il mondo riconosce.

LUCIA
Ah! cede persuasa la mente…
ma sordo alla ragion resiste il core.

RAIMONDO
Vincerlo è forza.

LUCIA
Oh sventurato amore!

Clicca qui per il testo di "Ah! cedi, cedi - Al ben de' tuoi qual vittima".

RAIMONDO
Ah! Cedi, cedi, o più sciagure
ti sovrastano, infelice…
Per le tenere mie cure,
per l’estinta genitrice
il periglio d’un fratello
deh ti mova; e cangi il cor…
o la madre nell’avello
fremerà per te d’orror.

LUCIA
Taci… taci: ah, vincesti…
non son tanto snaturata.

RAIMONDO
Oh! qual gioia in me tu desti!
Oh qual nube hai dissipata!…
Al ben de’ tuoi qual vittima
offri, Lucia, te stessa;
e tanto sacrifizio
scritto nel ciel sarà.
Se la pietà degli uomini
a te non fia concessa,
v’è un Dio, v’è un Dio, che tergere
il pianto tuo saprà.

LUCIA
Guidami tu… tu reggimi…
son fuori di me stessa!…
Lungo, crudel supplizio
la vita a me sarà!
Sì, oh Dio. Son fuor di me.
Edgardo ingrato!
(partono)




Youn Kwangchul (Raimondo), Natalie Dessay (Lucia)
dir: Patrick Summers (2011)


Paul Plishka (Raimondo), Joan Sutherland (Lucia)
dir: Richard Bonynge (1982)


Cesare Siepi, Joan Sutherland (1961)

Justino Diaz, Beverly Sills (1970)