1 febbraio 2013

12. Terzetto: "Sento, ohimè, che mi vien male"

Scritto da Daniele Ciccolo

Visto che è da un po' di tempo che non scrivo mi sembra opportuno riprendere per sommi capi le fila della nostra storia, onde poter continuare.

Paolino e Carolina sono due giovani innamorati, anzi, sposati. Lui lavora come garzone presso la bottega del padre di lei, un borghese arricchito. E' la disparità sociale tra i due che li ha costretti a consacrare il loro amore in segreto: la celebrazione del matrimonio, infatti, è l'antefatto dell'intero intreccio.
E' proprio quando i due giovani decidono di svelare l'arcano che cominciano i problemi.
Tanto per cominciare, il Conte Robinson (promesso sposo per contratto alla sorella maggiore di Carolina, Elisetta) si invaghisce proprio di Carolina. E il primo atto si chiude all'insegna dell'equivoco e dell'imbarazzo generale.

Ci siamo lasciati commentando la prima scena del secondo atto. Come abbiamo visto, qui la situazione si complica, nel senso che il Conte si accorda con Geronimo in modo da avere il suo "placet" per sposare Carolina, rinunziando in cambio a metà della dote inizialmente concordata che Geronimo avrebbe dovuto corrispondergli. Da buon mercante, il vecchio non può che accettare una simile offerta. Così, i due escono di scena, felici di aver raggiunto un accordo che renda soddisfatti entrambi.

Ed ecco che entra in scena Paolino. Si lamenta del fatto che è stato impossibile per lui trovare una soluzione. Teme addirittura che l'affare possa scoppiare e sfuggirgli di mano. Infatti, quando si è rivolto al Conte, il tentativo di risolvere la questione è fallito miseramente, dato che lo stesso nobile gli ha manifestato il suo amore per Carolina. Ma il giovane non si lascia scoraggiare più di tanto e cerca aiuto "nel buon cuor di Fidalma". Probabilmente, infatti, Paolino è consapevole di una certa simpatia di Fidalma nei suoi confronti. Di certo, però, non si aspetta che lei si sia addirittura innamorata di lui e che intende sposarlo! Come ricorderete, lo abbiamo scoperto qui.

Come è facile immaginare, la passione dell'attempata Fidalma nei confronti del giovane Paolino rappresenta un ulteriore ostacolo che si frappone allo svelamento del nodo clandestino che lega i due sposi. Ma ciò che è divertente è la situazione che si viene a creare in questo recitativo.

Paolino si avvicina fiducioso a Fidalma. E un classico qui pro quo dà occasione a Bertati per montare un momento comico. Infatti, l'uso di espressioni volutamente equivoche fa sì che ciascuno ritenga l'altro personaggio consapevole delle rispettive intenzioni ed addirittura contento per questo! Insomma, Fidalma ritiene che Paolino ricambi il suo amore e che sia contento di sposarla, mentre Paolino crede che Fidalma abbia capito la sua richiesta di aiuto e pensa che sia disposta ad intercedere presso il fratello.

Tutti i dubbi si sciolgono quando Fidalma solennemente proclama, dando la sua parola, che Paolino sarà suo sposo: il giovane, ovviamente, ne rimane oltremodo sconvolto.


PAOLINO
Ecco che or ora scoppia
da sè la cosa. Io sono rovinato!
Scacciato colla sposa, e disperato.
Ma no. Mi resta ancora una speranza
nel buon cuor di Fidalma. A lei men volo
benchè tutto tremante...
Ma Fidalma qui giunge... Ecco l'istante.

FIDALMA
(Egli è qua solo.)

PAOLINO
(Ella mi sembra
che volga in sè qualche pensier molesto.
Orsù, coraggio!
Il tempo passa, ed io me le avvicino.)
Se mi è permesso...

FIDALMA
Addio, caro Paolino,
non mi avete veduta altro che adesso?

PAOLINO
Vi vidi pensierosa, e non mi parve
di dover disturbarvi.

FIDALMA
Voi non mi disturbate.
Pensieroso però, se non m'inganno,
eravate anche voi.

PAOLINO
Questo è ben vero.

FIDALMA
Paolino?

PAOLINO
Signora.

FIDALMA
I pensier nostri
da un'istessa cagion per avventura
sarebbero prodotti?

PAOLINO
È ciò impossibile.

FIDALMA
Non pensavate a me?

PAOLINO
Non so negarlo.

FIDALMA
Ed io pensava a voi.
Via, non vi confondete.
Parlatemi con tutta confidenza.

PAOLINO
Ah! Signora....

FIDALMA
Mi avrete
pietosa e non crudel.

PAOLINO
La bontà vostra
il mio merito eccede, e mi consola,
ma con vostro fratello...

FIDALMA
Il fratel mio
deve bene accordar quel che vogl'io.

PAOLINO
E non farà rumore?

FIDALMA
Quale rumore?
Contento ei dee mostrarsi
quando ancor non lo fosse.

PAOLINO
Ah, mio conforto!
Dunque, quando?

FIDALMA
Prestissimo.

PAOLINO
Anzi, senza dimora.

FIDALMA
Ebbene in questo punto
vi do la mia parola
che sarete mio sposo...

PAOLINO
Sposo?

FIDALMA
Sì, caro mio.

PAOLINO
Io?

FIDALMA
Sì, mio caro,
sì, mio bene, consolati...
Ma di color tu cangi?... E che cos'hai?

PAOLINO
(Qual nuovo contrattempo è questo mai!)


È davvero un duro colpo per il nostro Paolino. Una notizia del genere non può che porre in scompiglio il giovane garzone, considerando che proprio in Fidalma era stata riposta l'ultima speranza per tentare di salvare la situazione senza troppi guai: più avanti, infatti, vedremo che la soluzione che sceglieranno i due sposi sarà drastica proprio perché si renderanno conto di non aver più alcuna opzione.

L'animo del nostro personaggio è stato caricato di troppe notizie negative e la conseguenza è che il corpo ne risente, motivo per cui Paolino sviene. Fidalma ritiene, erroneamente, che si tratti di un "effetto del piacer" per nulla preoccupante. Ma, realizzato l'effettivo mancamento del giovane amato, decide di porgergli aiuto e di chiamare qualcuno in suo soccorso.

Chi pensate che venga? Carolina, naturalmente.

Immaginatevi la situazione: Carolina sente la zia gridare, si volge verso di lei e trova lo sposo per terra; e, come se non bastasse, la zia giustifica l'accaduto dicendo che Paolino sta "per gioia in delinquio". Così Fidalma intima alla nipote di fermarsi lì mentre lei esce momentaneamente di scena per procurarsi "un certo elisire".

Anche Carolina è comprensibilmente sconvolta da ciò che vede. Nel poco tempo in cui è sola con lo sposo riesce a svegliarlo e a chiedergli spiegazioni. Paolino vorrebbe che la sposa andasse via, non giudicando il momento adeguato a spiegarle l'accaduto; Carolina, com'è ovvio, equivoca credendo all'innamoramento di Paolino per Fidalma.

Quando si prospetta l'inizio di una lite ecco che rientra Fidalma, che trova Paolino già in piedi. Gli porge la sua mano perché il giovane la baci, ma questi garbatamente rifiuta. Carolina, ingelosita, intima alla zia di andarci piano, ma Fidalma insiste, adducendo che la nipote non deve entrare nella questione.

Il terzetto si conclude all'insegna del turbamento generale: con Carolina che crede lo sposo infedele; con Paolino che è amareggiato perché non può contare sull'aiuto di Fidalma; e con quest'ultima che comincia a trovare inopportuna Carolina a causa del suo atteggiamento eccessivamente apprensivo nei confronti di Paolino.

Così Fidalma esce di scena.

Clicca qui per il testo del brano.


PAOLINO
Sento, ohimè, che mi vien male,
già mi manca quasi il fiato!

FIDALMA
Non è niente, sposo amato,
questo è effetto del piacer.

PAOLINO
Per pietà, che in svenimento
io mi sento già cader.

FIDALMA
È l'effetto del contento,
passerà, no, non temer.
Mio caro Paolino
Ma!.... certo è svenuto,
porgiamogli aiuto...
C'è alcuno di là?
(entra Carolina)
L'amore, il contento
vedete che fa?

CAROLINA
Ma cosa è accaduto?
Che cosa è mai stato?

FIDALMA
Il povero giovine
di me innamorato,
per gioia in deliquio
vedete che sta.
Io vado a pigliare
un certo elisire,
non state a partire.
Restatevi qua.

CAROLINA
(Che creder, che dire,
da me non si sa.)
Giusto Cielo! Quale affanno,
qual sospetto mi martella!
Su, ti scuoti, su favella!
Io mi sento lacerar.

PAOLINO
Carolina, deh, va via!

CAROLINA
Tu invaghito di mia zia,
e mi vieni ad ingannar.

PAOLINO
Taci, taci, che per ora
non mi posso qui spiegar.

CAROLINA
Ci mancava questa ancora
Per più farmi delirar.

FIDALMA
(entrando)
Son qui pronta... Son qua lesta,
ma già in piedi ti ritrovo.
Per la gioia che ne provo
questa man ti do a baciar.

PAOLINO
(imbarazzato)
Non mi prendo tanto ardire.

CAROLINA
Mia signora, pian pianino.

FIDALMA
Bacia, bacia, Paolino.
(a Carolina)
Non ci avete voi da entrar.

CAROLINA, PAOLINO
Questa certa confidenza
di fanciulla alla presenza,
che stia bene non mi par.

FIDALMA
Di qualunque alla presenza
posso dar tal confidenza
a colui che ho da sposar.

(Fidalma parte. Carolina e Paolino mostrano di partire, ma poi si arrestano.)


Seguono alcune versioni video dell'aria.

Da un punto di vista musicale, vorrei che notaste come la musica di questo brano sia in grado di "farsi in tre", nel senso che si presta bene ad esprimere i diversi sentimenti dei tre personaggi coinvolti: il tono preoccupato di Paolino (espresso da una musica con frasi ripetute e a tratti sillabata), la contentezza di Fidalma (che è resa con un tono abbastanza concitato), la preoccupazione di Carolina (per lo svenimento di Paolino e per la sua presunta infedeltà).



Paolo Barbacini, Carmen Gonzales, Antonella Bandelli




David Kuebler, Marta Szirmay, Georgine Resick

Ryland Davies, Julia Hamari, Arleen Augér




Vito Lassandro, Giuseppina Salvi, Edda Vincenzi

Aldo Caputo, Damiana Pinti, Cinzia Forte

16 gennaio 2013

La Cenerentola - Riepilogo

Scritto da Christian
10 gennaio 2013

La Cenerentola (20) - "Non più mesta"

Scritto da Christian



Siamo giunti al termine della nostra fiaba, e ovviamente non può mancare il lieto fine: si festeggia il matrimonio di Angelina (non più “Cenerentola”) con il principe Ramiro. Un coro dei cavalieri (“Della fortuna instabile”) inneggia alla caduta dell'orgoglio in polvere e al “trionfo della bontà”: la ruota della fortuna, per la ragazza, ha cessato di girare e si è fermata al vertice. Don Magnifico è pronto a prostrarsi dinanzi al trono, mentre le due sorellastre, mortificate, sono costrette a umiliarsi. Ma Cenerentola invoca la pietà del principe: “Sarà mia vendetta il lor perdono”. Quello che più desidera, infatti, è di vedersi riconosciuta come figlia e sorella. Commossi, finalmente i famigliari la abbracciano, affermando che persino un trono è poco per lei.

L'opera si conclude mettendo giustamente Cenerentola sotto i riflettori con un lungo e impegnativo numero musicale, che parte con un recitativo accompagnato, assai cantabile e ricco di espressione (“Nacqui all'affanno e al pianto”), seguito poi da un rondò finale (“Non più mesta accanto al fuoco”). Per quest’ultimo, che è arricchito dai virtuosismi del contralto e dall'accompagnamento del coro e degli altri personaggi, Rossini ha saccheggiato ancora una volta sé stesso: la melodia è infatti la medesima dell'aria “Il più lieto, il più felice”, cantata dal conte Almaviva nel finale del “Barbiere di Siviglia”. Siamo di fronte a una perfetta conclusione fiabesca, con la protagonista ancora stupita e attonita (al punto da scusarsi con il principe per “la tenera incertezza” che la confonde) per aver visto avverarsi un destino che all'inizio era del tutto insperato. Non ha più bisogno di cantare “Una volta c'era un re”, perché la favola – quello che era “un lampo, un sogno, un gioco” – è ora diventata realtà.

Clicca qui per il testo del coro e del recitativo che precedono il brano.

CORO
Della fortuna instabile
la revolubil ruota
mentre ne giunge al vertice
per te s'arresta immota.
Cadde l'orgoglio in polvere,
trionfa la bontà.

RAMIRO
Sposa...

CENERENTOLA
Signor, perdona
la tenera incertezza
che mi confonde ancor.
Poc'anzi, il sai,
fra la cenere immonda...
ed or sul trono...
e un serto mi circonda.

DON MAGNIFICO
(corre in ginocchio)
Altezza... a voi si prostra...

CENERENTOLA
Né mai m'udrò chiamar la figlia vostra?

RAMIRO
(accennando le sorelle)
Quelle orgogliose...

CENERENTOLA
Ah prence,
io cado ai vostri piè.
Le antiche ingiurie mi svanir dalla mente.
Sul trono io salgo, e voglio
starvi maggior del trono.
E sarà mia vendetta il lor perdono.

Clicca qui per il testo del brano.

CENERENTOLA
Nacqui all'affanno e al pianto.
Soffrì tacendo il core;
ma per soave incanto,
dell'età mia nel fiore,
come un baleno rapido
la sorte mia cangiò.

(a don Magnifico e sorelle)

No, no! Tergete il ciglio;
perché tremar, perché?
A questo sen volate;
figlia, sorella, amica: tutto trovate in me.
Padre... sposo... amico...
Oh, istante!

TUTTI (meno Cenerentola)
M'intenerisce e m'agita,
è un nume agli occhi miei.
Degna del tron tu sei
ma è poco un trono a te.

CENERENTOLA
Non più mesta accanto al fuoco
starò sola a gorgheggiar.
Ah, fu un lampo, un sogno, un gioco
il mio lungo palpitar.

CORO
Tutto cangia a poco a poco
cessa alfin di sospirar.
Di fortuna fosti il gioco:
incomincia a giubilar.


La prima clip che presento qui sotto (tratta, come al solito, dal film diretto da Jean-Pierre Ponnelle, con la direzione di Claudio Abbado) comprende l'intera scena, dal coro dei cortigiani in poi ("Nacqui all'affanno" comincia al minuto 3:15). Le successive, invece, si limitano all'aria di Cenerentola. Da notare che alcune versioni (Berganza, Callas, Horne), essendo state eseguite in forma di recital o di concerto, sono prive del coro di accompagnamento.



Frederica Von Stade


Cecilia Bartoli


Teresa Berganza


Giulietta Simionato


Maria Callas

Marilyn Horne

Per completezza, e per consentire un confronto, ecco anche un’interpretazione dell’aria “Il più lieto, il più felice” dal “Barbiere di Siviglia”, la cui partitura è stata poi riciclata da Rossini per “La Cenerentola”. In più, alcune variazioni strumentali (celebri quelle di Chopin) sul tema rossiniano.


Juan Diego Florez


variazioni al violino di Accardo


variazioni al flauto di Chopin


variazioni al piano di Herz

7 gennaio 2013

La Cenerentola (19) - "Donna sciocca, alma di fango"

Scritto da Christian

Ci avviamo verso il finale. Don Magnifico e le figliastre insultano Cenerentola e le intimano di tornare in cucina, perché una serva non può trattenersi con "gente d'alto rango" come loro. Ma il principe Ramiro insorge per difenderla, minacciando di scatenare la propria ira sulla famiglia. Dandini, dal canto suo, se la ride, pregustandosi ciò che aveva previsto sin dalla sua prima venuta in quella casa (vale a dire che la “commedia” si sarebbe trasformata in una “tragedia”, il che avviene proprio “al second'atto”: un riferimento autoreferenziale!). Cenerentola, invece, supplica il principe di avere compassione e di perdonare il patrigno e le sorellastre: vorrebbe abbracciarli e condividere con loro la sua nuova felicità, ma i tre rifiutano ancora sdegnosamente il suo gesto d'affetto.

Questa sezione dell'opera è forse un po' lunga e ripetitiva (nonostante Ramiro esprimi chiaramente la sua intenzione di sposare Angelina, i parenti continuano a credere che si tratti di uno scherzo, costringendo il principe a ripetere il concetto), oltre che decisamente moralista (ma d'altronde bisognava pur giustificare il sottotitolo dell'opera, “La bontà in trionfo”). Il regista Ponnelle, nella versione diretta da Abbado, se ne prende gioco attraverso la mimica gestuale con cui Don Magnifico reagisce ad Alidoro che gli fa la morale (proprio alla fine della clip riportata qui sotto), ma anche il testo insinua qua e là una punta di resistenza al mellifuo buonismo che il librettista (per via del gusto e dalla censura dell'epoca) era obbligato a dispensare, per quanto lo faccia attraverso le parole di personaggi “negativi” come il patrigno e le sorellastre: si veda il loro commento “Ah! L'ipocrita guardate” nel momento in cui gli altri si commuovono di fronte alla bontà di Cenerentola che si dichiara disposta a perdonarli.

C'è anche un rimando intertestuale: nel passaggio in cui Ramiro spiega ironicamente a Don Magnifico di non essere all'altezza di Clorinda e Tisbe, la musica che accompagna le strofe “ho l'anima plebea, ho l'aria dozzinale” riprende quella del precedente quartetto “Zitto zitto, piano piano”, dove le due sorelle – usando proprio quelle parole – avevano sdegnosamente rifiutato colui che credevano un semplice scudiero. Dandini commenta questa rivalsa di Ramiro per mezzo di una “metafora sportiva” (che ci rende edotti su un gioco tradizionale, il pallone col bracciale, molto popolare a quell'epoca): il pallone è ritornato sul bracciale del giocatore, che ora può ribatterlo; ovvero il principe ha la possibilità di restituire il colpo subito. Nella stretta che conclude il sestetto, infine, i personaggi riflettono su quello che è capitato e si abbandonano ai loro sentimenti. Da notare l'espressione “Va a finir che a' Pazzarelli / ci dovranno trascinar”, che probabilmente fa riferimento a un qualche ospedale psichiatrico.

Usciti Ramiro, Dandini e Cenerentola, ecco giungere Alidoro, felice per la sorte della ragazza e pronto a spiegare alle due sorellastre come resti loro una sola possibilità di salvezza (Don Magnifico, infatti, è “debitor d'immense somme” a Cenerentola, avendo trafugato la sua dote, e rischia di perdere la casa e ogni altro possedimento): chiedere perdono. Clorinda fugge disperata (nel libretto originale era prevista per lei un'aria, “Sventurata! Mi credea”, musicata da Luca Agolini e pensata per dare maggior spazio in extremis anche al soprano, ma viene solitamente omessa dalle rappresentazioni odierne), mentre Tisbe si mostra più accomodante e accetta – pur malvolentieri – la sorte avversa.

Clicca qui per il testo del brano.

CLORINDA
(a Cenerentola)
Donna sciocca! Alma di fango!
Cosa cerchi? Che pretendi?
Fra noi gente d'alto rango
l'arrestarsi è inciviltà.

DON MAGNIFICO
(come sopra)
Serva audace! E chi t'insegna
di star qui fra tanti eroi?
Va' in cucina, serva indegna,
non tornar mai più di qua.

RAMIRO
(frapponendosi con impeto)
Alme vili! Invan tentate
d'insultar colei che adoro;
Alme vili, paventate:
il mio fulmine cadrà.

DANDINI
Già sapea che la commedia
si cangiava al second'atto;
ecco aperta la tragedia,
me la godo in verità.

CLORINDA, TISBE
(Son di gelo.)

DON MAGNIFICO
(Son di stucco.)

DANDINI
(Diventato è un mamalucco.)

CLORINDA, TISBE, DON MAGNIFICO
Ma una serva...

RAMIRO
Olà, tacete!
L'ira mia più fren non ha!

CENERENTOLA
(in ginocchio a don Ramiro, che la rialza)
Ah! signor, s'è ver che in petto
qualche amor per me serbate,
compatite, perdonate,
e trionfi la bontà.

CLORINDA, TISBE, DON MAGNIFICO
Ah! L'ipocrita guardate!
Oh che bile che mi fa.

RAMIRO, DANDINI
Quelle lagrime mirate:
qual candore, qual bontà!

DON MAGNIFICO
Ma in somma delle somme,
altezza, cosa vuole?

RAMIRO
Piano: non più parole.
(prende per mano Cenerentola)
Questa sarà mia sposa.

CLORINDA, TISBE
Ah, ah! Dirà per ridere.

CLORINDA, TISBE, DON MAGNIFICO
(a Cenerentola)
Non vedi che ti burlano?

RAMIRO
Lo giuro: mia sarà!

DON MAGNIFICO
Ma fra i rampolli miei,
mi par che a creder mio...

RAMIRO
Per loro non son io.
(contraffacendo disprezzo)
Ho l'anima plebea,
ho l'aria dozzinale.

DANDINI
Alfine sul bracciale
ecco il pallon tornò
e il giocator maestro
in aria il ribalzò.

RAMIRO
(a Cenerentola)
Vieni a regnar: lo impongo.

CENERENTOLA
(volendo baciar la mano a don Magnifico ed abbracciare le sorelle)
Su questa mano almeno,
e prima a questo seno...

DON MAGNIFICO
Ti scosta!

CLORINDA, TISBE
Ti allontana!

RAMIRO
Perfida gente insana!
Io vi farò tremar.

CENERENTOLA
Dove son? Che incanto è questo?
Io felice! Oh quale evento!
È un inganno! Ah, se mi desto!
Che improvviso cangiamento!
Sta in tempesta il mio cervello,
posso appena respirar.

GLI ALTRI
Quello brontola e borbotta,
questo strepita e s'adira,
quello freme, questo fiotta,
chi minaccia, chi sospira;
va a finir che a' pazzarelli
ci dovranno trascinar.

RAMIRO, DANDINI
(a Cenerentola)
Vieni, vieni, amor ti guida
a regnar e a trionfar.
(escono, traendola seco)

Clicca qui per il testo del recitativo che segue il brano.

TISBE
Dunque noi siam burlate?

CLORINDA
Dalla rabbia
io non vedo più lume.

TISBE
Mi pare di sognar; la Cenerentola...

ALIDORO
(entrando)
...principessa sarà.

CLORINDA
Chi siete?

ALIDORO
Io vi cercai la carità.
Voi mi scacciaste. E l'Angiolina, quella
che non fu sorda ai miseri,
che voi teneste come vile ancella,
fra la cenere e i cenci,
or salirà sul trono. [Il padre vostro
gli è debitor d'immense somme. Tutta
si mangiò la sua dote. E forse forse
questa reliquia di palazzo, questi
non troppo ricchi mobili, saranno
posti al pubblico incanto.]

TISBE
Che fia di noi, frattanto?

ALIDORO
Il bivio è questo.
O terminar fra la miseria i giorni,
o curve a piè del trono
implorar grazia ed impetrar perdono.
Nel vicin atrio io stesso,
presago dell'evento,
la festa nuziale ho preparata:
questo, questo è il momento.

CLORINDA
Abbassarmi con lei! Son disperata!
[Sventurata! Mi credea
comandar seduta in trono.
Son lasciata in abbandono
senza un'ombra di pietà.
Ma che serve! tanto fa:
sono alfine giovinetta,
capitar potrà il merlotto.
Vo' pelarlo in fretta in fretta,
e scappar non mi potrà.
Un marito, crederei,
alla fin non mancherà.]
(parte)

ALIDORO
La pillola è un po' dura:
ma inghiottirla dovrà; non v'è rimedio.
E voi, cosa pensate?

TISBE
Cosa penso?
Mi accomodo alla sorte:
se mi umilio, alla fin non vado a morte.
(parte)

ALIDORO
Giusto ciel, ti ringrazio! I voti miei
non han più che sperar. L'orgoglio è oppresso.
Sarà felice il caro alunno. In trono
trionfa la bontà. Contento io sono.




Frederica Von Stade, Claudio Desderi, Francisco Araiza, Paolo Montarsolo,
Margherita Guglielmi, Laura Zannini – dir: Claudio Abbado


Cecilia Bartoli, Alessandro Corbelli, Raúl Giménez, Enzo Dara,
Laura Knoop, Jill Grove – dir: Bruno Campanella


Sonia Ganassi, Marco Vinco, Antonino Siragusa, Alfonso Antoniozzi,
Carla Di Censo, Paola Gardina – dir: Renato Palumbo


Laura Brioli, Omar Montanari, Gian Luca Pasolini, Luca Gallo,
Pervin Chakar, Norina Angelini – dir: Giorgio Leardini

30 dicembre 2012

La Cenerentola (18) - "Questo è un nodo avviluppato"

Scritto da Christian

Rossini si è certamente divertito nel mettere in musica questo sestetto, che gioca sulla pronuncia delle consonanti per creare un effetto comico e rafforzare il senso di stupore e di straniamento che segue alla rivelazione delle rispettive identità del Principe e di Cenerentola. Forse il brano più famoso dell'opera, è un tipico momento di “stasi” drammaturgica, in cui l'azione si arresta e tutti i personaggi – sbalorditi, perplessi o frastornati – si fermano a manifestare i propri pensieri (ne abbiamo già visti alcuni esempi in precedenza: “Nel volto estatico”, “Parlar, pensar, vorrei” e la stretta del finale del primo atto, “Mi par d'essere sognando”), per poi riprendere con impeto ancora maggiore.

Percepiamo la consistenza fonica del groviglio, con tutti quei gr, tr, pp... Ma al tempo stesso il concertato, col suo contrappunto, ci parla con la massima lucidità anche del groviglio della trama dell'opera, con i suoi affetti contraddittori e i suoi imbrogli, generatori di confusione e abbagli, che si scioglieranno infine con l'apoteosi di Cenerentola.
(Fausto Petrella)
Per la sua struttura insolita, il sestetto può dare qualche grattacapo ai registi durante l'allestimento, oppure – al contrario – permettere loro di scatenarsi nelle più fantasiose scenografie, mostrando visivamente quello stesso "intreccio aggrovigliato" di cui parla il testo.

Clicca qui per il testo del brano.

RAMIRO
Siete voi?

CENERENTOLA
Voi prence siete?

CLORINDA, TISBE
Qual sorpresa!

DANDINI
Il caso è bello!

DON MAGNIFICO
Ma...

RAMIRO
Tacete!

DON MAGNIFICO
Addio cervello!
Se...

RAMIRO, DANDINI
Silenzio!

TUTTI
Che sarà?

TUTTI
Questo è un nodo avviluppato,
questo è un gruppo rintrecciato.
Chi sviluppa più inviluppa,
chi più sgruppa, più raggruppa;
ed intanto la mia testa
vola, vola e poi s'arresta;
vo tenton per l'aria oscura,
e comincio a delirar.



Frederica Von Stade, Claudio Desderi, Francisco Araiza, Paolo Montarsolo,
Margherita Guglielmi, Laura Zannini – dir: Claudio Abbado


Giulietta Simionato, Sesto Bruscantini, Ugo Benelli, Paolo Montarsolo, Dora Carral, Miti Truccato Pace – dir: Oliviero de Fabritiis


Cecilia Bartoli, Alessandro Corbelli, Raúl Giménez, Enzo Dara, Laura Knoop, Jill Grove – dir: Bruno Campanella


Sonia Ganassi, Marco Vinco, Alfonso Antoniozzi, Antonino Siragusa, Paola Gardina, Carla Di Censo – dir: Renato Palumbo

Joyce DiDonato, David Menéndez, Juan Diego Flórez, Bruno de Simone, Cristina Obregón, Itxaro Mentxaca – dir: Patrick Summers


Sul blog "L'orecchio curioso" trovate una bella analisi del brano.

Il sestetto “Questo è un nodo avviluppato” è stato utilizzato da Pascal Roulin nel film “L'Opéra Imaginaire”, una sorta di cartone animato simile a “Fantasia” della Disney ma con brani d'opera anziché sinfonici (la versione che si ascolta è quella con Simionato, Bruscantini e Benelli).


26 dicembre 2012

La Cenerentola (17) - Il temporale

Scritto da Christian

Il secondo atto è narrativamente diviso in due da un piccolo brano, solo strumentale, che evoca un "temporale", spezza momentaneamente l'azione e prepara la scena per il gran finale. Non si tratta di un caso unico nelle opere di Rossini: basti ricordare il temporale del “Barbiere di Siviglia” (a sua volta ripreso da quello di un'opera giovanile, “La pietra del paragone”, riciclato poi anche ne “L'occasione fa il ladro”), così come alcuni passaggi dell'ouverture del “Guglielmo Tell”. La furia degli elementi e il successivo ritorno del sereno sono descritti musicalmente dal compositore con la consueta maestria. Da notare che giusto qualche anno prima, probabilmente nel 1813, Rossini aveva già scritto una serie di brevi brani strumentali che richiamavano proprio le forze e le atmosfere della natura (“La notte, temporale, preghiera, caccia”), nel solco delle suggestioni romantiche e pastorali che non avevano mai abbandonato la musica e l'arte nei due secoli precedenti e che nell'Ottocento trovavano ancora maggior spazio in seguito ai nuovi sviluppi della tecnica sinfonica. In quegli stessi anni, per esempio, avevano fatto la loro comparsa in Italia le sinfonie di Beethoven: proprio nel 1813 a Milano erano state eseguite la Quarta, la Quinta e soprattutto la Sesta (la “Pastorale”), alcuni echi della quale sembrano riecheggiare proprio nelle ultime note del temporale della “Cenerentola”, quando cessa la tormenta e torna finalmente il sereno.

La scena è cambiata, e siamo nuovamente nella cadente villa di Don Magnifico. Tornati a casa irati e furibondi, il patrigno e le due sorellastre si scagliano contro Cenerentola (che ovviamente ha avuto il tempo di precederli e di cambiarsi nuovamente d'abito), “colpevole” soltanto di assomigliare alla misteriosa dama il cui arrivo nella casa del principe ha scombussolato i loro piani. L'impaziente Ramiro, nel frattempo, sta battendo la campagna con la propria carrozza, alla disperata ricerca della donna che ha rapito il suo cuore. Approfittando della tempesta, e con la complicità di Dandini, il saggio Alidoro inscena un incidente, ovvero il ribaltamento della carrozza reale, proprio dinnanzi alla villa di Don Magnifico, costringendo così Ramiro a cercare riparo al suo interno e dandogli la possibilità di riconoscere in Cenerentola la donna da lui amata.

Al cessar del temporale, ecco dunque battere alla porta della villa. Don Magnifico, vedendo ricomparire il principe così presto, intuisce che c'è sotto qualcosa: sussurra a Clorinda e Tisbe “Non senza un perché venuto è qua”, essendo ancora convinto che intenda sposare una delle due figlie, e ordina a Cenerentola di portare al principe la “sedia nobile” – ovvero la poltrona imbottita, con i braccioli, destinata agli ospiti più importanti. La ragazza, ancora ignara della vera identità di Ramiro, si appresta a portare la sedia a Dandini, quando il patrigno la corregge. Contemporaneamente il principe si accorge dello smaniglio al suo polso: è il momento del reciproco riconoscimento fra Ramiro e Angelina, che lascia tutti senza parole.


Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

CENERENTOLA
Una volta c'era un re,
che a star solo s'annoiò;
cerca, cerca, ritrovò!
Ma il volean sposar in tre.
Cosa fa?
Sprezza il fasto e la beltà,
e alla fin scelse per sé
l'innocenza e la bontà.
La la là
li li lì
la la là.

(guarda lo smaniglio)
Quanto sei caro!
E quello cui dato ho il tuo compagno,
è più caro di te. Quel signor principe
che pretendea con quelle smorfie? Oh bella!
Io non bado a' ricami, ed amo solo
bel volto e cor sincero,
e do la preferenza al suo scudiero.
Le mie sorelle intanto... ma che occhiate!
Parean stralunate!
(s'ode bussare fortemente, ed apre)
Qual rumore! (Uh? chi vedo! che ceffi!)
Già di ritorno?
Non credea che tornaste avanti giorno.

CLORINDA
(entrando, accennando Cenerentola)
Ma ve l'avevo detto...

DON MAGNIFICO
Ma cospetto, cospetto!
Similissime sono affatto affatto.
Quella è l'original, questa è il ritratto.
(a Cenerentola)
Hai fatto tutto?

CENERENTOLA
Tutto.
Perché quel ceffo brutto
voi mi fate così?

DON MAGNIFICO
Perché, perché...
per una certa strega
che rassomiglia a te!

CLORINDA
Sulle tue spalle
quasi mi sfogherei.

CENERENTOLA
Povere spalle mie,
cosa c'hanno a che far?

(Cominciano lampi e tuoni.)

TISBE
Oh, fa mal tempo!
Minaccia un temporale.

DON MAGNIFICO
Altro che temporale!
Un fulmine vorrei che incenerisse il cameriere!

CENERENTOLA
Ma dite, cosa è accaduto?
Avete qualche segreta pena?

DON MAGNIFICO
Sciocca! Va' là, va' a preparar la cena.

CENERENTOLA
Vado sì, vado. (Ah, che cattivo umore.
Ah! Lo scudiero mio mi sta nel core.)


Clicca qui per il testo del recitativo che segue il brano.

DANDINI
Scusate, amici.
La carrozza del principe ribaltò...
(riconoscendo don Magnifico)
Ma chi vedo?

DON MAGNIFICO
Uh! Siete voi!
Ma il principe dov'è?

DANDINI
(accennando Ramiro)
Lo conoscete!

DON MAGNIFICO
(rimanendo sorpreso)
Lo scudiero? Oh, guardate.

RAMIRO
Signore, perdonate
se una combinazione...

DON MAGNIFICO
Che dice! Si figuri! Mio padrone!
(sottovoce, a Clorinda e Tisbe)
Eh, non senza perché venuto è qua.
La sposa, figlie mie, fra voi sarà.
(a Cenerentola)
Ehi, presto, Cenerentola,
porta la sedia nobile!

RAMIRO
No, no: pochi minuti.
Altra carrozza pronta ritornerà.

DON MAGNIFICO
Ma che! Gli pare!

CLORINDA
Ti sbriga, Cenerentola!

CENERENTOLA
(recando la sedia a Dandini, che crede il principe)
Son qui.

DON MAGNIFICO
Dalla al principe, bestia, eccolo lì.

CENERENTOLA
Questo! Ah, che vedo! Principe!
(sorpresa, riconoscendo per principe don Ramiro, si pone le mani sul volto e vuol fuggire)

RAMIRO
T'arresta!
Che? Lo smaniglio!...
È lei! Che gioia è questa!




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