6 febbraio 2017

Carmen (26) - L'uccisione dell'anima

Scritto da Marisa

Siamo alle battute finali che sfociano in quello che, insieme all'Otello, è il più famoso femminicidio (termine brutto, ma ormai diventato ufficiale) della lirica. Io preferisco parlare di uccisione dell'anima e ne chiarirò il perché.

Don José è esasperato; le sue preghiere accorate cadono nel vuoto, eppure non desiste e il circolo vizioso si fa sempre più stretto, come una morsa che non lascia più scampo. Più la donna lo respinge, più lui insiste, e dalla preghiera si passa alla minaccia, quella minaccia che inizialmente aveva negato e che ora salta fuori incontrollabile. Il punto di non ritorno è segnato dall'ammissione di Carmen di amare Escamillo: ”L’amo! L’amo, e perfino davanti alla morte, Ripeterò che l’amo!”. Da notare come sia sempre Carmen che parla di morte, ora, all'inizio dell'incontro (“No, ben so che è l’ora! Ma ch’io viva o ch’io muoia, No, no, no, non ti cederò!”), e un po' più avanti (“Ebbene, allora colpiscimi, o lasciami passare”). Questa sfida continua e il disprezzo provocatorio non fanno che esasperare l'impotenza dell'uomo, rovesciando la passività nell'opposto: un'azione che però lungi dall'essere affermazione di potenza ne rivela solo la carica distruttiva.

Che amore e morte siano strettamente legati non è una novità, e nemmeno che gli opposti sentimenti di amore e odio siano due facce della stessa medaglia. Passare dall'uno all'altro è più facile e frequente di quanto ci piacerebbe credere, proprio perché siamo sulle stesse corde, prima in sintonia e poi in dissonanza! Ma qui la situazione è più complessa e interessante. Non si tratta solo di orgoglio ferito (José ha rinunciato da tempo all'orgoglio) o della comune gelosia di un amante (lui accetterebbe volentieri di passarci sopra!) e nemmeno del desiderio di possesso della donna come oggetto, ovvero le motivazioni più comuni, assai diffuse dalle cronache nere dei giornali e ripetute nelle interpretazioni di programmi televisivi ampiamente dedicati a fatti del genere. Don José continua fino alla fine ad amare Carmen in modo assoluto, ad “adorarla”, e non si assiste mai al capovolgimento del suo sentimento, come non pensa assolutamente di poter “possedere” Carmen. Al contrario, ne è lui stesso posseduto, e nella preghiera-offerta di sé stesso vorrebbe continuare ad esserne schiavo. “Fai di me quello che vuoi, purché non mi lasci” non è il grido di chi considera la donna “oggetto” da usare a suo piacimento o conquista da esibire, ma di chi ha messo tutta la vita nelle mani di lei, consegnandole la propria anima. Anche il chiamarla alla fine “demonio” indica non l'odio, ma la possessione: dea o demone, è sempre lei che domina e lui ne è posseduto, proprio come da una forza soprannaturale. Eros viene definito un “demone” da Socrate ed esserne posseduti segna quasi sempre la catastrofe.

Questa situazione estrema di dipendenza si può capire solo se si tiene conto della lezione di Jung sul concetto di “anima” (su cui ha lavorato moltissimo James Hillman) e sulla proiezione che l'uomo può farne sulla donna, intendendo per “anima” quell'aspetto archetipico di relazione erotica della psiche maschile, sedimentato nell'inconscio e che deriva da tutte le esperienze che l'uomo ha fatto con la donna, iniziando dalla madre (prima portatrice dell'immagine femminile, del suo potere e della sua ambiguità nell'essere depositaria di vita e di morte), e poi via via arricchita di altre immagini, dalle più pericolose alle più sublimi e liberatorie: ninfe, Lorelai, Sirene, Melusina, Circe, Elena, Maria, Sophia... Tutta l'educazione sentimentale dell'uomo e il suo approccio alla vita e all'amore dipendono da come lui riesce a mettersi in contatto con quest'aspetto e integrarlo il più possibile, sottraendolo, anche se parzialmente, alla proiezione sulla donna, liberando così anche la donna dal peso di reggere sia le aspettative eccessivamente positive (la fata, l'angelo del focolare, la madre perfetta, l'amante sempre libera e disponibile...) sia le proiezioni negative (la strega, la perfida seduttrice e traditrice, la manipolatrice senza scrupoli, la femme fatale...).

Don José è purtroppo (sia per lui che per la donna!) l'uomo che non ha mai preso coscienza del suo aspetto femminile di “anima” e, vivendolo attraverso le donne, si è sempre consegnato ad esse per essere guidato: prima alla madre e poi a Carmen (passando per la caserma, che non è che un altro contenitore per l'obbedienza!), andando da un estremo all'altro, ma sempre disposto alla dipendenza e mai padrone di sé stesso e della sua vita. Invece di emanciparsi dalla madre dominante che lo controlla anche quando è adulto e lontano dal paese indicandogli chi deve sposare, cade nella rete di una donna che gli offre l'illusione di una libertà incondizionata, fuori da ogni legge, libertà che lui non conquista e perciò non gli appartiene, non sa usare e in cui rimane intrappolato. Carmen rappresenta l'opposto del mondo materno, ma è pur sempre una donna che gli impone condizioni e traguardi, mete che non scaturiscono dal rapporto con il suo Sé più autentico: la fedeltà all'amore per l'altro non passa dalla fedeltà a sé stessi. Josè non recupererà mai la propria libertà perché ha consegnato tutta l'anima a Carmen, e uccidendo lei uccide anche sé stesso e la propria anima (Jung parla dell'anima anche come archetipo della vita). E così alla fine lo vediamo completamente distrutto, svuotato di ogni sentimento vitale. E nel consegnarsi alle guardie consegna un rottame, uno zombi, una marionetta senz'anima, quell'anima che l'adorata Carmen porta ormai con sé nella tomba.

Importante la sovrapposizione drammatica: negli stessi momenti in cui si consuma l'assassinio di Carmen, viene abbattuto il toro da parte di Escamillo nel tripudio collettivo. E le esultanti acclamazioni della folla si confondono con i disperati accenti della lotta mortale tra gli ex amanti. Anche se i toni sono opposti, tripudio e festa da un lato, dolore e tragedia dall'altro, a me sembra di assistere alla contemporanea rappresentazione di due facce della stessa medaglia: un sacrificio e un'immolazione degli aspetti più fieri e selvaggi della natura, quella natura che nel toro ha la sua parte animalesca (innocente perchè puramente rappresentativa del suo istinto) e in Carmen l'impossibile aderenza a una libertà selvaggia, non sottomessa alle convenzioni e alle leggi della “civiltà”. Ambedue vengono stroncati e “sacrificati”. Di questo finale si ricorderà Luchino Visconti, grande appassionato di lirica, per girare la scena magistrale all'Idroscalo di “Rocco e i suoi fratelli”, quella dell'uccisione di Nadia da parte di Simone, il fratello ormai perso e degradato nel suo folle e impossibile amore, nel momento stesso in cui sul ring Rocco, amato da Nadia, trionfa e viene acclamato dalla folla.

Clicca qui per il testo.

CHŒUR ET FANFARES (dans le cirque)
Viva! viva! la course est belle!
Viva! sur le sable sanglant
le taureau, le taureau s’élance!
Voyez! voyez! voyez!
Le taureau qu’on harcèle
en bondissant s’élance, voyez!
Frappé juste, en plein cœur,
voyez! voyez! voyez!
Victoire!
(Pendant ce chœur, silence de Carmen et de Don José… Tous deux écoutent… Don José ne perd pas Carmen de vue… Le chœur terminé, Carmen fait un pas vers le cirque.)

JOSÉ (se plaçant devant elle)
Où vas-tu?

CARMEN
Laisse-moi!

JOSÉ
Cet homme qu’on acclame,
c’est ton nouvel amant!

CARMEN
Laisse-moi! laisse-moi!

JOSÉ
Sur mon âme,
tu ne passeras pas,
Carmen, c’est moi que tu suivras!

CARMEN
Laisse-moi, Don José, je ne te suivrai pas.

JOSÉ
Tu vas le retrouver.
Dis… tu l’aimes donc?

CARMEN
Je l’aime!
Je l’aime, et devant la mort même,
je répéterai que je l’aime!

(Fanfares et reprise du chœur dans le cirque)

CHŒUR
Viva! la course est belle! etc.

JOSÉ
Ainsi, le salut de mon âme,
je l’aurai perdu pour que toi,
pour que tu t’en ailles, infâme,
entre ses bras, rire de moi!
Non, par le sang, tu n’iras pas!
Carmen, c’est moi que tu suivras!

CARMEN
Non! non! jamais!

JOSÉ
Je suis las de te menacer!

CARMEN
Eh bien! frappe-moi donc, ou laisse-moi passer!

CHŒUR
Victoire!

JOSÉ
Pour la dernière fois, démon,
veux-tu me suivre?

CARMEN
Non! non!
Cette bague autrefois,
tu me l’avais donnée,
tiens!
(Elle la jette à la volée.)

JOSÉ
(le poignard à la main, s’avançant sur Carmen)
Eh bien, damnée!
(Carmen recule. José la poursuit. Pendant ce temps, fanfares dans le cirque.)

CHŒUR
Toréador, en garde!
Et songe bien, oui, songe en combattant,
qu’un œil noir te regarde,
et que l’amour t’attend!
(José a frappé Carmen. Elle tombe morte…Le vélum s’ouvre. On sort du cirque.)

JOSÉ
Vous pouvez m’arrêter.
C’est moi qui l’ai tuée!
(Escamillo paraît sur les marches du cirque. José se jette sur le corps de Carmen.)
Ah! Carmen! ma Carmen adorée!

CORO E FANFARE (nell’arena)
Viva! Viva! La corrida è bella!
Viva! Sulla sabbia insanguinata
il toro, il toro si slancia!
Guardate! Guardate! Guardate!
Il toro che punzecchiano
balzando si slancia, guardate!
Colpito con precisione, dritto al cuore,
guardate! guardate! guardate!
Vittoria!
(Durante questo coro, silenzio di Carmen e di Don José… Entrambi ascoltano… Don José non perde di vista Carmen… Il coro finisce, Carmen fa un passo verso l’Arena.)

JOSÉ (mettendosi davanti a lei)
Dove vai?

CARMEN
Lasciami!

JOSÉ
Quest’uomo che acclamano
è il tuo nuovo amante!

CARMEN
Lasciami! Lasciami!

JOSÉ
Per la mia anima,
non passerai,
Carmen, è me che seguirai!

CARMEN
Lasciami, Don José, non ti seguirò.

JOSÉ
Vai da lui.
Di’… Allora lo ami?

CARMEN
Lo amo!
Lo amo!, e anche davanti alla morte,
ripeterò che lo amo!

(Fanfare e ripresa del coro nel circo)

CORO
Evviva! La corrida è bella! ecc.

JOSÉ
E così, la salvezza della mia anima,
l’avrei perduta perché tu,
perché tu te ne vada, infame,
tra le sue braccia a ridere di me!
No, dannazione, non ci andrai!
Carmen, è me che seguirai!

CARMEN
No! No! Mai!

JOSÉ
Sono stanco di minacciarti!

CARMEN
Va bene! Ammazzami, allora, o lasciami passare!

CORO
Vittoria!

JOSÉ
Per l’ultima volta, demonio,
vuoi venire con me?

CARMEN
No! No!
Questo anello, una volta,
me l’avevi regalato tu,
tieni!
(Lo getta in aria.)

JOSÉ
(il pugnale in mano, avanzando verso Carmen)
Va bene, maledetta!
(Carmen indietreggia. José la insegue. Nel mentre suonano le fanfare nell’arena.)

CORO
Toreador, in guardia!
E tieni a mente, sì, tieni a mente, mentre combatti,
che un occhio nero ti guarda
e che ti aspetta l’amore!
(José ha colpito Carmen. Lei cade a terra morta… La cortina si apre. La gente esce dall’arena.)

JOSÉ
Potete arrestarmi.
Sono io che l’ho uccisa!
(Escamillo appare sui gradini dell’arena. José si getta sul corpo di Carmen.)
Ah! Carmen! Mia Carmen adorata!



Placido Domingo (Don José), Elena Obraztsova (Carmen)
dir: Carlos Kleiber (1978)



Roberto Alagna (Don José), Elina Garanča (Carmen)
dir: Yannick Nézet-Séguin (2009)