31 dicembre 2013

Don Giovanni (15) - “Non ti fidar, o misera”

Scritto da Christian

Non paga di aver allontanato Zerlina da Don Giovanni, Donna Elvira (che al momento è ancora l'unica e vera nemesi del nostro protagonista) ricompare sulla scena per mettere in guardia anche Donna Anna a proposito della natura "traditrice" del libertino. E sceglie proprio il momento in cui questa, insieme a Don Ottavio, ha appena incontrato il cavaliere e gli ha chiesto aiuto per vendicare il padre scomparso (ignorando naturalmente che proprio lui è il responsabile di quella morte).

Il quartetto che ne segue, musicalmente assai vario e complesso, è di fondamentale importanza all'interno della vicenda: oltre a seminare in Anna e Ottavio i primi dubbi su Don Giovanni (le cui improvvisate spiegazioni – "La povera ragazza / è pazza, amici miei" – non sembrano convincenti, visto "l'aspetto nobile" e la "dolce maestà" di Elvira), spinge il cavaliere a perdere il controllo di sé di quel tanto che basta affinché Donna Anna riconosca nei toni della sua voce gli stessi "accenti" dell'uomo che l'aveva aggredita la notte prima e aveva tentato di usarle violenza. Al termine del quartetto Donna Elvira si allontana, subito seguita da Don Giovanni (preoccupato di tenerla sott'occhio), ma Donna Anna ha ormai compreso tutto.

Da notare come in questa fase (che perdurerà per tutto il resto del primo atto), Elvira è in piena modalità da "amante tradita", tanto da vedere solo il lato negativo di Don Giovanni: con il verso "Da quel ceffo si dovria / la ner'alma giudicar" si scaglia anche contro il suo aspetto fisico, dimenticando che poco prima – e anche in seguito – lo amava perdutamente.

Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

DON GIOVANNI
Mi par ch'oggi il demonio si diverta
d'opporsi a' miei piacevoli progressi:
vanno mal tutti quanti.

DON OTTAVIO
(a Donna Anna, insieme con la quale entra)
Ah! Ch'ora, idolo mio, son vani i pianti:
di vendetta si parli... Oh, Don Giovanni!

DON GIOVANNI
(Mancava questo, inver!)

DONNA ANNA
(a Don Giovanni)
Amico. A tempo
vi ritroviam: avete core, avete
anima generosa?

DON GIOVANNI
(Sta' a vedere
che il diavolo le ha detto qualche cosa.)
(a Donna Anna)
Che domanda! Perché?

DONNA ANNA
Bisogno abbiamo della vostra amicizia.

DON GIOVANNI
(Mi torna il fiato in corpo.)
(a Donna Anna, con molto fuoco)
Comandate:
i congiunti, i parenti,
questa man, questo ferro, i beni, il sangue
spenderò per servirvi.
Ma voi, bella Donn'Anna,
perché così piangete?
Il crudele chi fu che osò la calma
turbar del viver vostro?

DONNA ELVIRA
(a Don Giovanni, entrando)
Ah, ti ritrovo ancor, perfido mostro!

Clicca qui per il testo del brano.

DONNA ELVIRA
(a Donna Anna)
Non ti fidar, o misera,
di quel ribaldo cor.
Me già tradì, quel barbaro:
te vuol tradir ancor.

DONNA ANNA E DON OTTAVIO
(Cieli, che aspetto nobile!
Che dolce maestà!
Il suo pallor, le lagrime,
m'empiono di pietà.)

DON GIOVANNI
La povera ragazza
è pazza, amici miei:
lasciatemi con lei,
forse si calmerà.

DONNA ELVIRA
Ah, non credete al perfido!

DON GIOVANNI
È pazza, non badate...

DONNA ELVIRA
Restate, o dèi, restate!

DONNA ANNA E DON OTTAVIO
A chi si crederà?

DONNA ANNA E DON OTTAVIO
(Certo moto d'ignoto tormento
dentro l'alma girare mi sento,
che mi dice per quella infelice
cento cose che intender non sa.)

DON GIOVANNI
(Sdegno, rabbia, dispetto, spavento
dentro l'alma girare mi sento,
che mi dice per quella infelice
cento cose che intender non sa.)

DONNA ELVIRA
(Sdegno, rabbia, dispetto, spavento
dentro l'alma girare mi sento,
che mi dice di quel traditore
cento cose che intender non sa.)

DON OTTAVIO
(Io di qua non vado via,
se non scopro quest'affar.)

DONNA ANNA
(Non ha l'aria di pazzia
il suo volto, il suo parlar.)

DON GIOVANNI
(Se me n' vado, si potria
qualche cosa sospettar.)

DONNA ELVIRA
(Da quel ceffo si dovria
la ner'alma giudicar.)

DON OTTAVIO
(a Don Giovanni)
Dunque, quella...

DON GIOVANNI
È pazzerella.

DONNA ANNA
(a Donna Elvira)
Dunque, quegli...

DONNA ELVIRA
È un traditore.

DON GIOVANNI
Infelice!

DONNA ELVIRA
Mentitore!

DONNA ANNA E DON OTTAVIO
Incomincio a dubitar.

DON GIOVANNI
(sottovoce a Donna Elvira)
Zitto, zitto! ché la gente
si raduna a noi d'intorno.
Siate un poco più prudente:
vi farete criticar.

DONNA ELVIRA
(ad alta voce a Don Giovanni)
Non sperarlo, o scellerato:
ho perduto la prudenza.
Le tue colpe ed il mio stato
voglio a tutti palesar.

DONNA ANNA E DON OTTAVIO
(Quegli accenti sì sommessi,
quel cangiarsi di colore,
son indizi troppo espressi
che mi fan determinar.)



Dorothea Roschmann, Christopher Maltman, Annette Dasch, Matthew Polenzani


Pilar Lorengar, Gabriel Bacquier,
Joan Sutherland, Werner Krenn


Mirelle Delunsch, Peter Mattei,
Alexandra Deshorties, Mark Padmore


Maria José Siri, Carlos Álvarez,
Irina Lungu, Saimir Pirgu

Gundula Janowitz, Hermann Prey,
Cheryl Studer, Gösta Winbergh

26 dicembre 2013

Don Giovanni (14) - “Ah, fuggi il traditor”

Scritto da Christian

A "salvare" Zerlina, ormai prossima a cadere nelle grinfie del libertino, è Donna Elvira, che irrompe precipitosamente come una furia e "ferma con atti disperatissimi Don Giovanni". Per la prima volta, due delle vittime del seduttore (una passata, l'altra presente) si incontrano faccia a faccia. Elvira mette in guardia la ragazza, rivelandole la vera natura del cavaliere che ha di fronte ("Dai miei tormenti impara") – nonostante questi cerchi di spiegare a Zerlina l'accaduto a modo suo, "screditando" la sua accusatrice ("La povera infelice è di me innamorata / e per pietà deggio fingere amore / ch'io son, per mia disgrazia, uom di buon core") – e la conduce via con sé.

L'arietta "Ah, fuggi il traditor", pur nella sua brevità, esprime tutta lo sdegno e il furore che tempestano in Donna Elvira: da notare il contrasto con il quartetto immediatamente successivo, "Non ti fidar, o misera", dove l'espressione di Elvira è più dolorosa e composta, anche perché rivolta non alla contadina Zerlina ma alla nobildonna Anna. Tutta questa sezione dell'opera, peraltro, è caratterizzata da "un rapido alternarsi di accelerazioni e distensioni" (per usare le parole di Sablich) nel quale "le tre vicende fin qui tenute distinte [quella di Donna Anna, quella di Donna Elvira e quella di Zerlina] si intersecano" e conducono verso lo scintillante finale del primo atto.

Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

DONNA ELVIRA
Fermati, scellerato!
Il ciel mi fece udir le tue perfidie.
Io sono a tempo
di salvar questa misera innocente
dal tuo barbaro artiglio.

ZERLINA
Meschina! Cosa sento!

DON GIOVANNI
(Amor, consiglio!)
(sottovoce a Donn'Elvira)
Idol mio, non vedete
ch'io voglio divertirmi?

DONNA ELVIRA
Divertirti?
È vero! Divertirti...
Io so, crudele, come tu ti diverti.

ZERLINA
Ma, signor cavaliere,
è ver quel ch'ella dice?

DON GIOVANNI
(sottovoce a Zerlina)
La povera infelice
è di me innamorata,
e per pietà deggio fingere amore,
ch'io son, per mia disgrazia, uom di buon core.

Clicca qui per il testo del brano.

DONNA ELVIRA
(a Zerlina)
Ah, fuggi il traditor,
non lo lasciar più dir:
il labbro è mentitor,
fallace il ciglio.
Da' miei tormenti impara
a creder a quel cor.
E nasca il tuo timor
dal mio periglio.



Pilar Lorengar


Daniela Dessì


Maite Beaumont


Karina Gauvin


Leontyne Price

Sena Jurinac

20 dicembre 2013

Don Giovanni (13) - Zerlina, la leggerezza

Scritto da Marisa

Come entra in scena Zerlina? Cantando una spensierata canzone licenziosa nel giorno delle sue nozze: “Giovinette che fate all'amore, non lasciate che passi l'età...”. Ho già fatto notare come le prime battute siano fondamentali per inquadrare ogni personaggio, e Zerlina conferma questa intuizione avanzando con tutta la grazia di una giovane donna nel momento del suo primo sbocciare all'amore e alla possibilità della sua realizzazione, come un'ape che può finalmente, all'apparire della bella stagione, inebriarsi sul fiore. È una delle apparizioni più belle, degna di avere sullo sfondo il paesaggio della Primavera di Botticelli, con il suo girotondo di Ninfe e di Grazie.



Ci potrebbe essere una vena di malinconia nella constatazione di quanto breve sia la stagione dell'amore, ma per ora l'invito è solo al piacere e alla festa. Il canto di Zerlina riecheggia “Il trionfo di Bacco e Arianna” di Lorenzo De' Medici ("Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol essere lieto sia, del doman non c'è certezza...") col suo richiamo a godere l'attimo; ma mentre per Lorenzo è solo ricorrendo a Dioniso e alla sua ebbrezza che si può scongiurare la depressione incombente di un domani che avanza col suo carico di vecchiaia e di malanni, per Zerlina siamo in un vero momento di grazia. La sua è la leggerezza di chi si affaccia alla vita senza aver ancora subito delusioni e frustrazioni e che, pur sapendo che tutto può cambiare, si abbandona allo slancio del cuore (non dell'alcol): “se nel seno vi bulica il core, il rimedio vedetelo qua...”.

Ed è proprio questa disponibilità ad accogliere quello “che bulica il core” che consegnerà Zerlina a Don Giovanni non appena egli irrompe con tutto lo spendore del suo ricco apparire e le dolci parore di lusinga, per culminare nel celebre duetto in cui assistiamo al timido tentativo di sottrarsi ad un fascino che già ha aperto la porta del cuore. Siamo davanti ad uno dei punti più sublimi dell'opera, ad una pagina di assoluto incanto, che è stata utilizzata per creare suggestioni ed inserita in tanti film (penso ad esempio al bellissimo “Il pranzo di Babette” e alla sua perduta Zerlina). È da notare come Don Giovanni, pur con una pressione incalzante, non utilizzi nessuna violenza, ma sappia magistralmente toccare le corde che intuitivamente conosce dell'animo della donna che sta corteggiando in quel momento, e qui ha immediatamente colto l'atmosfera di apertura della festa e l'eccitazione gioiosa della giovane sposa ancora libera di fantasticare una condizione da favola...


(scena da "Il pranzo di Babette")


Il disinganno che porta Donna Elvira apre immediatamente gli occhi a Zerlina ed è da qui che comincia a rivelarsi l'altro aspetto della giovane contadina: la sua capacità di leggere la realtà distinguendo i moti passeggeri del desiderio e della fastasticheria dal fondo più duraturo ed ancorato alla vita del sentimento, magari più prosaico ma più solido, che la lega a Masetto. La leggerezza permane, perché è una dote fondante del suo carattere, ma viene utilizzata per sdrammatizzare le situazioni e per recuperare il rapporto con l'inferocito marito. Quanta grazia e femminilità nel recupero che fa, offrendosi alla rabbia di Masetto (“Batti, batti, o bel Masetto...”), per condurlo in breve alla pace, capovolgendo la situazione! Siamo di fronte ad una vera e squisita arte femminile, che in realtà sempre meno donne sanno maneggiare. Invece di affrontare la situazione di petto con pianti o scenate, Zerlina intuitivamente asseconda Masetto per condurlo poi al suo vero scopo: ristabilire l'armonia tra loro e offrirgli il suo amore.

È la stessa strategia che, in modo più consapevole e articolato, vediamo utilizzare da Shahrazàd nelle "Mille e una notte", quando per interrompere la catena di delitti del sultano arrabbiato per essere stato tradito dalla moglie e che ha deciso di vendicarsi sulle altre donne facendole uccidere dopo una notte di lussuria, non lo affronta direttamente cercando di ottenere giustizia con ragionamenti o scenate, ma lo ferma irretendolo nell'incanto di fiabe così belle, che costringono il sovrano ad aspettare la prossima in un progressivo gioco di rimando della pena capitale, fino a quando, dopo mille e una notte e mille e una fiaba, l'animo del sultano è così cambiato non solo da non ricordare nemmeno l'originario proposito di vendetta, ma, ormai innamorato, da chiedere alla saggia Shahrazàd di sposarlo... Non si tratta di ipocrisia o di imbroglio, perché realmente Zerlina ha riconosciuto l'inconsistenza del suo trasporto per Don Giovanni (una specie di fastasticheria ad occhi aperti e un effimero momento di esaltazione) e ne esce più consapevole del valore di una relazione stabile con Masetto, ma ha trovato istintivamente il modo migliore e più femminile per riconquistarlo, cosa che persino lui le riconosce (“Guarda un po' come seppe questa strega sedurmi!”...)

E che dire dell'altro momento in cui vediamo Zerlina in azione, quando il malconcio Masetto torna a casa dolorante e confuso? Anche qui mette in atto un'antica e collaudata arte femminile, una vera terapia del corpo e dell'anima, accarezzandolo, anzi facendosi accarezzare fino a distrarlo dal dolore e dalla umiliazione e, consolandolo rendendolo meno geloso e vendicativo. Nell'aria “Vedrai carino...” assistiamo ad una vera lezione pratica di scioglimento del dolore e del risentimento con la “magia” dell'amore, sempre con molta grazia e leggerezza. Non fanno così anche le mamme quando danno un “bacino” al bambino appena caduto per mandare via la “bua”? Zerlina rivela qui tutta la sua saggezza istintiva, da vera popolana, cioè da donna ancora legata alla saggezza della natura e dei propri istinti, a differenza delle nobili Donna Anna e Donna Elvira, molto più difficili e complicate psicologicamente e che devono seguire altri percorsi per trovare soluzioni ai propri conflitti. Questa “saggezza” arriva con grande spontaneità e leggerezza, cosa che la musica sottolinea sempre quando si tratta di Zerlina, e viene scoperta man mano che si avanza nell'opera, così da cogliere il cambiamento da spensierata e sognatrice ragazza ingenua a donna accorta e prudente. L'avventura con Don Giovanni l'ha maturata definitivamente, consegnandole un'esperienza che non si può apprendere da nessuno e tantomeno dai libri.

14 dicembre 2013

Don Giovanni (12) - “Là ci darem la mano”

Scritto da Christian

Ecco finalmente Don Giovanni all'opera: sfoggiando tutte le sue armi di seduzione, con poche battute il cavaliere riesce a convincere Zerlina, nel giorno stesso del suo matrimonio, ad abbandonare il promesso sposo Masetto e a fuggire con lui. Le poche resistenze da parte della ragazza ("Non vorrei alfin ingannata restar / Io so che rado con le donne voialtri cavalieri siete onesti e sinceri") sono spazzate via con affermazioni categoriche ("È un'impostura della gente plebea / La nobiltà ha dipinta negli occhi l'onestà"), attraverso le quali Da Ponte e Mozart continuano a prendersi gioco fra le righe della classe aristocratica come già avevano fatto ne "Le nozze di Figaro" (un approccio che in quegli anni, alla vigilia delle rivoluzione francese, trovava ampio consenso nel pubblico, e che – a dimostrazione della liberalità dell'imperatore Giuseppe II – era persino tollerato dalla censura austriaca; ne riparleremo in occasione del verso "Viva la libertà!", nel finale del primo atto).

Il dolcissimo duetto "Là ci darem la mano" è giustamente assai noto anche a chi non frequenta i teatri d'opera. Lo ritroviamo spesso anche nel cinema. Due esempi su tutti: "Don Juan De Marco maestro d'amore" (1995) di Jeremy Leven (che sin dal titolo manifesta il proprio legame con il mito di Don Giovanni), nel quale Marlon Brando ascolta ripetutamente il brano; e "Il pranzo di Babette" (1987) di Gabriel Axel, dove il duetto è cantato da una delle sorelle protagoniste, accompagnata al piano dal suo maestro.

Le poche titubanze di Zerlina ("Vorrei e non vorrei") hanno vita breve. E la ragazza si ritrova a cantare all'unisono con il suo seduttore "Andiam, andiam, mio bene / a ristorar le pene / di un innocente amor". Naturalmente, nonostante l'incantevole bellezza della musica, che solleva ogni cosa a livelli celestiali, si tratta di tutt'altro che di un "innocente amore"... In ogni caso, se non fosse per l'improvvisa comparsa di Donna Elvira (come vedremo), Don Giovanni sarebbe già pronto a iscrivere un nuovo nome (il 1004°, solo per quanto riguarda la Spagna) nel suo catalogo.

Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

DON GIOVANNI
Alfin siamo liberati,
Zerlinetta gentil, da quel scioccone.
Che ne dite, mio ben, so far pulito?

ZERLINA
Signore, è mio marito...

DON GIOVANNI
Chi! Colui?
Vi par che un onest'uomo,
un nobil cavalier, qual io mi vanto,
possa soffrir che quel visetto d'oro,
quel viso inzuccherato,
da un bifolcaccio vil sia strapazzato?

ZERLINA
Ma, signor, io gli diedi
parola di sposarlo.

DON GIOVANNI
Tal parola
non vale un zero. Voi non siete fatta
per esser paesana: un'altra sorte
vi procuran quegli occhi briconcelli,
quei labbretti sì belli,
quelle ditucce candide e odorose...
parmi toccar giuncata e fiutar rose.

ZERLINA
Ah... non vorrei...

DON GIOVANNI
Che non vorreste?

ZERLINA
Alfine ingannata restar. Io so che rado
colle donne voi altri cavalieri
siete onesti e sinceri.

DON GIOVANNI
Eh, un'impostura della gente plebea!
La nobiltà ha dipinta negli occhi l'onestà.
Orsù, non perdiam tempo: in questo istante
io vi voglio sposar.

ZERLINA
Voi!

DON GIOVANNI
Certo, io.
Quel casinetto è mio: soli saremo,
e là, gioiello mio, ci sposeremo.

Clicca qui per il testo del brano.

DON GIOVANNI
Là ci darem la mano,
là mi dirai di sì.
Vedi, non è lontano:
partiam, ben mio, di qui.

ZERLINA
(Vorrei, e non vorrei...
mi trema un poco il cor...
Felice, è ver, sarei;
ma può burlarmi ancor.)

DON GIOVANNI
Vieni, mio bel diletto!

ZERLINA
(Mi fa pietà Masetto.)

DON GIOVANNI
Io cangerò tua sorte.

ZERLINA
(Presto, non son più forte.)

ZERLINA E DON GIOVANNI
Andiam, andiam, mio bene,
a ristorar le pene
d'un innocente amor!



Thomas Allen, Susanne Mentzer


Samuel Ramey, Dawn Upshaw


Cesare Siepi, Mirella Freni


Placido Domingo, Kathleen Battle


Simon Keenlyside, Christine Schäfer


Carlos Álvarez, Angelika Kirchschlager

Bryn Terfel, Renée Fleming


La popolarità di cui questo duettino ha goduto nel corso dei secoli è smisurata. Lo dimostrano, fra le altre cose, le molte variazioni scritte su di esso da compositori del calibro di Beethoven e Chopin; ma anche l'incredibile numero di interpretazioni da parte di cantanti che normalmente non si esibiscono nella musica lirica (e quando ci provano, hanno qualche difficoltà), da Sting a Sheryl Crow.


variazioni di Chopin
(piano e orchestra)


variazioni di Beethoven
(due oboi e un corno inglese)


Sting e Angela Gheorghiu

Luciano Pavarotti e Sheryl Crow


10 dicembre 2013

Don Giovanni (11) - “Ho capito, signor sì”

Scritto da Christian

Lasciata Donna Elvira, Leporello raggiunge Don Giovanni e lo trova intento ad assistere al ballo dei contadini che si preparano per il matrimonio di Masetto e Zerlina. Al commento del nobile libertino ("Che bella gioventù! Che belle donne!"), Leporello aggiunge "Fra tante, per mia fè, vi sarà qualche cosa anche per me", dimostrando di non essere immune dal fascino del gentil sesso e, soprattutto, di essere disposto a seguire le orme del suo padrone, se solo potesse. Lo spunto (che sfocerà, nel secondo atto, nella scena dello scambio di abiti) è rafforzato dalla gag in cui il servo, importunando una contadina, si giustifica così: "Anch'io, caro padrone, esibisco la mia protezione".

Don Giovanni prende subito di mira Zerlina (è da notare come le si rivolga cortesemente, dandole del "voi", mentre a Masetto parla in maniera più diretta e sprezzante, dandogli del "tu") ed escogita uno stratagemma per restare solo con lei: con la scusa di mettere a disposizione la propria tenuta per la festa, ordina a Leporello di condurre tutti nella sua dimora, compreso Masetto, mentre lui rimarrà indietro a "intrattenere" Zerlina. Naturalmente al contadino la cosa non sta bene, anche perché – come gli spiega sarcasticamente Leporello – "In vostro loco vi sarà sua eccellenza, e saprà bene fare le vostre parti". Masetto ha compreso da subito le reali intenzioni del nobiluomo, ma è costretto a chinare la testa, mentre la stessa Zerlina prova a tranquillizzarlo: "Va', non temere, nelle mani son io di un Cavaliere". La rassicurazione non gli può certo bastare; e prima di essere condotto via da Leporello, si sfoga – non senza ironia e sarcasmo – tanto contro Don Giovanni ("Dubitar non posso affé / Me lo dice la bontà / che volete aver per me") quanto contro la ragazza ("Faccia il nostro cavaliere / cavaliera ancora te").

Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

DON GIOVANNI
(entrando)
(Manco male, è partita.)
(da parte, a Leporello)
Oh, guarda, guarda
che bella gioventù, che belle donne!

LEPORELLO
(Tra tante, per mia fé,
vi sarà qualche cosa anche per me.)

DON GIOVANNI
Cari amici, buongiorno. Seguitate
a stare allegramente,
seguitate a suonar, o buona gente.
C'è qualche sposalizio?

ZERLINA
Sì, signore;
e la sposa son io.

DON GIOVANNI
Me ne consolo.
Lo sposo?

MASETTO
Io, per servirla.

DON GIOVANNI
Oh, bravo! per servirmi:
questo è vero parlar da galantuomo!

LEPORELLO
(Basta che sia marito!)

ZERLINA
Oh! Il mio Masetto
è un uom d'ottimo core.

DON GIOVANNI
Oh, anch'io, vedete!
Voglio che siamo amici. Il vostro nome?

ZERLINA
Zerlina.

DON GIOVANNI
E il tuo?

MASETTO
Masetto.

DON GIOVANNI
Oh, caro il mio Masetto!
Cara la mia Zerlina. V'esibisco
la mia protezione.
(a Leporello che fa scherzi alle altre contadine)
Leporello!
Cosa fai lì, birbone?

LEPORELLO
Anch'io, caro padrone,
esibisco la mia protezione.

DON GIOVANNI
Presto, va' con costor: nel mio palazzo
conducili sul fatto. Ordina ch'abbiano
cioccolatte, caffè, vini, presciutti.
Cerca divertir tutti:
mostra loro il giardino,
la galleria, le camere; in effetto,
fa' che resti contento il mio Masetto.
Hai capito?

LEPORELLO
Ho capito.
(ai contadini)
Andiam.

MASETTO
(a Don Giovanni)
Signore...

DON GIOVANNI
Cosa c'è?

MASETTO
La Zerlina
senza me non può star.

LEPORELLO
In vostro loco
ci sarà sua eccellenza, e saprà bene
fare le vostre parti.

DON GIOVANNI
Oh! la Zerlina
è in man d'un cavalier. Va' pur: fra poco
ella meco verrà.

ZERLINA
Va', non temere:
nelle mani son io d'un cavaliere.

MASETTO
E per questo?

ZERLINA
E per questo
non c'è da dubitar...

MASETTO
Ed io, cospetto...

DON GIOVANNI
Olà, finiam le dispute: se subito,
senz'altro replicar, non te ne vai,
(mostrandogli la spada)
Masetto, guarda ben, ti pentirai.

Clicca qui per il testo del brano.

MASETTO
Ho capito, signor sì!
Chino il capo e me ne vo:
giacché piace a voi così,
altre repliche non fo.
Cavalier voi siete già,
dubitar non posso, affé;
me lo dice la bontà
che volete aver per me.
(sottovoce a Zerlina)
Bricconaccia, malandrina,
fosti ognor la mia ruina.
(a Leporello che lo vuol condur seco)
Vengo, vengo!
(a Zerlina)
Resta, resta!
È una cosa molto onesta:
faccia il nostro cavaliere
cavaliera ancora te.



David Bizic


Luca Pisaroni


Alfred Poell


Piero Cappuccilli

Nicolò Ayroldi

6 dicembre 2013

Don Giovanni (10) - "Giovinette che fate all'amore"

Scritto da Christian

Si è ormai fatto giorno, la scena cambia e ci conduce in un'atmosfera agreste: ci apprestiamo infatti a fare la conoscenza di due nuovi personaggi, Masetto e Zerlina, una coppia di giovani contadini che stanno per celebrare le proprie nozze. Accompagnati da un coro di paesani e di villici che suonano, ballano e cantano, i due esprimono tutta la propria gioia di vivere e di amare, esortando i loro coetanei a "cogliere l'attimo". L'allegria contagia tutti, trasportata dalle semplici note di quel "La la la lera".

Rispetto alla solennità delle figure di Donna Anna e Don Ottavio, e alla tragica melodrammaticità delle vicende di Donna Elvira, Masetto e Zerlina (che completano il novero degli "antagonisti" di Don Giovanni) sono sicuramente personaggi più semplici e lineari, anche se non mancano comunque notevoli sfumature, soprattutto nel caso di Zerlina. Se Masetto si presenta sin da subito come un giovane ostinato, orgoglioso ed estremamente geloso, e tale rimarrà fino alla fine, la ragazza viene inizialmente caratterizzata con una certa ingenuità, tanto che cadrà in fretta e molto facilmente nella rete di Don Giovanni; ma l'esperienza la farà maturare e lei stessa si dimostrerà poi capace di "sfoderare" tutte le sue armi, che – come vedremo – non sono certo poche.

Clicca qui per il testo del brano.

ZERLINA
Giovinette che fate all'amore,
non lasciate che passi l'età:
se nel seno vi bulica il core,
il rimedio vedetelo qua.
Ah, ah, ah; ah, ah, ah!
Che piacer, che piacer che sarà!

CORO DI CONTADINE
Ah, ah, ah; ah, ah, ah!
Che piacer, che piacer che sarà!
La la la lera, la la la lera.

MASETTO
Giovinotti leggeri di testa,
non andate girando di qua e là;
poco dura de' matti la festa,
ma per me cominciato non ha.
Ah, ah, ah; ah, ah, ah!
Che piacer, che piacer che sarà!

CORO DI CONTADINI
Ah, ah, ah; ah, ah, ah!
Che piacer, che piacer che sarà!
La la la lera, la la la lera.

ZERLINA E MASETTO
Vieni, vieni, carino/a, godiamo,
e cantiamo e balliamo e suoniamo;
vieni, vieni, carino/a, godiamo,
che piacer, che piacer che sarà!
Ah, ah, ah; ah, ah, ah!
Che piacer, che piacer che sarà!

CORO DI CONTADINI E CONTADINE
Ah, ah, ah; ah, ah, ah!
Che piacer, che piacer che sarà!
La la la lera, la la la lera.
La la la la, la la la la la lera!




Angelika Kirchschlager, Lorenzo Regazzo


Marilyn Horne, Leonardo Monreale


Marie McLaughlin, Claudio Otelli


Francesca Provvisionato, Romano Franceschetto

Graziella Sciuti, Piero Cappuccilli


Anna Prohaska, Štefan Kocán

2 dicembre 2013

Don Giovanni (9) - Leporello

Scritto da Marisa

Mettendo al centro in assoluto Don Giovanni, tutti gli altri personaggi dell'opera ruotano intorno a lui e contribuiscono a definirlo, esaltandolo o denigrandolo. Tutto il loro agire e pensare si muove in riferimento all'“eroe” del dramma, ma vedremo anche come escono trasformati da tale incontro. Don Giovanni è il vero sole intorno a cui ruotano i personaggi-pianeti, che, pur nella diversa posizione e natura, sono comunque legati indissolubilmente alla forza più vitale e potente del centro e ne subiscono l'influenza trasformatrice. Verificheremo questa struttura man mano che ci occuperemo dei vari personaggi.
Altro aspetto fondamentale è che ognuno entra in scena portando già dalle prime battute tutta la propria indole, come se Mozart non volesse perdere tempo in presentazioni progressive, ma in sintonia con l'irruenza e rapidità d'azione del protagonista, lo individua e definisce già nella primissima istantanea.

Leporello è il primo che incontriamo e immediatamente si dichiara per quello che è: il servo, lo spettatore complice cui tocca il ruolo di "coprispalle" (“Vuol star dentro con la bella / ed io a far da sentinella...”) mentre vorrebbe essere anche lui un "gentiluomo". Già da queste prime battute il suo ruolo è definito, con tutte le potenziali dinamiche di invidia e di dipendenza. Ma non è delineato solo il suo profilo, perché come "guardiano" precede e introduce con la stessa concisione anche il padrone, preparandoci alla sua drammatica ed irruenta comparsa; in modo che, non appena Don Giovanni entra in scena, praticamente conosciamo già il suo stile di vita, e questo con le stesse pochissime battute, perché per Don Giovanni l'immediatezza dell'azione è tutto.
La funzione di Leporello è sostanzialmente quella di dar risalto al padrone, una specie di torcia continuamente accesa su di lui, e mantiene questa posizione anche quando sembra contraddirlo o dissociarsi perché ritorna – dopo pochissima e breve resistenza – ai suoi ordini, persino sollevato dal fatto che, avendolo criticato, può subito far la pace con proprio guadagno economico e salvandosi la coscienza per aver posto qualche remora a tanta dissolutezza.

In questo ruolo di "ammiratore" delle imprese cui è costretto ad assistere, dà il meglio di sé nella stesura del catalogo, che aggiorna continuamente con la precisione del contabile ma anche con una capacità di osservazione e di sintesi psicologica straordinarie. È proprio da questo catalogo che apprendiamo l'arte di Don Giovanni di apprezzare tutte le donne, distillando, come nettare prezioso, la qualità pricipale, la vera quintessenza di ognuna, che la rende amabile nel momento dell'incontro (“Nella bionda egli ha l'usanza di lodar la gentilezza; nella bruna, la costanza; nella bianca la dolcezza...”). Non si può non ammirare, insieme ad un Leporello così orgoglioso per le gesta del suo signore, l'escalation della passerella in cui ogni tipo di donna viene esaltato al meglio fino al vertice in cui “la giovin principiante” assume il primato assoluto della passione per lo squisito piacere dell'iniziazione erotica. L'interessante saggio-romanzo “Diario del seduttore” di Kierkegaard parte proprio dalla frase “sua passion predominante è la giovin principiante” e ne dipana tutte le implicazioni.

Sicuramente Leporello, un po' sulla falsariga di altri partner, compagni subalterni e complementari dei protagonisti, tipo Sancho Panza rispetto a Don Chisciotte, rappresenta l'uomo qualunque, quello che di fronte all'uomo eccezionale, sia nel bene che nel male, ne è suggestionato, un po' lo invidia e un po' si identifica cercando di brillare di riflesso. È la coscienza popolare che, pur strizzando l'occhio al vizio, ne teme gli eccessi e soprattutto le conseguenze. Così lo vediamo, a più riprese, cercar di fermare gli stravizi del padrone in nome di una norma comune e di un comune buon senso, e lo vediamo terrorizzato di fronte al soprannaturale, non per una vera fede, ma semplicemente per un sano e istintivo senso del pericolo di fronte a qualcosa che non può capire e che avverte di un ordine diverso dal quotidiano corso degli eventi, nei cui confini si muove con disinvoltura. Alla fine cerca persino di salvarlo fornendogli delle ridicole scuse e non riuscendo, nella sua adattabile conformità alla vita, a concepire l'impossibilità di Don Giovanni a sottrarsi al proprio archetipo e al proprio destino. L'esperienza di un incontro con Don Giovanni non è mai senza conseguenze e Leporello, che è stato tanto tempo con lui, non può rimanere come prima. Ne esce più maturo e consapevole dei propri limiti (va a cercare un nuovo padrone meno pericoloso), e soprattutto non può proclamarsi “innocente” (“l'innocenza mi rubò”) – ma quale adulto lo è? – riconoscendo che la complicità con Don Giovanni ha slatentizzato aspetti della personalità che comunque gli appartengono.