31 gennaio 2017

Carmen (24) - Carmen ed Escamillo

Scritto da Marisa

Il maggior entusiasmo della folla in attesa per l'immenente corrida è naturalmente riservato a chi darà il colpo finale al toro, il vero eroe del momento, Escamillo, che ben presto occupa il centro della scena con la sua nuova fiamma. Questa non può essere altra che Carmen: la donna, come ci si aspettava, dopo la partenza di Don José ha scelto lui come amante. Il duetto tra loro è molto breve, ma estremamente significativo:

ESCAMILLO
Si tu m’aimes, Carmen...
tu pourras tout à l’heure,
être fière de moi!
Si tu m’aimes! Si tu m’aimes!

CARMEN
Ah! je t’aime, Escamillo...
je t’aime, et que je meure,
si j’ai jamais aimé quelqu’un autant que toi!

CARMEN ED ESCAMILLO
Ah! je t’aime! Oui, je t’aime.
ESCAMILLO
Se tu m’ami, Carmen...
potrai fra poco,
esser fiera di me!
Se tu m’ami! Se tu m’ami!

CARMEN
Ah! Io t’amo, Escamillo...
io t’amo, e ch’io muoia,
se mai altri ho amato quanto te!

CARMEN ED ESCAMILLO
Ah! io t’amo! Sì, io t’amo!
Questa volta la simmetria è perfetta. I due parlano lo stesso linguaggio e vibrano sulle stesse corde. Il passato non conta per nessuno dei due, che vivono l'amore nell'ebbrezza dell'attimo.

Carmen è sincera nell'affermare che non ha amato nessuno quanto lui perché ogni amore precedente è completamente dimenticato, diremo con termine psicoanalitico “rimosso”, e la sua disponibilità attuale è totale. “T'amo” vale solo per ora e, come non esiste passato, così nessuna promessa di fedeltà è richiesta per il futuro. Escamillo sa bene che gli amori di Carmen sono brevi e Carmen sa che il toreador vive in costante pericolo di vita e può essere affascinato da qualsiasi nuova bellezza che faccia il tifo per lui. Ma per ora i due sono completamente appagati del sentimento a cui possono abbandonarsi senza recriminazioni o sospetti reciproci. Per di più a Carmen viene promesso qualcosa che Don José non ha mai potuto offrire a una donna: “Sarai fiera di me!”. Non viene offerto solo il frutto del coraggio del toreador, della sua abilità e destrezza, la vittoria sul toro come un mazzo di fiori, ma le qualità stesse che hanno reso possibile la vittoria vengono attribuite alla donna, regalate per così dire all'amata, come se solo lei potesse poi infonderle nell'animo dell'uomo. Il “sarai fiera di me” presuppone che uno sia già molto sicuro di sé e del proprio coraggio, si senta quell'eroe che ogni donna è contenta di esibire al suo fianco.

Ma non siamo ancora nel campo delle proiezioni e dei rispecchiamenti? Essere orgogliosi delle imprese altrui come fossero nostre ed attribuirci i meriti delle vittorie di altri presuppone la non separazione delle identità, la partecipazione all'indifferenziato psichico che lega due esseri confusi nello stesso amalgama. Per ora va bene così e i due sono sulla cresta dell'onda... Sicuramente Don José aveva offerto molto a Carmen, anzi troppo, dando praticamente tutto sé stesso, ma è proprio la sua personalità, il suo essere così com'è, che non vanno bene per una donna come Carmen e che lui non capisce. I doni di Escamillo sono invece legati più a quello che fa, le sue vittorie e la celebrità che ne deriva, e non pesano come un macigno; sono solo la parte scintillante della gloria e la condivisione del piacere momentaneo. Esattamente quello che Carmen vuole.

Clicca qui per il testo di "Si tu m’aimes, Carmen".

ESCAMILLO (à Carmen)
Si tu m’aimes, Carmen,
tu pourras, tout à l’heure,
être fière de moi.

CARMEN
Ah! je t’aime, Escamillo, je t’aime,
et que je meure si j’ai jamais aimé
quelqu’un autant que toi!

TOUS LES DEUX
Ah! je t’aime!
Oui, je t’aime!

LES ALGUAZILS
Place, place! place! au seigneur Acalde!
(Petite marche à l’orchestre. Sur cette marche entre au fond l’acalde précédé et suivi des alguazils. Pendant ce temps Frasquita et Mercédès s’approchent de Carmen.)

FRASQUITA
Carmen, un bon conseil, ne reste pas ici!

CARMEN
Et pourquoi, s’il te plaît?

MERCÉDÈS
Il est là!

CARMEN
Qui donc?

MERCÉDÈS
Lui, Don José!
Dans la foule il se cache; regarde.

CARMEN
Oui, je le vois.

FRASQUITA
Prends garde!

CARMEN
Je ne suis pas femme à trembler devant lui.
Je l’attends, et je vais lui parler.

MERCÉDÈS
Carmen, crois-moi, prends garde!

CARMEN
Je ne crains rien!

FRASQUITA
Prends garde!
(L’acalde est entré dans le cirque. Derrière l’acalde, le cortège de la quadrille reprend sa marche et entre dans le cirque. La populace suit…et la foule en se retirant a dégagé Don José…Carmen reste seule au premier plan.)

ESCAMILLO (a Carmen)
Se mi ami, Carmen,
potrai ben presto
essere fiera di me.

CARMEN
Ah! Ti amo, Escamillo, ti amo,
e che io muoia se ho mai amato
qualcun altro quanto te!

ENTRAMBI
Ah! Ti amo!
Sì, ti amo!

GLI ALGUAZILS
Largo, largo! Largo al signor Alcalde!
(L’orchestra suona una piccola marcia. Su queta marcia entra sullo sfondo l’alcalde preceduto e seguito dagli alguazils. Nel frattempo Frasquita e Mercedes si avvicinano a Carmen.)

FRASQUITA
Carmen, un buon consiglio, non restare qui!

CARMEN
E perché mai?

MERCÉDÈS
È là!

CARMEN
Ma chi?

MERCÉDÈS
Lui, Don José!
Si nasconde tra la folla; guarda.

CARMEN
Sì, lo vedo.

FRASQUITA
Stai attenta!

CARMEN
Non sono tipo da mettermi a tremare davanti a lui,
Lo aspetto, e vado a parlargli,

MERCÉDÈS
Carmen, dammi retta, stai attenta!

CARMEN
Non temo nulla!

FRASQUITA
Attenta!
(L’alcalde è entrato nell’arena. Dietro l’alcalde, il corteo della quadriglia riprende il suo tragitto e entra nell’arena. La gente gli va dietro… e la folla, ritirandosi, ha palesato Don José… Carmen rimane sola in primo piano.)



Yuri Mazurok (Escamillo), Elena Obraztsova (Carmen)
dir: Carlos Kleiber (1978)



Samuel Ramey (Escamillo), Agnes Baltsa (Carmen)
dir: James Levine (1987)



Giuseppe Di Stefano, Giulietta Simionato
dir: Herbert von Karajan (1955)

Ildebrando D'Arcangelo, Nadia Krasteva
dir: Andris Nelsons (2010)

28 gennaio 2017

Carmen (23) - Davanti alla plaza de toros

Scritto da Christian

Il quarto e ultimo atto, il più breve dell'opera, si apre nuovamente a Siviglia, nella piazza davanti all'arena dove si sta per svolgere una corrida. Tutta la folla festante si accalca, cercando di vedere i propri idoli. I venditori di ventagli, arance e acqua si danno da fare per proporre le loro merci (“À deux cuartos”, “A due quarti”, gridano, riferendosi al prezzo della mercanzia: il cuarto era un'antica moneta spagnola di rame) e tutti sono eccitati e in attesa per il grande spettacolo che si preannuncia. Fra le tante persone che movimentano la scena, fra l'altro, ritroviamo di nuovo Zuniga, l'ufficiale superiore di Don José, che acquista delle arance per farne dono alla ragazza (o alle ragazze) con cui si accompagna.

A un certo punto giungono i protagonisti della corrida, ovvero il torero, preceduto da tutti i suoi aiutanti. La folla li acclama uno a uno, nel lungo coro “Les voici! voici la quadrille!”. Si comincia con “l’alguazil dalla faccia scura”, che è praticamente il giudice di gara (e poiché rappresenta l'autorità, come ogni arbitro, è accolto dalla folla con sonori “Abbasso!”). Seguono “gli intrepidi peones” (gli assistenti che dovranno distrarre il toro, consentendo l'uscita di scena a cavalli e cavalieri: per loro ci sono invece dei “Bravo! Evviva!"), i banderilleros (che hanno il compito di stuzzicare l'animale infilandogli delle asticciole nel corpo) e i picadores (uomini a cavallo che devono tenere a bada il toro con le loro picche appuntite).

Come nel primo atto, dunque, prima dell'arrivo dei nostri personaggi l'opera ci presenta le dinamiche di una folla immersa in uno scenario di vita quotidiana (sia pure in una giornata particolare, quella della corrida che tutti attendono con entusiasmo). Anche la musica vivace e trascinante – nella quale ritornano i temi già uditi nell'ouverture, compresa la canzone del toreador – contribuisce all'estasi della celebrazione e dell'attesa.

A far da contrasto a questa atmosfera di festa condivisa sarà il dramma di Don José, l'unico che non partecipa al rito collettivo perché prigioniero della propria ossessione. Ma prima del suo ritorno, c'è tempo per l'ingresso trionfale in scena di Escamillo, con Carmen al suo fianco.

Clicca qui per il testo di "À deux cuartos!".

(Une place à Séville.
Au fond du théâtre les murailles de la vieille arène. L’entrée du cirque est fermée par un long vélum. C’est le jour d’un combat de taureaux. Grand mouvement sur la place. Marchands d’eau, d’oranges, d’éventails, etc.
)

CHŒUR
À deux cuartos! À deux cuartos!
Des éventails pour s’éventer!
Des oranges pour grignoter!
Le programme avec les détails!
Du vin! De l’eau! Des cigarettes!
À deux cuartos! À deux cuartos! etc.
Voyez! À deux cuartos!
Señoras et caballeros!

ZUNIGA
Des oranges, vite!

PLUSIEURS MARCHANDS (se précipitant)
En voici,
prenez, prenez, mesdemoiselles.

UN MARCHAND (à l’officier qui paie)
Merci, mon officier, merci.

LES AUTRES MARCHANDS
Celles-ci, Señor, sont plus belles.
Des éventails pour s’éventer, etc.

ZUNIGA
Holà! des éventails!

UN BOHÈMIEN (se précipitant)
Voulez-vous aussi des lorgnettes?

CHŒUR (reprise)
À deux cuartos! À deux cuartos!
Voyez! voyez! À deux cuartos! etc.
(On entend de grand cris au dehors, des fanfares, etc., etc. C’est l’arrivée de la quadrille.)

CHŒUR
Les voici! voici la quadrille!
La quadrille des toréros!
Sur les lances le soleil brille!
En l’air toques et sombreros!
Les voici! voici la quadrille,
la quadrille des toréros!
Voici, débouchant sur la place,
voici d’abord, marchant au pas,
l’alguazil à vilaine face!
À bas! à bas! à bas! à bas!
Et puis saluons au passage,
saluons les hardis chulos!
Bravo! viva! gloire au courage!
Voici les hardis chulos!
Voyez les banderilleros!
Voyez quel air de crânerie!
Voyez! voyez! voyez! voyez!
Quel regards, et de quel éclat
étincelle la broderie
de leur costume de combat!
Voici les banderilleros!
Une autre quadrille s’avance!
Voyez les picadors!
Comme ils sont beaux!
Comme ils vont du fer de leur lance,
harceler le flanc des taureaux!
(Paraît enfin Escamillo, ayant près de lui Carmen, radieuse et dans un costume éclatant.)
L’Espada! Escamillo!
C’est l’Espada, la fine lame,
celui qui vient terminer tout,
qui paraît à la fin du drame
et qui frappe le dernier coup!
Vive Escamillo! ah bravo!
Les voici! voici la quadrille! etc.

(Una piazza a Siviglia.
In fondo al teatro le mura della vecchia arena. L’entrata dell’arena è chiusa da una lunga cortina. È il giorno in cui si combatte coi tori. Molto movimento sulla piazza. Venditori di acqua, arance, ventagli, ecc.
)

CORO
A due quarti! A due quarti!
Ventagli per sventolarsi!
Arance per mangiucchiare!
Il programma dettagliato!
Vino! Acqua! Sigarette!
A due quarti! A due quarti! ecc.
Guardate! A due quarti!
Signore e signori!

ZUNIGA
Delle arance, presto!

VARI MERCANTI (precipitandosi)
Eccole,
prendete, prendete, signorine.

UN MERCANTE (all’ufficiale che sta pagando)
Grazie, ufficiale, grazie.

GLI ALTRI MERCANTI
Queste, signore, sono più belle,
Ventagli per sventolarsi, ecc.

ZUNIGA
Holà! Dei ventagli!

UNO ZINGARO (precipitandosi)
Volete anche dei binocoli?

CORO (ripresa)
A due quarti! A due quarti!
Guardate! Guardate! A due quarti! ecc.
(Si sentono forti grida da fuori, fanfare, ecc, ecc. È la quadriglia che arriva.)

CORO
Eccoli! Ecco la quadriglia!
La quadriglia dei toreri!
Il sole brilla sulle lance!
In aria sombreri e toque!
Eccoli! Ecco la quadriglia,
la quadriglia dei toreri!
Ecco, arrivando in piazza,
ecco per primo, marciando al passo,
l’alguazil dalla faccia scura!
Abbasso! Abbasso! Abbasso! Abbasso!
E poi salutiamo al passaggio,
salutiamo gli intrepidi peones!
Bravo! Evviva! Gloria al coraggio!
Ecco gli intrepidi peones!
Guardate i banderilleros!
Guardate che aria da sbruffoni!
Guardate! Guardate! Guardate! Guardate!
Che sguardi, e che bagliore
fa scintillare i ricami
dei loro costumi da combattimento!
Ecco i banderilleros!
Un’altra quadriglia viene avanti!
Ecco i picadori!
Come sono belli!
Come vanno ad punzecchiare il fianco
dei tori con il ferro della loro lancia!
(Infine appare Escamillo, con Carmen al suo fianco, radiosa e con un vestito abbagliante.)
L’Espada! Escamillo!
È l’Espada, la lama fine,
colui che pone fine a tutto,
che appare alla fine del dramma
e che dà l’ultimo colpo!
Viva Escamillo! Ah, bravo!
Eccoli! Ecco la quadriglia, ecc.



dir: Carlos Kleiber (1978)



dir: Placido Domingo (2013)



dir: Jean Yves Ossonce (2014)

25 gennaio 2017

Carmen (22) - La separazione

Scritto da Marisa

Micaëla, che durante il concitato incontro tra Escamillo e Don José era rimasta nascosta, ora torna alla ribalta per portare il suo messaggio. Lui l'apostrofa bruscamente, tutto sconvolto com'è dalla tempesta del suo cuore. È l'ultima persona che si aspetta di vedere, e non c'è alcuna traccia di quei sentimenti che credeva di provare per lei prima della comparsa di Carmen. Anche poco prima, quando si era volto con dolore verso la valle, aveva parlato solo della madre e non della ragazza che pensava di sposare. D'altra parte, sposare Micaëla era solo un modo di obbedire alla madre!

Micaëla passa subito all'azione e prega, anzi quasi gli ordina di seguirla perché la madre “piange e lo invoca“:

Moi, je viens te chercher!
Là-bas est la chaumière,
Où, sans cesse priant,
Une mère, ta mère,
Pleure, hélas! sur son enfant!
Elle pleure et t’appelle,
Elle pleure et te tend les bras!
Tu prendras pitié d’elle,
José!... tu me suivras, tu me suivras!
Vengo a cercarti!
Laggiù c’è la casetta,
Dove, pregando senza sosta,
Una madre, tua madre,
Piange, ahimè! suo figlio!
Piange e ti chiama,
Piange e ti tende le braccia!
Avrai pietà di lei,
José!... tu mi seguirai, mi seguirai!
Micaëla non rivendica alcun diritto sull'uomo che aveva promesso di sposarla, e in questo si mostra capace di elaborare la delusione e l'abbandono e si limita a presentare la situazione della madre, però con tutti gli accenti della più collaudata retorica materna che non lascia mai andare il figlio che ha fatto una scelta contraria ai suoi desideri (“prega, piange, ti chiama e tende le braccia!”). Apparentemente non c'è nessun rimprovero, ma quanto senso di colpa viene inculcato!

Carmen, ancor prima che lui possa rispondere, approfitta della richiesta per spingerlo proprio in quella direzione e liberarsi finalmente della sua presenza sempre più disturbante: “Vattene, vattene, farai bene, / Il nostro mestiere non fa per te”. Il tutto con una dose di ironia e disprezzo che non può non far ulteriormente infuriare l'uomo, che si sente rinfacciare una scelta fatta solo per amore di lei e non per altro. Lei ha capito di non essere riuscita a trasformare l'innamorato nell'uomo libero e spregiudicato che voleva, e ora cerca di liberarsene in ogni modo, senza peraltro ammettere mai la propria delusione o il minimo errore. Semplicemente ora non lo ama più e lo disprezza! La distanza tra i due non potrebbe essere maggiore, ma a tanto sarcasmo Don José risponde intestardendosi a non voler lasciare il campo. Mentre, anche se con grande dolore e pur di non diventare un disertore, era disposto all'addio subito dopo la scenata nell'osteria di Pastia, ora che ha perso l'onore, sente di non poter più tornare indietro e subisce anche il sarcasmo. Ma non molla:
Tu me dis de la suivre...
Pour que toi... tu puisses courir
Après ton nouvel amant!
Non! non vraiment!
Dût-il m’en coûter la vie,
Non, Carmen, je ne partirai pas!
Et la chaîne qui nous lie
Nous liera jusqu’au trépas!...
Dût-il m’en coûter la vie,
Non, non, non, je ne partirai pas!
Tu mi dici di seguirla...
Perché tu... possa correre
Dietro al tuo nuovo amante!
No! no davvero!
Dovesse costarmi la vita,
No, Carmen, non partirò!
E la catena che ci lega
Ci legherà fino alla morte!...
Dovesse costarmi la vita,
No, no, no, non partirò!
Per la prima volta anche lui nomina la morte, mentre tutti cercano di evitare la tragedia spingendolo a partire e Micaëla ricorre all'ultima arma a sua disposizione. Evoca proprio la morte, ma quella della madre, che per i dispiaceri avuti dal figlio sta morendo di crepacuore, ma vuole ancora perdonarlo...
Una parola ancora, E sarà l’ultima!
Ahimè, José, tua madre muore... e tua madre
non vorrebbe morire senza averti perdonato!
Questo è proprio troppo, e a simile colpo non può resistere! Don José andrà dalla madre e si allontanerà da Carmen, ma niente è risolto e niente è elaborato. Ancora una volta questa non è una scelta, ma una costrizione e un colpo di scena a cui non può sottrarsi. José viene sempre trascinato dagli eventi, e come aveva seguito “per forza” Carmen dopo lo scontro con Zuniga e l'impossibilità di tornare in caserma, ora segue Micaëla oppresso dal senso di colpa e dall'imminente morte della madre che lo sta richiamando. Continua ad essere in balia di forze più grandi di lui!

Assistiamo sì ad una separazione, ma si tratta di una separazione non accettata, imposta dalla situazione, e che non prepara niente di buono. “Sarai felice... parto... ma ci rivedremo!“ sono infatti le ultime parole che rivolge a Carmen mentre segue Micaëla.

Clicca qui per il testo.

LE REMENDADO
Halte! quelqu’un est là qui cherche à se cacher.
(Il amène Micaëla.)

CARMEN
Une femme!

LE DANCAÏRE
Pardieu, la surprise est heureuse!

JOSÉ
Micaëla!

MICAËLA
Don José!

JOSÉ
Malheureuse!
Que viens-tu faire ici?

MICAËLA
Moi, je viens te chercher.
Là-bas est la chaumière,
où sans cesse priant
une mère, ta mère,
pleure, hélas sur son enfant.
Elle pleure et t’appelle,
elle pleure et te tend les bras;
tu prendras pitié d’elle,
José, ah! José, tu me suivras!

CARMEN
Va-t’en! Va-t’en! tu feras bien,
notre métier ne te vaut rien!

JOSÉ
Tu me dis de la suivre?

CARMEN
Oui, tu devrais partir!

JOSÉ
Tu me dis de la suivre
pour que toi, tu puisses courir
après ton nouvel amant!
Non ! non vraiment!
Dût-il m’en coûter la vie,
non, Carmen, je ne partirai pas,
et la chaîne qui nous lie
nous liera jusqu’au trépas!
Dût-il m’en coûter la vie, etc.

MICAËLA
Écoute-moi, je t’en prie,
ta mère te tend les bras,
cette chaîne qui te lie,
José, tu la briseras!

FRASQUITA, MERCÉDÈS, LE REMENDADO, LE DANCAÏRE, ET CHŒUR
Il t’en coûtera la vie,
José, si tu ne pars pas,
et la chaîne qui vous lie
se rompra par ton trépas.

JOSÉ (à Micaëla)
Laisse-moi!

MICAËLA
Hélas, José!

JOSÉ
Car je suis condamné!

FRASQUITA, MERCÉDÈS, LE REMENDADO, LE DANCAÏRE, ET CHŒUR
José! Prends garde!

JOSÉ (à Carmen)
Ah! je te tiens, fille damnée,
je te tiens, et je te forcerai bien
à subir la destinée
qui lie ton sort au mien!
Dût-il m’en coûter la vie,
non, non, non, je ne partirai pas!

CHŒUR
Ah! prends garde, prends garde, Don José!

MICAËLA
Une parole encore, ce sera la dernière.
Hélas! José, ta mère se meurt, et ta mère
ne voudrait pas mourir sans t’avoir pardonné.

JOSÉ
Ma mère! elle se meurt?

MICAËLA
Oui, Don José.

JOSÉ
Partons, ah, partons!
(à Carmen)
Sois contente, je pars, mais nous nous
reverrons!
(Il entraîne Micaëla.)

ESCAMILLO (au loin)
Toréador, en garde! etc.
(José s’arrête, au fond, dans les rochers. Il hésite, puis après un instant il part, entraînant avec lui Micaëla. Carmen écoute et se penche sur les rochers. Les bohémiens chargent leurs ballots et se mettent en marche.)

IL REMENDADO
Alt! Là c’è qualcuno che cerca di nascondersi.
(Trascina Micaëla).

CARMEN
Una donna!

IL DANCAIRO
Perbacco, è una bella sorpresa!

JOSÉ
Micaëla!

MICAËLA
Don José!

JOSÉ
Infelice!
Che vieni a fare, tu, qui?

MICAËLA
Vengo a cercare te.
Laggiù c’è la capanna,
dove, pregando senza sosta,
una madre, tua madre,
piange, ahimé, su suo figlio.
Piange e ti chiama,
piange e ti tende le braccia;
avrai pietà di lei,
José, ah! José, tu mi seguirai!

CARMEN
Vai! vai! Farai bene,
il nostro mestiere non fa per te!

JOSÉ
Tu mi dici di seguirla?

CARMEN
Sì, dovresti partire!

JOSÉ
Tu mi dici di seguirla
per poter correre
appresso al tuo nuovo amante!
No! No davvero!
Dovesse costarmi la vita,
no, Carmen, non partirò,
e la catena che ci lega
ci legherà fino alla morte!
Dovesse costarmi la vita, ecc.

MICAËLA
Ascoltami, ti prego,
tua madre ti tende le braccia,
questa catena che ti lega,
José, tu la romperai!

FRASQUITA, MERCÉDÈS, IL REMENDADO, IL DANCAIRO E CORO
Ti costerà la vita,
José, se non partirai,
e la catena che vi lega
si romperà con la tua morte.

JOSÉ (a Micaëla)
Lasciami!

MICAËLA
Ahimé, José!

JOSÉ
Perché sono condannato!

FRASQUITA, MERCÉDÈS, IL REMENDADO, IL DANCAIRO E CORO
José! Stai in guardia!

JOSÉ (a Carmen)
Ah! Sei mia, donna dannata,
sei mia, e ti obbligherò per forza
a subire il destino
che lega la tua sorte alla mia!
Dovesse costarmi la vita,
no, no, no, non partirò!

CORO
Ah! Stai attento, stai attento, José!

MICAËLA
Una parola ancora, sarà l’ultima.
Ahimé! José, tua madre sta morendo, e tua madre
non vorrebbe morire senza averti perdonato.

JOSÉ
Mia madre! Sta morendo?

MICAËLA
Sì, Don José.

JOSÉ
Partiamo, ah, partiamo!
(a Carmen)
Rallegrati, parto, ma ci
rivedremo!
(Trascina via Micaëla.)

ESCAMILLO (da lontano)
Toreador, in guardia! ecc.
(José si ferma, in fondo, tra le rocce. Esita, poi, dopo un momento, parte trascinando Micaëla con lui. Carmen ascolta e si sporge sulle rocce. Gli zingari caricano la loro roba e si mettono in marcia.)



Placido Domingo (Don José), Isobel Buchanan (Micaëla), Elena Obraztsova (Carmen)
dir: Carlos Kleiber (1978)



Jonas Kaufmann (Don José), Aga Mikolaj (Micaëla), Anita Rachvelishvili (Carmen)
dir: Daniel Ettinger (2011)


22 gennaio 2017

Carmen (21) - Il rivale

Scritto da Marisa

Mentre Micaëla si avvicina al campo dei contrabbandieri, anche un altro sta cercando lo stesso luogo e si fa avanti. È il toreador Escamillo, in cerca di Carmen. Lo abbiamo già conosciuto nella taverna di Pastia, attorniato dall'ammirazione di tutti e festeggiato come un eroe, ma ora entra in scena come innamorato, di notte, da solo, senza alcun corteo e già praticamente sicuro del successo. Inaspettatamente si imbatte proprio in Don José, in colui che crede solamente una ex fiamma di Carmen e da cui non si aspetta ostacoli. E qui sbaglia. I due uomini sono profondamente diversi e il loro incontro-scontro lo rivela.

Escamillo, pur amando Carmen “alla follia”, conserva sempre un'aria di leggerezza, come se anche l'amore facesse parte dei giochi pericolosi della corrida che lui conosce molto bene e che accetta come regola. Rischiare la vita per amore, come afferma di essere pronto a fare, non ha per lui nulla di tragico. Fa semplicemente parte di quel rischio che si presenta in qualsiasi impresa per chi, come lui, ha accettato e anzi scelto (ancora una volta è la scelta che determina la differenza!) uno stile di vita che ha senso solo sul filo del rasoio, in mezzo ad emozioni forti. Ha già messo in conto anche la morte ed ora può affrontare qualsiasi emergenza con prontezza e spavalderia, quasi con divertimento ed ironia. È il primo a non contare sulla durata dell'amore di Carmen (“I suoi amori durano al massimo sei mesi!”: ma per lui sono abbastanza). Anche lui è in genere incostante e dedica le vittorie delle corride a quegli “occhi neri” che lo ammirano al momento e che gli infondono più coraggio. Ora è la volta di Carmen, che ha già notato nella taverna di Pastia e che adesso cerca perché ha saputo che è tornata libera, dopo aver amato chi ha disertato per lei ma di cui si è ormai stancata. Escamillo non è geloso. Sa che Carmen ha amato altri e che amerà ancora altri dopo di lui, ma questo non lo disturba perché lui vive intensamente al momento e non si preoccupa né del passato né del futuro. Sa che ora è il suo turno e non intende rinunciarvi, anche se dopo il duello al coltello con Don José sembra per il momento ritirarsi. Ma si allontana sotto lo sguardo di Carmen, che impedisce che il duello vada fino in fondo e che qualcuno sia ucciso (sarebbe un problema per l'attività di contrabbando), sapendo che in realtà ha vinto: il cuore di Carmen per ora è suo. Si allontana cantando, come cantando era arrivato la prima volta, ed è estasiato di essere stato salvato proprio da lei. Lui e Carmen sono fatti della stessa pasta e sa che si intenderanno benissimo. Per loro, amarsi “alla follia” non vuol dire amarsi per sempre, né l'amore include il possesso dell'altro, ma solo il godimento condiviso nel momento del desiderio, sapendo benissimo che proprio perché intenso il piacere non può durare indefinitivamente.

Esattamente il contrario per Don José. Per lui l'amore è tragico perché ha bisogno che sia duraturo e di essere sempre vicino alla donna amata. La profonda gelosia nasce dalla sua fragilità: non sa e non può vedersi senza di lei, e l'abbandono per lui è un abisso a cui non può neanche affacciarsi. La sua dipendenza è totale perché ha consegnato in modo totale la sua “anima” alla donna che crede di amare, ma che neanche conosce perché la proiezione non ha bisogno di conoscenza. Anzi, è più potente quando si agisce ad occhi chiusi, perché tutto è un gioco che percorre le vie dell'inconscio. Per ora José crede di allontanare il pericolo della separazione affrontando in duello il rivale, ma sa che tenere Carmen con sé sempre con il coltello in mano è impossibile e la sua disperazione non può che aumentare. Continua ad avvitarsi su se stesso e rimanere prigioniero della passione, come in un girone infernale.

Clicca qui per il testo di "Je suis Escamillo".

MICAËLA
Je ne me trompe pas… c’est lui sur ce rocher.
À moi, José, José!
Je ne puis approcher.
(avec terreur)
Mais que fait-il? il ajuste il fait feu.
(On entend un coup de feu.)
Ah! j’ai trop présumé de mes forces, mon Dieu.
(Elle disparaît derrière les rochers.
Au même moment entre Escamillo tenant son chapeau à la main.
)

ESCAMILLO (regardant son chapeau)
Quelques lignes plus bas
et tout était fini.

JOSÉ (son couteau à la main)
Votre nom, répondez!

ESCAMILLO
Eh! Doucement, l’ami!
Je suis Escamillo, Toréro de Grenade!

JOSÉ
Escamillo!

ESCAMILLO
C’est moi!

JOSÉ (remettant son couteau à sa ceinture)
Je connais votre nom,
soyez le bienvenu; mais vraiment, camarade,
vous pouviez y rester.

ESCAMILLO
Je ne vous dis pas non,
mais je suis amoureux, mon cher, à la folie,
et celui-là serait un pauvre compagnon,
qui, pour voir ses amours, ne risquerait sa vie!

JOSÉ
Celle que vous aimez est ici?

ESCAMILLO
Justement.
C’est une zingara, mon cher.

JOSÉ
Elle s’appelle?

ESCAMILLO
Carmen.

JOSÉ
Carmen!

ESCAMILLO
Carmen! oui, mon cher. Elle avait pour amant
un soldat qui jadis a déserté pour elle.
Ils s’adoraient, mais c’est fini, je crois.
Les amours de Carmen ne durent pas six mois.

JOSÉ
Vous l’aimez cependant!

ESCAMILLO
Je l’aime!
Oui, mon cher, je l’aime à la folie!

JOSÉ
Mais pour nous enlever nos filles de bohème,
savez-vous bien qu’il faut payer?

ESCAMILLO
Soit! on paiera.

JOSÉ
Et que le prix se paie à coups de navaja!

ESCAMILLO
À coups de navaja!

JOSÉ
Comprenez-vous?

ESCAMILLO
Le discours est très net.
Ce déserteur, ce beau soldat qu’elle aime
ou du moins qu’elle aimait –
c’est donc vous?

JOSÉ
Oui, c’est moi-même!

ESCAMILLO
J’en suis ravi, mon cher,
et le tour est complet!
(Tous les deux tirent la navaja et s’entourent le bras gauche de leurs manteaux.)

JOSÉ
Enfin ma colère
trouve à qui parler!
Le sang, je l’espère,
va bientôt couler.

ESCAMILLO
Quelle maladresse,
j’en rirais vraiment!
Chercher la maîtresse
et trouver l’amant!

ENSEMBLE
Mettez-vous en garde,
et veillez sur vous!
Tant pis pour qui tarde
à parer les coups!
En garde! allons! veillez sur vous!
(Combat. Le Toréro glisse et tombe. Entrent Carmen et Le Dancaïre. Carmen arrête le bras de Don José. Le Toréro se relève ; Le Remendado, Mercédès, Frasquita et les contrebandiers rentrent pendant ce temps.)

CARMEN
Holà, holà! José!

ESCAMILLO
Vrai, j’ai l’âme ravie
que ce soit vous, Carmen, qui me sauviez la vie!
(à Don José)
Quant à toi, beau soldat,
je prendrai ma revanche,
et nous jouerons la belle,
le jour où tu voudras reprendre le combat!

LE DANCAÏRE
C’est bon, c’est bon, plus de querelle!
Nous, nous allons partir.
(au Toréro)
Et toi, l’ami, bonsoir!

ESCAMILLO
Souffrez au moins qu’avant de vous dire au revoir,
je vous invite tous aux courses de Séville.
Je compte pour ma part y briller de mon mieux
et qui m’aime y viendra!
(à Don José qui fait un geste de menace)
L’ami, tiens-toi tranquille,
j’ai tout dit et je n’ai plus ici
qu’à faire mes adieux!
(Jeu de scène. Don José veut s’élancer sur le Toréro. Le Dancaïre et Le Remendado le retiennent. Le Toréro sort très lentement.)

JOSÉ (à Carmen)
Prends garde à toi, Carmen, je suis las de souffrir!
(Carmen lui répond par un léger haussement d’épaules et s’éloigne de lui.)

LE DANCAÏRE
En route, en route, il faut partir!

TOUS
En route, en route, il faut partir!

MICAËLA
Se non mi sbaglio… è lui su quella roccia.
Sono qui, José, José!
Non posso avvicinarmi.
(con spavento)
Ma che fa? Mira, fa fuoco.
(Si sente uno sparo.)
Ah! Ho sopravvalutato le mie forze, mio Dio.
(Sparisce dietro le rocce.
In quel momento entra Escamillo tenendo il suo cappello in mano
).

ESCAMILLO (guardando il suo cappello)
Un pelo più in basso,
e tutto era finito.

JOSÉ (col coltello in mano)
Il vostro nome, rispondete!

ESCAMILLO
Eh! Calma, amico!
Sono Escamillo, torero di Granada!

JOSÉ
Escamillo!

ESCAMILLO
Sono io!

JOSÉ (riponendo il coltello alla cintura)
Conosco il vostro nome,
siate il benvenuto; ma davvero, compagno,
potevate rimanerci secco.

ESCAMILLO
Non dico di no,
ma sono innamorato, mio caro, alla follia,
e chi non rischiasse la vita per vedere il suo amore,
sarebbe davvero meschino!

JOSÉ
Colei che voi amate si trova qui?

ESCAMILLO
Precisamente.
È una zingara, mio caro.

JOSÉ
E si chiama…?

ESCAMILLO
Carmen.

JOSÉ
Carmen!

ESCAMILLO
Carmen! Sì, mio caro. Aveva per amante
un soldato che tempo fa disertò per lei.
Si adoravano, ma è finita, credo.
Gli amori di Carmen durano neanche sei mesi.

JOSÉ
Tuttavia l’amate!

ESCAMILLO
L’amo!
Sì, mio caro, la amo alla follia!

JOSÉ
Ma per portarci via le nostre giovani zingare,
sapete di certo che bisogna pagare!

ESCAMILLO
Va bene! Pagherò.

JOSÉ
E che il prezzo si paga a colpi di navaja!

ESCAMILLO
A colpi di navaja!

JOSÉ
Capite?

ESCAMILLO
Il discorso è chiarissimo.
Quel disertore, quel bel soldato che ama
o che almeno amava –
siete dunque voi?

JOSÉ
Sì, sono proprio io!

ESCAMILLO
Mi fa piacere, mio caro,
e il cerchio si chiude!
(Tutti e due tirano la navaja e si avvolgono il mantello sul braccio sinistro.)

JOSÉ
Finalmente la mia rabbia
ha trovato su chi sfogarsi!
Il sangue, spero,
scorrerà presto.

ESCAMILLO
Che goffaggine,
c’è proprio di che di riderne!
Cercare l’innamorata
e trovare l’amante!

ENSEMBLE
Mettetevi in guardia,
e vegliate su di voi!
Guai a chi tarda
a parare i colpi!
In guardia! Avanti! Vegliate su di voi!
(Combattimento. Il torero scivola e cade. Entrano Carmen e il Dancairo. Carmen ferma il braccio a Don José. Il torero si rialza; nel frattempo rientrano il Remendado, Mercedes, Frasquita e i contrabbandieri.)

CARMEN
Holà, holà! José!

ESCAMILLO
Vero, sono davvero felice
che siate voi, Carmen, a salvarmi la vita!
(a Don José)
Quanto a te, bel soldato,
mi prenderò la rivincita,
e ci giocheremo la ragazza,
il giorno che vorrai riprendere il duello!

IL DANCAIRO
Bene, a posto, basta litigare!
Noi stiamo partendo.
(al torero)
E tu, amico, buonasera!

ESCAMILLO
Permettete almeno che prima di dirvi addio,
vi inviti tutti alla corrida di Siviglia.
Credo, per quanto mi riguarda, che vi figurerò al meglio, e chi mi ama ci verrà!
(a Don José che fa un gesto di minaccia)
Amico, stai calmo,
ho detto tutto e non mi resta altro, qui,
che dirvi addio!
(Numero teatrale. Don José vuole lanciarsi sul torero. Il Dancairo e il Remendado lo trattengono. Il torero esce flemmatico.)

JOSÉ (a Carmen)
Stai attenta a te, Carmen, sono stanco di soffrire!
(Carmen gli risponde con una leggera alzata di spalle e si allontana da lui.)

IL DANCAIRO
In marcia, in marcia, bisogna partire!

TUTTI
In marcia, in marcia, bisogna partire!



Placido Domingo (Don José), Yuri Mazurok (Escamillo)
dir: Carlos Kleiber (1978)



Jonas Kaufmann, Kostas Smoriginas

Roberto Alagna, Ludovic Tézier

18 gennaio 2017

Carmen (20) - Il ritorno di Micaëla

Scritto da Marisa

In piena notte, tra le montagne dove c'è il rifugio dei contrabbandieri, arriva Micaëla in cerca dell'uomo che ha amato e che forse ama ancora. L'aria che Bizet le dedica è bellissima e dolcissima, ma tutt'altro che sdolcinata: una preghiera che nasce dal riconoscimento della propria debolezza e che spontaneamente fa alzare lo sguardo verso l'infinito e invocare la presenza e l'aiuto di un testimone misericordioso.

È ora di rendere giustizia al personaggio di Micaëla, quasi sempre appiattita al solo ruolo di appendice dalla madre e ingenua fanciulla di paese. Visto che nel libro di Mérimée non compare, qui, nell'economia dell'opera, assume un significato importante perché è stato introdotto proprio per arricchire la situazione e creare un personaggio che possa reggere l'importanza della protagonista creando un contraltare. Non si tratta quindi solo di una povera fanciulla di paese, timida e spaventata. Abbiamo già visto come si sa destreggiare in città sfuggendo garbatamente alla corte insistente dei soldati, per niente intimorita, ma decisa a non cadere in trappola. Ha le idee chiare e persegue il suo obiettivo che è quello di incontrare Don José per consegnargli il messaggio della madre e non si lascia disturbare da nessuno. Ed anche ora, in questa seconda apparizione, ha un compito preciso che ha accettato liberamente e che intende portare a termine.

Ma quanto è diversa la situazione! Mentre nella prima scena Micaëla è sicura di trovare l'uomo che ha sempre conosciuto, che ama e con cui crede di poter condividere anche il futuro, ora sa di andare incontro ad un uomo profondamente diverso, molto cambiato e trasformato da un potere e da una malia che si sono impossessati di lui, e non è per niente sicura del successo della sua missione. E qui sbaglia, perché Don José non è cambiato veramente: ha soltanto spostato la sua dipendenza, cosa che Micaëla non può sapere perché lei è veramente aderente alla propria natura e le sue scelte sono più libere di quello che possa sembrare a prima vista.

Nonostante siano su due poli opposti, sia lei che Carmen sono fedeli alla propria identità e alle proprie scelte e non, come Don José, in balia della forza di volontà altrui o vittime della seduzione. La differenza fondamentale tra le due donne consiste nel diverso mondo a cui appartegono, che condiziona sì le loro scelte, ma a cui aderiscono in piena libertà e consapevolezza. Carmen è fiera di aderire al mondo dei fuorilegge e la trasgressione per lei è una bandiera sia nel comportamento sociale che nella spregiudicatezza della vita amorosa che non tiene conto di promesse o doveri, Micaëla nella fedeltà ai valori della tradizione e dei vincoli di devozione filiale che la legano alla madre di Don José dimostra una capacità di autodeterminazione notevole. Ha accettato liberamente di farsi messaggera, prima mossa anche da un sentimento d'amore per il figlio, ora per pietà verso la vecchia ormai vicino alla morte per il dolore, ma forse anche per vedere da vicino la rivale che è tanto bella e potente da aver assoggettato e trasformato l'uomo che ha amato da militare difensore della legge in un brigante. Al fatalismo di Carmen e la sua cieca fede nel verdetto delle carte, che sono pur sempre una forma di resa ad un potere soprannaturale più forte della volontà degli uomini, Micaëla contrappone ancora la fede in Dio. E la sua preghiera è una richiesta di aiuto e un riconoscimento della fragilità dell'animo umano, anche quando crede di essere forte e di non aver paura di niente e di nessuno.

Dico che nulla mi spaventa,
dico, ahimè! che rispondo di me;
ma ho un bel far la coraggiosa,
in fondo al cuore muoio di spavento!
Sola in questo luogo selvaggio,
tutta sola, temo,
ma ho torto di temere;
voi mi darete coraggio,
voi mi proteggerete, Signore!
Questo affidarsi alla protezione divina non è per nulla infantile perché qui non c'è né la pretesa di aver diritto ad una protezione incondizionata come è naturale nel bambino, né l'incoscienza spavalda di chi, mettendosi in pericolo, conta poi sull'aiuto della provvidenza o chi per essa, il falso eroe. Micaëla è un'adulta che prima ha tirato fuori tutto il coraggio e fatto del suo meglio per affrontare la situazione ed ora accetta i propri limiti, riconosce molto umanamente di aver paura e di aver bisogno di qualcosa di più, che da sola non può darsi: si ricollega al piano divino, semplicemente riaffermarmando di essere solo una “creatura” che si rimette sotto la protezione del “Creatore”. Solo tenendo presente la situazione creaturale non ci si sente più soli e si esce dall'onnipotenza “diabolica” di chi negando il legame con il Tutto crede di poter fare tutto da solo.

Nella seconda parte dell'aria vediamo che Micaëla è anche una donna profondamente ferita e, pur non alimentando sentimenti di vendetta, non può non nutrire risentimento, forse anche odio verso la donna fatale:
Vedrò da vicino quella donna
le cui arti maledette
han finito per rendere infame
chi un tempo amavo.
È pericolosa... è bella!...
Ma la sua aria si chiude comunque con la preghiera e la consapevolezza della pericolosità di Carmen con l'abisso che si è creato con l'uomo amato la rende molto più umana.

Clicca qui per il testo di "Je dis, que rien ne m’épouvante".

MICAËLA (regardant autour d’elle)
C’est des contrebandiers le refuge ordinaire.
Il est ici, je le verrai…
et le devoir que m’imposa sa mère
sans trembler je l’accomplirai.

Je dis, que rien ne m’épouvante,
je dis, hélas ! que je réponds de moi;
mais j’ai beau faire la vaillante,
au fond du cœur, je meurs d’effroi!
Seule en ce lieu sauvage,
toute seule j’ai peur,
mais j’ai tort d’avoir peur;
vous me donnerez du courage,
vous me protégerez, Seigneur.
Je vais voir de près cette femme
dont les artifices maudits
ont fini par faire un infâme
de celui que j’aimais jadis:
elle est dangereuse, elle est belle,
mais je ne veux pas avoir peur,
je parlerai haut devant elle.
Ah! Seigneur,
vous me protégerez!
Ah! je dis, que rien ne m’épouvante, etc.
…protégez-moi, ô Seigneur!
Protégez-moi, Seigneur!

MICAËLA (guardandosi intorno)
È il rifugio abituale dei contrabbandieri.
Lui è qui, lo vedrò…
e porterò a termine senza tremare
il compito assegnatomi da sua madre.

Dico che niente mi spaventa,
dico, ahimé, che so badare a me stessa;
ma per quanto faccia la coraggiosa,
in fondo al cuore, muoio di paura!
Sola in questo luogo selvaggio,
tutta sola ho paura,
ma ho torto ad aver paura;
voi mi darete coraggio,
voi mi proteggerete, Signore.
Sto per vedere da vicino questa donna
i cui sortilegi maledetti
hanno finito per rendere un infame
colui che io un tempo amavo:
è pericolosa, è bella,
ma io non voglio aver paura,
parlerò forte e chiaro davanti a lei.
Ah! Signore,
voi mi proteggerete!
Ah! Dico che niente mi spaventa, ecc.
…proteggetemi, o Signore!
Proteggetemi, o Signore!



Isobel Buchanan (Micaëla)
dir: Carlos Kleiber (1978)



Anna Moffo


Katia Ricciarelli


Kiri Te Kanawa


Anna Netrebko


Leontyne Price

Mirella Freni

15 gennaio 2017

Carmen (19) - Il doganiere

Scritto da Christian

Prima degli inattesi arrivi di Micaëla ed Escamillo, c'è spazio per un altro numero musicale in cui i contrabbandieri discutono dei loro affari e che fa il paio con il quintetto nella locanda nell'atto precedente. Anche in questo caso, infatti, si sottolinea l'importanza delle donne per il contrabbando. Come nel brano immediatamente precedente, quello delle carte, a cantare sono le tre zingare, Carmen, Mercédès e Frasquita, che tranquillizzano i compagni: si occuperanno loro del doganiere, "distraendolo" con le loro arti femminili. Il terzetto, vivace e sbarazzino (Carmen sembra aver già dimenticato gli infausti presagi della lettura delle carte: o forse, tuffarsi a testa bassa negli affari dei contrabbandieri è per lei un modo per non pensarci), rappresenta quasi uno spartiacque prima degli intensi avvenimenti che si preparano.

Al termine del brano, tutti gli zingari escono dalla scena, lasciando indietro il solo Don José che, carabina in mano, è stato incaricato di sorvegliare la merce del contrabbando. È a questo punto che Micaëla, accompagnata da una guida, appare sulla montagna. Ma l'incontro fra i due deve ancora aspettare...

Clicca qui per il testo del recitativo che precede.

(Le Dancaïre et Le Remendado rentrent.)

CARMEN
Eh bien?

LE DANCAÏRE
Eh bien! nous essayerons de passer
et nous passerons;
reste là-haut, José, garde les marchandises.

FRASQUITA
La route est-elle libre?

LE DANCAÏRE
Oui, mais gare aux surprises!
J’ai sur la brèche où nous devons passer
vu trois douaniers;
il faut nous en débarrasser.

CARMEN
Prenez les ballots et partons:
il faut passer, nous passerons!

(Il Dancairo e il Remendado entrano.)

CARMEN
E allora?

IL DANCAIRO
E allora! Cercheremo di passare
e passeremo;
resta lassù, José, fa la guardia alla merce.

FRASQUITA
La strada è libera?

IL DANCAIRO
Sì, ma attenzione alle sorprese!
Sul valico dove noi dobbiamo passare
ho visto tre doganieri;
dobbiamo sbarazzarcene.

CARMEN
Prendete la roba e partiamo;
dobbiamo passare, e passeremo!

Clicca qui per il testo di "Quant au douanier".

CARMEN, MERCÉDÈS ET FRASQUITA
Quant au douanier, c’est notre affaire,
tout comme un autre il aime à plaire,
il aime à faire le galant;
ah! laissez-nous passer en avant!

TOUTES LES FEMMES
Quant au douanier, c’est notre affaire, etc.

TOUS
Il aime à plaire!

MERCÉDÈS
Le douanier sera clément!

TOUS
Il est galant!

CARMEN
Le douanier sera charmant!

TOUS
Il aime à plaire!

FRASQUITA
Le douanier sera galant!

MERCÉDÈS
Oui, le douanier sera même entreprenant!

TOUS
Oui, le douanier c’est notre/leur affaire,
tout comme un autre il aime à plaire,
il aime à faire le galant,
laissons-les/laissez-nous passer en avant!

CARMEN, MERCÉDÈS ET FRASQUITA
Il ne s’agit plus de bataille,
non, il s’agit tout simplement
de se laisser prendre la taille
et d’écouter un compliment.
S’il faut aller jusqu’au sourire,
que voulez-vous, on sourira!

TOUTES LES FEMMES
Et d’avance, je puis le dire,
la contrebande passera!
En avant! marchons! allons!

TOUT LE MONDE
Oui, le douanier c’est notre/leur affaire, etc.

CARMEN, MERCÉDÈS E FRASQUITA
Del doganiere, ce ne occupiamo noi,
come tutti gli altri, ama piacere,
ama fare il galante;
ah! Fateci andare avanti!

TUTTE LE DONNE
Dell doganiere, ce ne occupiamo noi, ecc.

TUTTI
Ama piacere!

MERCÉDÈS
Il doganiere sarà clemente!

TUTTI
È galante!

CARMEN
Il doganiere sarà gentile!

TUTTI
Ama piacere!

FRASQUITA
Il doganiere sarà galante!

MERCÉDÈS
Sì, il doganiere sarà anche intraprendente!

TUTTI
Sì, il doganiere è affar nostro/loro,
come tutti gli altri, ama piacere,
ama fare il galante;
ah! Fateci andare avanti!

CARMEN, MERCÉDÈS E FRASQUITA
Non si tratta più di far battaglia,
no, si tratta semplicemente
di lasciarsi ammirare
e di ascoltare qualche complimento.
Se occorre anche sorridere,
che volete, si sorriderà!

TUTTE LE DONNE
E posso dirlo con anticipo,
i contrabbandieri passeranno!
Avanti! In marcia! Andiamo!

TUTTI
Sì, il doganiere è affar nostro/loro, ecc.



Elena Obraztsova (Carmen), Cheryl Kanfoush (Frasquita), Axelle Gall (Mercédès)
dir: Carlos Kleiber (1978)



Elina Garanča (Carmen), Elizabeth Caballero (Frasquita), Sandra Piques Eddy (Mercédès)
dir: Yannick Nézet-Séguin (2009)


12 gennaio 2017

Carmen (18) - Le carte

Scritto da Marisa

Si sa che leggere le carte, oltre che la mano, è un'abilità e una prerogativa delle zingare, persino un loro modo di entrare in relazione con gli altri e di farsi temere. Chi infatti, pur dichiarandosi scettico, non ne è affascinato e non teme almeno un poco tale abilità? È sempre pericoloso voler dare un'occhiata al proprio futuro. Si porge la mano alla lettura o si accetta di sedersi al tavolino davanti ad un mazzo di tarocchi con un misto di curiosità ansiosa e di incredula speranza. In fondo chissà che non ci sia un po' di vero...

L'uomo, pur dicendo che il futuro è imprevedibile e posto “sulle ginocchia degli dei”, ha sempre cercato un modo per poter gettare uno sguardo su ciò che lo aspetta. Basta dare un'occhiata ai tanti volumi scritti su questo argomento (o anche visitare alcuni siti internet) per rendersi conto degli innumerevoli espedienti escogitati a tal proposito – dai pellegrinaggi ai templi di Apollo per ascoltare l'arcano dalle sue Sibille alle moderne consultazioni di sedicenti maghi – e dell'universalità e del perdurare del fenomeno. Già in Erodoto, il primo grande storiografo, troviamo testimoniata la consuetudine da parte di ogni re, generale o uomo di comando, di consultare un oracolo (Delfi, Dodona, Olimpia o altri) prima di ogni impresa o spedizione guerresca per scrutare il favore degli dei. Il problema era interpretare il verdetto, perché la Pizia a Delfi, o chi per essa negli altri templi, si esprimeva in modo oscuro e molto ambiguo ("sibillino", si dirà poi, per alludere ad un linguaggio oscuro) e spesso il significato delle parole profetiche si capiva solo dopo, a cose fatte...

Il futuro, insomma, rimane comunque nascosto e sta all'accortezza umana intuire il vero corso degli eventi, magari esaminando meglio la situazione di partenza e cercando di non farsi illudere dai propri desideri e dalle ambizioni smodate. Il futuro infatti non può che slatentizzare le trame già esistenti e sviluppare i semi piantati. La legge di causa ed effetto è pur sempre valida anche per le azioni umane, e il futuro non può che essere la consengenza di ciò che è stato preparato nel passato. Ma è solo entro la legge di causa ed effetto, nel suo implacabile determinismo, che si colloca la vita? È pur vero che possono sempre sopraggiungere avvenimenti e circostanze del tutto imprevedibili e fuori dal controllo umano a sconvolgere il corso degli eventi ed è proprio l'esperienza dei possibili e frequenti “imponderabili” che ha continuato a tenere gli uomini in quello stato di ansietà che cerca di placarsi nel voler conoscere il futuro, nella speranza o illusione di poterlo controllare, dominare, neutralizzare e persino rovesciare. O almeno prepararsi a esso. Oltre ad “Ananke”, la dura ed implacabile necessità che vincola anche gli dei, i greci conoscevano “Tyche”, la Fortuna o il Caso che rimescola continuamente le carte e rovescia i giochi. Carte, pendolini, fondi di caffè, segni zodiacali, linee della mano, lancio di dadi o monete sono tuttora alla moda e hanno sostituito metodi più complicati e cruenti come la lettura del volo degli uccelli o delle viscere di animali sacrificati. Sono sempre e solo la superstizione e l'ingenua credulità ad alimentare tali pratiche? Eppure esistono sogni premonitori, e grandi saggi, compreso Jung, li hanno presi molto seriamente, così come molto seriamente hanno preso anche lo studio degli oroscopi o la lettura de “I Ching”, il libro dei mutamenti, il grande e antico testo di oracoli cinesi.

Torniamo all'opera di Bizet e vediamo, in un momento di sosta nel campo nomade, le zingare Frasquita e Mercedes con un mazzo di carte in mano, disporle e consultarle per leggere nel loro futuro. La lettura è molto favorevole a tutte e due. Frasquita vede l'amore e un giovane innamorato che la porterà lontano col suo cavallo, mentre per Mercedes si prepara la ricchezza attraverso il matrimonio con un vecchio molto ricco che morendo la libererà di lui e le lascerà in eredità un'enorme fortuna. È interessante notare come, dietro l'apparente soddisfazione per la propria vita e la dichiarazione, appena confermata, che sia la vita più bella che possa esserci, in realtà tutte e due sognano altro: poter lasciare il brigantaggio e la scomodità della vita pericolosa. Essere liberate da un uomo, che sia il giovane innamorato o il vecchio ricco, è pur sempre la riproposizione di un femminile che aspetta il “salvatore”, il “principe azzurro” per cambiare vita e trovare la felicità. In questa lettura vediamo come le carte non fanno altro che dare spazio ai desideri più intimi e fungono quasi da “sogno ad occhi aperti”. Una sogna l'amore, l'altra la ricchezza, e per di più in modo gratuito, senza dover muovere un dito, proprio come se tutto fosse scritto nel destino e perciò “garantito”. Esattamente il contrario della vita dura che fanno, dove tutto va conquistato con grande pericolo. Ma forse il loro è veramente solo un gioco. Non così per Carmen. Lei non gioca affatto e prende molto seriamente il responso. “Le carte non mentono” ed è inutile ripetere il lancio o sperare in un verdetto diverso e più favorevole. A lei le carte, attraverso le picche, annunciano morte, anzi morte per tutti e due! Che la differenza sia proprio nel diverso orientamento dell'inconscio di chi consulta le carte?

Le compagne di Carmen sono spensierate, e nel fondo dei loro più nascosti desideri può ben esserci ancora spazio per l'illusione di un amore gratuito e liberatorio o di una ricchezza piovuta come regalo. Ma Carmen no: lei è troppo smaliziata, troppo consapevole che i giochi pericolosi possono finire in tragedia, eppure non può, nemmeno per gioco, pensare di cambiare i foschi presentimenti che si affacciano. Non è da lei né pregare né compiacere qualcuno, nemmeno se il tutto può volgere a suo danno. È troppo orgogliosamente attaccata ad una concezione di libertà (il confine tra libertà, capriccio e intestardimento è labile) che non prevede alcun patteggiamento, a costo anche della vita, e, nonostante le ripetute affermazioni di libertà, crede di non poter fare niente per modificare quello che, stando così le cose, si va preparando. La sua libertà è quindi molto limitata e prevale il fatalismo, una concezione del destino già scritta in cielo:

Invano, per evitar risposte amare,
Invano tu mischierai,
A nulla serve, le carte son sincere
E non mentiranno!
Se nel libro di lassù la tua pagina è fortunata,
Mischia e taglia senza paura,
La carta sotto le tue dita lieta si girerà,
Annunciandoti felicità!
Ma, se devi morire, se la parola tremenda
è scritta dalla sorte,
Ricomincia venti volte, la carta impietosa
Ripeterà: la morte!...
Ancora! Ancora! Sempre la morte!
Ma non ci appelliamo forse sempre al destino quando non siamo in grado o non vogliamo tener conto del contesto e diciamo “sono fatto così”, scaricando ogni responsabilità al cielo o a chi per esso? Dove va a finire, allora, il nostro orgoglioso vanto di possedere il “libero arbitrio”? Mirabilmente Dante riassume questo atteggiamento in due terzine, nel XVI canto del Purgatorio, per bocca di Marco Lombardo:
Voi che vivete ogni cagion recate
pur suso al cielo, pur come se tutto
movesse seco di necessitade.

Se così fosse, in voi fora distrutto
libero arbitrio, e non fora giustizia
per ben letizia, e per male aver lutto.

Clicca qui per il testo di "Mêlons! Coupons!".

FRASQUITA ET MERCÉDÈS
Mêlons! Coupons!
Rien, c’est cela!
Trois cartes ici…
Quatre là!
Et maintenant, parlez, mes belles,
de l’avenir, donnez-nous des nouvelles;
dites-nous qui nous trahira,
dites-nous qui nous aimera!
Parlez, parlez!

FRASQUITA
Moi, je vois un jeune amoureux
qui m’aime on ne peut davantage.

MERCÉDÈS
Le mien est très riche et très vieux,
mais il parle de mariage.

FRASQUITA
Je me campe sur son cheval,
et dans la montagne il m’entraîne.

MERCÉDÈS
Dans un château presque royal,
le mien m’installe en souveraine!

FRASQUITA
De l’amour à n’en plus finir,
tous les jours, nouvelles folies!

MERCÉDÈS
De l’or tant que j’en puis tenir,
des diamants, des pierreries!

FRASQUITA
Le mien devient un chef fameux,
cent hommes marchent à sa suite!

MERCÉDÈS
Le mien, en croirai-je mes yeux?
Oui… il meurt!
Ah! je suis veuve et j’hérite!

FRASQUITA ET MERCÉDÈS (reprise)
Parlez encor, parlez, mes belles, etc.
(Elles recommencent à consulter les cartes.)

MERCÉDÈS
Fortune!

FRASQUITA
Amour!

CARMEN
Voyons, que j’essaie à mon tour.
(Elle se met à tourner les cartes.)
Carreau, pique… la mort!
J’ai bien lu… moi d’abord.
Ensuite lui…pour tous les deux la mort!
En vain pour éviter les réponses amères,
en vain tu mêleras;
cela ne sert à rien, les cartes
sont sincères et ne mentiront pas!
Dans le livre d’en haut
si ta page est heureuse,
mêle et coupe sans peur,
la carte sous tes doigts se tournera joyeuse,
t’annonçant le bonheur.
Mais si tu dois mourir,
si le mot redoutable
est écrit par le sort,
recommence vingt fois, la carte impitoyable
répétera: la mort!
(tournant les cartes)
Encor! encor! Toujours la mort.

FRASQUITA ET MERCÉDÈS
Parlez encor, parlez mes belles, etc.

CARMEN
Encore! le désespoir!
Toujours la mort!

FRASQUITA E MERCÉDÈS
Mischiamo! Tagliamo!
È semplice!
Tre carte qui…
Quattro là!
E ora, belle mie, parlate
del futuro, dateci qualche notizia;
diteci chi ci tradirà,
diteci chi ci amerà!
Parlate! Parlate!

FRASQUITA
Io vedo un giovane innamorato
che di più non potrebbe amarmi.

MERCÉDÈS
Il mio è molto ricco e molto vecchio,
ma parla di matrimonio.

FRASQUITA
Salgo sul suo cavallo,
e mi porta sulla montagna.

MERCÉDÈS
Nel suo castello quasi reale,
il mio mi fa vivere come una regina!

FRASQUITA
Amore all’infinito,
tutti i giorni, nuove follie!

MERCÉDÈS
Oro tanto quanto posso tenerne,
diamanti, pietre preziose!

FRASQUITA
Il mio diventa un condottiero famoso,
cento uomini marciano al suo seguito.

MERCÉDÈS
Il mio, non credo ai miei occhi!
Sì… muore!
Ah! Sono vedova e posso ereditare!

FRASQUITA E MERCÉDÈS (ripresa)
Parlate, ancora, parlate, belle mie, ecc.
(Ricominciano a consultare le carte.)

MERCÉDÈS
Fortuna!

FRASQUITA
Amore!

CARMEN
Vediamo, voglio provare a mia volta.
(Si mette a girare le carte.)
Quadri, picche… la morte!
Ho letto bene… Prima io.
Poi lui… la morte, per entrambi!
Invano per evitare le risposte amare,
invano mescolerai;
non serve a niente, le carte
sono sincere e non mentiranno!
Nel libro del cielo
se la tua pagina è felice,
mescola e taglia senza paura,
la carta sulle tue dita si girerà lieta,
annunciandoti la gioia.
Ma se devi morire,
se la parola spaventosa
è scritta dalla sorte,
anche se ricominci venti volte, la carta impietosa
ripeterà: la morte!
(girando le carte)
Ancora! Ancora! Sempre la morte.

FRASQUITA E MERCÉDÈS
Parlate ancora, parlate, belle mie, ecc.

CARMEN
Ancora! Che disperazione!
Sempre la morte!



Cheryl Kanfoush (Frasquita), Axelle Gall (Mercédès), Elena Obraztsova (Carmen)
dir: Carlos Kleiber (1978)



Elizabeth Caballero (Frasquita), Sandra Piques Eddy (Mercédès), Elina Garanča (Carmen)
dir: Yannick Nézet-Séguin (2009)


9 gennaio 2017

Carmen (17) - Sulla montagna

Scritto da Marisa


Entr'acte (Atto III)
dir: Seiji Ozawa

Entr'acte (Atto III)
dir: Gustavo Dudamel

Il terzo atto si apre con il grandioso scenario della montagna. Non si tratta però di una vetta da scalare e da conquistare alla luce del sole: qui la montagna è il terreno impervio dove nascondersi dai controlli, il sentiero difficile e segreto dove far passare la merce per sfuggire alla dogana, lo sfondo dove la durezza della natura corrisponde a quella della vita condivisibile solo con gli animali selvaggi che la abitano e hanno imparato a diffidare dagli uomini in perpetua caccia. Eppure, per chi questa vita l'ha scelta liberamente, essa è fonte di soddisfazioni ed anche di gioia.
Il nostro è un bel mestiere, ma per farlo serve
avere un’anima forte!
Il pericolo è in basso, il pericolo è in alto...
e ovunque, ma che importa?
Andiamo avanti, incuranti del torrente,
incuranti dell’uragano!
Incuranti del soldato che laggiù ci aspetta,
e ci spia al passaggio,
incuranti andiamo avanti!
Così cantano Carmen, Mercedes, Fraschita, il Remendado e il Dancairo. Anche Don José si unisce al loro canto, ma quanto è diverso il suo stato d'animo! Lui non ha l'anima forte di cui parlano gli altri con orgoglio, e non è affatto incurante di tutto il resto, soprattutto della vita che può svolgersi in basso, nella vallata dove c'è il paese natio. Non sappiamo quanto tempo sia passato dalla partenza da Siviglia, presumibilmente poco, ma lo vediamo già molto inquieto e tormentato, pieno di nostalgia ma forse anche di senso di colpa (sentimenti completamente estranei a Carmen) nel vedere in basso il villaggio dove immagina la tristezza della madre. Per di più, la sua relazione con Carmen non va affatto bene. Lei si è già palesemente stancata di lui, del suo seguirla e del suo amore “appiccicoso”, e non perde occasione per trattarlo con freddezza.

José si accorge benissimo che ha fatto un grosso errore, ma non può e non vuole lasciare il campo. Solo l'idea di separarsi da Carmen e lasciarla libera di vivere nuovi amori (perché sa che è questo che avverrebbe se non la controllasse continuamente!) lo fa impazzire di rabbia e gelosia, sentimento ormai costante e tormentoso, che lui continua a confondere con l'amore. Ma è l'unico modo che l'amore ha trovato per prolungare l'illusione. Il sarcasmo con cui Carmen lo invita ad allontanarsi, a lasciare la vita del contrabbando che chiaramente non è fatta per lui e a tornare nel villaggio dalla madre di cui ha tanta nostalgia, è una sferzata di disprezzo e una ferita ulteriore al suo amor proprio, oltre che una chiara dimostrazione della fine di ogni sentimento d'amore.
Tua madre… Ebbene, è vero,
non farai male ad andarla a trovare,
dato che decisamente tu non sei
fatto per vivere con noi…
Sì, non sono proprio della stessa pasta, ma testardamente lui non vuole riconoscerlo. Anzi, si ostina maggiormente a non lasciare il campo, a perseverare in quella che ormai è diventata un'ossessione, una schiavitù da cui non solo non vuole uscire ma che è ormai l'unica sua fonte di vita, anche se tormentata. Alla disperata esclamazione di Don José di non poter nemmeno pensare ad una separazione, tanto si sente ormai incatenato a lei e al suo inferno, Carmen ha la prima intuizione della possibile tragedia. “Mi vuoi uccidere, forse?“, gli grida con aria di sfida. Non potrebbe esserci relazione più pericolosa.

Clicca qui per il testo di "Écoute, compagnon".

(Le rideau se lève sur des rochers. Site pittoresque et sauvage – solitude complète et nuit noire. Prélude musical. Un contrebandier paraît au haut des rochers, puis un autre, puis deux autres, puis vingt autres çà et là, descendant et escaladant les rochers. Des hommes portent de gros ballots sur les épaules.)

CHŒUR
Écoute, écoute, compagnon, écoute,
la fortune est là-bas, là-bas,
mais prends garde pendant la route,
prends garde de faire un faux pas!

LE DANCAÏRE, LE REMENDADO, JOSÉ,
CARMEN, MERCÉDÈS ET FRASQUITA
Notre métier est bon,
mais pour le faire il faut
avoir une âme forte!
Et le péril est en haut, il est en bas,
il est partout, qu’importe!
Nous allons devant nous
sans souci du torrent,
sans souci de l’orage,
sans souci du soldat
qui là-bas nous attend,
et nous guette au passage –
sans souci nous allons en avant!

TOUS
Écoute, compagnon, écoute, etc.

(Il sipario si alza su un paesaggio roccioso. Luogo pittoresco e selvaggio – solitudine totale e notte fonda. Preludio musicale. Un contrabbandiere appare in cima ai picchi, poi un altro, poi altri due, poi altri venti qua e là, scendendo e scalando le rocce. Alcuni uomini portano dei grossi sacchi sulle spalle.)

CORO
Ascolta, ascolta, compagno, ascolta,
la fortuna è laggiù, laggiù,
ma stai attento durante il cammino,
attento a non fare passi falsi!

IL DANCAIRO, IL REMENDADO, JOSÉ,
CARMEN, MERCÉDÈS E FRASQUITA
Il nostro lavoro è bello,
ma per farlo occorre
avere un animo forte!
E il pericolo è in alto, in basso,
è ovunque, ma che importa!
Noi andiamo avanti
senza pensare al torrente,
senza pensare al temporale,
senza pensare al soldato
che ci aspetta laggiù,
e incombe al nostro passaggio –
senza timore andiamo avanti!

TUTTI
Ascolta, compagno, ascolta, ecc.

Clicca qui per il testo del recitativo che segue.

LE DANCAÏRE
Reposons-nous une heure ici, mes camarades;
nous, nous allons nous assurer
que le chemin est libre,
et que sans algarades
la contrebande peut passer.

(Pendant la scène entrent Carmen et José. Quelques bohémiens allument un feu près duquel Mercédès et Frasquita viennent s’asseoir.
Les autres se roulent dans leurs manteaux, se couchent et s’endorment.
)

CARMEN (à José)
Que regardes-tu donc?

JOSÉ
Je me dis que là-bas
il existe une bonne et brave vieille femme
qui me croit honnête homme.
Elle se trompe, hélas!

CARMEN
Qui donc est cette femme?

JOSÉ
Ah! Carmen, sur mon âme, ne raille pas…
car c’est ma mère.

CARMEN
Eh bien! va la retrouver tout de suite!
Notre métier, vois-tu, ne te vaut rien.
Et tu ferais fort bien de partir au plus vite.

JOSÉ
Partir, nous séparer?

CARMEN
Sans doute.

JOSÉ
Nous séparer, Carmen?
Écoute, si tu redis ce mot!

CARMEN
Tu me tuerais peut-être?
Quel regard, tu ne réponds rien…
Que m’importe? après tout, le destin est le maître.

IL DANCAIRO
Riposiamoci qui un’ora, compagni miei;
noi andiamo ad assicurarci
che la strada sia libera,
e che senza imboscate
i contrabbandieri possano passare.

(Nel frattempo entrano Carmen e José. Alcuni zingari accendono un fuoco, vicino al quale si siedono Mercedes e Frasquita.
Gli altri si stringono nei loro mantelli, si stendono e si addormentano.
)

CARMEN (a José)
Cosa guardi?

JOSÉ
Sto pensando che laggiù
c’è una vecchia donna, buona e brava,
che mi crede un uomo onesto.
E s’inganna, ahimé!

CARMEN
Chi è dunque questa donna?

JOSÉ
Ah! Carmen, per la mia anima, non ti burlare di me…
Perché è mia madre.

CARMEN
E allora valla a trovare subito!
Il nostro mestiere, lo vedi, non fa per te.
E tu faresti benissimo a partire al più presto.

JOSÉ
Partire, separarci?

CARMEN
Certo.

JOSÉ
Separarci, Carmen?
Ascolta, se lo ripeti…!

CARMEN
Tu mi uccideresti, forse?
Che sguardo, non rispondi nulla…
Che importa? Dopotutto, è il destino che comanda.




Elena Obraztsova (Carmen), Placido Domingo (Don José)
dir: Carlos Kleiber (1978)



dir: Piero Coppola (1927)

dir: Alberto Meoli (2005)

5 gennaio 2017

Carmen (16) - La resa

Scritto da Marisa

Ovviamente la storia non può finire con l'addio e la separazione annunciata. Intervene il caso (?) a rimescolare le carte e rendere impossibile l'uscita di Carmen dalla vita di Don José.
Ma non è sempre quello che preferiamo, chiamare “caso” ciò che per gli antichi greci era una divinità, Tyche, la variante che scombina tutto e produce nuove forme e situazioni che segnano poi il nostro destino? Da sempre i filosofi si sono dati battaglia su questo: caso o necessità, puro gioco di dadi o inflessibile destino già preordinato? Torneremo sulla questione del destino più avanti, a proposito dell'uso delle carte da parte delle zingare.

Ora vediamo Don José messo di fronte all'irruzione di Zuniga, il suo superiore, e al corteggiamento che questi fa a Carmen quasi deridendola di preferire un semplice soldato quando si può avere un ufficiale. La gelosia di Don José, già apparsa alla sua entrata nella taverna e sviata per il momento abilmente da Carmen, esplode di fronte al disprezzo e arroganza di Zuniga, che si permette ci cacciarlo via per restare da solo con la donna. Il duello è inevitabile e viene fermato solo dall'intervento di Carmen stessa, che vuole evitare scenate che comprometterebbero l'azione dei contrabbandieri. Ma ormai la situazione di Don José è compromessa. Dopo aver sfidato un superiore non può più tornare in caserma (sarebbe comunque espulso dall'esercito) e l'unica via che gli rimane è unirsi al gruppo dei fuorilegge in partenza, seguendo la proposta che aveva disperatamente cercato di contrastare.

CARMEN (a Don José)
Sei dei nostri adesso?

JOSÉ (sospirando)
Per forza!
Quindi non sceglie, ma va “per forza!”. Si tratta di una resa forzata e tristissima, il risultato di un atto d'impulsiva gelosia e mancato controllo di sé! Il carattere di Don José si esplicita ancor di più. Ormai è evidente che lui non è padrone delle sue azioni: va dove non vorrebbe andare, ama chi non avrebbe voluto amare, fa un lavoro che non aveva mai pensato di poter fare, con dei compagni che mai avrebbe scelto... Si può dire che non è lui che agisce, ma è agito da forze più grandi di lui, imprigionato in meccanismi che lo indeboliscono sempre più, posseduto e manovrato dalla volontà altrui.

Entro certi limiti questa è la condizione umana universale, perché siamo tutti soggetti a suggestioni e seduzioni che sviano la nostra volontà e spinti da forze più grandi di noi, ma solo in parte, perché nell'uomo adulto è anche presente un impulso all'autodeterminazione che usa la lucidità della mente razionale per riconoscere e distinguere le pressioni esterne e la violenza delle pulsioni istintuali e la volontà per lottare alla ricerca di un equilibrio tra passioni e libertà. Per Don José la partita è persa in partenza perché lo abbiamo visto già molto fragile, dominato prima dal mondo materno ed ora dalla volontà di Carmen, che fa leva sulla sensualità. L'impulsività e la forte tendenza alla gelosia ne indeboliscono ancora di più la volontà.

Non tutte le rese sono segno di debolezza. Anzi! Ogni accorto generale sa quando l'arrendersi è l'unico modo per non mandare inutilmente al massacro i suoi uomini, quando la battaglia è comunque persa e risparmiare le forze può essere forse l'unico modo per prepararsi a quella successiva e, magari, solo così vincere la guerra. Ma anche nella vita di tutti i giorni non intestardirsi e saper accettare la sconfitta, quando la situazione lo richiede, è segno non di debolezza ma di saggezza, autocontrollo e lungimiranza, a volte di grande coraggio.

Non così per Don José, la cui resa è solo costrizione e fallimento della capacità di autocontrollo, travolto dalla gelosia, un vero e proprio crollo della personalità. Mentre tutti si avviano sulla montagna cantando ed esaltando la bella vita libera del fuorilegge che riconosce come unica legge la propria volontà, perché è questa la vita che ha liberamente scelto, per Don José inizia invece un cammino durissimo, tuttaltro che libero e felice.

Clicca qui per il testo.

ZUNIGA (au dehors)
Holà Carmen! Holà! Holà!

JOSÉ
Qui frappe? qui vient là?

CARMEN
Tais-toi! Tais-toi!

ZUNIGA (faisant sauter la porte)
J’ouvre moi-même et j’entre.
(voit Don José – à Carmen)
Ah! fi, ah! fi, la belle!
Le choix n’est pas heureux; c’est se mésallier
de prendre le soldat quand on a l’officier.
(à Don José)
Allons! Décampe!

JOSÉ
Non!

ZUNIGA
Si fait, tu partiras!

JOSÉ
Je ne partirai pas!

ZUNIGA (le frappant)
Drôle!

JOSÉ (sautant sur son sabre)
Tonnerre! il va pleuvoir des coups!

CARMEN (se jetant entre eux deux)
Au diable le jaloux!
(appelant)
À moi! à moi!
(Les bohémiens paraissent de tous les côtés.
Carmen d’un geste montre Zuniga aux bohémiens. Le Dancaïre et Le Remendado se jettent sur lui, le désarment.
)

CARMEN
Bel officier! Bel officier, l’amour
vous joue en ce moment un assez vilain tour.
Vous arrivez fort mal, hélas!
et nous sommes forcés,
ne voulant être dénoncés,
de vous garder au moins… pendant une heure.

LE DANCAÏRE ET LE REMENDADO
Mon cher monsieur,
nous allons, s’il vous plaît,
quitter cette demeure;
vous viendrez avec nous?

CARMEN
C’est une promenade.

LE DANCAÏRE ET LE REMENDADO
Consentez-vous?

TOUS LES BOHÉMIENS
Répondez, camarade.

ZUNIGA
Certainement,
d’autant plus que votre argument
est un de ceux auxquels on ne résiste guère,
mais gare à vous! Gare à vous plus tard!

LE DANCAÏRE
La guerre, c’est la guerre!
En attendant, mon officier,
passez devant sans vous faire prier!

LE REMENDADO ET LES BOHÉMIENS
Passez devant sans vous faire prier!
(L’officier sort, emmené par quatre bohémiens, le pistolet à la main.)

CARMEN (à Don José)
Es-tu des nôtres maintenant?

JOSÉ
Il le faut bien.

CARMEN
Ah! le mot n’est pas galant,
mais qu’importe, va, tu t’y feras
quand tu verras
comme c’est beau, la vie errante;
pour pays, l’univers,
et pour loi sa volonté,
et surtout, la chose enivrante:
la liberté! la liberté!

TOUS (à Don José)
Suis-nous à travers la campagne,
viens avec nous dans la montagne,
suis-nous et tu t’y feras
quand tu verras, là-bas,
comme c’est beau, la vie errante;
pour pays, l’univers,
et pour loi, sa volonté!
Et surtout, la chose enivrante:
la liberté! la liberté!
Le ciel ouvert, la vie errante,
pour pays tout l’univers;
pour loi sa volonté,
et surtout la chose enivrante:
la liberté, la liberté!

ZUNIGA (da fuori)
Holà Carmen! Holà! Holà!

JOSÉ
Chi è che bussa? Chi c’è là?

CARMEN
Taci! Taci!

ZUNIGA (facendo saltare la porta)
Apro da me e entro.
(vede Don José. A Carmen)
Ah beh! Ah beh, mia cara!
La tua scelta non è il massimo; non ti conviene
prendere un soldato quando hai un ufficiale.
(a Don José)
Su, sparisci!

JOSÉ
No!

ZUNIGA
E invece te ne andrai!

JOSÉ
Non me ne andrò!

ZUNIGA (colpendolo)
Imbecille!

JOSÉ (saltando sulla sua sciabola)
Diamine! Voleranno pugni!

CARMEN (gettandosi tra loro due)
Al diavolo la gelosia!
(chiamando)
Venite! Venite!
(Gli zingari arrivano da ogni parte.
Carmen con un gesto indica Zuniga agli zingari. Il Dancairo e il Remendado si gettano su di lui e lo disarmano.
)

CARMEN
Bell’ufficiale, bell’ufficiale, l’amore
vi gioca in questo momento un gran brutto tiro.
Arrivate proprio nel momento sbagliato, ahimé!
E siamo costretti,
non volendo essere denunciati,
a tenervi qui… almeno un’ora.

IL DANCAIRO E IL REMENDADO
Mio caro signore,
se non vi spiace, noi stiamo,
per andar via da qui;
verrete con noi?

CARMEN
È una passeggiata.

IL DANCAIRO E IL REMENDADO
Acconsentite?

TUTTI GLI ZINGARI
Rispondete, amico.

ZUNIGA
Certamente,
tanto più che la vostra argomentazione
è una di quelle a cui non si può dir di no,
ma attenti! State attenti dopo!

IL DANCAIRO
La guerra è guerra!
Nel frattempo, ufficiale,
passate davanti senza farvi pregare!

IL REMENDADO E GLI ZINGARI
Passate davanti senza farvi pregare!
(L’ufficiale esce, accompagnato da quattro zingari con la pistola alla mano.)

CARMEN (a Don José)
Sei dei nostri, ora?

JOSÉ
Per forza.

CARMEN
Ah! Le tue parole non sono gentili,
ma non importa, va, ti abituerai
quando vedrai
quant’è bella, la vita errabonda;
come paese l’Universo;
e per legge la propria volontà,
e soprattutto, la cosa più inebriante:
la libertà! la libertà!

TUTTI (a Don José)
Seguici per la campagna,
vieni con noi sulla montagna,
seguici e ti abituerai
quando vedrai, laggiù,
quant’è bella, la vita errabonda;
come paese l’Universo;
e per legge la propria volontà!
E soprattutto, la cosa più inebriante:
la libertà! la libertà!
L’aria aperta, la vita errabonda,
come paese l’Universo;
e per legge la propria volontà,
e soprattutto la cosa più inebriante:
la libertà! la libertà!



Kurt Rydl (Zuniga), Elena Obraztsova (Carmen), Placido Domingo (Don José)
Paul Wolfrum (Dancaïre), Heinz Zednik (Remendado)
dir: Carlos Kleiber (1978)



Richard Bernstein (Zuniga), Denyce Graves (Carmen), Sergej Larin (Don José)

2 gennaio 2017

Carmen (15) - La proposta

Scritto da Marisa

All'accorata dichiarazione d'amore di Don José, Carmen risponde rilanciando la sfida. Non solo non si lascia commuovere, ma approfitta del fatto di vedere l'uomo ai suoi piedi per rincarare la dose e gettarlo veramente nel più tormentoso dei conflitti. E qui comincia uno dei duetti più drammatici di tutto il repertorio lirico. Carmen, impassibile e con freddezza calcolata, mette in dubbio l'amore dell'uomo prostrato ai suoi piedi, anzi lo nega e chiede immediatamente una prova assoluta:

No! non m’ami! No!
Se tu m’amassi,
Laggiù, laggiù, mi seguiresti!
Sembra di assistere alla “Ballata dell'amore cieco” di Fabrizio de André, in cui l'amata chiede gelidamente e progressivamente prove d'amore sempre più alte, fino alla morte davanti a lei (per dissanguamento, ovviamente)... E non è un caso che la richiesta precedente alla morte sia quella del cuore della madre, a riprova che simili amori basati sulla dipendenza assoluta esigono il sacrificio dell'amore per la madre, sacrificio che non è altro che il trasferimento dell'attaccamento e della dipendenza dal mondo materno al volere dell'amata.

A un Don José sbalordito lei avanza quella proposta che sembra un invito alla libertà e un inno di liberazione, ma per lui non è che una richiesta di schiavitù molto più pesante delle regole della vita militare e dell'obbligo della ritirata. Esaminiamola meglio:
Là-bas, là-bas tu me suivrais!
Sur ton cheval tu me prendrais,
Et comme un brave à travers la campagne,
En croupe tu m’emporterais!
Là-bas, là-bas, dans la montagne!
[...]
Là-bas, là-bas, tu me suivrais!
Tu me suivrais, si tu m’aimais!...
Tu n’y dépendrais de personne;
Point d’officier à qui tu doives obéir,
Et point de retraite qui sonne
Pour dire à l’amoureux qu’il est temps de partir!
Le ciel ouvert, la vie errante,
Pour pays l’univers; pour loi ta volonté!
Et surtout la chose enivrante:
La liberté! la liberté!
Laggiù, laggiù mi seguiresti!
Sul tuo cavallo mi prenderesti,
Come un prode traverso la campagna,
In groppa mi porteresti!
Laggiù, laggiù, sulla montagna!
[...]
Laggiù, laggiù, mi seguiresti!
Se tu m’amassi!...
Non dipenderesti da nessuno;
Nessun ufficiale cui obbedire,
Nessuna ritirata che suona
Per dire all’amante ch’è tempo di partire!
Il cielo aperto, la vita errante,
Per patria l’universo; e per legge la tua volontà!
E soprattutto la cosa inebriante:
La libertà! la libertà!
Non c'è dubbio che, a prima vista, questa sia una proposta molto seducente, destinata a far vibrare corde profonde e suscitare arcane risonanze di nostalgia per una vita libera e pura, quella libertà quasi assoluta che l'uomo ha perso per sempre con la nascita della civiltà e delle regole sociali, ma che rimane nell'inconscio collettivo come sfondo e patria originaria, sede di ogni vaga reminiscenza del paradiso perduto...

Sul tuo cavallo mi prenderesti...”. In tante favole il cavaliere prende l'amata sul suo cavallo, possibilmente bianco, e la porta, attraverso valli e monti, verso una meta sconosciuta, lontano dai fastidi e dalle noie del quotidiano, verso la felicità... Spesso si tratta di un principe o addirittura di un re, che compare quasi miracolosamente e libera la fanciulla da qualche grave pericolo, che sia una principessa in incognito o semplicemente una bellissima fanciulla innocente persa nella foresta, di cui si innamora immediatamente e la porta lontano nel suo regno. Potenza delle immagini legate ai desideri sepolti in ogni inconscio... Certo, Carmen non è la principessa che ha bisogno del cavaliere per essere salvata dal drago o l'innocente fanciulla che vaga nel bosco raccogliendo fiori, né tantomeno Don José è l'ardito principe in sella ad un cavallo bianco... Però l'archetipo è più forte delle situazioni concrete e il fascino rimane.

E dopo la suggestiva immagine del cavaliere che porta l'amata in groppa al suo destriero, la proposta più concreta: quella di abbandonare l'esercito e la sua disciplina a favore del brigantaggio, della vita nomade e fuori dalla legge dei contrabbandieri, sempre come prova d'amore (”Se tu mi amassi...”). La richiesta viene avanzata come proposta di libertà, vera e inebriante quintessenza e scopo finale della vita errante, che non riconosce altra patria che l'universo stesso e altra volontà se non la propria. Vedremo nel terzo atto che le cose non stanno proprio così, anche se si vive sulle montagne sotto le stelle, perché la vita del contrabbandiere è sottoposta a regole molto ferree, pena la cattura e la prigione: bisogna stare in guardia dai posti di controllo, spostarsi continuamente come belve braccate, imparare a sorridere per distrarre e a volte sedurre le guardie (per le donne), rispettare la rigida gerarchia dei capibanda (per gli uomini).

Ma c'è ben altro. Qualsiasi sia la vita che si conduce, in città o sulle montagne, la libertà non dipende dal luogo in cui siamo ma dalla nostra situazione interiore; è uno stato psichico da conquistare faticosamente, che presuppone una intima adesione alla propria identità, alla propria vocazione originaria sganciata e liberata da convenzioni, pressioni, richieste esterne, ma anche dalle passioni e dalle paure che ci condizionano dall'interno. Dante lo sa bene ed intraprende l'arduo cammino attraverso l'inferno delle passioni e la faticosa presa di coscienza del purgatorio proprio per cercare quella “libertà che è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta”, come dice, per voce di Virgilio (sua guida e personificazione della mente illuminata), a Catone, guardiano del purgatorio e campione di virtù proprio per aver sacrificato anche la vita pur di non arrendersi alla tirannia di Cesare e perdere la propria libertà interiore, il libero pensiero e l'adesione ai valori repubblicani che aveva eletto a sua norma. Libertà non di fare qualsiasi cosa il nostro piacere o capriccio ci suggerisca (sarebbe obbedienza alle parti più incontrollabili della psiche), ma libertà come liberazione proprio da ogni costrizione sia esterna che interna. E alla fine del viaggio, riconoscerà a Beatrice, guida interiore e immagine personificata della sua “anima superiore”, il merito di averlo tratto da “servitude” in “libertà”.

Come siamo lontani, per Don José, da questa concezione di libertà! Quello che gli si propone, lungi dall'essere un cammino di liberazione interiore dalle passioni e dagli obblighi esterni, è proprio un asservimento ancora più radicale e irreversibile sia al volere della donna che lo ha irretito, sia ad una vita da fuorilegge che non ha scelto lui e che non sceglierebbe mai in altra condizione.
La libertà di cui parla Carmen è simile alla libertà propugnata da Don Giovanni: una libertà a suo uso e consumo, per niente estesa ai suoi sottoposti, che devono accettare i suoi piaceri e fare di tutto per assecondarli. Il proclama di Don Giovanni “È aperto a tutti quanti. Viva la libertà!” si riferisce solo alla festa che ha organizzato nel suo palazzo, e l'apertura è momentanea e finalizzata a procurargli maggior piacere allargando il campo di predazione... Altro che democratica presa di coscienza di pari diritti e libertà!

Inoltre si può parlare di libertà solo se la scelta è consapevole e individuale, non forzata da nessuno. I contrabbandieri e Carmen stessa possono parlare della bellezza, nonostante i pericoli, della vita del brigante perché è pur sempre una loro scelta, un tipo di vita che si confà alla loro natura ribelle e nomade, ma non è così per Don José, che non ha mai desiderato o pensato a tale stile di vita... E infatti, nonostante l'irresistibile fascino di Carmen, egli cerca di sottrarsi con tutte le sue forze a quello che gli sembra il tradimento più infame che si possa chiedere ad un uomo.
No! non ti voglio più ascoltare!
Lasciare la mia bandiera... disertare...
è la vergogna... è l’infamia!...
Non voglio!
José sente chiaramente di non trovarsi di fronte a una proposta di libertà, ma ad un ulteriore passo verso la schiavitù e la dipendenza che lo lega a lei, e sembra trovare la forza di sottrarsi, sopportando anche il capovolgimento repentino dei sentimenti di Carmen: “No! non t’amo più! Va, ti odio!“. Siamo al culmine della tensione e dell'angoscia, ma anche della lucidità che permette a Don José di accettare la separazione, un addio voluto ed imposto da lei a chi non accetta il suo volere: "Addio! ma addio per sempre!" – "Ebbene! sia!... addio! addio per sempre!".

Clicca qui per il testo di "Non, tu ne m’aimes pas".

CARMEN
Non, tu ne m’aimes pas!

JOSÉ
Que dis-tu?

CARMEN
Non, tu ne m’aimes pas,
non! Car si tu m’aimais,
là-bas, là-bas,
tu me suivrais.

JOSÉ
Carmen!

CARMEN
Oui! –
Là-bas, là-bas, dans la montagne,
là-bas, là-bas, tu me suivrais.
Sur ton cheval tu me prendrais,
et comme un brave à travers la campagne,
en croupe, tu m’emporterais!
Là-bas, là-bas dans la montagne!

JOSÉ
Carmen!

CARMEN
Là-bas, là-bas, tu me suivrais,
si tu m’aimais!
Tu n’y dépendrais de personne;
point d’officier à qui tu doives obéir
et point de retraite qui sonne
pour dire à l’amoureux
qu’il est temps de partir!
Le ciel ouvert, la vie errante,
pour pays l’univers;
et pour loi sa volonté,
et surtout la chose enivrante:
la liberté! la liberté!

JOSÉ
Mon Dieu!

CARMEN
Là-bas, là-bas dans la montagne, etc.

JOSÉ
Ah! Carmen, hélas! tais-toi! pitié!

CARMEN
Oui, n’est-ce pas,
là-bas, là-bas, tu me suivras,
tu m’aimes et tu me suivras!
Là-bas, là-bas, emporte-moi!

JOSÉ
Ah! tais-toi, tais-toi!
Non! Je ne veux plus t’écouter!
Quitter mon drapeau… déserter…
c’est la honte, c’est l’infamie!
Je n’en veux pas!

CARMEN
Eh bien, pars!

JOSÉ
Carmen, je t’en prie!

CARMEN
Non! je ne t’aime plus!

JOSÉ
Écoute!

CARMEN
Va! je te hais!
Adieu! mais adieu pour jamais!

JOSÉ
Eh bien, soit – adieu, adieu pour jamais!

CARMEN
Va-t’en!

JOSÉ
Carmen! adieu! adieu pour jamais!

CARMEN
Adieu!
(Don José va en courant jusqu’à la porte ; au moment où il y arrive, on frappe.)

CARMEN
No, tu non mi ami!

JOSÉ
Che dici?

CARMEN
No, tu non mi ami,
no! Perché se tu mi amassi,
laggiù, laggiù,
mi seguiresti.

JOSÉ
Carmen!

CARMEN
Sì!
Laggiù, laggiù, sulla montagna,
laggiù, laggiù mi seguiresti.
Sul tuo cavallo mi prenderesti,
e, come un prode cavaliere, per la campagna,
in groppa, tu mi porteresti!
Laggiù, laggiù sulla montagna!

JOSÉ
Carmen!

CARMEN
Laggiù, laggiù tu mi seguiresti,
se tu mi amassi!
Non dipenderesti da nessuno;
nessun ufficiale a cui dovresti obbedire
e niente ritirata che suona
per dire all’innamorato
che è ora di partire!
L’aria aperta, la vita errabonda,
come paese l’Universo;
e per legge la propria volontà,
e soprattutto la cosa più inebriante:
la libertà! la libertà!

JOSÉ
Mio Dio!

CARMEN
Laggiù, laggiù, sulla montagna, ecc.

JOSÉ
Ah! Carmen, ahimè! Taci! Pietà!

CARMEN
Sì, non è vero?
Laggiù, laggiù, tu me seguirai,
tu mi ami, e tu mi seguirai!
Laggiù, laggiù, portami via!

JOSÉ
Ah! Taci, taci!
No! Non ti voglio più ascoltare!
Lasciare il mio reggimento… disertare…
È una vergogna, un’infamia!
Non voglio!

CARMEN
E allora vai!

JOSÉ
Carmen, ti prego!

CARMEN
No! Non ti amo più!

JOSÉ
Ascoltami!

CARMEN
Vattene! Ti odio!
Addio! Ma addio per sempre!

JOSÉ
E va bene, allora! Addio, addio per sempre!

CARMEN
Vattene!

JOSÉ
Carmen! Addio, addio per sempre!

CARMEN
Addio!
(Don José corre verso la porta; nel momento in cui la raggiunge, si ode bussare.)



Elena Obraztsova (Carmen), Placido Domingo (Don José)
dir: Carlos Kleiber (1978)



Leontyne Price, Franco Corelli

Agnes Baltsa, José Carreras