28 febbraio 2014

Don Giovanni (27) - “Deh, vieni alla finestra”

Scritto da Christian

Con il mandolino accompagnato dal "pizzicato" degli archi, Don Giovanni intona la propria serenata alla cameriera di Donna Elvira. La serenata è un altro esempio delle arti di seduzione del nostro protagonista, che come sempre si dimostra capace di toccare la corda giusta per conquistare la preda di turno, che si tratti di una nobildonna (come Elvira stessa), di una popolana (come Zerlina) o, come in questo caso, di una serva. Strutturata sul metro dell'endecasillabo, con una melodia semplice e "popolare" e un ritmo in 6/8, questa "canzonetta" dolce e suadente, dai versi zuccherosi, al tempo stesso bellissimi e insinceri, mostra un aspetto complementare di Don Giovanni rispetto all'ebbra e vigorosa aria del primo atto, "Fin ch'han del vino".

Da notare che la cameriera cui è rivolta la serenata è un personaggio di cui non è prevista l'apparizione in scena, almeno se si sceglie di rimanere fedeli al libretto di Lorenzo Da Ponte. Alcuni registi fanno un'eccezione, mostrando la ragazza alla finestra al termine della serenata. Altri si spingono ancora oltre, come è capitato con l'allestimento scaligero del 2011 (vedi la clip qui sotto con Peter Mattei), che ci rende testimoni del successo di Don Giovanni (l'unico della giornata, visti i fallimenti con Donna Anna e Zerlina).

Come forma musicale, la tradizione della serenata può essere fatta risalire già al Medioevo e al Rinascimento: il canto era accompagnato, ovviamente, da uno strumento piccolo e portatile, come appunto il mandolino, la chitarra o il liuto. Ci si può divertire a paragonare "Deh, vieni alla finestra" con altre celebri serenate dell'opera lirica: segnatamente quelle del Conte Almaviva nel "Barbiere di Siviglia" rossiniano (ben due: "Ecco ridente in cielo" e "Se il mio nome saper voi bramate"), ma anche quelle presenti nel "Don Pasquale" di Donizetti ("Com’è gentil") e, perché no, nella "Cavalleria rusticana" di Mascagni ("O Lola ch’ai di latti la cammisa").

Clicca qui per il testo del brano.

DON GIOVANNI
Deh, vieni alla finestra, o mio tesoro!
Deh, vieni a consolar il pianto mio:
se neghi a me di dar qualche ristoro,
davanti agli occhi tuoi morir vogl'io.
Tu ch'hai la bocca dolce più che il miele,
tu che il zucchero porti in mezzo al core,
non esser, gioia mia, con me crudele:
làsciati almen veder, mio bell'amore!



Cesare Siepi


Tito Gobbi


Dietrich Fischer-Dieskau


Samuel Ramey


Ruggero Raimondi

Simon Keenlyside


Peter Mattei

24 febbraio 2014

Don Giovanni (26) - “Ah taci, ingiusto core”

Scritto da Christian

Si è ormai fatta notte (tutta la vicenda, proprio come ne "Le nozze di Figaro", si svolge infatti nell'arco di un solo giorno). Per tentare di sedurre la cameriera di Donna Elvira (un altro spregio alla donna che l'ama), Don Giovanni ha dunque avuto l'idea di sostituirsi al proprio servo Leporello, scambiandosi con lui i vestiti. Specularmente, costringe Leporello a "distrarre" Elvira: "Falle quattro carezze, fingi la voce mia / poi con bell'arte / cerca teco condurla in altra parte". In questa magnifica scena, scopriamo infatti che Donna Elvira, nonostante le sfuriate e l'ira vendicativa che aveva messo in scena nel primo atto, è ancora profondamente innamorata del cavaliere. Il terzetto comincia con la donna, affacciata al proprio balcone, che cerca inutilmente di convincersi a spegnere la passione che la muove verso Don Giovanni: "È un empio, è un traditore. / È colpa aver pietà". Il libertino coglie l'occasione e riesce con poche parole a riconquistare l'amata, convincendola di essersi pentito e di voler onorare stabilmente il suo impegno di matrimonio con lei. Leporello non può che commentare, anche in questo caso rivolto al pubblico, "State a veder la pazza / che ancor gli crederà".

Donna Elvira non può resistere all'arte melodrammatica di Don Giovanni (che, "con affettato dolore", come recita il libretto, minaccia addirittura di uccidersi se lei non dovesse credere al suo pentimento) e si ritrae dal balcone per prepararsi a scendere. A questo punto Don Giovanni impartisce i suoi ordini a un recalcitrante Leporello. Il quale, nonostante il primo imbarazzo (evidente dai suoi modi goffi di rivolgersi ad Elvira, ben diversi da quelli disinvolti del padrone) e l'empatia che poco prima aveva dimostrato nei confronti della donna ("Deh! Proteggete, o dèi, / la sua credulità"), pian piano comincia a prendere gusto nel recitare, per una volta, la parte del seduttore. Il piano di Don Giovanni funziona: Elvira, accecata dai sentimenti, cade nell'inganno e si allontana in compagnia del servo, lasciandogli campo libero.

È in scene come questa che la definizione di "dramma giocoso" sembra accordarsi perfettamente all'opera, con la sua commistione fra comico e tragico. Abbiamo da un lato l'aspetto umoristico della vicenda (i tentativi di Leporello di spacciarsi per il padrone) e dall'altro il terribile inganno di Donna Elvira, due personaggi che recitano insieme nella stessa scena ma con sentimenti, personalità e intensità contrapposti. Mozart e Da Ponte, ancora una volta, si svincolano notevolmente dagli schemi dell'opera buffa, di cui sfruttano, è vero, cliché e luoghi comuni (cosa c'è di più stereotipato dell'equivoco che nasce dallo scambio d'abiti?), ma solo per mettere in scena situazioni drammatiche e psicologiche di profonda complessità. Allo stesso modo, la musica di Mozart durante il terzetto si mostra al contempo struggente e malinconica (l'incipit con Donna Elvira) e ironica e ai limiti della beffa (gli interventi di Don Giovanni e Leporello).

Clicca qui per il testo del brano.

DONNA ELVIRA
Ah, taci, ingiusto core,
non palpitarmi in seno:
è un empio, è un traditore.
È colpa aver pietà.

LEPORELLO
(sottovoce a Don Giovanni)
Zitto... di Donn'Elvira,
signor, la voce io sento.

DON GIOVANNI
(sottovoce a Leporello)
Cogliere io vo' il momento.
Tu férmati un po' là.
(si mette dietro Leporello e parla a Donna Elvira)
Elvira, idolo mio!...

DONNA ELVIRA
Non è costui l'ingrato?

DON GIOVANNI
Sì, vita mia, son io;
e chieggo carità.

DONNA ELVIRA
(Numi, che strano affetto
mi si risveglia in petto!)

LEPORELLO
(State a veder la pazza,
che ancor gli crederà.)

DON GIOVANNI
Discendi, o gioia bella!
Vedrai che tu sei quella
che adora l'alma mia:
pentito io sono già.

DONNA ELVIRA
No, non ti credo, o barbaro!

DON GIOVANNI
Ah, credimi, o m'uccido!

LEPORELLO
(sottovoce a Don Giovanni)
Se seguitate, io rido.

DON GIOVANNI
Idolo mio, vien qua.

DONNA ELVIRA
(Dèi, che cimento è questo?
Non so s'io vado o resto...
Ah! Proteggete voi
la mia credulità.)

DON GIOVANNI
(Spero che cada presto.
Che bel colpetto è questo!
Più fertile talento
del mio, no, non si dà.)

LEPORELLO
(Già quel mendace labbro
torna a sedur costei.
Deh! Proteggete, o dèi,
la sua credulità.)

Clicca qui per il testo del recitativo che segue il brano.

(Donna Elvira parte dal balcone)

DON GIOVANNI
Amico, che ti par?

LEPORELLO
Mi par che abbiate
un'anima di bronzo.

DON GIOVANNI
Va' là, che se' il gran gonzo!
Ascolta bene:
quando costei qui viene,
tu corri ad abbracciarla:
falle quattro carezze,
fingi la voce mia; poi con bell'arte
cerca teco condurla in altra parte.

LEPORELLO
Ma signore...

DON GIOVANNI
Non più repliche!

LEPORELLO
E se poi mi conosce?

DON GIOVANNI
Non ti conoscerà, se tu non vuoi.
Zitto: ell'apre. Ehi, giudizio!
(va in disparte)

DONNA ELVIRA
Eccomi a voi.

DON GIOVANNI
(Veggiamo che farà.)

LEPORELLO
(Che imbroglio!)

DONNA ELVIRA
(a Leporello, scambiandolo per Don Giovanni)
Dunque, creder potrò che i pianti miei
abbian vinto quel core? Dunque, pentito
l'amato Don Giovanni al suo dovere
e all'amor mio ritorna?...

LEPORELLO
(alterando la voce)
Sì, carina!

DONNA ELVIRA
Crudele! Se sapeste
quante lagrime e quanti
sospir voi mi costate!...

LEPORELLO
Io, vita mia?

DONNA ELVIRA
Voi.

LEPORELLO
Poverina! Quanto mi dispiace!

DONNA ELVIRA
Mi fuggirete più?

LEPORELLO
No, muso bello.

DONNA ELVIRA
Sarete sempre mio?

LEPORELLO
Sempre.

DONNA ELVIRA
Carissimo!

LEPORELLO
Carissima!
(La burla mi dà gusto.)

DONNA ELVIRA
Mio tesoro.

LEPORELLO
Mia Venere!

DONNA ELVIRA
Son per voi tutta foco.

LEPORELLO
Io tutto cenere.

DON GIOVANNI
(Il birbo si riscalda.)

DONNA ELVIRA
E non m'ingannerete?

LEPORELLO
No, sicuro.

DONNA ELVIRA
Giuratemi.

LEPORELLO
Lo giuro a questa mano,
che bacio con trasporto,
e a quei bei lumi...

DON GIOVANNI
(finge di uccider qualcheduno con la spada alla mano)
Ih! eh! eh! ih! Sei morto!

DONNA ELVIRA E LEPORELLO
Oh, numi!
(fuggono)

DON GIOVANNI
(ride)
Ih, eh, ih, eh, ah, ih!
Par che la sorte mi secondi.
Veggiamo: le finestre son queste.
Ora cantiamo.




Anna Caterina Antonacci (Donna Elvira),
Ildebrando D'Arcangelo (Leporello), Carlos Álvarez (Don Giovanni),
dir: Riccardo Muti


Júlia Várady, Ferruccio Furlanetto, Samuel Ramey


Malanie Diener, I. D’Arcangelo, Thomas Hampson


Kristine Opolais, Kyle Ketelsen, Bo Skovhus

Pilar Lorengar, Donald Gramm, Gabriel Bacquier

Ecco ancora la versione allestita da Peter Sellars, con due attori gemelli nei ruoli di Don Giovanni e Leporello, il che rende ancor più plausibile la scena dello scambio d'abiti.


Lorraine Hunt, Herbert Perry, Eugene Perry

20 febbraio 2014

Don Giovanni (25) - “Eh via, buffone”

Scritto da Christian

Il secondo atto si apre con Leporello giustamente imbufalito con il suo padrone, a causa del tentativo di quest'ultimo di dare a lui la colpa dell'assalto a Zerlina durante il ballo (nonché per averlo minacciato con la spada!). In quello che era stato concepito inizialmente come un recitativo secco, ma poi trasformato da Mozart in un brillante e vivace duetto (dove i ripetuti "No no no no" e "Sì sì sì sì" di Leporello riecheggiano quelli dell'aria che apriva il primo atto, "Notte e giorno faticar", guarda caso i due momenti in cui più apertamente il servo dichiara la sua intenzione di affrancarsi dal padrone), Leporello minaccia seriamente di andarsene una volta per tutte, mentre Don Giovanni (che non sembra per nulla turbato da quanto è accaduto poco prima alla festa) cerca di trattenerlo, spiegandogli che si era trattato solo di uno scherzo ("Fu per burlar"). Bastano tuttavia quattro monete per far cambiare idea al servitore (il quale, proprio mentre le sta intascando, afferma ironicamente: "Non crediate di sedurre i miei pari / come le donne, a forza di danari"). Il bellissimo recitativo che segue, oltre ad essere assai divertente, contiene alcuni passaggi paradigmatici della natura di Don Giovanni, che afferma in maniera esplicita la propria filosofia verso le donne ("elle per me / son necessarie più del pan che mangio, / più dell'aria che spiro!"). Al servo che lo rimprovera della sua scorrettezza verso di loro, il libertino replica con candida onestà che il suo è "tutto amore": "Chi a una sola è fedele / verso l'altre è crudele".

Questa scena introduce a tutta una sequenza di eventi (lo scambio d'abiti fra Don Giovanni e Leporello) che non erano presenti nel "Don Giovanni Tenorio" di Bertati e Gazzaniga, da cui Lorenzo Da Ponte aveva preso ispirazione, e che il librettista fu obbligato ad inventare in seguito alla scelta di estendere per due atti una vicenda che nell'opera originale copriva un atto solo. Alcuni critici considerano pertanto tutta la prima parte del secondo atto (fino alla scena del cimitero esclusa) come un "riempitivo" che non porta avanti la storia e di cui si sarebbe potuto fare a meno. Ma in questo modo ci saremmo persi non solo alcune pagine musicalmente notevoli (come il terzetto "Ah taci, ingiusto core", la serenata "Deh vieni alla finestra" e il sestetto "Sola sola, in buio loco") ma anche l'occasione per caratterizzare meglio i vari personaggi, in particolar modo Don Giovanni (come abbiamo visto), Leporello e soprattutto Donna Elvira.

Non stupisce, anche se è stato stigmatizzato come una debolezza strutturale, che [dopo gli incroci del finale del primo atto] la prima parte del secondo atto sia concepita come un diversivo burlesco che allenta la tensione del dramma in attesa che esso raggiunga un nuovo culmine a partire dalla scena del cimitero: al contrario, un intreccio che avesse puntato risolutamente verso l'esito finale sarebbe stato un errore drammaturgico. Lo scatenato gioco di travestimenti, di inganni, di casi sorprendenti che vi si dipana appartiene in tutto e per tutto agli schemi tipici della commedia, ma serve anche ad allungare la serie dei capricci e delle intemperanze di Don Giovanni, motivando così la peripezia.
(Sergio Sablich)
Dovendo allungare il dramma da un atto a due, Da Ponte si inventò tutta la scena dello scambio degli abiti fra Leporello e Don Giovanni, con gli equivoci che ne derivano: dal corteggiamento di Donna Elvira alla bastonatura di Masetto, fino allo scoprimento di Leporello camuffato. Per molti commentatori tutta questa prima parte del secondo atto rivela una debolezza drammatica da parte del librettista, costretto a ricorrere «a vecchi trucchi dell’opera buffa» (Mila) e salvato soltanto dalla suprema musica di Mozart. In effetti la fluidità del primo atto subisce qui una battuta d’arresto, soprattutto a causa d’una presenza solo iniziale del protagonista. Eppure, queste scene ci sembrano nondimeno insostituibili e anzi essenziali a dar risalto proprio a Don Giovanni: quel vagare nel buio dei personaggi, quella caccia senza sosta, non fanno che accrescere la tensione per una nuova epifania dell’eroe, questa volta nel luogo più tenebroso, il cimitero, dove si consumerà la sfida del nostro Prometeo alla divinità. Infatti, come Prometeo, è proprio Don Giovanni che dona agli altri personaggi, simboli delle diverse forme dell’umano, il fuoco delle passioni, siano quelle dei sensi, dell’amore, della vendetta oppure dell’onore.
(Alberto Batisti)

Clicca qui per il testo del brano.

DON GIOVANNI
Eh, via, buffone,
non mi seccar!

LEPORELLO
No, no, padrone,
non vo' restar!

DON GIOVANNI
Sentimi, amico...

LEPORELLO
Vo' andar, vi dico.

DON GIOVANNI
Ma che ti ho fatto, che vuoi lasciarmi?

LEPORELLO
Oh, niente affatto: quasi ammazzarmi!

DON GIOVANNI
Va', che sei matto:
fu per burlar.

LEPORELLO
Ed io non burlo,
ma voglio andar.

Clicca qui per il testo del recitativo che segue il brano.

DON GIOVANNI
(richiama Leporello, che stava per partire)
Leporello!

LEPORELLO
Signore.

DON GIOVANNI
Vien qui, facciamo pace. Prendi...

LEPORELLO
Cosa?

DON GIOVANNI
(gli dà del danaro)
Quattro doppie.

LEPORELLO
Oh! sentite:
per questa volta la cerimonia accetto.
Ma non vi ci avvezzate:
non credete di sedurre i miei pari,
come le donne, a forza di danari.

DON GIOVANNI
Non parliam più di ciò!
Ti basta l'animo di far quel ch'io ti dico?

LEPORELLO
Purché lasciam le donne.

DON GIOVANNI
Lasciar le donne! Pazzo!
Lasciar le donne? Sai ch'elle per me
son necessarie più del pan che mangio,
più dell'aria che spiro!

LEPORELLO
E avete core
d'ingannarle poi tutte?

DON GIOVANNI
È tutto amore:
chi a una sola è fedele
verso l'altre è crudele.
Io, che in me sento
sì esteso sentimento,
vo' bene a tutte quante.
Le donne, poi che calcolar non sanno
il mio buon natural chiamano inganno.

LEPORELLO
Non ho veduto mai
naturale più vasto e più benigno.
Orsù, cosa vorreste?

DON GIOVANNI
Odi: vedesti tu la cameriera
di Donn'Elvira?

LEPORELLO
Io no.

DON GIOVANNI
Non hai veduto
qualche cosa di bello,
caro il mio Leporello!
Ora io con lei vo' tentar la mia sorte;
ed ho pensato, giacché siam verso sera,
per aguzzarle meglio l'appetito,
di presentarmi a lei col tuo vestito.

LEPORELLO
E perché non potreste
presentarvi col vostro?

DON GIOVANNI
Han poco credito
con gente di tal rango
gli abiti signorili.
(si cava il proprio abito)
Sbrigati, via!

LEPORELLO
Signor... Per più ragioni...

DON GIOVANNI
Finiscila! Non soffro opposizioni.
(si scambiano l'abito)




Ruggero Raimondi, José van Dam


Thomas Allen, Richard Van Allan


George London, Walter Berry


Gabriel Bacquier, Donald Gramm

Ingvar Wixell, Wladimiro Ganzarolli

15 febbraio 2014

Don Giovanni (24) - "Riposate, vezzose ragazze"

Scritto da Christian

La grande festa nella sala da ballo del palazzo di Don Giovanni è finalmente iniziata. Il finale del primo atto ci mostra per la prima volta tutti i personaggi (tranne il Commendatore defunto, ovviamente) riuniti in un unico spazio scenico, cosa che Mozart sottolinea con una partitura ricolma di complessità e di maestria come quelle che aveva già presentato negli straordinari finali d'atto de "Le Nozze di Figaro". Definito dai critici come "un caos organizzato che poco a poco monta ed esplode", "un vortice ininterrotto di sorprese e di colpi di scena", il finale accumula situazioni e suggestioni una dopo l'altra. Si comincia con Don Giovanni e Leporello che si prendono cura dei contadini e delle contadine presenti alla festa, invitandoli a riposare fra un ballo e l'altro, offrendo rinfreschi e dolciumi. Se il nobiluomo, con gran scorno di Masetto, continua a fare la corte a Zerlina, anche Leporello imita il suo padrone con le altre ragazze, come già aveva provato a fare in precedenza alla festa nuziale. Don Giovanni e Leporello qui cantano addirittura all'unisono, o intrecciano le proprie linee melodiche con "democratica" simmetria.

Clicca qui per il testo da "Riposate, vezzose ragazze".

DON GIOVANNI
Riposate, vezzose ragazze!

LEPORELLO
Rinfrescatevi, bei giovinotti!

DON GIOVANNI E LEPORELLO
Tornerete a far presto le pazze,
tornerete a scherzar e ballar.

(si portano i rinfreschi)

DON GIOVANNI
Ehi, caffè!

LEPORELLO
Cioccolatte!

MASETTO
(sottovoce a Zerlina)
Ah, Zerlina: giudizio!

DON GIOVANNI
Sorbetti!

LEPORELLO
Confetti!

ZERLINA E MASETTO
(Troppo dolce comincia la scena:
in amaro potria terminar.)

DON GIOVANNI
(fa carezze a Zerlina)
Sei pur vaga, brillante Zerlina!

ZERLINA
Sua bontà...

MASETTO
(La briccona fa festa.)

LEPORELLO
(imita il padrone colle ragazze)
Sei pur cara, Giannotta, Sandrina!

MASETTO
(guardando Don Giovanni)
(Tocca pur, che ti cada la testa!)

ZERLINA
(Quel Masetto mi par stralunato:
brutto brutto si fa quest'affar.)

DON GIOVANNI E LEPORELLO
(Quel Masetto mi par stralunato:
qui bisogna cervello adoprar.)



Thomas Allen (Don Giovanni), Claudio Desderi (Leporello),
Patricia Schuman (Donna Elvira), Hans Peter Blochwitz (Don Ottavio), Carol Vaness (Donna Anna),
Bryn Terfel (Masetto), Marta Marquez (Zerlina),
dir: Bernard Haitink

L'ingresso delle tre "maschere" (ovvero Ottavio, Anna ed Elvira in costume) fa arrestare per un attimo la musica. Per invitare i tre misteriosi personaggi a farsi avanti e a partecipare alla sua festa, Don Giovanni si lancia in un celebre inno alla libertà ("Viva la libertà!"): se nel libretto di Da Ponte queste tre parole ricorrevano una volta sola, Mozart invece le sottolinea a dismisura, facendole ripetere da Leporello, dal coro e da tutti i presenti, non meno di dodici volte. Ricordiamo che l'opera era stata composta e messa in scena per la prima volta nel 1797, quando i fermenti rivoluzionari dell'Illuminismo erano al proprio culmine (siamo due anni prima della rivoluzione francese, e undici anni dopo quella americana), e gridare a squarciagola "Viva la libertà!" (sia pure in un contesto teatrale) non poteva non generare una certa risonanza fra il pubblico. Già il precedente lavoro di Da Ponte e Mozart, "Le nozze di Figaro", si faceva beffe della nobiltà ed elogiava invece la dignità, l'onestà e l'inventiva della gente comune; e il "Don Giovanni" prosegue su questa falsariga. Questo passaggio era talmente poco apprezzato dalle autorità che in Italia (al tempo in cui l'unità e l'indipendenza della Penisola era ancora al di là da venire) era frequente il suo cambiamento in "Viva la società!".

Con "Ricominciate il suono", Don Giovanni ordina ai musicisti di riprendere ad accompagnare le danze. Siamo di fronte a uno dei casi più celebri di musica diegetica nella storia del teatro lirico: Mozart prevede infatti la presenza di ben tre distinte orchestre sul palcoscenico, che attaccano una dopo l'altra tre danze separate, con ritmi e melodie differenti fra loro, intrecciate dapprima in sincronia e poi, man mano che la scena procede e che la situazione si fa più caotica, in dissonante confusione. Come Don Giovanni stesso aveva preannunciato nell'aria dello champagne ("Senza alcun ordine la danza sia: / chi il minuetto, chi la follia, chi l'alemanna farai ballar"), abbiamo un minuetto in 3/4 (suonato da un'orchestra più ampia, con oboi, corni, violini, viole e bassi, che accompagna il ballo degli aristocratici Ottavio, Anna ed Elvira), una contraddanza, o danza contadina, in 2/4 (violini e bassi, per Don Giovanni e Zerlina) e una veloce danza popolare ("Teitsch", il nome dialettale del Ländler, ossia del valzer campagnolo tedesco) in 3/8 (violini e bassi, per Leporello, Masetto e i contadini). La distinzione delle tre danze (che corrispondono ciascuna a una classe sociale, con Don Giovanni che "volontariamente" si abbassa al livello di Zerlina nel tentativo di sedurla) e la confusione che porta poi a mescolarle e a rendere l'una irriconoscibile dall'altra è, ovviamente, un modo con cui Mozart veicola il suo messaggio politico-sociale attravero la musica e non semplicemente attraverso le parole.

Da notare che anche in questa sequenza Leporello è complice in tutto e per tutto di Don Giovanni, esaudendo i suoi ordini di "distrarre" Masetto ballando con lui il valzer, per dare al libertino la possibilità di appartarsi indisturbato con Zerlina. Il tentativo però fallisce: Zerlina, che finora ha tollerato (sia pur malvolentieri) le attenzioni di Don Giovanni, una volta trascinata dal cavaliere dietro le quinte, si ribella e invoca aiuto. Leporello non riesce più a trattenere Masetto, e anche le tre maschere si precipitano in soccorso della ragazza.
La poliritmia che si viene a creare quando le tre danze risuonano insieme sortisce appunto l'effetto di una strana concitazione, tuttavia inquadrata in un preciso ordine sociale. L'improvviso scoppio delle invocazioni di aiuto di Zerlina "di dentro" [...] trancia di netto questa atmosfera quasi surreale e riporta bruscamente alla realtà con una violenta esplosione dell'intera orchestra, che lascia a mezzo, come per aria, le danze. Non si potrebbe immaginare ora un contrasto più drastico: la convulsione raggiunge l'acme quando Don Ottavio, Donna Anna e Donna Elvira, soccorrendo Zerlina, si tolgono le maschere e svelandosi accusano Don Giovanni.
(Sergio Sablich)

Clicca qui per il testo da "Venite pur avanti, vezzose mascherette".

LEPORELLO
Venite pur avanti,
vezzose mascherette!

DON GIOVANNI
È aperto a tutti quanti:
viva la libertà!

DONNA ANNA, DONNA ELVIRA E DON OTTAVIO
Siam grati a tanti segni
di generosità!

DON GIOVANNI
(ai suonatori)
Ricominciate il suono.
(a Leporello)
Tu accoppia i ballerini.

LEPORELLO
Da bravi, via, ballate.

DONNA ELVIRA
(sottovoce a Donna Anna, indicando Zerlina)
Quella è la contadina.

DONNA ANNA
Io moro!

DON OTTAVIO
Simulate.

DON GIOVANNI E LEPORELLO
Va bene, in verità!

MASETTO
(ironicamente)
Va bene, in verità!

DON GIOVANNI
(sottovoce a Leporello)
A bada tien Masetto.

LEPORELLO
(a Masetto)
Non balli, poveretto?
Vien qua, Masetto caro:
facciam quel ch'altri fa.

DON GIOVANNI
(a Zerlina)
Il tuo compagno io sono,
Zerlina, vien pur qua!

MASETTO
No, no, ballar non voglio.

LEPORELLO
Eh, balla, amico mio!

DONNA ANNA
Resister non poss'io!

DONNA ELVIRA E DON OTTAVIO
Fingete, per pietà.

DON GIOVANNI
(a Zerlina)
Vieni con me, mia vita...
(ballando conduce Zerlina presso una porta, e la fa entrare quasi per forza)

MASETTO
(a Leporello)
Lasciami... Ah... no... Zerlina!

ZERLINA
Oh, numi! Son tradita!...

(Masetto si cava dalle mani di Leporello e segue Zerlina)

LEPORELLO
(Qui nasce una ruina.)
(segue in fretta Don Giovanni)

DONNA ANNA, DONNA ELVIRA E DON OTTAVIO
L'iniquo da sé stesso
nel laccio se ne va.

ZERLINA
(di dentro, ad alta voce)
Gente! Aiuto!... Aiuto, gente!

DONNA ANNA, DONNA ELVIRA E DON OTTAVIO
Soccorriamo l'innocente!

MASETTO
Ah, Zerlina!...

ZERLINA
(di dentro)
Scellerato!

DONNA ANNA, DONNA ELVIRA E DON OTTAVIO
Ora grida da quel lato...
Ah! Gettiamo giù la porta...

ZERLINA
Soccorretemi, son morta!...

DONNA ANNA, DONNA ELVIRA, DON OTTAVIO E MASETTO
Siam qui noi per tua difesa.



Thomas Allen (Don Giovanni), Claudio Desderi (Leporello),
Patricia Schuman (Donna Elvira), Hans Peter Blochwitz (Don Ottavio), Carol Vaness (Donna Anna),
Bryn Terfel (Masetto), Marta Marquez (Zerlina),
dir: Bernard Haitink

Don Giovanni cerca di scamparla ancora una volta, accusando Leporello di essere lui quello che ha tentato di insidiare Zerlina. Ovviamente, tanto il servitore quanto la ragazza (nonché Masetto, che stava ballando con Leporello) sanno benissimo che questo non è vero: ma normalmente la loro parola, trattandosi di gente del popolo, non avrebbe alcun valore contro quella di un nobiluomo, e dunque Don Giovanni sarebbe ragionevolmente sicuro di farla franca. In questo caso, però, ci sono tre rappresentanti della nobiltà (Don Ottavio, Donna Anna e Donna Elvira) che intervengono contro un membro della loro stessa classe sociale, accusandolo apertamente di essere colpevole e ponendosi al fianco della contadina. Che i "pregiudizi" di classe fossero all'epoca ancora così forti, lo dimostra il fatto che lo stesso Don Ottavio paleserà in seguito di avere ancora qualche dubbio sulla colpevolezza di Don Giovanni (nonostante, in questa scena, si unisca senza esitazione all'accusa di Anna ed Elvira verso di lui).

Clicca qui per il testo da "Ecco il birbo che t'ha offesa".

(Don Giovanni esce con spada in mano. Conduce seco per un braccio Leporello, e finge di voler ferirlo; ma la spada non esce dal fodero)

DON GIOVANNI
(a Zerlina)
Ecco il birbo che t'ha offesa,
ma da me la pena avrà.
(a Leporello)
Mori, iniquo!

LEPORELLO
Ah! Cosa fate?...

DON GIOVANNI
Mori, dico!

DON OTTAVIO
No 'l sperate!

DON OTTAVIO, DONNA ANNA E DONNA ELVIRA
(cavandosi la maschera)
L'empio crede con tal frode
di nasconder l'empietà.

DON GIOVANNI
(riconoscendoli)
Donna Elvira!

DONNA ELVIRA
Sì, malvagio!

DON GIOVANNI
Don Ottavio!

DON OTTAVIO
Sì, signore.

DON GIOVANNI
(a Donna Anna)
Ah! credete...

DONNA ANNA
Traditore!

ZERLINA, MASETTO, DONNA ANNA, DONNA ELVIRA E DON OTTAVIO
Traditore!
Tutto, tutto, già si sa.



Thomas Allen (Don Giovanni), Claudio Desderi (Leporello),
Patricia Schuman (Donna Elvira), Hans Peter Blochwitz (Don Ottavio), Carol Vaness (Donna Anna),
Bryn Terfel (Masetto), Marta Marquez (Zerlina),
dir: Bernard Haitink

La frase "Tutto, tutto già si sà", mormorata inizialmente da Zerlina sola, alla quale però si aggiungono gli altri accusatori, segna la condanna per Don Giovanni, la cui condotta immorale è da questo momento finalmente chiara a tutti. Sembrerebbe la fine per il cavaliere, momentaneamente sperso e colpito da paure e da dubbi. Il concertato finale ("Trema, trema scellerato") è vibrante e vorticoso, proprio come il gorgo in cui il protagonista sembra essere precipitato. Ma, con un colpo di coda, Don Giovanni dimostra che "non si perde o si confonde", riesce a riprendersi e a sfuggire dalla folla infuriata. L'atto si chiude infatti con la sua precipitosa fuga, seguito da Leporello.

Clicca qui per il testo da "Trema, trema, scellerato!".

DONNA ANNA, DONNA ELVIRA, ZERLINA, DON OTTAVIO E MASETTO
Trema, trema scellerato!
Saprà tosto il mondo intero
il misfatto orrendo e nero,
la tua fiera crudeltà.
Odi il tuon della vendetta
che ti fischia intorno intorno:
sul tuo capo, in questo giorno,
il suo fulmine cadrà.

DON GIOVANNI
È confusa la mia testa,
non so più quel ch'io mi faccia,
e un'orribile tempesta
minacciando, oddio! mi va!

LEPORELLO
È confusa la sua testa,
non sa più quel ch'ei si faccia,
e un'orribile tempesta
minacciando, oddio! lo va!

DON GIOVANNI
Ma non manca in me coraggio:
non mi perdo o mi confondo.
Se cadesse ancora il mondo
nulla mai temer mi fa!

LEPORELLO
Ma non manca in lui coraggio:
non si perde o si confonde.
Se cadesse ancora il mondo
nulla mai temer lo fa!



Thomas Allen (Don Giovanni), Claudio Desderi (Leporello),
Patricia Schuman (Donna Elvira), Hans Peter Blochwitz (Don Ottavio), Carol Vaness (Donna Anna),
Bryn Terfel (Masetto), Marta Marquez (Zerlina),
dir: Bernard Haitink

Il primo dei video qui sotto è la "famigerata" produzione di Peter Sellars, che presenta un allestimento davvero particolare, ambientato ad Harlem, dove i personaggi di Don Giovanni e di Leporello sono interpretati da due gemelli identici! Oltre a rendere più efficace (è un eufemismo!) la scena del secondo atto in cui i due personaggi si scambiano di ruolo e di abito, questa scelta mette in evidenza come non mai il dualismo fra il padrone e il servitore.


Eugene Perry (Don Giovanni), Herbert Perry (Leporello),
Dominique Labelle (Donna Anna), Lorraine Hunt (Donna Elvira), Carroll Freeman (Don Ottavio),
Ai Lan Zhu (Zerlina), Elmore James (Masetto),
dir: Craig Smith


Bryn Terfel (Don Giovanni), René Pape (Leporello),
Annette Dasch (Donna Elvira), Michael Schade (Don Ottavio), Anna Samuil (Donna Anna),
Robert Gleadow (Masetto), Sylvia Schwartz (Zerlina),
dir: Manfred Honeck


Ildebrando D'Arcangelo (Don Giovanni), Andrea Concetti (Leporello),
Carmela Remigio (Donna Elvira), Marlin Miller (Don Ottavio), Myrtò Papatanasiu (Donna Anna),
William Corrò (Masetto), Manuela Bisceglie (Zerlina)


Gabriel Bacquier (Don Giovanni), Donald Gramm (Leporello), Pilar Lorengar (Donna Elvira), Werner Krenn (Don Ottavio), Joan Sutherland (Donna Anna), Leonardo Monreale (Masetto), Marilyn Horne (Zerlina), dir: Richard Bonynge

Dietrich Fischer-Dieskau (Don Giovanni), Karl Christian Kohn (Leporello), Maria Stader (Donna Elvira), Ernst Haefliger (Don Ottavio), Sena Jurinac (Donna Anna), Ivan Sardi (Masetto), Irmgard Seefried (Zerlina), dir: Ferenc Fricsay

10 febbraio 2014

Don Giovanni (23) - “Presto presto, pria ch'ei venga”

Scritto da Christian

Il lungo finale del primo atto comincia con una scena a tre fra Zerlina, Masetto e Don Giovanni. I due giovani contadini si sono appena riconciliati quando Zerlina, all'udire la voce del Cavaliere che è di ritorno nel suo palazzo, supplica il fidanzato di abbandonare quel luogo. Tanto basta per risollevare i dubbi e la gelosia di Masetto, che decide invece di nascondersi in una nicchia e di ascoltare il dialogo fra Don Giovanni e Zerlina (alla quale intima di "parlare forte" e di restare ferma lì vicino): "Capirò se m'è fedele / e in qual modo andò l'affar!". A nulla valgono le proteste della ragazza, che eviterebbe volentieri un altro incontro ravvicinato con il libertino. Magnifico, in ogni caso, e ricco di sfumature il loro breve duetto ("Se pietade avete in core..." - "Sì, ben mio, son tutto amore..."). Sul più bello, Don Giovanni si accorge della presenza di Masetto (oppure, in alcuni allestimenti, è questi che esce volontariamente dal suo nascondiglio per proteggere Zerlina), ma ha sufficiente presenza di spirito per calmarlo a parole ("La bella tua Zerlina / non può, la poverina, / più star senza di te"). Masetto accondiscende ironicamente ("Capisco, sì, signore"), e tutti e tre lasciano il palco a braccetto, per recarsi nella salone dove si terrà il ballo.

Clicca qui per il testo del recitativo che precede il finale.

MASETTO
(Guarda un po' come seppe
questa strega sedurmi!
Siamo pure i deboli di testa!)

DON GIOVANNI
(di dentro)
Sia preparato tutto a una gran festa.

ZERLINA
Ah, Masetto, Masetto, odi la voce
del monsù cavaliero!

MASETTO
Ebben, che c'è?

ZERLINA
Verrà.

MASETTO
Lascia che venga.

ZERLINA
Ah, se vi fosse
un buco da fuggir!

MASETTO
Di cosa temi?
Perché diventi pallida?...
Ah! capisco, capisco, bricconcella;
hai timor ch'io comprenda
com'è tra voi passata la faccenda.

Clicca qui per il testo da "Presto, presto... pria ch'ei venga".

MASETTO
Presto, presto... pria ch'ei venga,
por mi vo' da qualche lato...
c'è una nicchia... qui celato
cheto, cheto mi vo' star.

ZERLINA
Senti, senti... dove vai?
Ah, non t'asconder, o Masetto!
Se ti trova, poveretto,
tu non sai quel che può far.

MASETTO
Faccia, dica quel che vuole.

ZERLINA
(Ah, non giovan le parole...)

MASETTO
Parla forte, e qui t'arresta.

ZERLINA
(Che capriccio ha nella testa!)

MASETTO
(Capirò se m'è fedele,
e in qual modo andò l'affar.)
(entra nella nicchia)

ZERLINA
(Quell'ingrato, quel crudele
oggi vuol precipitar.)
(si fa da parte, mentre arriva Don Giovanni)

DON GIOVANNI
(ai contadini)
Su, svegliatevi, da bravi!
Su, coraggio, o buona gente:
vogliam stare allegramente,
vogliam ridere e scherzar.
(ai servi)
Alla stanza della danza
conducete tutti quanti,
ed a tutti in abbondanza
gran rinfreschi fate dar.

CORO DI SERVI
Su, svegliatevi, da bravi!
Su, coraggio, o buona gente:
vogliam stare allegramente,
vogliam ridere e scherzar.
(partono i servi e i contadini)

ZERLINA
(Tra quest'arbori celata
si può dar che non mi veda.)

DON GIOVANNI
Zerlinetta mia garbata,
t'ho già visto, non scappar.
(la prende)

ZERLINA
Ah! Lasciatemi andar via...

DON GIOVANNI
No, no; resta, gioia mia!

ZERLINA
Se pietade avete in core...

DON GIOVANNI
Sì, ben mio, son tutto amore...
vieni un poco in questo loco:
fortunata io ti vo' far.

ZERLINA
(Ah, s'ei vede il sposo mio,
so ben io quel che può far.)

(Don Giovanni, nell'aprire la nicchia, e vedendo Masetto, fa un moto di stupore)

DON GIOVANNI
Masetto!

MASETTO
Sì, Masetto.

DON GIOVANNI
(un poco confuso)
E chiuso là, perché?
(riprende ardire)
La bella tua Zerlina
non può, la poverina,
più star senza di te.

MASETTO
(un poco ironico)
Capisco: sì, signore.

DON GIOVANNI
Adesso fate core.
(orchestra da lontano, sopra il palcoscenico)
I suonatori udite:
venite omai con me.

ZERLINA E MASETTO
Sì, sì, facciamo core,
ed a ballar con gli altri
andiamo tutti e tre.
(partono)



Bryn Terfel (Masetto), Marta Marquez (Zerlina), Thomas Allen (Don Giovanni),
dir: Bernard Haitink

A questo punto, fanno la loro comparsa Don Ottavio, Donna Anna e Donna Elvira: mascherati per non farsi riconoscere, intendono partecipare alla festa nel tentativo di svelare una volta per tutte la vera natura di Don Giovanni. Leporello, che nota l'avvicinarsi delle tre misteriose figure, segnala al suo padrone la presenza di queste tre "maschere galanti": al che il Cavaliere gli intima di invitare anch'esse al ballo. Nel richiamo di Leporello ai tre misteriosi individui ("Ps! Ps! Signore maschere...", dove il "Ps! Ps!" nelle versioni originali del libretto era scritto "Zì! Zì!"), Mozart gioca con le onomatopee, come farà successivamente anche con il celebre "Hm! Hm! Hm!" di Papageno nel "Flauto Magico". Don Ottavio accetta l'invito, anche per conto delle sue due compagne, e i tre si preparano agli eventi che verranno. Nel cosiddetto "terzetto delle maschere" che conclude la scena ("Protegga il giusto cielo") la sublime partitura di Mozart "crea un'atmosfera arcana, un brivido musicalmente sospeso su una assorta astrazione lirica, forse già un presagio inquietante, del quale tuttavia Don Giovanni non si cura" (Sergio Sablich). Il tempo sembra quasi fermarsi, prima di tornare ad esplodere: tutto è ormai pronto per l'inizio di una festa caotica e fragorosa.

Clicca qui per il testo da "Bisogna aver coraggio".

DONNA ELVIRA
(entrando con Donn'Anna e Don Ottavio)
Bisogna aver coraggio,
o cari amici miei,
e i suoi misfatti rei
scoprir potremo allor.

DON OTTAVIO
L'amica dice bene:
coraggio aver conviene.
Discaccia, o vita mia,
l'affanno ed il timor.

DONNA ANNA
Il passo è periglioso,
può nascer qualche imbroglio:
temo pe 'l caro sposo
e per noi temo ancor.

LEPORELLO
(uscendo con Don Giovanni sulla balconata del palazzo)
Signor, guardate un poco
che maschere galanti!

DON GIOVANNI
Falle passar avanti,
di' che ci fanno onor.
(rientra)

DONNA ELVIRA, DONNA ANNA E DON OTTAVIO
(Al volto ed alla voce
si scopre il traditor.)

LEPORELLO
Ps! Ps! Signore maschere...
Ps! Ps!...

DONNA ELVIRA E DONNA ANNA
(sottovoce a Don Ottavio)
Via, rispondete.

LEPORELLO
Ps! Ps!...

DON OTTAVIO
(a Leporello)
Cosa chiedete?

LEPORELLO
Al ballo, se vi piace,
v'invita il mio signor.

DON OTTAVIO
(a Leporello)
Grazie di tanto onore.
(a Donn'Anna e Donn'Elvira)
Andiam, compagne belle.

LEPORELLO
(L'amico anche su quelle
prova farà d'amor.)
(entra e chiude il balcone)

DONNA ANNA E DON OTTAVIO
Protegga il giusto cielo
il zelo del mio cor.

DONNA ELVIRA
Vendichi il giusto cielo
il mio tradito amor.



Maria José Siri (Donna Elvira), Saimir Pirgu (Don Ottavio), Irina Lungu (Donna Anna),
Alex Esposito (Leporello), Carlos Álvarez (Don Giovanni),
dir: Stefano Montanari


Il terzetto delle maschere è il punto culminante dell'azione interiore: dov'essa si spiritualizza al massimo negli animi di Anna, Ottavio ed Elvira, fino a toccare una sfera di valori religiosi e alludere, al di sopra della lettera, a una ricchezza quasi sgomentevole di soprasensi. Adesso, naturalmente, il passo è aperto per lo svolgimento e la culminazione dell'azione esterna. il terzetto delle maschere è come un nodo: una porta stretta, la strozzatura della clessidra, attraverso la quale tutti i personaggi sono come inghiottiti e fagocitati nella misteriosa porticina del villino di Don Giovanni: prima Leporello e i contadini; poi Don Giovanni, Zerlina e Masetto; ora i tre pellegrini della vendetta, gli emissari del Commendatore, strumenti della giustiia celeste. Da questo punto il finale si spalanca nell'esteriorità e fa la ruota come il pavone, raggiungendo una complessità di concezione teatrale e musicale destinata a rimanere per molto tempo inuguagliata nel teatro d'opera.
(Massimo Milla)



Robert Gleadow (Masetto), Sylvia Schwartz (Zerlina), Bryn Terfel (Don Giovanni),
Annette Dasch (Donna Elvira), Michael Schade (Don Ottavio), Anna Samuil (Donna Anna),
René Pape (Leporello), dir: Manfred Honeck


Boaz Daniel (Masetto), Ildiko Raimondi (Zerlina), Thomas Hampson (Don Giovanni),
Soile Isokoski (Donna Elvira), Michael Schade (Don Ottavio), Edita Gruberova (Donna Anna),
Ferruccio Furlanetto (Leporello), dir: Zubin Mehta


Leonardo Monreale (Masetto), Marilyn Horne (Zerlina), Gabriel Bacquier (Don Giovanni), Pilar Lorengar (Donna Elvira), Werner Krenn (Don Ottavio), Joan Sutherland (Donna Anna), Donald Gramm (Leporello), dir: Richard Bonynge

Eberhard Wächter (Masetto), Graziella Sciutti (Zerlina), George London (Don Giovanni), Sena Jurinac (Donna Elvira), Leopold Simoneau (Don Ottavio), Hilde Zadek (Donna Anna), Walter Berry (Leporello), dir: Rudolf Moralt

5 febbraio 2014

Don Giovanni (22) - “Batti, batti, o bel Masetto”

Scritto da Christian

Eccoci nel giardino della villa di Don Giovanni, dietro il palazzo illuminato, con due padiglioni ai lati, in attesa che cominci la gran festa che farà da sfondo al finale del primo atto. Qui assistiamo al reincontro fra Zerlina (appena giunta a palazzo, come ci aveva riferito Leporello poco fa) e Masetto. Naturalmente il contadino è furioso con la sua promessa sposa, che aveva avuto l'ardire di abbandonarlo proprio il giorno delle nozze. Ma la ragazza, con estremo candore, riesce abilmente ad ammansirlo. Dapprima presentandosi come innocente vittima degli inganni di Don Giovanni ("Ma se colpa io non ho! Ma se da lui ingannata rimasi!"), poi rassicurando il suo sposo della propria integrità ("Non mi toccò la punta delle dita!"), e infine offrendosi di espiare ogni possibile colpa con la giusta punizione ("Sfogati, ammazzami, fa' tutto di me quel che ti piace: ma poi, Masetto mio, ma poi fa' pace").

Come può Masetto resistere a simili parole? L'aria di Zerlina lo invita a "batterla" (cioè a picchiarla), senza alcuna reazione da parte sua ("Starò qui come agnellina / le tue botte ad aspettar"). Ovviamente il giovane non ne ha il coraggio ("Ah, lo vedo, non hai core!"), e la riconciliazione è subito servita, in maniera talmente rapida ed efficace che lo stesso Masetto commenterà fra sé e sé, nel recitativo che segue, "Guarda un po' come seppe questa strega sedurmi! Siamo pure i deboli di testa!". Come dice Sergio Sablich, questa scena – nella quale Zerlina sveste per la prima volta i panni dell'ingenua fanciulla e dimostra di saper giocare bene le carte della femminilità – "serve a creare una parentesi di apparente serenità, che verrà poi fagocitata dal ritmo turbinoso della follia più completa".

Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

ZERLINA
Masetto... senti un po'... Masetto, dico...

MASETTO
Non mi toccar.

ZERLINA
Perché?

MASETTO
Perché, mi chiedi?
Perfida! Il tatto sopportar dovrei
d'una man infedele?

ZERLINA
Ah, no, taci, crudele!
Io non merto da te tal trattamento.

MASETTO
Come? Ed hai l'ardimento di scusarti?
Star sola con un uom! Abbandonarmi
il dì delle mie nozze! Porre in fronte
a un villano d'onore
questa marca d'infamia! Ah, se non fosse,
se non fosse lo scandalo, vorrei...

ZERLINA
Ma se colpa io non ho! Ma se da lui
ingannata rimasi! E poi, che temi?
Tranquìllati, mia vita:
non mi toccò la punta delle dita.
Non me lo credi? Ingrato!
Vien qui, sfògati, ammazzami, fa' tutto
di me quel che ti piace:
ma poi, Masetto mio, ma poi fa' pace.

Clicca qui per il testo del brano.

ZERLINA
Batti, batti, o bel Masetto,
la tua povera Zerlina:
starò qui come agnellina
le tue bòtte ad aspettar.
Lascerò straziarmi il crine,
lascerò cavarmi gli occhi;
e le tue care manine
lieta poi saprò baciar.
Ah, lo vedo, non hai core!
Pace, pace, o vita mia!
In contento ed allegria
notte e dì vogliam passar.



Susanne Mentzer


Lucia Popp


Elisabeth Schwarzkopf


Anna Moffo


Angelika Kirchschlager


Kathleen Battle

Vesselina Kasarova