23 ottobre 2011

1. Introduzione (Duetto): "Cara, non dubitar"

Scritto da Daniele Ciccolo

Eccoci con il primo brano effettivo dell'opera. Con esso facciamo conoscenza dei due protagonisti che, come da titolo, si sono sposati segretamente. I loro nomi sono Carolina e Paolino.
Non sarà inutile richiamare il fatto che l'unione è tenuta segreta per una ragione ben precisa: Carolina è, infatti, la figlia minore di Geronimo, un ricco borghese che vorrebbe combinare per le figlie due matrimoni in modo da imparentarsi col ceto nobiliare e divenire esso stesso un nobile.
Nel complesso, il testo esprime la concorde volontà dei due innamorati nel voler svelare la loro unione clandestina; unione che costituisce l'antefatto su cui l'intera vicenda è costruita.

Come pensate che reagirebbe Geronimo se, mentre è totalmente assorbito dai suoi progetti su queste unioni, scoprisse che in realtà Carolina si è già segretamente sposata con Paolino, giovane di negozio suo dipendente?

È in questo contesto che si inserisce il primo brano dell'opera. Insolitamente, esso si chiama "Introduzione". Questo termine, infatti, era generalmente utilizzato quando un'opera del Settecento si apriva con più di due personaggi, ma qui lo troviamo in riferimento agli sposi colti in medias res.
C'è però una importante considerazione da fare. La spiegazione che ho appena dato sull'antefatto su cui si innesta questa "Introduzione" non si trae direttamente dal testo di questo brano, ma in quello del recitativo che segue; qui, invece, si parla genericamente del fatto che sono sposi e ci si riferisce ad un indefinito "arcano" da svelare.
Insomma, a parte la vaghezza dell'espressione che sentiamo in questo primo brano, noi nulla sappiamo circa la vicenda che lega questi due personaggi. Sottolineo questo punto perché vorrei cercare di dimostrare il modo con cui la musica abbia un'efficacia evocativa talvolta superiore a quella propria della parola.

Come si potrebbe esprimere musicalmente il fatto che Paolino e Carolina sono una coppia innamorata?
È la forma musicale utilizzata che ce lo spiega. Infatti, quella che ho finora chiamato genericamente "Introduzione" altro non è che un duetto.
È vero che quando si parla di "duetto" ci si riferisce a qualsiasi brano con due personaggi; ma è altrettanto vero (ad anche arcinoto a tutti) che il duetto è la forma principe del canto fra innamorati. Si tratta di una forma musicale che all'epoca di Cimarosa aveva raggiunto una impostazione ben definita, che si ritrova matura già in Metastasio. Ed infatti la struttura del duetto di cui stiamo parlando ricalca molto da vicino un famoso duetto mozartiano, cioè "Là ci darem la mano". Se proviamo ad ascoltare con attenzione in successione entrambi i brani ci rendiamo conto che hanno molto in comune.

Nel "Là ci darem la mano" possiamo osservare che:
- i personaggi si presentano separatamente, ciascuno con una strofa di quattro versi: Don Giovanni prima ("Là ci darem la mano / là mi dirai di sì / Vedi, non è lontano, /partiam, ben mio, da qui") e Zerlina poi ("Vorrei e non vorrei / mi trema un poco il cor; / Felice, è ver, sarei / ma può burlarmi ancor");
- in secondo luogo, i personaggi si alternano, ciascuno pronunciando un verso: il che esprime la titubanza di Zerlina nell'accettare le avances di Don Giovanni;
- infine, i personaggi cantano insieme (nella partitura si trova scritto "a 2"), a simboleggiare il cedimento di Zerlina e il raggiungimento di una comunione d'intenti.

Nel nostro caso, la struttura è analoga, con una particolarità in più: nella fase in cui i personaggi cantano separatamente Cimarosa ha scelto esattamente lo stesso motivo melodico: il che indica, appunto, che l'unione è già avvenuta. Il matrimonio, insomma, è premessa e non conseguenza del contenuto del duetto.
Inoltre, i dubbi che hanno i personaggi derivanti dalla loro situazione clandestina sono espressi ancora una volta nello stesso tema iniziale: infatti, in corrispondenza delle parole "dubitar" e "fai sperar" il testo musicale presenta una sincope; si tratta di una combinazione ritmica che si presta bene ad essere usata per esprimere perplessità.

Vorrei concludere con un'annotazione, per favorire la comprensione di chi si introduce per le prime volte nel mondo dell'opera.
In riferimento alla struttura di un'opera lirica possiamo genericamente individuare due momenti:
- il recitativo;
- l'aria.

Il recitativo ha la caratteristica di essere privo dell'accompagnamento orchestrale: per buona parte delle opere troviamo il solo sostegno del clavicembalo, talvolta accompagnato dal violoncello (pensiamo, ad esempio, al recitativo "Bravo, signor padrone" tratto dalle "Nozze di Figaro"). Il recitativo rappresenta, per così dire, il momento "dinamico" di un opera: ogni storia si evolve nei recitativi; allo stesso modo, è sempre nei recitativi che riceviamo le informazioni più importanti sulle personalità e i caratteri dei personaggi.

L'aria, invece, è quella parte dell'opera che presenta l'accompagnamento orchestrale a sostegno dei cantanti. In realtà, il termine "aria" è alquanto generico, dal momento che ne esistono diverse tipologie. In questa sede, però, mi interessa precisare il suo carattere "statico" rispetto all'architettura complessiva di un'opera: l'azione si ferma e permette ai cantanti si sfoggiare le proprie abilità canore.

Generalmente, un'opera inizia con un'aria e successivamente vi è un'alternanza tra "recitativo ed aria", che insieme formano una "scena". Tale alternanza è motivata dall'esigenza di evitare di far suonare in modo continuativo l'orchestra (con conseguente stanchezza degli esecutori) e di evitare che il pubblico si annoi a causa della "omogeneità" prolungata di ciò che sta ascoltando.
È vero che l'opera si evolverà ed assumerà diverse caratteristiche, ma questo può bastare perché siate maggiormente consapevoli di cosa state ascoltando.

Concludo precisando che ho deciso di postare quasi sempre solo i video contenenti le arie, ritenendo che i recitativi potessero in qualche modo "appesantire" il vostro ascolto.


PAOLINO
Cara, non dubitar,
mostrati pur serena.
Presto avrà fin la pena
che va a turbarti il cor.

CAROLINA
Caro, mi fai sperar.
Mi mostrerò più lieta.
Ma sposa tua segreta
nasconderò il dolor.

PAOLINO
Forse ne sei pentita?

CAROLINA
No, sposo mio, mia vita.

PAOLINO
Dunque perché non mostri
il tuo primier contento?

CAROLINA
Perché vieppiù pavento
quello che può arrivar.
Se m'ami, deh! t'affretta
l'arcano a palesar.

PAOLINO
Sì, sposa mia diletta,
ti voglio contentar.

(a 2)
Se amor si gode in pace
non v'è maggior contento;
ma non v'è egual tormento
se ognor s'ha da tremar.

Ecco, di seguito, alcune versioni di questo duetto.

Personalmente, sono molto attratto dalla versione diretta da Francis Travis. Non è un caso, infatti, che essa sia collocata in pole position in ogni post. Spero che la troviate appassionante quanto la trovo io!


Paolo Barbacini e Antonella Bandelli



David Kuebler e Georgine Resick

Ryland Davies e Arleen Augér

Quanto al primo dei due video che seguono, a me piace chiudere gli occhi e ascoltare; diversamente rischierei che la mia attenzione sia traviata da una scenografia e da una regia che non convincono proprio, anzi, che giudico addirittura offensive per un'opera del genere: è, questo, un piccolo sfogo personale che ho voluto condividere con voi!


Enrico Iviglia e Kanae Fujitani

Leopold Simoneau e Pierrette Alarie

15 ottobre 2011

0. Ouverture

Scritto da Daniele Ciccolo

La parola ouverture deriva dal francese ouver, che significa "apertura". Questo ci indica in maniera chiara la finalità di un brano musicale con questo nome, cioè quella di anteporsi ad un'opera lirica.
Nella prassi operistica di buona parte del '700 l'ouverture non veniva considerata parte integrante dell'opera che seguiva, ma aveva la sola funzione di richiamare l'attenzione degli spettatori invitandoli tacitamente a sedersi, dal momento che la "vera" performance sarebbe cominciata a breve. Successivamente essa acquisì la dignità di "brano vero e proprio" con funzione introduttiva.
Talvolta i compositori si sono trovati ad utilizzare questo brano (caratterizzato dai soli strumenti e dall'assenza di voci) per anticipare i contenuti dell'opera stessa. È il caso, per esempio, dell'ouverture del "Don Giovanni" di Mozart, che contiene buona parte della musica utilizzata verso la fine del secondo atto, quando la statua del Commendatore giunge al palazzo di Don Giovanni.
Comunque questa non è affatto una regola fissa: spesso, infatti, i compositori non riutilizzano il materiale musicale dell'ouverture, come nel nostro caso.

L'ouverture del "Matrimonio segreto" è stata scritta nella tonalità di Re maggiore e credo non sia un caso. Si tratta, a mio avviso, del primo richiamo alle "Nozze di Figaro" di Mozart: anche quell'ouverture, infatti, è costruita sulla medesima tonalità.

Ma c'è dell'altro. Chiunque abbia una discreta dimestichezza con le opere di Mozart non farà fatica a collegare le prime tre battute dell'ouverture che stiamo analizzando con quelle iniziali del "Flauto magico".
Come è già stato detto nei post precedenti, infatti, Cimarosa giunse a Vienna alla fine del 1791. Mozart morì nel dicembre dello stesso anno ed aveva ultimato il "Flauto magico" nel mese di settembre. Quindi è molto probabile che Cimarosa abbia assistito a una delle repliche dell'opera.
E molti direttori se ne accorgono e si regolano con l'orchestra di conseguenza, mentre altri sembrano non notarlo...
Comunque, in Mozart il triplice accordo iniziale, impostato sulla tonalità di Mi bemolle maggiore (considerata la "tonalità della luce"), richiama i colpi di mazzuolo col quale il Maestro Venerabile apriva un'adunanza massonica.
Ora, se ci sono le prove del fatto che Mozart fosse massone, non si hanno notizie circa una eventuale appartenenza di Cimarosa a questa associazione segreta. Dal momento che il richiamo è abbastanza evidente, possiamo supporre un'adesione quantomeno sostanziale del compositore campano nei confronti dei principi massonici, gli stessi che si stavano diffondendo in tutta Europa attraverso la Rivoluzione francese.

Detto questo, vi propongo diverse versioni di questa ouverture, in modo che ciascuno possa operare dei confronti e cogliere le differenti sfumature che si ritrovano in esse.
Personalmente, c'è una versione che mi affascina molto, pur avendola conosciuta da poco. Si tratta di quella in cui Francis Travis dirige l'Orchestra della Svizzera italiana.
È tale preferenza che mi ha spinto a postare per prima questa versione. Da notare, infine, che è l'unica versione in cui il clavicembalo (di solito usato solo per i recitativi) è usato sia nell'ouverture che nelle arie che seguono!

Ora basta con le chiacchiere: è venuto il momento della Musica!


Francis Travis



Hilary Griffiths


Daniel Barenboim


Arturo Toscanini


Aldo Sisillo


Leo Blech

Filippo Zigante


Naturalmente, ci sono versioni buone ed altre meno buone; in alcune il suono non è perfetto, ma quelle non le ho caricate io su YouTube!

Da ultimo, una versione di cui non sono riuscito a reperire né il nome del direttore né quello dell'orchestra che esegue, ma è una bella versione:



Concludo con un'annotazione.
Chi avrà la pazienza di ascoltare tutte le versioni noterà sicuramente che esse non sono perfettamente uguali. Tornato a Napoli, infatti, Cimarosa adattò quest'opera ai teatri italiani e ciò è causa della diversità nelle versioni proposte. Questo discorso è applicabile anche al testo del libretto, che perciò potrà risultare difforme in alcune parole nelle differenti versioni rispetto al testo da me postato di volta in volta.

12 ottobre 2011

Il matrimonio segreto - Presentazione generale

Scritto da Daniele Ciccolo

Il matrimonio segreto
Opera buffa in due atti
Libretto di Giovanni Bertati
Musica di Domenico Cimarosa

Prima rappresentazione:
Vienna (Burgtheater), 7 febbraio 1792

Personaggi e voci:

Geronimo (basso), ricco mercante di Bologna;
Elisetta (soprano), figlia maggiore del signor Geronimo, promessa sposa al Conte;
Carolina (soprano), figlia minore del signor Geronimo, sposa segreta di Paolino;
Fidalma (mezzosoprano), sorella del signor Geronimo, vedova ricca;
Conte Robinson (basso);
Paolino (tenore), giovane di negozio del signor Geronimo.


Il matrimonio segreto è quello tra Paolino, un giovane di negozio, e Carolina, la figlia del padrone.
Il ricco mercante bolognese (Geronimo), padre sia di Carolina che di Elisetta, non ha altra brama che quella di acquisire un titolo nobiliare. Allora cerca di combinare un matrimonio "nobile" tra la primogenita Elisetta e il Conte Robinson, grazie soprattutto alla mediazione di Paolino. Quest'ultimo cerca di sfruttare a proprio vantaggio la conclusione del matrimonio (che sarà definitiva quando il Conte si presenterà in casa del mercante per firmare il relativo contratto) per rendere maggiormente digeribile al padrone la notizia del suo matrimonio segreto con Carolina.

Ma colpo di scena vuole che, al suo arrivo, il Conte rimanga perdutamente affascinato da Carolina e che sia pronto a rinunciare a metà della dote promessagli pur di poter coronare con lei il suo sogno d'amore. Come se non bastasse, a complicare la già intricata vicenda vi è Fidalma, sorella di Geronimo e vedova rimasta ricca per testamento del suo primo marito, la quale ha messo gli occhi su Paolino ed è intenzionata a sposarsi con lui.

Dopo una serie di malintesi, di strepiti, di accordi, di ripensamenti, di gelosie e di tentativi di fuga, tutti i nodi vengono al pettine: alla fine dell'opera il segreto viene rivelato; tutti gli astanti rimangono senza parole e solo dopo una manifestazione d'ira di Geronimo arriva il desiderato perdono e la lieta conclusione della vicenda.

Nel complesso, l'opera presenta il trionfo dell'amore sugli interessi economici, con una vena egualitaria (penso a Paolino che nella scala sociale rimane pur sempre inferiore alla sposa Carolina) e non senza la presa in giro della classe borghese allora dominante e incarnata da Geronimo.


a) Cimarosa a Vienna: la commissione dell'opera

Siamo verso la fine del 1791. Cimarosa ha ottenuto il congedo dalla Russia per poter tornare in Italia. Nel suo viaggio di ritorno Vienna fu praticamente una tappa obbligata, dato che si trattava, al momento, della capitale europea della musica. Curiosamente, l'itinerario percorso dal musicista campano fu analogo a quello intrapreso da Paisiello nel 1784.
Morto Giuseppe II, il nuovo imperatore dell'impero asburgico è il fratello minore Leopoldo II (già Granduca di Toscana). Al suo arrivo Cimarosa si vide subito commissionare un'opera dall'imperatore in persona; gli fu assegnato uno stipendio annuo di 12.000 fiorini (somma molto alta per l'epoca) e una casa.
L'opera fu destinata al Burgtheater, il più importante dei due teatri di corte, lo stesso in cui, poco più di cinque anni prima, furono rappresentate "Le nozze di Figaro" di Mozart.

La "prima" avvenne il 7 febbraio del 1792. Fu un successo straordinario, che le cronache dell'epoca confermano con un interessante aneddoto. Sembra, infatti, che Leopoldo II (paradossalmente poco amante della musica) alla fine della rappresentazione ne abbia chiesto una replica integrale dopo aver invitato a cena il compositore e i cantanti. È un evento unico nella storia del teatro operistico, destinato a non ripetersi più. L'unico precedente riguarda "Le nozze di Figaro", dove però furono bissati solo alcuni brani dell'opera, tanto che l'imperatore fu costretto ad emanare un decreto che limitava il numero di "bis" eseguibili.
Vero o falso che sia, quest'aneddoto ci dimostra la fama che subito accolse l'opera cimarosiana. Un successo che non fu solo momentaneo, ma che si spinse nei decenni successivi fino ad oggi. È interessante notare, infatti, che "Il matrimonio segreto" fu l'unica opera italiana del XVIII secolo a rimanere pressoché sempre presente nei cartelloni dei teatri d'opera dell'Ottocento, giungendo così ai nostri giorni.


b) Il topos del "matrimonio segreto" nel XVIII secolo e i precedenti artistici

Il soggetto dell'opera richiamato dal titolo merita un approfondimento.
Era usanza nella corte asburgica che i soggetti usati per le opere provenissero da un ambiente esterno rispetto a quello dell'impero stesso. È proprio il nostro caso: il libretto di Bertati, infatti, ha origini inglesi e francesi.

Il primo anello della catena è rappresentato dal pittore inglese William Hogarth. Tra il 1743 e il 1745 egli dipinse un ciclo di opere chiamato "Le mariage à la mode". Si tratta di sei dipinti (che oggi si trovano alla National Gallery di Londra) che rappresentano le conseguenze di un matrimonio concluso esclusivamente per interessi economici; conseguenze che si rivelano negative per il fatto che nelle ultime due tele del ciclo si rappresenta la morte dei due sposi. È, insomma, il tema del "matrimonio di interesse", presente in molte opere letterarie e conosciuto praticamente da chiunque.
Ai nostri fini, ci interessa osservare e analizzare la prima delle tele del ciclo, intitolata "Il contratto", più aderente alla trama dell'opera. Eccone un'immagine:




Osservando il dipinto notiamo già la presenza di alcuni personaggi che, con la dovuta rielaborazione, sono presenti anche nell'opera cimarosiana. Il personaggio a destra è il Conte che, tormentato dalla gotta, ostenta orgoglioso il suo albero genealogico, a voler dimostrare il suo rango nobiliare. Sul tavolo ci sono monete e banconote: si tratta, com'è facile intuire, della dote che il Conte (ovviamente un nobile decaduto) ha ricevuto dalla famiglia della futura sposa. Il personaggio in piedi dietro il tavolo è un creditore del Conte: lo si capisce dal fatto che in una mano trattiene una somma di denaro proveniente dalla dote appena incassata, mentre nell'altra tiene un certificato ipotecario che sta per restituire al Conte, dal momento che il debito è stato estinto. All'altro lato del tavolo rotondo siede il padre della sposa appartenente al ceto borghese; l'artista lo ha dipinto mentre è concentrato nella lettura del contratto di matrimonio.
Gli altri personaggi rilevanti dell'opera sono naturalmente i due promessi sposi. La figlia del borghese appare imbronciata (a causa del matrimonio non desiderato) ed è raffigurata nell'atto di giocare con la fede nuziale appena infilata in un fazzoletto; il figlio del Conte, invece, si guarda allo specchio con una tabacchiera in mano e sembra narcisisticamente compiacersi di se stesso.
Il concetto espresso dal dipinto è ben sintetizzato dagli animali visibili sulla sinistra del quadro: i cani appaiono legati da una catena, a simboleggiare il legame appena instaurato tra il ceto nobiliare e quello borghese.
Come accennavo prima, si tratta di un ciclo che rappresenta una situazione molto comune all'epoca, cioè i matrimoni di interesse. E la tematica principale che lega le sei tele è appunto il trionfo dell'interesse sull'amore. Tengo a sottolineare questo punto per il fatto che nelle rielaborazioni successive di questo topos (di cui sto per parlare) fino a Cimarosa si capovolgerà la prospettiva: sarà l'amore a vincere sull'interesse.

Il secondo passaggio è rappresentato dalla pièce teatrale ricavata dalle opere di Hogarth da parte dei due drammaturghi britannici David Garrick e George Colman, dal titolo "The clandestine marriage", risalente al 1766. Questa pièce è molto importante perché si introduce una novità: il matrimonio d'interesse non sarà celebrato perché la fanciulla protagonista ha già sposato segretamente un suo coetaneo di umile condizione sociale.

Uscito dall'Inghilterra, il tema del matrimonio combinato si introduce in terra francese. Infatti, il musicista francese Joseph Kohaut si interessa alla commedia inglese e ne trae un'opèra-comique nel 1768, dal titolo "Sophie, ou Le mariage caché" su libretto di Madame Riccoboni.

L'ultima opera sul tema che precede quella di Bertati e Cimarosa è "Le mariage clandestin" di François Devienne su libretto di Joseph Pierre, risalente al 1790.


c) Cimarosa e Mozart: un accostamento necessario

A seguito del successo del "Matrimonio segreto", la storiografia musicale cominciò ad accostare Cimarosa a Mozart. In realtà andrebbe fatto il contrario, cioè bisognerebbe accostare Mozart a Cimarosa.
Mi spiego meglio.
È Mozart che deve molto a Cimarosa e non solo il contrario. O meglio, non tanto alla persona di Cimarosa, quanto piuttosto alla celebre Scuola musicale napoletana citata nel post precedente e rappresentata dal musicista campano.
Infatti, nel corso dei tre viaggi compiuti in Italia, Mozart giunge anche a Napoli, dove la sua celebre scuola è già al culmine del suo sviluppo musicale, specie nel campo dell'opera buffa. È qui che Mozart apprende degli archetipi, degli schemi, delle soluzioni teatrali che lo renderanno un insigne maestro in questo genere. La summa di queste conoscenze si trova naturalmente nelle "Nozze di Figaro".
Insomma, senza Cimarosa e senza la scuola napoletana il Mozart dell'opera buffa non sarebbe quale noi oggi lo conosciamo: ugualmente geniale, ma probabilmente meno ricco da un punto di vista dell'invenzione musicale e della tecnica compositiva teatrale.

È per questi motivi che cercherò nei post successivi di richiamarmi, laddove opportuno, a Mozart e a brani delle sue opere, perché ho creduto di scorgervi affinità (spesso molto evidenti) con la musica di Cimarosa in questo "matrimonio segreto".


d) Il tempo dell'azione: la folle giornata e le unità aristoteliche

In base all'impostazione dell'opera ritengo che il sottotitolo delle "Nozze di Figaro" ben potrebbe adattarsi anche all'opera di cui stiamo parlando. Anche nel nostro caso, infatti, la vicenda si svolge in una sola giornata, con eventi e colpi di scena tali da poterla definire "folle".
Certo, nell'opera mozartiana l'intreccio è più complesso e costituito da un numero maggiore di personaggi (non a caso l'opera è divisa in quattro atti invece che negli usuali due), ma l'intensità del susseguirsi degli eventi rende ugualmente folle (o, quantomeno, stravagante ed insolita) la giornata in cui si svolge la storia dei due sposi segreti.
Questo evidenzia il rispetto, fra gli altri, di un canone che doveva essere presente ai compositori e ai librettisti dell'epoca: mi riferisco alle unità aristoteliche. Accennati nella "Poetica" di Aristotele e malamente interpretate nel corso del Rinascimento, esse finirono col diventare il nucleo strutturale su cui modellare qualsiasi vicenda teatrale.
L'opera, infatti, comincia al mattino e si conclude a notte fonda. Ciò evidenzia il rispetto della c.d. unità di tempo.
Quanto all'unità di luogo tutto si svolge all'interno del palazzo di Geronimo, che si trova a Bologna. L'unica allusione ad un luogo esterno sarà nel secondo atto, laddove si parlerà di un "ritiro": ciò evidenzia la chiusura di quella porzione di società in cui i personaggi risultano inseriti.
Infine, l'unità d'azione, che è anche la più importante, riguarda il tema del matrimonio, come ci suggerisce lo stesso titolo dell'opera; tema che conferisce coesione alla storia per il fatto che si tratta da un lato del matrimonio segreto tra Paolino e Carolina, mentre dall'altro si fa riferimento a quello "combinato" tra il Conte ed Elisetta.


Alcune delle incisioni più celebri:



Link utili:

Articolo su Wikipedia in inglese
Articolo su Wikipedia in italiano
Libretto completo
Partitura dell'opera (solo le arie)

3 ottobre 2011

Il matrimonio segreto - Il compositore e il librettista

Scritto da Daniele Ciccolo

"Il matrimonio segreto" è un'opera buffa di Domenico Cimarosa sul libretto di Giovanni Bertati.

Prima di addentrarmi nell'analisi dell'opera mi sembra opportuno fornire qualche breve cenno circa il compositore dell'opera e il suo librettista.

In genere io stesso amo l'essenziale, quindi ogni considerazione di carattere biografico rischia di essere superflua e probabilmente noiosa. Però è bene precisare che Cimarosa è un compositore che, come potrebbe essere per esempio Antonio Salieri, ha sofferto di un ingiusto trattamento da parte di chi ne ha dimenticato la grandezza. Molti, infatti, lo conoscono solo di nome. Spero, allora, di contribuire ad una maggiore conoscenza della sua figura e, di conseguenza, della sua attività musicale. Inoltre, calarsi nella vita degli artefici di questa meravigliosa opera può permettere di avere una visione più ampia dell'opera stessa, cioè di capirla meglio.

Domenico Cimarosa è stato uno degli ultimi rappresentanti della famosa "Scuola musicale napoletana". Fu una delle figure centrali dell'opera, in particolare di quella buffa, del tardo Settecento.

Nacque ad Aversa (Caserta) nel 1749 da una famiglia dalle umilissime origini. A partire dai dodici anni circa studiò al Conservatorio Santa Maria di Loreto di Napoli. Dopo le primissime esperienze nel mondo dell'opera, il suo primo grande successo arrivò nel 1779 a Roma con l'intermezzo "L'italiana a Londra". Fu questo che permise a Cimarosa di essere conosciuto nei maggiori centri italiani ed europei.

La sua fama fu tanto grande che l'imperatrice Caterina II lo volle in Russia, come già era accaduto a Paisiello. Sul rapporto tra Cimarosa e l'ambiente russo esistono poche notizie documentate e per di più discordanti. Da una parte, infatti, si sostiene che da subito abbia dato prova di valore e che sia stato immediatamente apprezzato dall'imperatrice, mentre dall'altra c'è chi pensa che Caterina II si sia presto annoiata del compositore e che egli stesso si sentisse poco valorizzato, ragion per cui la sua attività creatrice ne avesse risentito subendo rallentamenti.

Quel che è certo è che nel 1791 (dopo circa quattro anni di permanenza) Cimarosa chiese ed ottenne il congedo per poter finalmente tornare in Italia. Nel corso del suo viaggio di ritorno il compositore fece tappa a Vienna. È proprio qui che l'imperatore in persona (Leopoldo II) gli commissionò un'opera, che venne rappresentata nel febbraio del 1792. Quest'opera è proprio il "Matrimonio segreto", considerato il suo capolavoro.

Dopo la morte di Leopoldo II, Cimarosa fece ritorno a Napoli. Le ultime tappe della sua vita furono Padova e Venezia: è in quest'ultima città che il nostro compositore trovò la morte, nel 1801.
Controverse risultarono (e lo sono a tutt'oggi) le opinioni sulla sua morte. Ci furono addirittura sospetti di avvelenamento. Ma all'epoca queste voci furono dissipate da una dichiarazione ufficiale sulle cause del decesso stesa dal medico personale del papa Pio VII.

L'attività operistica cimarosiana comprende circa una settantina di opere. Il compositore campano, comunque, ebbe modo di misurarsi con diversi altri generi, dalla musica sacra a quella strumentale a quella per clavicembalo e fortepiano.


Su Giovanni Bertati (1735-1808) mi limito a pochissime indicazioni.
Fu un noto librettista del XVIII secolo. Si occupò soprattutto di testi giocosi e di derivazione goldoniana. All'epoca di composizione dell'opera fu poeta cesareo alla corte di Vienna, sostituendo Da Ponte.
Tra le sue opere vorrei segnalare il libretto del "Don Giovanni" musicato da Giuseppe Gazzaniga. Si tratta, infatti, del più illustre antecedente dell'omonima opera mozartiana: è proprio sul testo di Bertati che Da Ponte si rifece maggiormente per la stesura del suo libretto.

2 ottobre 2011

Back to 1700…

Scritto da Christian

“Opera Omnia” si arricchisce di un nuovo collaboratore, Daniele Ciccolo.
A partire dai prossimi giorni, Daniele ci presenterà un’opera forse meno celebre di quelle che abbiamo trattato finora (e lo stesso vale per il suo compositore) ma che merita sicuramente di essere approfondita, anche perché è considerata – al fianco di quelle di Mozart – una delle più importanti opere buffe del diciottesimo secolo: “Il matrimonio segreto” di Domenico Cimarosa.

Dopo aver parlato finora di un’opera del 1700, di una del 1800 e di una del 1900, torniamo dunque al secolo dei lumi. Buona lettura!