30 marzo 2014

Don Giovanni (33) - “Il mio tesoro intanto”

Scritto da Christian

Leporello è fuggito, e Don Ottavio finalmente si dichiara convinto della colpevolezza di Don Giovanni (cosa che a tutti gli altri era evidente da un pezzo: ma a quanto pare i "pregiudizi di classe", di cui abbiamo già parlato, ancora non permettevano a un nobiluomo come lui di essere certo al cento per cento delle nefandezze di un suo pari: "Come mai creder deggio / di sì nero delitto / capace un cavaliero?", si chiedeva poco prima). A questo punto, Ottavio invita Elvira, Masetto e Zerlina a trattenersi nella dimora di Donna Anna, per farle compagnia e consolarla, mentre lui si recherà a inoltrare "un ricorso a chi si deve": la sua vendetta, infatti, passa necessariamente per le autorità competenti (a differenza di Masetto, che aveva cercato di farsi giustizia da sé). È ovvio però (almeno per noi spettatori) che Don Giovanni non può essere punito dalla legge degli uomini, ma solo dalla giustizia ultraterrena: per questo motivo le parole e le azioni – almeno quelle minacciate – di Don Ottavio ci sembrano un po' ridicole (e di conseguenza, tutto il personaggio), cosa che però non ci impedisce di ammirare la sublime bellezza della musica che Mozart ha composto per lui, e per quest'aria in particolare.


Dopo la prima rappresentazione dell'opera a Praga (1787), l'aria "Il mio tesoro intanto" fu eliminata da Mozart in occasione dell'allestimento di Vienna dell'anno successivo, forse perché non gradita al tenore Francesco Morella, e sostituita con un duetto fra Leporello e Zerlina ("Per queste tue manine", di cui parleremo nel prossimo post), mentre ad Ottavio veniva concessa la meno impegnativa aria del primo atto "Dalla sua pace". Oggi, naturalmente, vengono solitamente conservati entrambi i brani per tenore (il duetto invece è raramente eseguito). L'aria è divisa in due parti che si alternano con lo schema A-B-A-B: la prima, "Il mio tesoro intanto", accompagnata da un'idea melodica semplice eppure dolcissima e tenera; e la seconda, decisamente più veemente e ricca di contrasti dinamici, "Ditele che i suoi torti". L'impetuosa chiusura orchestrale, che accompagna versi forti come "Che sol di stragi e morti / nunzio vogl'io tornar", sembra quasi ironicamente stridere con il carattere di Don Ottavio per come è stato presentato fin qui. Naturalmente, nel prosieguo della vicenda, Ottavio tutto farà tranne che tornar nunzio "di stragi e morti"! A parte una breve scena con Donna Anna, lo rivedremo solo nel controfinale, quando a punire Don Giovanni ci avrà già pensato il fantasma del Commendatore in persona, con tutto il suo corteo di diavoli dell'inferno.
La cristallizzazione di questa scena assai movimentata avviene nel recitativo e aria di Don Ottavio "Il mio tesoro intanto", pervasa di accenti eroici e cavallereschi un tantino compunti, ma riscattata da un'idea melodica non meno che sublime nella sua astrazione. La decisione di eliminare quest'aria nelle rappresentazioni viennesi e di sostituirla con una serie di brani farseschi tra Zerlina e Leporello suona stonata e del tutto pleonastica: essa fa precipitare il tono dall'alto della più nobile compostezza al basso di una corda quasi triviale, che non trova riscontro in nessun altro passo dell'opera.
(Sergio Sablich)
Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

DONN'ELVIRA
Ferma, perfido, ferma!

MASETTO
Il birbo ha l'ali ai piedi...

ZERLINA
Con qual arte
si sottrasse, l'iniquo!

DON OTTAVIO
Amici miei,
dopo eccessi sì enormi,
dubitar non possiam che Don Giovanni
non sia l'empio uccisore
del padre di Donn'Anna.
In questa casa per poche ore fermatevi:
un ricorso vo' far a chi si deve,
e in pochi istanti
vendicarvi prometto.
Così vuole dover, pietade, affetto.

Clicca qui per il testo del brano.

DON OTTAVIO
Il mio tesoro intanto
andate a consolar.
E del bel ciglio il pianto
cercate di asciugar.
Ditele che i suoi torti
a vendicar io vado,
che sol di stragi e morti
nunzio vogl'io tornar.



Gösta Winbergh


Luigi Alva


Nicolai Gedda


Anton Dermota


Michael Schade


Alfredo Kraus


Beniamino Gigli


Placido Domingo

Fritz Wunderlich

25 marzo 2014

Don Giovanni (32) - “Ah pietà, signori miei”

Scritto da Christian

Costretto a svelare la sua vera identità per dimostrare di non essere Don Giovanni, Leporello deve comunque fronteggiare l'ira di Zerlina, Masetto, Elvira e Don Ottavio (Donna Anna, sovrastata dalle forti emozioni, al termine del sestetto precedente si è allontanata con i suoi servi), che minacciano di punirlo: vuoi per aver ingannato la povera Elvira, vuoi per aver malmenato Masetto poco prima (un atto, anche questo, compiuto in realtà da Don Giovanni). Il povero servitore domanda perdono, cerca di scaricare le responsabilità ("Il padron con prepotenza / l'innocenza mi rubò") e fra vane suppliche e frenetiche spiegazioni – con un misto di astuzia e di opportunismo – sfrutta l'incertezza e la confusione che regna fra i suoi interlocutori (e che lui stesso semina con le sue parole in libertà: "Di fuori chiaro / di dentro scuro...") per cogliere l'attimo e fuggire da una delle porte, lasciando tutti con un palmo di naso.

Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

ZERLINA
Dunque, quello sei tu che il mio Masetto
poco fa crudelmente maltrattasti!

DONNA ELVIRA
Dunque, tu m'ingannasti, o scellerato,
spacciandoti con me da Don Giovanni!

DON OTTAVIO
Dunque, tu in questi panni
venisti qui per qualche tradimento!

DONNA ELVIRA
A me tocca punirlo.

ZERLINA
Anzi, a me!

DON OTTAVIO
No, no: a me!

MASETTO
Accoppatelo meco tutti e tre!

Clicca qui per il testo del brano.

LEPORELLO
Ah, pietà, signori miei!
Ah, pietà, pietà di me!
Do ragione a voi... a lei...
ma il delitto mio non è.
Il padron con prepotenza
l'innocenza mi rubò.
(a Donna Elvira)
Donna Elvira! compatite:
già capite come andò.
(a Masetto e Zerlina)
Di Masetto non so nulla,
ve 'l dirà questa fanciulla:
(accennando a Donna Elvira)
è un'oretta circumcirca
che con lei girando vo.
(a Don Ottavio)
A voi, signore,
non dico niente.
Certo timore...
Certo accidente...
Di fuori chiaro,
di dentro oscuro...
Non c'è riparo...
La porta, il muro...
Lo... il... la...
Vo da quel lato,
poi, qui celato,
l'affar si sa,
oh, si sa!
Ma s'io sapeva
fuggìa per qua...
(fugge)



David Bizic


Ildebrando D'Arcangelo


Alfredo Kraus


László Polgár

Donald Gramm


René Pape

20 marzo 2014

Don Giovanni (31) - “Sola sola, in buio loco”

Scritto da Christian

Il grande sestetto centrale del secondo atto mette in scena tutti i personaggi tranne Don Giovanni. Siamo ormai a tarda notte, e ritroviamo Leporello (nei panni del suo padrone) che, in compagnia dell'ingannata Donna Elvira, è giunto fino nei pressi della casa di Donna Anna. Qui, nell'atrio oscuro della villa, il servo cerca di liberarsi una volta per tutte della dama che gli sta a fianco, convinta di trovarsi in compagnia del suo promesso sposo ormai redento. E fra angoli bui, porte chiuse e aperte, vie di fuga o mancanza di esse, il complesso sestetto che ne segue (ai due personaggi già citati si aggiungono dapprima Donna Anna e Don Ottavio, "vestiti a lutto"; e poi Masetto e Zerlina, in cerca di vendetta dopo che il contadino è stato brutalmente malmenato nella scena precedente) assume a tratti lo spessore e l'intensità di un finale d'atto, soprattutto nella stretta finale che sembra davvero un concertato degno di una chiusura di sipario.

Sergio Sablich sottolinea come Don Giovanni, nonostante la sua assenza, sia "quasi l'artefice occulto [dell'intreccio]: egli si riverbera come un'ombra invisibile sugli atti e perfino sui motivi degli altri personaggi vaganti nell'oscurità". E frattanto la musica di Mozart è mirabile nel donare una voce differente a ciascuno dei sei caratteri, fondendole in armonia e mostrando al contempo l'alternanza di emozioni: la paura di Leporello, l'incertezza di Elvira, il dolore di Anna, la compassione di Ottavio, la furia di Masetto e Zerlina, e poi ancora lo stupore di tutti al momento della rivelazione dell'identità di Leporello. A proposito di stupore, una nota lessicale: il verso "stupido resto" non significa che i personaggi mettono in dubbio la propria intelligenza (cfr. Stanlio e Ollio!). La parola "stupido" qui è usata come sinonimo di "stupìto, meravigliato"; in effetti l'origine del termine "stupido" deriva dal verbo latino stupēre, cioè "stupire".

Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

LEPORELLO
(sempre alterando la voce)
Di molte faci il lume
s'avvicina, o mio ben:
stiamo qui un poco
finché da noi si scosta.

DONNA ELVIRA
Ma che temi,
adorato mio sposo?

LEPORELLO
Nulla, nulla...
certi riguardi...
Io vo' veder se il lume è già lontano.
(Ah, come da costei liberarmi?)
Rimanti, anima bella...
(s'allontana)

DONNA ELVIRA
Ah, non lasciarmi!

Clicca qui per il testo del brano.

DONNA ELVIRA
(Sola sola, in buio loco,
palpitar il cor mi sento;
e m'assale un tal spavento,
che mi sembra di morir.)

LEPORELLO
(andando a tentoni)
(Più che cerco, men ritrovo
questa porta, sciagurata...
piano, piano: l'ho trovata.
Ecco il tempo di fuggir.)
(sbaglia la porta)

DON OTTAVIO
(entra con Donna Anna)
Tergi il ciglio, o vita mia!
E da' calma al tuo dolore:
l'ombra omai del genitore
pena avrà de' tuoi martir.

DONNA ANNA
Lascia almen alla mia pena
questo picciolo ristoro.
Sol la morte, o mio tesoro,
il mio pianto può finir.

DONNA ELVIRA
(Ah! Dov'è lo sposo mio?)

LEPORELLO
(Se mi trovan, son perduto.)

LEPORELLO E DONNA ELVIRA
Una porta là vegg'io.
Cheto/a cheto/a io vo' partir.
(Leporello cerca di uscire, ma Zerlina e Masetto, entrando, glielo impediscono)

ZERLINA E MASETTO
Ferma, briccone!
Dove te n' vai?

DONNA ANNA E DON OTTAVIO
Ecco il fellone!
Come era qua?

DONNA ANNA, ZERLINA, DON OTTAVIO E MASETTO
Ah! mora il perfido
che m'ha tradito!

DONNA ELVIRA
È mio marito!
Pietà, pietà!

DONNA ANNA, ZERLINA, DON OTTAVIO E MASETTO
È Donn'Elvira,
quella ch'io vedo?
Appena il credo...

DONNA ELVIRA
Pietà, pietà!

DONNA ANNA, ZERLINA, DON OTTAVIO E MASETTO
No, no: morrà!

LEPORELLO
(si scopre e si mette in ginocchio davanti agli altri)
Perdon, perdono,
signori miei.
Quello io non sono:
sbaglia, costei;
viver lasciatemi,
per carità!

DONNA ANNA, DONNA ELVIRA, ZERLINA, DON OTTAVIO E MASETTO
Dèi! Leporello!...
Che inganno è questo?
Stupida/o resto:
che mai sarà?

LEPORELLO
Mille torbidi pensieri
mi s'aggiran per la testa:
se mi salvo in tal tempesta,
è un prodigio, in verità.

DONNA ANNA, DONNA ELVIRA, ZERLINA, DON OTTAVIO E MASETTO
Mille torbidi pensieri
mi s'aggiran per la testa:
che giornata, o stelle, è questa!
Che impensata novità!



Kiri Te Kanawa (Donna Elvira), José van Dam (Leporello),
Kenneth Riegel (Don Ottavio), Edda Moser (Donna Anna),
Teresa Berganza (Zerlina), Malcolm King (Masetto), dir: Lorin Maazel


Dorothea Röschmann (Donna Elvira), Erwin Schrott (Leporello),
Matthew Polenzani (Don Ottavio), Annette Dasch (Donna Anna),
Ekaterina Siurina (Zerlina), Alex Esposito (Masetto), dir: Bertrand de Billy


Lisa della Casa, Otto Edelmann, Anton Dermota, Elisabeth Grümmer, Erna Berger, Walter Berry, dir: Wilhelm Furtwängler


Melanie Diener, Ildebrando D'Arcangelo, Piotr Beczala, Christine Schäfer, Isabel Baydarkian, Luca Piscaroni, dir: Daniel Harding


Alexandrina Pendatchanska, Lorenzo Regazzo, Kenneth Tarver, Olga Pasichnyk, Im Sun-hae, Nikolay Borchev, dir: René Jacobs

Pilar Lorengar, Donald Gramm, Werner Krenn, Joan Sutherland, Marilyn Horne, Leonardo Monreale, dir: Richard Bonynge

15 marzo 2014

Don Giovanni (30) - Masetto

Scritto da Marisa

Nell'allegro coro nuziale del primo atto a Masetto spettava la seconda strofa, quella che invita i ragazzi a non disperdere le energie “girando qua e là...” ma a vivere in pieno “la festa” perché questa dura poco. C'è già tutto un programma da cui partire per inquadrare il personaggio e studiarne l'evoluzione. Mentre per Zerlina la disponibilità è a non lasciar passare l'età assecondando quello che “bulica il core”, cioè la seduzione del momento (e abbiamo visto come questo apra la porta a Don Giovanni), per Masetto la gioia (“che piacer, che piacer che sarà!”) è nella possibilità di non disperdere le energie giovanili sfarfalleggiando, ma cercare di vivere la propria festa fino in fondo, cioè dentro la propria storia d'amore, sposando la sua amata e cercando di formare una vera famiglia.

Questa visione della vita (mettere la testa a posto e incanalare le proprie energie in un progetto stabile di relazione) lo pone subito in contrasto con Don Giovanni, la cui filofofia è invece proprio quella di sfarfalleggiare e di cogliere il piacere qua e là (“con questa e quella vò amoreggiar..."), e fa di Masetto il vero portatore di un modello umano, con un progetto che può sembrare mediocre alla luce dello scintillio delle imprese del libertino, ma alla portata dell'impegno e del sentimento dell'uomo comune. Questo progetto sembra fallire, distrutto dall'illusione di Zerlina di aver trovato la via verso una felicità più grande e che la elevi anche socialmente, ma viene ricostruito e reso più concreto e solido dalla stessa Zerlina, pentita e realmente decisa a non perdere più quel Masetto che lei stessa aveva definito “uom d'ottimo core”.

Egli si contrappone a Don Giovanni anche per condizione sociale: è un popolano, un contadino, ed è ben consapevole che di fronte alla nobiltà deve chinare la testa (“Ho capito, signor sì, chino il capo e me ne vò...”). Ma lo fa col cuore pesante, e freme per tutto il tempo che è costretto a subire le prepotenze, covando un desiderio di vendetta che cercherà di realizzare, anche se le circostanze non lo aiutano e fallirà, cosa che in compenso gli procurerà le cure amorevoli di una Zerlina riconquistata.

A differenza dell'altro rappresentante della classe inferiore, Leporello, che si accoda servilmente ai nobili scimmiottandoli e cercando il proprio tornaconto rimanendo attaccato ad essi, Masetto prende coscienza dei privilegi ingiusti ed anticipa la rivolta del popolo che sfocerà ben presto nella grande rivoluzione. Il vero rivoluzionario, anche se mosso per ora solo dalla gelosia, non è quindi Don Giovanni, a cui la libertà serve solo per i propri capricci, ma Masetto, che organizza i contadini per dare una lezione al nobile signore. Masetto è l'unico a passare veramente all'azione, anche se sembra che Mozart ci rida un po' sopra vanificando i suoi piani (ma questo fa parte dell'invulnerabilità archetipica di Don Giovanni, che potrà essere punito solo dal cielo), in netto contrasto anche con l'altro nobile, Don Ottavio, che pur continuando a proclamare ad alta voce l'intenzione di andare a far vendetta, in realtà non agisce mai.

L'incontro casuale con Don Giovanni in definitiva accelera la maturazione di Masetto, come abbiamo visto quella di Zerlina, e lo trasforma da giovane entusiasta che sta ancora preparandosi a vivere la propria vita come una festa (“per me cominciata non ha...") a uomo che attraverso la gelosia, la frustrazione e la rabbia impara a superare le difficoltà e ritrova un'alleanza con la propria compagna, più solida e collaudata dalla crisi superata.

10 marzo 2014

Don Giovanni (29) - "Vedrai carino"

Scritto da Christian

Il malconcio Masetto viene soccorso da Zerlina. La ragazza, dopo essersi assicurata che il suo fidanzato non ha niente di rotto, e dopo avergli rimproverato per l'ennesima volta la sua gelosia, gli dà sollievo a modo suo. L'arietta "Vedrai carino" è leggera, sbarazzina, con un testo non scevro da una certa carica erotica (le allusioni di Zerlina al "rimedio" che intende dare al suo promesso sposo) e che mette in scena un gioco di seduzione di tipo ben diverso da quelli di Don Giovanni, quasi un'oasi di pace e di serenità in mezzo alle movimentate vicissitudini di questa prima parte di secondo atto. Come nella precedente "Batti, batti o bel Masetto", l'aria ci mostra una Zerlina consapevole delle proprie arti femminili e disposta a usare al meglio per il bene suo e del suo uomo. Lì si trattava di domare la sua gelosia, qui di alleviare il suo dolore offrendogli in cambio qualcosa di meglio. In un certo senso, questo brano segna anche definitivamente l'avvenuta maturità di Zerlina, dalla fanciulla ingenua e malleabile nelle mani di Don Giovanni che avevamo consociuto nel primo atto, in donna perfettamente in controllo di sé e del suo caro. È difficile pensare che questa Zerlina possa cadere nuovamente vittima, con tale facilità, del seduttore.

Una curiosità: la gag "Dove ti duole? – Qui. – E poi? – Qui... e ancora... qui" verrà riproposta da Steven Spielberg e George Lucas in una scena del film "I predatori dell'arca perduta"!


Da notare che, nonostante il tentativo di violenza subìto alla festa, dal canto suo Zerlina avrebbe preferito considerare conclusa la sua esperienza con Don Giovanni, senza andare in cerca di vendette come ha fatto il geloso Masetto. Se nel prosieguo dell'opera la vedremo a sua volta unita al gruppo dei "vendicatori", è proprio a causa della "ripassata" ricevuta da Masetto nella scena precedente, e dunque per vendicare lui e non sé stessa ("Dunque, quello sei tu che il mio Masetto / poco fa crudelmente maltrattasti!" sono le parole con cui più tardi si rivolgerà, furiosa, a Leporello). Lo stesso vale per la scena, spesso eliminata, del duetto "Per queste tue manine".

Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

MASETTO
(gridando forte)
Ahi! ahi! la testa mia!
Ahi! ahi! le spalle... e il petto!

ZERLINA
(entrando)
Di sentire mi parve
la voce di Masetto.

MASETTO
Oddio! Zerlina...
Zerlina mia, soccorso!

ZERLINA
Cosa è stato?

MASETTO
L'iniquo, il scellerato
mi ruppe l'ossa e i nervi.

ZERLINA
Oh, poveretta me! Chi?

MASETTO
Leporello!
O qualche diavol che somiglia a lui.

ZERLINA
Crudel! Non te 'l diss'io
che con questa tua pazza gelosia
ti ridurresti a qualche brutto passo?
Dove ti duole?

MASETTO
Qui.

ZERLINA
E poi?

MASETTO
Qui... e ancora qui...

ZERLINA
E poi non ti duol altro?

MASETTO
Duolmi un poco
questo piè, questo braccio e questa mano.

ZERLINA
Via, via: non è gran mal, se il resto è sano.
Vientene meco a casa:
purché tu mi prometta
d'esser men geloso,
io... io ti guarirò, caro il mio sposo.

Clicca qui per il testo del brano.

ZERLINA
Vedrai, carino,
se sei buonino,
che bel rimedio
ti voglio dar:
è naturale,
non dà disgusto,
e lo speziale
non lo sa far.
È un certo balsamo
che porto addosso:
dare te 'l posso,
se il vuoi provar.
Saper vorresti
dove mi sta?
(facendogli toccare il core)
Sentilo battere,
toccami qua.



Teresa Berganza


Graziella Sciutti


Anna Moffo


Lucia Popp


Cecilia Bartoli

Elisabeth Schwarzkopf

6 marzo 2014

Don Giovanni (28) - "Metà di voi qua vadano"

Scritto da Christian

Don Giovanni ha appena terminato di intonare la sua serenata che viene sorpreso dal sopraggiungere di Masetto e di un gruppo di contadini, alla sua ricerca in una sorta di "spedizione punitiva" per dargli una sonora lezione dopo gli eventi del ballo di poco prima (a differenza di Don Ottavio, che parla tanto ma non conclude mai niente, Masetto non ha infatti timore a "sporcarsi" le mani per difendere Zerlina). Approfittando del buio e del fatto che sta indossando gli abiti di Leporello, il cavaliere riesce a farsi passare per il proprio servitore e lascia credere a Masetto di essere disposto a unirsi a lui "per fargliela a quel birbo di padrone". Dopo aver abilmente diviso in due i contadini, mandandone metà da un lato e metà dall'altra parte, Don Giovanni rimane solo con l'ingenuo Masetto, si fa consegnare le armi che questi aveva portato con sé, e gli dà una violenta "ripassata" per punirlo delle sue intenzioni. Da notare che, nonostante Masetto progettasse addirittura di "trucidarlo", il cavaliere si limita a dargli delle botte ("con il rovescio della spada", spiega il libretto) e lo lascia in vita: segno che, nonostante le proprie malefatte, Don Giovanni non uccide a cuor leggero (persino di fronte al Commendatore, all'inizio dell'opera, aveva cercato di evitare il duello e di convincere il vecchio a lasciar perdere, ben sapendo di essere più giovane e più forte di lui).

Un po' ignorata dai critici e considerata un'aria minore, poco importante per definire il carattere di Don Giovanni (forse perché la canta mentre è nei falsi panni di Leporello), in realtà questo pezzo ne mette in luce diversi elementi, a partire dal narcisismo, evidente dal modo in cui descrive sé stesso a Masetto e al netto della feroce ironia che pervade tutto il testo. E poi la solita noncuranza per le proprie azioni (con la sua descrizione mette in pericolo Leporello, che si sta aggirando nei dintorni vestito proprio come lui!).

Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

DON GIOVANNI
V'è gente alla finestra: forse è dessa.

MASETTO
(entrando coi contadini)
Non ci stanchiamo: il cor mi dice
che trovarlo dobbiam.

DON GIOVANNI
(Qualcuno parla.)

MASETTO
Fermatevi: mi pare
che alcuno qui si muova.

DON GIOVANNI
(Se non fallo è Masetto.)

MASETTO
(a voce alta)
Chi va là?
(ai contadini)
Non risponde.
Animo: schioppo al muso!
(a voce più alta)
Chi va là?

DON GIOVANNI
(Non è solo: ci vuol giudizio.)
(cerca d'imitar la voce di Leporello)
Amici...
(Non mi voglio scoprir.)
Sei tu, Masetto?

MASETTO
Appunto quello. E tu?

DON GIOVANNI
Non mi conosci?
Il servo son io di Don Giovanni.

MASETTO
Leporello!
Servo di quell’indegno cavaliere!

DON GIOVANNI
Certo. Di quel briccone!

MASETTO
Di quell'uom senza onore!
Ah, dimmi un poco
dove possiam trovarlo:
lo cerco con costor per trucidarlo.

DON GIOVANNI
(Bagattelle!)
Bravissimo, Masetto!
Anch'io con voi m'unisco
per fargliela a quel birbo di padrone.
Ma udite un po' qual è la mia intenzione.

Clicca qui per il testo del brano.

DON GIOVANNI
Metà di voi qua vadano,
e gli altri vadan là,
e pian pianin lo cerchino:
lontan non fia di qua.
Se un uom e una ragazza
passeggian per la piazza;
se sotto a una finestra
fare all'amor sentite,
ferite pur, ferite:
il mio padron sarà!
In testa egli ha un cappello
con candidi pennacchi;
addosso un gran mantello,
e spada al fianco egli ha.
Andate, fate presto!
Tu sol verrai con me.
Noi far dobbiamo il resto;
e già vedrai cos'è.

Clicca qui per il testo del recitativo che segue il brano.

(i contadini partono)

DON GIOVANNI
Zitto... Lascia ch'io senta...
Ottimamente.
Dunque, dobbiam ucciderlo?

MASETTO
Sicuro.

DON GIOVANNI
E non ti basteria rompergli l'ossa,
fracassargli le spalle...?

MASETTO
No, no: voglio ammazzarlo,
vo' farlo in cento brani.

DON GIOVANNI
Hai buone armi?

MASETTO
Cospetto!
Ho pria questo moschetto
e poi questa pistola.
(dà il moschetto e la pistola a Don Giovanni)

DON GIOVANNI
E poi?

MASETTO
Non basta?

DON GIOVANNI
Eh, basta, certo! Or prendi:
(batte col rovescio della spada Masetto)
questo per la pistola...
questo per il moschetto...

MASETTO
Ahi, ahi!...

DON GIOVANNI
Taci, o t'uccido!
Questa per l'ammazzarlo,
questa per farlo in brani.
Villano, mascalzon, ceffo da cani!
(parte)




Samuel Raney


Thomas Allen


Ildebrando D'Arcangelo


Cesare Siepi

Giuseppe Taddei