30 aprile 2016

La Bohème (15) - Le ragioni di Rodolfo

Scritto da Christian

Al dialogo fra Marcello e Mimì fuori dalla locanda ne segue un altro – quasi speculare – fra lo stesso Marcello e Rodolfo, che nel frattempo si è svegliato e può finalmente dire all'amico perché è giunto da lui nel cuore della notte: intende separarsi da Mimì. Ignaro che la ragazza è nascosta dietro l'angolo del cabaret e in grado di ascoltare tutto, il poeta snocciola la sua versione dei fatti: "Mimì è una civetta / che frascheggia con tutti". Ma la sua gelosia è solo un paravento. Marcello, che lo conosce bene (e può permettersi di insultarlo bonariamente: "Tu sei geloso. [...] Collerico, lunatico, imbevuto / di pregiudizi, noioso, cocciuto!"), riconosce che c'è dell'altro: "Lo devo dir? Non mi sembri sincer".

Infine Rodolfo confessa la verità ("Invan nascondo / la mia vera tortura"). Il suo amore per Mimì non si è mai assopito, anzi l'ama "sovra ogni cosa al mondo". Ma la vede declinare ogni giorno di più, fiaccata dalla malattia. "La povera piccina / è condannata!", spiega. "Una terribil tosse / l'esil petto le scuote", e la sua umile e squallida soffitta, sempre al freddo e piena di spifferi, non è certo il luogo adatto a lei. "Mimì di serra è fiore. / Povertà l'ha sfiorita; / per richiamarla in vita / non basta amore!".

Dunque, è tutta una questione di pragmatico realismo: se la povertà sta uccidendo Mimì, l'amore non può bastare a salvarla. Per questo Rodolfo preferirebbe vederla trascorrere i suoi giorni in un ambiente migliore e più ricco, magari anche fra le braccia del famigerato "Viscontino", purché questo serva a farla star meglio. È una grande decisione, questa, per un poeta che in precedenza abbiamo visto idealizzare l'amore sopra ogni altra cosa. Ed ecco spiegato perché mentire a sé stesso, oltre che agli amici, e mascherare la sua decisione con il manto della gelosia. Ora, attraverso la consapevolezza del reale stato di cose, l'angoscia di lui si traduce direttamente in quella di lei, che ha ascoltato tutto di nascosto (sembrando rendersi conto solo ora del proprio stato di salute) e prorompe in un pianto desolante: "Ahimè! È finita / O mia vita! È finita / Ahimè, morir!". I colpi di tosse rivelano la sua presenza: Rodolfo e Mimì si abbracciano amorevolmente e teneramente, pronti a dirsi addio.

Il risveglio di Rodolfo è annunciato dalla melodia dei «cieli bigi» che si combina poco dopo in contrappunto col tema d’amore, una combinazione che sfocia nel tema della bohème (Allegretto), fino all’attacco del tenore che ostenta una disinvoltura («Già un’altra volta credetti morto il mio cuor») che in realtà non possiede: questo insieme di rimandi concentrato in pochissime battute comincia a prefigurare il clima del ricordo, della separazione, ma ecco che poco dopo l’amore torna in modo minore (la): l’«Invan, invan nascondo», frase lacerante, sconfessa la spigliatezza con cui poco prima Rodolfo, sulla stessa melodia, aveva cercato di motivare a Marcello la sua fuga di casa. [...] La sezione successiva incrementa il senso di desolazione nel passaggio dal modo minore di «Mimì è tanto malata» a «Una terribil tosse» (Lento triste), che diventa bruciante quando le voci di Mimì e Marcello si uniscono a quella di Rodolfo, il quale intona l’ultima tragica metafora («Mimì di serra è fiore»). Solo a questo punto i singhiozzi e la tosse rivelano la presenza di lei: Marcello rientra nel cabaret, richiamato dalle risate di Musetta, contrappeso umoristico di breve durata, mentre Mimì tenta di prendere congedo da Rodolfo.
(Michele Girardi)

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RODOLFO
(esce dal Cabaret ed accorre verso Marcello)
Marcello. Finalmente!
Qui niun ci sente.
Io voglio separarmi da Mimì.

MARCELLO
Sei volubil così?

RODOLFO
Già un'altra volta credetti morto il mio cor,
ma di quegli occhi azzurri allo splendor
esso è risorto.
Ora il tedio l'assale.

MARCELLO
E gli vuoi rinnovare il funerale?

(Mimì non potendo udire le parole, colto il momento opportuno, inosservata, riesce a ripararsi dietro a un platano, presso al quale parlano i due amici.)

RODOLFO
Per sempre!

MARCELLO
Cambia metro.
Dei pazzi è l'amor tetro
che lacrime distilla.
Se non ride e sfavilla
l'amore è fiacco e roco.
Tu sei geloso.

RODOLFO
Un poco.

MARCELLO
Collerico, lunatico, imbevuto
di pregiudizi, noioso, cocciuto!

MIMÌ
(fra sé)
(Or lo fa incollerir! Me poveretta!)

RODOLFO
(con amarezza ironica)
Mimì è una civetta
che frascheggia con tutti.
Un moscardino di Viscontino
le fa l'occhio di triglia.
Ella sgonnella e scopre la caviglia
con un far promettente e lusinghier.

MARCELLO
Lo devo dir? Non mi sembri sincer.

RODOLFO
Ebbene no, non lo son. Invan nascondo
la mia vera tortura.
Amo Mimì sovra ogni cosa al mondo,
io l'amo, ma ho paura, ma ho paura!
Mimì è tanto malata!
Ogni dì più declina.
La povera piccina
è condannata!

MARCELLO
(sorpreso)
Mimì?

MIMÌ
(fra sé)
Che vuol dire?

RODOLFO
Una terribil tosse
l'esil petto le scuote
e già le smunte gote
di sangue ha rosse...

MARCELLO
Povera Mimì!

MIMÌ
(piangendo)
Ahimè, morire!

RODOLFO
La mia stanza è una tana squallida...
il fuoco ho spento.
V'entra e l'aggira il vento di tramontana.
Essa canta e sorride
e il rimorso m'assale.
Me, cagion del fatale
mal che l'uccide!
Mimì di serra è fiore.
Povertà l'ha sfiorita;
per richiamarla in vita
non basta amore!

MARCELLO
Che far dunque?
Oh, qual pietà!
Poveretta!
Povera Mimì!

MIMÌ
(desolata)
O mia vita!
Ahimè! È finita
O mia vita! È finita
Ahimè, morir!

(La tosse e i singhiozzi violenti rivelano la presenza di Mimì.)

RODOLFO
(vedendola e accorrendo a lei)
Che? Mimì! Tu qui?
M'hai sentito?

MARCELLO
Ella dunque ascoltava?

RODOLFO
Facile alla paura
per nulla io m'arrovello.
Vien là nel tepor!
(vuol farla entrare nel Cabaret)

MIMÌ
No, quel tanfo mi soffoca!

RODOLFO
Ah, Mimì!
(stringe amorosamente Mimì fra le sue braccia e l'accarezza)

(Dal Cabaret si ode ridere sfacciatamente Musetta.)

MARCELLO
È Musetta che ride.
(corre alla finestra del Cabaret)
Con chi ride? Ah, la civetta!
Imparerai.
(entra impetuosamente nel Cabaret)

MIMÌ
(svincolandosi da Rodolfo)
Addio.

RODOLFO
(sorpreso)
Che! Vai?




Luciano Pavarotti (Rodolfo), Ingvar Wixell (Marcello), Renata Scotto (Mimì)
dir: James Levine (1977)


Roberto Alagna, Franck Ferrari, Angela Gheorghiu

Giuseppe di Stefano, Giuseppe Valdengo, Bidú Sayao

26 aprile 2016

La Bohème (14) - Le ragioni di Mimì

Scritto da Christian

Marcello e Musetta vivono nella locanda presso la barriera ("Siam qui da un mese / di quell'oste alle spese. / Musetta insegna il canto ai passeggeri; / Io pingo quel guerrier sulla facciata", spiega l'artista), e dunque Mimì sa che con ogni probabilità Rodolfo, che quella notte è fuggito dalla soffitta in cui vivevano insieme, si è rifiugiato presso l'amico. La relazione fra i due innamorati non è infatti serena come la fine del quadro precedente poteva lasciarci intendere. E i motivi sono diversi, così come complessi e multiformi sono i loro caratteri. Innanzitutto c'è la costante inquietudine e volatilità dei sentimenti che caratterizza chi sceglie di vivere la "vita da Bohème": una vita "alla giornata", nel segno dell'incertezza non solo dal punto di vista economico ma anche da quello degli affetti. Una seconda spiegazione è quella che le suggerisce Marcello: "Quando s'è come voi non si vive in compagnia. / Son lieve a Musetta ed ella è lieve / a me, perché ci amiamo in allegria... / Canti e risa, ecco il fior / d'invariabile amor!". Quello fra Mimì e Rodolfo è dunque un amore troppo serio, troppo profondo, troppo poco "lieve" per durare in un mondo costellato di difficoltà e di trappole...

Legata a questa è poi la spiegazione "ufficiale", quella che fornisce Mimì e che ripeterà lo stesso Rodolfo poco più tardi: la volubilità della ragazza, che non disdegna le attenzioni altrui (in particolar modo quelle del Viscontino Paolo, di cui parleremo più avanti), e la conseguente gelosia del poeta, per il quale l'amore è appunto qualcosa da non prendere alla leggera. "Rodolfo m'ama / mi fugge e si strugge per gelosia. / Un passo, un detto, / un vezzo, un fior lo mettono in sospetto... / Onde corrucci ed ire. / [...] Mi grida ad ogni istante: / Non fai per me, prenditi un altro amante". Ma il vero e autentico motivo, finora solo adombrato, sarà esplicitato nel dialogo seguente fra Rodolfo e Marcello: la malattia di Mimì. Anche ora, nel bel mezzo del duetto fra la ragazza e il pittore, eccola tossire con insistenza: un segnale della tragedia che sta per compiersi.

In ogni caso, per Mimì e Rodolfo lasciarsi non è così facile, anche se entrambi lo sentono come inevitabile. "Aiutateci voi", dice la ragazza all'amico Marcello: "noi s'è provato / più volte, ma invano".

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MARCELLO
(esce dal Cabaret e con sorpresa vede Mimì)
Mimì?!

MIMÌ
Son io. Speravo di trovarvi qui.

MARCELLO
È ver. Siam qui da un mese
di quell'oste alle spese.
Musetta insegna il canto ai passeggeri;
Io pingo quel guerrier sulla facciata.
(Mimì tossisce)
È freddo. Entrate.

MIMÌ
C'è Rodolfo?

MARCELLO
Sì.

MIMÌ
Non posso entrar.

MARCELLO
(sorpreso)
Perché?

MIMÌ
(scoppia in pianto)
O buon Marcello, aiuto!

MARCELLO
Cos'è avvenuto?

MIMÌ
Rodolfo m'ama. Rodolfo m'ama
mi fugge e si strugge per gelosia.
Un passo, un detto,
un vezzo, un fior lo mettono in sospetto...
Onde corrucci ed ire.
Talor la notte fingo di dormire
e in me lo sento fiso
spiarmi i sogni in viso.
Mi grida ad ogni istante:
Non fai per me, prenditi un altro amante.
Ahimè! In lui parla il rovello;
lo so, ma che rispondergli, Marcello?

MARCELLO
Quando s'è come voi non si vive in compagnia.
Son lieve a Musetta ed ella è lieve
a me, perché ci amiamo in allegria...
Canti e risa, ecco il fior
d'invariabile amor!

MIMÌ
Dite bene. Lasciarci conviene.
Aiutateci voi; noi s'è provato
più volte, ma invano.
Fate voi per il meglio.

MARCELLO
Sta ben! Ora lo sveglio.

MIMÌ
Dorme?

MARCELLO
E piombato qui
un'ora avanti l'alba; s'assopì
sopra una panca.
(fa cenno a Mimì di guardare per la finestra dentro il Cabaret)
Guardate...

(Mimì tossisce con insistenza.)

MARCELLO
(compassionandola)
Che tosse!

MIMÌ
Da ieri ho l'ossa rotte.
Fuggì da me stanotte
dicendomi: È finita.
A giorno sono uscita
e me ne venni a questa volta.

MARCELLO
(osservando Rodolfo nell'interno del Cabaret)
Si desta...
s'alza, mi cerca... viene.

MIMÌ
Ch'ei non mi veda!

MARCELLO
Or rincasate...
Mimì... per carità,
non fate scene qua!
(spinge dolcemente Mimì verso l'angolo del Cabaret di dove però quasi subito sporge curiosa la testa. Marcello corre incontro a Rodolfo)




Renata Scotto (Mimì), Ingvar Wixell (Marcello)
dir: James Levine (1977)


Angela Gheorghiu (Mimì), Ludovic Tézier (Marcello)
dir: Nicola Luisotti (2008)


Maria Callas, Rolando Panerai

Anna Netrebko, George van Bergen

22 aprile 2016

La Bohème (13) - La barriera d'Enfer

Scritto da Christian



Il terzo quadro, che si svolge più di un mese dopo la fine del precedente (e dunque in pieno inverno: siamo a inizio febbraio), è intitolato "La barriera d'Enfer". Questa ("Il cancello dell'inferno"! ma l'etimologia non è certa) era una barriera doganale che faceva parte della cinta daziaria di Parigi, costruita ai tempi della rivoluzione francese. Era presidiata da doganieri che controllavano le merci che entravano in città e richiedevano, se necessario, il pagamento delle imposte. La barriera era situata nell'attuale Place Denfert-Rochereau e consisteva in due padiglioni in stile neoclassico, tuttora esistenti. Il libretto descrive con accuratezza lo scenario circostante: "Al di là della barriera, il boulevard esterno e, nell'estremo fondo, la strada d'Orléans che si perde lontana fra le alte case e la nebbia del febbraio, al di qua, a sinistra, un Cabaret ed il piccolo largo della barriera; a destra, il boulevard d'Enfer; a sinistra, quello di Saint-Jacques. A destra, pure, la imboccatura della via d'Enfer, che mette in pieno Quartiere Latino".

Come il secondo quadro, dunque, anche questo si svolge all'aperto, nelle strade della città e in mezzo alla gente (in contrasto, il primo e il quarto sono ambientati nell'intimità della soffitta dei nostri protagonisti). Ma l'atmosfera è completamente differente rispetto all'allegria e alla voglia di festeggiamenti che caratterizzava la scena nel Quartiere Latino: i due quadri conclusivi dell'opera, infatti, saranno una progressiva discesa nella malattia, nella nostalgia e nella tragedia. Qui si comincia in maniera ovattata, visto che siamo alle primissime luci dell'alba, sotto una fitta nevicata. La barriera è ancora chiusa, i doganieri sonnecchiano davanti a un braciere, e oltre la cancellata cominciano a presentarsi i primi lavoratori che devono entrare in città: innanzitutto gli spazzini, seguiti dalle contadine che vendono latticini e pollame. Nel frattempo, dalla vicina osteria giungono "ad intervalli, grida, cozzi di bicchieri, risate": sono gli ultimi nottambuli, che si scaldano all'interno del cabaret. E mentre la città comincia lentamente a risvegliarsi, in un intreccio musicale di voci, di cori e di suggestioni sonore, ecco che alla barriera fa la sua comparsa Mimì. Domanda di Marcello, che ha trovato lavoro (e alloggio) nell'osteria. Ma in realtà, come vedremo, è in cerca di Rodolfo, che quella stessa notte si è rifugiato dall'amico.

Mimì, alla disperata ricerca di Rodolfo, comparirà dopo che la musica ha descritto l’alba in un paesaggio invernale ai confini doganali di Parigi: un capolavoro di "tinta" sonora, dove l’orchestra viene impiegata per simulare la caduta dei fiocchi di neve. L’effetto è ottenuto mediante una frase discendente per gradi congiunti di flauti e arpa in staccato, che eseguono bicordi di quinte vuote parallele sopra a un analogo pedale vibratissimo dei violoncelli, cui si aggiungono poi gli altri archi. Lo stesso schema è poi mantenuto con cangianti disposizioni timbriche. All’interno del cabaret la voce di Musetta, che intona la melodia del valzer lento, rallegra gli ultimi nottambuli: i bicchieri tintinnano mentre già passano i lavoratori dell’alba. Nelle nebbie parigine le lattivendole e le paesane portano un pizzico di Toscana, mostrando «burro e cacio» e «polli ed ova» ai doganieri. L’esatta citazione del tema di Mimì, che accompagna l’entrata della ragazza, ci riporta al momento del suo ingresso nella soffitta e al suo temporaneo malore, là dove la musica aveva suggerito per la prima volta la sua fragilità fisica. Puccini tronca bruscamente il prosieguo conservandolo per il quadro successivo, quando la malattia si sarà definitivamente impadronita dell’eroina, ma intanto meno di cinque minuti di musica hanno definitivamente congedato ogni eco spensierata della felicità perduta.
(Michele Girardi)

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(All'alzarsi della tela la scena è immersa nella incertezza della luce della primissima alba. Seduti davanti ad un braciere stanno sonnecchiando i doganieri. Dal Cabaret, ad intervalli, grida, cozzi di bicchieri, risate. Un doganiere esce dal Cabaret con vino. Dietro la cancellata chiusa, battendo i piedi dal freddo e soffiandosi su le mani intirizzite, stanno alcuni spazzini.)

SPAZZINI
Ohè, là, le guardie!... Aprite!... Ohè, là!
Quelli di Gentilly!... Siam gli spazzini!...
(i doganieri rimangono immobili; gli spazzini picchiano colle loro scope e badili sulla cancellata, urlando e battendo i piedi)
Fiocca la neve... Ohè, là!... Qui s'agghiaccia!

UN DOGANIERE
(alzandosi assonnato e stirandosi le braccia)
Vengo!

(Va ad aprire, gli Spazzini entrano e si allontanano per la via d'Enfer. Il Doganiere richiude la cancellata.)

VOCI INTERNE
(dal Cabaret, accompagnano il canto battendo i bicchieri)
Chi nel ber trovò il piacer
nel suo bicchier,
ah! d'una bocca nell'ardor,
trovò l'amor!

MUSETTA
(dal Cabaret)
Ah! Se nel bicchiere sta il piacer,
in giovin bocca sta l'amor!

VOCI INTERNE
(dal Cabaret)
Trallerallè...
Eva e Noè!
(dànno in una risata clamorosa)

LATTIVENDOLE
(dall'interno)
Hopplà! Hopplà!

(Dal corpo di guardia esce il sergente dei doganieri, il quale ordina d'aprire la barriera.)

DOGANIERE
Son già le lattivendole!

(Tintinnio di campanelli e schioccare di fruste. Pel Boulevard esterno passano dei carri colle grandi lanterne di tela accese fra le ruote.)

CARRETTIERI
(dall'interno)
Hopplà!

LATTIVENDOLE
(vicinissime)
Hopplà!

(La nebbia dirada e comincia a far giorno.

LATTIVENDOLE
(entrando in scena a dorso di asinelli, ai doganieri, che controllano e lasciano passare)
Buon giorno!

CONTADINE
(entrando in scena con ceste a braccio, ai doganieri)
- Burro e cacio!
- Polli ed uova!
(pagano e i doganieri le lasciano passare; giunte al crocicchio)
- Voi da che parte andate?
- A San Michele!
- Ci troverem più tardi?
- A mezzodì!
(si allontanano per diverse strade)

(I doganieri ritirano le panche e il braciere. Mimì, dalla via d'Enfer, entra guardando attentamente intorno cercando di riconoscere i luoghi, ma giunta al primo platano la coglie un violento accesso di tosse: riavutasi e veduto il Sergente, gli si avvicina.)

MIMÌ
(al sergente)
Sa dirmi, scusi, qual'è l'osteria...
(non ricordando il nome)
dove un pittor lavora?

SERGENTE
(indicando il Cabaret)
Eccola.

MIMÌ
Grazie.

(Esce una fantesca dal Cabaret; Mimì le si avvicina.)

MIMÌ
O buona donna, mi fate il favore
di cercarmi il pittore
Marcello? Ho da parlargli. Ho tanta fretta.
Ditegli, piano, che Mimì lo aspetta.
(la fantesca rientra nel Cabaret)

SERGENTE
(ad uno che passa)
Ehi, quel panier!

DOGANIERE
(dopo aver visitato il paniere)
Vuoto!

SERGENTE
Passi!

(Dalla barriera entra altra gente, e chi da una parte, chi dall'altra tutti si allontanano. Le campane dell'ospizio Maria Teresa suonano mattutino. È giorno fatto, giorno d'inverno, triste e caliginoso. Dal Cabaret escono alcune coppie che rincasano.)




Renata Scotto (Mimì)
dir: James Levine (1977)


Maria Callas (Mimì)
dir: Antonino Votto

Barbara Frittoli (Mimì)
dir: Zubin Mehta

18 aprile 2016

La Bohème (12) - "Quando men vo"

Scritto da Christian

Il brano che più caratterizza Musetta è una romanza, cantata in tempo di valzer lento, con cui la ragazza si pavoneggia della propria bellezza e dell'effetto che essa fa sugli uomini, dandole una sensazione di piacere. Tale vanteria nasconde in realtà un messaggio rivolto a Marcello, che ella spera di riconquistare, provocandone la gelosia. Il brano è accompagnato da una serie di pertichini (ovvero interventi di altre voci) da parte di Marcello, Alcindoro e Mimì, che commentano la situazione e che contribuiscono, drammaturgicamente parlando, a "creare un collegamento tra la dimensione lirica del brano e il realismo dell'azione". Nelle battute finali, Musetta si rivolge direttamente a Marcello, dandogli del tu.

Inutilmente Marcello prova a resistere alla seduzione di Musetta: nonostante le sue parole astiose, infatti, la ama ancora. E la cosa è reciproca ("Io vedo ben / ell'è invaghita di Marcello!", commenta Mimì). Dopo altri capricci e provocazioni ad arte, allontanato Alcindoro con una scusa (Musetta finge di avere dolore al piede, e lo manda da un calzolaio a comprare un altro paio di scarpe), i due amanti possono finalmente abbracciarsi. "Siamo all'ultima scena!", commenta Schaunard, proseguendo nel suo paragone con una commedia il cui finale era già noto a tutti.

Il quadro si conclude con l'ennesima gag. All'arrivo del conto ("Così presto?" – "Chi l'ha richiesto?"), i nostri amici si accorgono con sconcerto di non avere il denaro necessario ("Portano le mani alle tasche: sono vuote: nessuno sa spiegarsi la rapida scomparsa degli scudi di Schaunard, sorpresi si guardano l'un l'altro": i bohémiens non sono mai destinati a permanere in uno stato di agio). Per fortuna Musetta ha una pensata, e prima di allontanarsi con gli amici intima al cameriere di sommare il loro conto con quello del tavolo di Alcindoro, che quando tornerà si troverà abbandonato e... con un doppio conto da pagare. Si termina sulle note di un tamburo militare che batte la "Ritirata", con i soldati che attraversano la scena e i nostri protagonisti che, felici, si allontanano a loro volta "a passo di marcia". Sarà uno dei pochi e ultimi momenti trascorsi felici tutti insieme.

L’episodio di Musetta e del suo riavvicinamento a Marcello, a differenza dell’incontro tra Rodolfo e Mimì, non comporta una vera e propria divisione del quadro in due metà ma s’inserisce fluidamente nel contesto della scena concertata. Puccini piegò con estrema abilità un materiale melodico piuttosto omogeneo a varie funzioni. Dal tema mosso, che si ode nel momento in cui la ragazza fa il suo ingresso, ricavò la capricciosa melodia che ne caratterizza la frivolezza, destinata a ricomparire più volte in stretta relazione con le parole con cui Musetta la intona («Voglio fare il mio piacere»), mentre dedicò una variante per tratteggiare l’ansimante Alcindoro, quasi fosse un’appendice di lei. Sui due temi, l’uno dei quali trapassa nell’altro senza soluzione di continuità, Puccini basò le sezioni dialogiche, mentre fermò l’azione ponendo al centro il sensuale valzer lento tripartito «Quando men vo soletta», usato come musica di scena: Musetta intona una vera canzone per sedurre il suo uomo. [...] Davvero impossibile resistere più a lungo a tanta grazia, e dopo l’ironico concertato, Marcello riprende la melodia della ragazza, doppiato dall’orchestra al massimo volume, con la sonorità che poi passa di colpo al più che pianissimo: un coordinamento magistrale fra i tempi drammatici sullo spazio scenico diviso, che porta la seconda coppia a ricongiungersi in un abbraccio, ma sempre con un distacco ironico da parte dell’autore, che trova voce nel disincantato commento di Schaunard («Siamo all’ultima scena!»). Su questo soffuso clima sonoro s’innesta il suono della banda proveniente dalle quinte di destra: il concreto richiamo degli ottoni che attraversano il palcoscenico, una «ritirata francese», scuote presenti e spettatori dallo statico incanto dell’idillio di un attimo. Come di consueto, nella coda Puccini applica il principio della reminiscenza, e al tema principale affidato alla banda sovrappone i temi che ricordano le varie azioni precedenti: quello di Schaunard quando il musicista si rovescia invano le tasche per trovare i quattrini per pagare il conto, quello dell’entrata di Musetta, la principale trasformazione del tema del Quartiere latino, infine la fragorosa ripresa della fanfara delle tre trombe, sigla sonora dell’intero quadro. A proposito di quest’ultima, è difficile pensare che Stravinskij non l’avesse in mente quando scrisse la musica della prima parte di Petruska.
(Michele Girardi)

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MUSETTA
(sempre seduta dirigendosi intenzionalmente a Marcello, il quale comincia ad agitarsi)
Quando men vo soletta per la via,
la gente sosta e mira
e la bellezza mia tutta ricerca in me
da capo a pie'...

MARCELLO
(agli amici, con voce soffocata)
Legatemi alla seggiola!

ALCINDORO
(sulle spine)
Quella gente che dirà?

MUSETTA
...ed assaporo allor la bramosia
sottil, che da gli occhi traspira
e dai palesi vezzi intender sa
alle occulte beltà.
Così l'effluvio del desìo tutta m'aggira,
felice mi fa!

ALCINDORO
(si avvicina a Musetta, cercando di farla tacere)
(Quel canto scurrile
mi muove la bile!)

MUSETTA
E tu che sai, che memori e ti struggi
da me tanto rifuggi?
So ben: le angoscie tue non le vuoi dir,
ma ti senti morir!

MIMÌ
(a Rodolfo)
Io vedo ben...
che quella poveretta,
tutta invaghita di Marcel,
tutta invaghita ell'è!

(Schaunard e Colline si alzano e si portano da un lato, osservando la scena con curiosità, mentre Rodolfo e Mimì rimangon soli, seduti, parlandosi con tenerezza. Marcello, sempre più nervoso ha lasciato il suo posto, vorrebbe andarsene, ma non sa resistere alla voce di Musetta.)

ALCINDORO
Quella gente che dirà?

RODOLFO
(a Mimì)
Marcello un dì l'amò.

SCHAUNARD
Ah, Marcello cederà!

COLLINE
Chi sa mai quel che avverrà!

RODOLFO
(a Mimì)
La fraschetta l'abbandonò
per poi darsi a miglior vita.

(Alcindoro tenta inutilmente di persuadere Musetta a riprendere posto alla tavola, ove la cena è già pronta.)

SCHAUNARD
Trovan dolce al pari il laccio...

COLLINE
Santi numi, in simil briga...

SCHAUNARD
...chi lo tende e chi ci dà.

COLLINE
...mai Colline intopperà!

MUSETTA
(Ah! Marcello smania...)

ALCINDORO
Parla pian!
Zitta, zitta!

MUSETTA
(Marcello è vinto!)
Sò ben le angoscie tue
non le vuoi dir.
Ah! ma ti senti morir.

ALCINDORO
Modi, garbo!
Zitta, zitta!

MUSETTA
(ad Alcindoro, ribellandosi)
Io voglio fare il mio piacere!
Voglio far quel che mi par,
non seccar! non seccar!

MIMÌ
Quell'infelice
mi muove a pietà!

COLLINE
(Essa è bella, io non son cieco,
ma piaccionmi assai più
una pipa e un testo greco!)

MIMÌ
(stringendosi a Rodolfo)
T'amo!
Quell'infelice mi muove a pietà!
L'amor ingeneroso è tristo amor!
Quell'infelice mi muove a pietà!

RODOLFO
(cingendo Mimì alla vita)
Mimì!
È fiacco amor quel che le offese
vendicar non sa!
Non risorge spento amor!

SCHAUNARD
(Quel bravaccio a momenti cederà!
Stupenda è la commedia!
Marcello cederà!)
(a Colline)
Se tal vaga persona,
ti trattasse a tu per tu,
la tua scienza brontolona
manderesti a Belzebù!

MUSETTA
(Or convien liberarsi del vecchio!)
(simulando un forte dolore ad un piede, va di nuovo a sedersi)
Ahi!

ALCINDORO
Che c'è?

MUSETTA
Qual dolore, qual bruciore!

ALCINDORO
Dove?

MUSETTA
(mostrando il piede con civetteria)
Al pie'!
(Alcindoro si china per slacciare la scarpa a Musetta)
Sciogli, slaccia, rompi, straccia!
Te ne imploro...
Laggiù c'è un calzolaio.

ALCINDORO
Imprudente!

MARCELLO
(commosso sommamente, avanzandosi)
Gioventù mia,
tu non sei morta,
né di te morto è il sovvenir!

SCHAUNARD E COLLINE, POI RODOLFO
La commedia è stupenda!

MARCELLO
Se tu battessi alla mia porta,
t'andrebbe il mio core ad aprir!

MUSETTA
Corri presto!
Ne vòglio un altro paio.
Ahi! che fitta,
maledetta scarpa stretta!

ALCINDORO
Quella gente che dirà?

MUSETTA
Or la levo...
(si leva la scarpa e la pone sul tavolo)

ALCINDORO
(cercando di trattenere Musetta)
Ma il mio grado!

MUSETTA
Eccola qua.

MIMÌ
Io vedo ben,
ell'è invaghita di Marcello!

ALCINDORO
Vuoi ch'io comprometta?
Aspetta! Musetta! Vo'.
(nasconde prontamente nel gilet la scarpa di Musetta, poi si abbottona l'abito)

MUSETTA
(impazientandosi)
Corri, va, corri.
Presto, va! va!

(Alcindoro va via frettolosamente. Musetta e Marcello si abbracciano con grande entusiasmo.)

MUSETTA
Marcello!

MARCELLO
Sirena!

SCHAUNARD
Siamo all'ultima scena!

(Un cameriere porta il conto.)

RODOLFO, SCHAUNARD E COLLINE
(con sorpresa alzandosi assieme a Mimì)
Il conto?

SCHAUNARD
Così presto?

COLLINE
Chi l'ha richiesto?

SCHAUNARD
Vediam!
(dopo guardato il conto, lo passa agli amici)

RODOLFO E COLLINE
(osservando il conto)
Caro!

(Lontanissima si ode la Ritirata militare che a poco a poco va avvicinandosi.)

MONELLI
(accorrendo da destra)
La Ritirata!

SARTINE E STUDENTI
(sortono frettolosamente dal Caffè Momus)
La Ritirata!

COLLINE, SCHAUNARD E RODOLFO
(tastandosi le tasche vuote)
Fuori il danaro!

SCHAUNARD
Colline, Rodolfo e tu
Marcel?

MARCELLO
Siamo all'asciutto.

SCHAUNARD
Come?

RODOLFO
Ho trenta soldi in tutto!

COLLINE, SCHAUNARD E MARCELLO
(allibiti)
Come? Non ce n'è più?

SCHAUNARD
(terribile)
Ma il mio tesoro ov'è?

(Portano le mani alle tasche: sono vuote: nessuno sa spiegarsi la rapida scomparsa degli scudi di Schaunard. Sorpresi, si guardano l'un l'altro.)

MUSETTA
(al cameriere)
Il mio conto date a me.
(al cameriere che le mostra il conto)
Bene!
Presto, sommate
quello con questo!
(Il cameriere unisce i due conti e ne fa la somma.)
Paga il signor che stava qui con me!

RODOLFO, MARCELLO, SCHAUNARD E COLLINE
(fra lor comicamente, accennando dalla parte dove è andato Alcindoro)
Paga il signor!

COLLINE
Paga il signor!

SCHAUNARD
Paga il signor!

MARCELLO
...il Signor!

MUSETTA
(ricevuti i due conti dal cameriere li pone sul tavolo al posto di Alcindoro)
E dove s'è seduto
ritrovi il mio saluto!

RODOLFO, MARCELLO, SCHAUNARD E COLLINE
E dove s'è seduto
ritrovi il suo saluto!

(Accorrendo da sinistra, la Ritirata essendo ancor lontana, la gente corre da un lato all'altro della scena guardando da quale via s'avanzano i militari.)

BORGHESI
La Ritirata!

MONELLI
S'avvicina per di qua!?
(cercando di orientarsi)

SARTINE E STUDENTI
No, di là!

MONELLI
(indecisi, indicando il lato opposto)
S'avvicinan per di là!

SARTINE E STUDENTI
Vien di qua!

(Si aprono varie finestre, appaiono a queste e sui balconi mamme coi loro ragazzi ed ansiosamente guardano da dove arriva la Ritirata.)

BORGHESI E VENDITORI
(irrompono dal fondo facendosi strada tra la folla)
Largo! Largo!

ALCUNI RAGAZZI
(dalle finestre)
Voglio veder! Voglio sentir!
Mamma, voglio veder!
Papà, voglio sentir!
Vo' veder la Ritirata!

ALCUNE MAMME
(dalle finestre)
Lisetta, vuoi tacer?
Tonio, la vuoi finir?
Vuoi tacer, la vuoi finir?

(La folla ha invaso tutta la scena, la Ritirata si avvicina sempre più dalla sinistra.)

SARTINE E BORGHESI
S'avvicinano di qua!

LA FOLLA E I VENDITORI
Sì, di qua!

MONELLI
Come sarà arrivata
la seguiremo al passo!

MARCELLO
Giunge la Ritirata!

MARCELLO E COLLINE
Che il vecchio non ci veda
fuggir colla sua preda!

MARCELLO, SCHAUNARD E COLLINE
Quella folla serrata
il nascondiglio appresti!

MIMÌ, MUSETTA, RODOLFO, MARCELLO, SCHAUNARD E COLLINE
Lesti, lesti, lesti!

VENDITORI
(dopo aver chiuso le botteghe, vengono in strada)
In quel rullio tu senti
la patria maestà!

(Tutti guardano verso sinistra, la Ritirata sta per sbucare nel crocicchio, allora la folla si ritira e dividendosi forma due ali da sinistra al fondo a destra, mentre gli amici - con Musetta e Mimì - fanno gruppo a parte presso il caffè.)

LA FOLLA
Largo, largo, eccoli qua!
In fila!

(La ritirata Militare entra da sinistra, la precede un gigantesco Tamburo Maggiore, che maneggia con destrezza e solennità la sua Canna di Comando, indicando la via da percorrere.)

LA FOLLA E I VENDITORI
Ecco il Tambur Maggior!
Più fier d'un antico guerrier!
Il Tamburo Maggior! Gli Zappator, olà!
La Ritirata è qua!
Eccolo là! Il bel Tambur Maggior!
La canna d'ôr, tutto splendor!
Che guarda, passa, va!

(La Ritirata attraversa la scena, dirigendosi verso il fondo a destra. Musetta non potendo camminare perché ha un solo piede calzato, è alzata a braccia da Marcello e Colline che rompono le fila degli astanti, per seguire la Ritirata; la folla vedendo Musetta portata trionfalmente, ne prende pretesto per farle clamorose ovazioni. Marcello e Colline con Musetta si mettono in coda alla Ritirata, li seguono Rodolfo e Mimì a braccetto e Schaunard col suo corno imboccato, poi studenti e sartine saltellando allegramente, poi ragazzi, borghesi, donne che prendono il passo di marcia. Tutta questa folla si allontana dal fondo seguendo la Ritirata militare.)

RODOLFO, MARCELLO, SCHAUNARD E COLLINE
Viva Musetta!
Cuor birichin!
Gloria ed onor,
onor e gloria
del quartier latin!

LA FOLLA E I VENDITORI
Tutto splendor!
Di Francia è il più bell'uom!
Il bel Tambur Maggior
Eccolo là!
Che guarda, passa; va!

(Grido della folla, dall'interno. Intanto Alcindoro con un paio di scarpe bene incartocciate ritorna verso il Caffè Momus cercando di Musetta; il cameriere, che è presso al tavolo, prende il conto lasciato da questa e cerimoniosamente lo presenta ad Alcindoro, il quale vedendo la somma, non trovando più alcuno, cade su di una sedia, stupefatto, allibito.)




Maralin Niska (Musetta),
Luciano Pavarotti (Rodolfo), Renata Scotto (Mimì), Ingvar Wixell (Marcello),
Paul Plishka (Colline), Allan Monk (Schaunard), Andrea Velis (Alcindoro)
dir: James Levine (1977)


Anna Moffo


Anna Netrebko


Mirella Freni


Laura Giordano


Maria Callas

Renata Tebaldi


Il valzer di Musetta, "Quando men vo", uno dei brani più noti de "La Bohème", ha un'origine complessa:
Il brano nacque come Piccolo Valzer per pianoforte in Mi maggiore, composto all'inizio di settembre del 1894 e destinato alla cerimonia di consegna della bandiera di combattimento per la nave da guerra "Re Umberto", che ebbe luogo a Sestri Ponente quello stesso mese. Secondo Mosco Carner, «Puccini ne ebbe l'idea un giorno ch'era a caccia sul suo amato Lago di Massaciuccoli, nella barca dolcemente cullata dalle onde.» Nel frattempo egli stava lavorando alla Bohème e, intenzionato ad adattare il motivo al valzer di Musetta, inviò come traccia al librettista Giuseppe Giacosa il verso "Coccoricò, coccoricò bistecca", dal cui ritmo nacque l'incipit "Quando men vo, quando men vo soletta". Se il metodo di inviare versi maccheronici ai librettisti come traccia metrica rientra nelle consuetudini pucciniane, può sorprendere l'abbinamento tra la musica, languida e seducente, e la cerimonia militare alla quale fu destinata la sua versione pianistica; a meno di non leggere la scelta del compositore come una presa di distanza, garbatamente ironica, rispetto ad una dimensione culturale che non gli apparteneva. Nell'opera il brano conservò la tonalità di Mi maggiore e si arricchì di nuove sfumature agogiche, con ben 25 variazioni di movimento in 47 battute. Tale duttilità accresce il tono sensuale di una melodia il cui incipit è già caratterizzato in questa direzione dal movimento cromatico discendente e dall'insolito abbinamento tra una prima semifrase («quando men vo») a valori lunghissimi e una seconda a valori brevi («quando men vo soletta per la via»).
(da Wikipedia)

versione per piano (Arturo Benedetti Michelangeli)
con immagini d'epoca di Puccini nella sua villa di Torre del Lago

15 aprile 2016

La Bohème (11) - Musetta

Scritto da Christian

"All'angolo di via Mazzarino appare una bellissima signora dal fare civettuolo ed allegro, dal sorriso provocante. Le vien dietro un signore pomposo, pieno di pretensione negli abiti, nei modi, nella persona". Non appena menzionata, ecco che nello stesso caffè dove si trovano i nostri amici appare Musetta, l'ex fidanzata di Marcello, in abito vistoso, accompagnata da un anziano amante, Alcindoro. Come vedremo, le donne dei bohémiens alternano periodi di fedeltà ai loro amici poveri ad altri in cui preferiscono la corte (e il denaro) di ricchi "protettori", che garantiscono loro qualche momento di agio e di comodità. Evidentemente Musetta è ben conosciuta da tutti gli abitanti del quartiere, visto che al suo incedere i commenti si sprecano. Le bottegaie osservano il suo abito e il suo stato ("To'! - Lei! - Sì! - To'! - Lei! - Musetta! / Siamo in auge! - Che toeletta!"), mentre le sartine e gli studenti si focalizzano sul suo accompagnatore ("Guarda, guarda chi si vede, / proprio lei, Musetta! / Con quel vecchio che balbetta..."). È Marcello stesso, ancora stizzito per essere stato da lei abbandonato, a presentarla a Mimì con parole astiose: "Il suo nome è Musetta; / cognome: Tentazione! / Per sua vocazione / fa la Rosa dei venti; / gira e muta soventi / e d'amanti e d'amore. / E come la civetta / è uccello sanguinario; / il suo cibo ordinario / è il cuore... Mangia il cuore!... / Per questo io non ne ho più".

Se Musetta viene introdotta come un personaggio non insensibile al fascino del denaro e degli agi, in realtà Mimì non è poi tanto diversa da lei, tanto che nel prosieguo della vicenda si lascerà a sua volta corteggiare da un fantomatico "Viscontino" (ne parleremo più avanti, al momento in cui tratteremo del "quadro mancante", eliminato dal libretto prima ancora che Puccini ne componesse la musica): semplicemente la fioraia è più giovane, o forse ha avuto meno esperienze. "Musetta, civettuola e leggera, è una Mimì più avanti nell’esperienza della vita", recita il Dizionario dell'Opera edito da Baldini & Castoldi. Rodolfo sembra presagirlo, e in una sua frase mette le mani avanti ("Sappi per tuo governo / che non darei perdono in sempiterno"), suscitando la timida difesa di Mimì ("Io t'amo tanto, e son tutta tua! / Ché mi parli di perdono?"). A sua volta Musetta, nel prosieguo dell'opera e in particolare nel quadro finale, dimostrerà di non essere solo vanitosa e insensibile ma di avere ottime qualità, a partire dall'empatia. Il suo amare e lasciare in continuazione Marcello è una caratteristica fondamentale dell'ondivaga "vita da Bohème", che si conduce alla giornata e senza certezze anche in campo sentimentale, alternando momenti vissuti in ricchezza e agi con altri in povertà ma fra amici sinceri.

E infatti, avendo riconosciuto Marcello e i suoi amici, Musetta sceglie di proposito di sedersi al tavolo vicino e fa di tutto per attirare la loro attenzione, mettendo in scena una serie di capricci e di bisticci con il cameriere. Evidentemente è già stufa di Alcindoro, e non le dispiacerebbe riconquistare con il proprio fascino, anche se per un breve momento, l'amico di un tempo. Ne nasce una "commedia" (come la chiamano, divertiti, Schaunard e Colline) in cui i dialoghi rivolti da Musetta ad Alcindoro sono in realtà messaggi per Marcello, che pure pare volerli ignorare...

Qualche parola anche sul personaggio di Alcindoro (indicato come un "consigliere di stato" nell'elenco dei personaggi a inizio libretto), "pomposo", dichiaratamente buffo, e destinato a restar scornato alla fine del quadro. Tutto in lui è caricaturale (ancora più che nel Benoît conosciuto in precedenza), a partire dal nomignolo ("Lulù") con il quale viene chiamato dalla fanciulla, e di cui si vergogna ("Tali nomignoli, / prego, serbateli / al tu per tu!"). Quasi una figura da commedia dell'arte, o – per restare nel mondo dell'opera – una sorta di Don Bartolo che finirà ridicolizzato nel suo tentativo di accompagnarsi con una giovane ragazza, e che ha nel denaro l'unico mezzo a sua disposizione per riuscirci. È l'esatto contrario dei bohémiens, che di denaro non ne hanno (come dimostrerà la conclusione del quadro) ma che in compenso sanno amare, sognare, apprezzare la poesia, il bello e il brutto della vita.

Clicca qui per il testo.

(All'angolo di via Mazzarino appare una bellissima signora dal fare civettuolo ed allegro, dal sorriso provocante. Le vien dietro un signore pomposo, pieno di pretensione negli abiti, nei modi, nella persona.)

RODOLFO, SCHAUNARD E COLLINE
(con sorpresa, vedendo Musetta)
Oh!

MARCELLO
Essa!

RODOLFO, SCHAUNARD E COLLINE
Musetta!

BOTTEGAIE
(vedendo Musetta)
To'! - Lei! - Sì! - To'! - Lei! - Musetta!
Siamo in auge! - Che toeletta!

ALCINDORO
(trafelato)
Come un facchino...
correr di qua... di là...
No! No! non ci sta...
non ne posso più!

MUSETTA
(con passi rapidi, guardando qua e là come in cerca di qualcuno, mentre Alcindoro la segue, sbuffando e stizzito)
(chiamandolo come un cagnolino)
Vien, Lulù!
Vien, Lulù!

SCHAUNARD
Quel brutto coso
mi par che sudi!

(Musetta vede la tavolata degli amici innanzi al Caffè Momus ed indica ad Alcindoro di sedersi al tavolo lasciato libero poco prima dai borghesi.)

ALCINDORO
(a Musetta)
Come! qui fuori?
Qui?

MUSETTA
Siedi, Lulù!

ALCINDORO
(siede irritato, alzando il bavero del suo pastrano e borbottando)
Tali nomignoli,
prego, serbateli
al tu per tu!

(Un cameriere si avvicina e prepara la tavola.)

MUSETTA
Non farmi il Barbablù!
(Siede anch'essa al tavolo rivolta verso il caffè.)

COLLINE
(esaminando il vecchio)
È il vizio contegnoso...

MARCELLO
(con disprezzo)
Colla casta Susanna!

MIMÌ
(a Rodolfo)
È pur ben vestita!

RODOLFO
Gli angeli vanno nudi.

MIMÌ
(con curiosità)
La conosci! Chi è?

MARCELLO
(a Mimì)
Domandatelo a me.
Il suo nome è Musetta;
cognome: Tentazione!
Per sua vocazione
fa la Rosa dei venti;
gira e muta soventi
e d'amanti e d'amore.
E come la civetta
è uccello sanguinario;
il suo cibo ordinario
è il cuore... Mangia il cuore!...
Per questo io non ne ho più...
Passatemi il ragù!

MUSETTA
(colpita nel vedere che gli amici non la guardano)
(Marcello mi vide...
Non mi guarda, il vile!
(sempre più stizzita)
Quel Schaunard che ride!
Mi fan tutti una bile!
Se potessi picchiar,
se potessi graffiar!
Ma non ho sottomano
che questo pellican!
Aspetta!)
(gridando)
Ehi! Camerier!
(Il cameriere accorre: Musetta prende un piatto e lo fiuta.)
Cameriere! Questo piatto
ha una puzza di rifritto!
(Getta il piatto a terra con forza, il cameriere si affretta a raccogliere i cocci.)

ALCINDORO
(frenandola)
No, Musetta...
Zitta zitta!

MUSETTA
(vedendo che Marcello non si volta)
(Non si volta.)

ALCINDORO
(con comica disperazione)
Zitta! zitta! zitta!
Modi, garbo!

MUSETTA
(Ah, non si volta!)

ALCINDORO
A chi parli?...

COLLINE
Questo pollo è un poema!

MUSETTA
(rabbiosa)
(Ora lo batto, lo batto!)

ALCINDORO
Con chi parli?...

SCHAUNARD
Il vino è prelibato.

MUSETTA
(seccata)
Al cameriere!
Non seccar!
Voglio fare il mio piacere....

ALCINDORO
Parla pian!
Parla pian!
(Prende la nota del cameriere e si mette ad ordinare la cena.)

MUSETTA
...vo' far quel che mi pare!
Non seccar.

SARTINE
(attraversando la scena, si arrestano un momento vedendo Musetta)
Guarda, guarda chi si vede,
proprio lei, Musetta!

STUDENTI
(attraversando la scena)
Con quel vecchio che balbetta...

SARTINE E STUDENTI
... proprio lei, Musetta!
(ridendo)
Ah, ah, ah, ah!

MUSETTA
(Che sia geloso
di questa mummia?)

ALCINDORO
(interrompendo le sue ordinazioni, per calmare Musetta che continua ad agitarsi)
La convenienza...
il grado... la virtù...

MUSETTA
...(Vediam se mi resta
tanto poter su lui da farlo cedere!)

SCHAUNARD
La commedia è stupenda!

MUSETTA
(guardando Marcello, a voce alta)
Tu non mi guardi!

ALCINDORO
(credendo che Musetta gli abbia rivolto la parola, se ne compiace e le risponde gravemente)
Vedi bene che ordino!...

SCHAUNARD
La commedia è stupenda!

COLLINE
Stupenda!

RODOLFO
(a Mimì)
Sappi per tuo governo
che non darei perdono in sempiterno.

SCHAUNARD
Essa all'un parla
perché l'altro intenda.

MIMÌ
(a Rodolfo)
Io t'amo tanto,
e son tutta tua!...
Ché mi parli di perdono?

COLLINE
(a Schaunard)
E l'altro invan crudel...
finge di non capir, ma sugge miel!...

MUSETTA
(come sopra)
Ma il tuo cuore martella!

ALCINDORO
Parla piano.




Maralin Niska (Musetta), Andrea Velis (Alcindoro), Luciano Pavarotti (Rodolfo), Renata Scotto (Mimì), Ingvar Wixell (Marcello), Paul Plishka (Colline), Allan Monk (Schaunard)
dir: James Levine (1977)


Anna Moffo (Musetta), Carlo Badioli (Alcindoro), Rolando Panerai (Marcello)
dir: Antonino Votto

Elizabeth Harwood (Musetta), Michel Sénéchal (Alcindoro), Rolando Panerai (Marcello)
dir: Herbert von Karajan

11 aprile 2016

La Bohème (10) - Al Quartiere Latino

Scritto da Christian



Usciti dall'intimità della soffitta, nel secondo quadro la scena si sposta nelle allegre e caotiche strade di Parigi, estremamente affollate nonostante il freddo e la neve: in fondo siamo alla vigilia di Natale, e tutti ("borghesi, soldati, fantesche, ragazzi, bambine, studenti, sartine, gendarmi, ecc.", dice il libretto) hanno voglia di far festa. Questa scena d'insieme, che si apre con le stesse note (affidate a tre trombe) con cui Schaunard aveva decantato le dovizie del Quartier Latino nel quadro precedente (e che dunque suggerisce la continuità fra le due parti), è forse drammaticamente meno significativa ma sarà fondamentale per cementare l'amore fra Rodolfo e Mimi (simbolicamente attraverso l'acquisto e il regalo della cuffietta), oltre che per introdurre, come vedremo a breve, il sesto personaggio centrale dell'opera, quella Musetta già menzionata in apertura nonché ex fiamma di Marcello.

Siamo in "un crocicchio di vie che al largo prende forma di piazzale", fra "botteghe, venditori di ogni genere" e, "da un lato, il Caffè Momus". La confusione, con la folla che sciama in ogni direzione, è totale. I nostri personaggi, prima di sedersi al tavolo del caffé, si separano brevemente, ciascuno intento a curiosare in qualche bottega o a compiere un improvvisato acquisto in una bancarella, ritagliandosi un breve spazio musicale all'interno di una sovrapposizione di voci, di cori, di motivi. Colline fa rappezzare la sua vecchia zimarra (e poi "distribuisce con giusto equilibrio i libri dei quali è carico nelle molte tasche dello zimarrone"). Schaunard acquista da un rigattiere una pipa e un corno un po' stonato. Marcello scherza con le ragazze per la strada. Ma soprattutto, Marcello e Mimì avanzano parlando d'amore, entrano da una "modista" e ne riescono con un regalo che il poeta ha acquistato per la ragazza: una cuffietta "a pizzi, tutta rosa, ricamata", che Mimì desiderava da tempo.

Fra i tanti temi che "La Bohème" porta alla nostra attenzione, vi è quello capitale del rapporto fra i bisogni materiali di un individuo e le sue aspirazioni, rappresentato da una miriade di oggetti d’ogni genere che affollano la partitura, e spesso trovano una specifica connotazione musicale (come il corno stonato che acquista Schaunard al Quartiere latino, o la tromba di Parpignol). La stessa protagonista traduce in slanci ideali un mondo intessuto di fiori finti, e trova nella sua cuffietta una sineddoche della sua bellezza bruna. E fino in punto di morte la frase «Mi piaccion quelle cose che han sì dolce malìa» echeggia nella soffitta per ricordare che l’ideale della fanciulla non è che l’esito trasfigurato di un mondo saldamente ancorato alla vita di tutti i giorni.
(Michele Girardi)
Finalmente i nostri amici si sistemano in un tavolo all'aperto, appena fuori dal locale, e discutono fra loro con allegria. Rodolfo presenta Mimì ai compagni ("Questa è Mimì, gaia fioraia") e ricorre alla stessa metafora ("Perché son io il poeta, / essa la poesia") che loro stessi gli avevano suggerito quando lo avevano preso in giro in precedenza ("Il poeta trovò la poesia"). Discorrendo, ben presto il discorso cade – naturalmente – sull'amore, il che dà l'occasione a Marcello di esprimere un'inattesa vena cinica. Gli amici spiegano a Mimì che il pittore "è in lutto", essendo vittima di una delusione sentimentale. E come se fosse stata invocata, ecco che nello stesso caffè si presenta la donna in questione, Musetta, in compagnia del suo ricco e anziano amante.
[Il librettista] Illica [...] ebbe una parte determinante nelle scelte drammatiche. Data la difficoltà che presentava il quadro del Quartier Latino, giunse perfino a preparare una pianta della scena, inviata a Ricordi in allegato all’abbozzo di un rifacimento del libretto richiesto da Puccini, “onde isolare i bohèmes”: il problema della posizione scenica non era certo di facile soluzione, poiché bisognava mettere in risalto, all’interno del tessuto di massa, i singoli ma significativi episodi vissuti dai protagonisti in mezzo alla folla. [...] Tutto doveva risultare credibile, dunque, ma Illica si accorse di un’ultima inverosimiglianza a lavoro già concluso. Nel quadro II l’allegra brigata prende posto ai tavoli esterni del Caffè, e filosofeggia tranquilla nonostante il freddo della vigilia di Natale. Rimediò a questa mancanza di realismo aggiungendo la seguente didascalia al libretto: "(Marcello, Schaunard e Colline entrano nel Caffè Momus, ma ne escono quasi subito sdegnati di quella gran folla che dentro si stipa chiassosa. Essi portano fuori una tavola e li segue un cameriere per nulla meravigliato di quella loro stramberia di voler cenare fuori)".
(Michele Girardi)
Fra i tanti venditori ambulanti spicca l'arrivo di Parpignol, che porta il suo carretto di giocattoli, seguito da "una turba di ragazzi" che lo circonda e ne ammira la mercanzia (e poi dalle madri di tali bambini e ragazzi, che li rimproverano e li trascinano via). Il breve inserto con il giocattolaio, non a caso coincidente con la lettura del menù da parte degli amici, "vuol essere un richiamo all’infanzia innocente, a un tempo di capricci come fa Mimì, che reclama «la crema» facendo eco al bimbo che vuole «la tromba, il cavallin». «O bella età d’inganni ed utopie» la definisce Marcello alla ripresa del dialogo".

Prima di passare al prossimo post, dedicato a Musetta, un breve accenno a uno scambio di battute apparentemente insignificante, ma che acquisterà peso più avanti. Il libretto specifica che, nel fendere la folla, Mimì "osserva un gruppo di studenti". E Rodolfo ("con dolce rimprovero") la riprende: "Che guardi?". "Sei geloso?", scherza lei. Il poeta replica: "All'uom felice sta il sospetto accanto", concludendo lì un breve episodio che mette in luce alcuni aspetti del carattere di ciascuno di loro che sfoceranno – almeno apparentemente – nella "crisi" successiva.

Clicca qui per il testo.

Un crocicchio di vie che al largo prende forma di piazzale; botteghe, venditori di ogni genere; da un lato, il Caffè Momus. La vigilia di Natale. Gran folla e diversa: borghesi, soldati, fantesche, ragazzi, bambine, studenti, sartine, gendarmi, ecc. Sul limitare delle loro botteghe i venditori gridano a squarciagola invitando la folla de' compratori. Separati in quella gran calca di gente si aggirano Rodolfo e Mimì da una parte, Colline presso la bottega di una rappezzatrice; Schaunard ad una bottega di ferravecchi sta comperando una pipa e un corno; Marcello spinto qua e là dal capriccio della gente. Parecchi borghesi ad un tavolo fuori del Caffè Momus. È sera. Le botteghe sono adorne di lampioncini e fanali accesi; un grande fanale illumina l'ingresso al Caffè.

VENDITORI
(sul limitare delle loro botteghe, altri aggirandosi tra la folla ed offrendo la propria merce)
Aranci, datteri! Caldi i marroni!
Ninnoli, croci. Torroni! Panna montata!
Caramelle! La crostata! Fringuelli
passeri! Fiori alle belle!

LA FOLLA
(studenti, sartine, borghesi e popolo)
Quanta folla! Su, corriam! Che chiasso!
Stringiti a me. Date il passo.

DAL CAFFÈ
(gridando e chiamando i camerieri che vanno e vengono affaccendati)
Presto qua! Camerier! Un bicchier!
Corri! Birra! Da ber! Un caffè!

VENDITORI
Latte di cocco! Giubbe! Carote!

LA FOLLA
(allontanandosi)
Quanta folla, su, partiam!

SCHAUNARD
(dopo aver soffiato nel corno che ha contrattato a lungo con un venditore di ferravecchi)
Falso questo Re!
Pipa e corno quant'è?
(paga)

COLLINE
(presso la rappezzatrice che gli ha cucito la falda di uno zimarrone)
Un poco usato...
ma è serio e a buon mercato...
(paga, poi distribuisce con giusto equilibrio i libri dei quali è carico nelle molte tasche dello zimarrone)

RODOLFO
(a braccio con Mimì, attraversa la folla avviato al negozio della modista)
Andiamo.

MIMÌ
Andiamo per la cuffietta?

RODOLFO
Tienti al mio braccio stretta...

MIMÌ
A te mi stringo...
Andiamo!
(entrano in una Bottega di modista)

MARCELLO
(tutto solo in mezzo alla folla, con un involto sotto il braccio, occhieggiando le donnine che la folla gli getta quasi fra le braccia)
Io pur mi sento in vena di gridar:
Chi vuol, donnine allegre, un po' d'amor!
Facciamo insieme a vendere e a comprar!

UN VENDITORE
Prugne di Tours!

(Entra un gruppo di venditrici.)

MARCELLO
Io dò ad un soldo il vergine mio cuor!

(La ragazza si allontana ridendo.)

SCHAUNARD
(va a gironzolare avanti al caffè Momus aspettandovi gli amici: intanto armato della enorme pipa e del corno da caccia guarda curiosamente la folla)
Fra spintoni e testate accorrendo
affretta la folla e si diletta
nel provar gioie matte... insoddisfatte...

ALCUNE VENDITRICI
Ninnoli, spillette!
Datteri e caramelle!

VENDITORI
Fiori alle belle!

COLLINE
(se ne viene al ritrovo, agitando trionfalmente un vecchio libro)
Copia rara, anzi unica:
la grammatica runica!

SCHAUNARD
Uomo onesto!

MARCELLO
(arrivando al caffè Momus, grida a Schaunard e Colline)
A cena!

SCHAUNARD E COLLINE
Rodolfo?

MARCELLO
Entrò da una modista.

RODOLFO
(uscendo dalla modista insieme a Mimì)
Vieni, gli amici aspettano.

ALCUNI VENDITORI
Panna montata!

MIMÌ
(accennando ad una cuffietta che porta graziosamente)
Mi sta bene questa cuffietta rosa?

(Marcello, Schaunard e Colline cercano se vi fosse un tavolo libero fuori del caffè all'aria aperta, ma ve n'è uno solo ed è occupato da onesti borghesi. I tre amici li fulminano con occhiate sprezzanti, poi entrano nel caffè.)

ALCUNI MONELLI
Latte di cocco!

VENDITORI
Oh, la crostata!
Panna montata!

DAL CAFFÈ
Camerier!
Un bicchier!
Presto, olà!
Ratafià!

RODOLFO
(a Mimì)
Sei bruna e quel color ti dona.

MIMÌ
(ammirando la bacheca di una bottega)
Bel vezzo di corallo!

RODOLFO
Ho uno zio milionario. Se fa senno il buon Dio,
voglio comprarti un vezzo assai più bel!

(Rodolfo e Mimì, in dolce colloquio, si avviano verso il fondo della scena e si perdono nella folla. Ad una bottega del fondo un venditore monta su di una seggiola, con grandi gesti offre in vendita delle maglierie, dei berretti da notte, ecc. Un gruppo di ragazzi accorre intorno alla bottega e scoppia in allegre risate.)

MONELLI
(ridendo)
Ah! Ah! Ah! Ah!

SARTINE E STUDENTI
(accorrendo nel fondo presso i monelli, ridendo)
Ah! Ah! Ah!...

BORGHESI
Facciam coda alla gente!
Ragazze, state attente!
Che chiasso! Quanta folla!
Pigliam via Mazzarino!
Io soffoco, partiamo!
Vedi il Caffè è vicin!
Andiamo là da Momus!
(entrano nel caffè)

VENDITORI
Aranci, datteri, ninnoli, fior!

(Molta gente entra da ogni parte e si aggira per il piazzale, poi si raduna nel fondo. Colline, Schaunard e Marcello escono dal caffè portando fuori una tavola; li segue un cameriere colle seggiole; i borghesi al tavolo vicino, infastiditi dal baccano che fanno i tre amici, dopo un po' di tempo s'alzano e se ne vanno. S'avanzano di nuovo Rodolfo e Mimì, questa osserva un gruppo di studenti.)

RODOLFO
(con dolce rimprovero, a Mimì)
Chi guardi?

COLLINE
Odio il profano volgo al par d'Orazio.

MIMÌ
(a Rodolfo)
Sei geloso?

RODOLFO
All'uom felice sta il sospetto accanto.

SCHAUNARD
Ed io, quando mi sazio,
vo' abbondanza di spazio...

MIMÌ
(a Rodolfo)
Sei felice?

MARCELLO
(al cameriere)
Vogliamo una cena prelibata.

RODOLFO
(appassionato a Mimì)
Ah, sì, tanto!
E tu?

MIMÌ
Sì, tanto!

ALCUNI STUDENTI E SARTINE
Là da Momus!
Andiamo!
(entrano nel caffè)

MARCELLO, SCHAUNARD E COLLINE
(al cameriere, che corre frettoloso entro al Caffè, mentre un altro ne esce con tutto l'occorrente per preparare la tavola)
Lesto!

(Rodolfo e Mimì s'avviano al Caffè Momus)

PARPIGNOL
(interno, lontano)
Ecco i giocattoli di Parpignol!

RODOLFO
(si unisce agli amici e presenta loro Mimì)
Due posti.

COLLINE
Finalmente!

RODOLFO
Eccoci qui
Questa è Mimì,
gaia fioraia.
Il suo venir completa
la bella compagnia,
perché son io il poeta,
essa la poesia.
Dal mio cervel sbocciano i canti,
dalle sue dita sbocciano i fior;
dall'anime esultanti
sboccia l'amor.

MARCELLO, SCHAUNARD E COLLINE
(ridendo)
Ah! Ah! Ah! Ah!

MARCELLO
(ironico)
Dio, che concetti rari!

COLLINE
(solenne, accennando a Mimì)
Digna est intrari.

SCHAUNARD
(con autorità comica)
Ingrediat si necessit.

COLLINE
Io non dò che un accessit!

(Tutti siedono intorno al tavolo, mentre il cameriere ritorna.)

PARPIGNOL
(vicinissimo)
Ecco i giocattoli di Parpignol!

COLLINE
(vedendo il cameriere, gli grida con enfasi)
Salame!

(Il cameriere presenta la lista delle vivande, che passa nelle mani dei quattro amici, guardata con una specie di ammirazione e analizzata profondamente. Da via Delfino sbocca un carretto tutto a fronzoli e fiori, illuminato a palloncini: chi lo spinge è Parpignol, il popolare venditore di giocattoli; una turba di ragazzi lo segue saltellando allegramente e circonda il carretto ammirandone i giocattoli.)

BAMBINE E RAGAZZI
(interno)
Parpignol, Parpignol!
(in scena)
Ecco Parpignol, Parpignol!
Col carretto tutto fior!
Ecco Parpignol, Parpignol!
Voglio la tromba, il cavallin,
il tambur, tamburel...
Voglio il cannon, voglio il frustin,
...dei soldati il drappel.

SCHAUNARD
Cervo arrosto!

MARCELLO
(esaminando la carta ed ordinando ad alta voce al cameriere)
Un tacchino!

SCHAUNARD
Vin del Reno!

COLLINE
Vin da tavola!

SCHAUNARD
Aragosta senza crosta!

(Bambine e ragazzi, attorniato il carretto di Parpignol, gesticolano con gran vivacità; un gruppo di mamme accorre in cerca dei ragazzi e, trovandoli intorno a Parpignol, si mettono a sgridarli; l'una prende il figliolo per una mano, un'altra vuole condur via la propria bambina, chi minaccia, chi sgrida, ma inutilmente, ché bambine e ragazzi non vogliono andarsene.)

MAMME
(strillanti e minaccianti)
Ah! razza di furfanti indemoniati,
che ci venite a fare in questo loco?
A casa, a letto! Via, brutti sguaiati,
gli scappellotti vi parranno poco!
A casa, a letto,
razza di furfanti, a letto!

(Una mamma prende per un orecchio un ragazzo il quale si mette a piagnucolare.)

UN RAGAZZO
(piagnucolando)
Vo' la tromba, il cavallin!...

(Le mamme, intenerite, si decidono a comperare da Parpignol, i ragazzi saltano di gioia, impossessandosi dei giocattoli. Parpignol prende giù per via Commedia. I ragazzi e le bambine allegramente lo seguono, marciando e fingendo di suonare gli strumenti infantili acquistati loro.)

RODOLFO
E tu, Mimì, che vuoi?

MIMÌ
La crema.

SCHAUNARD
(con somma importanza al cameriere, che prende nota di quanto gli viene ordinato)
E gran sfarzo. C'è una dama!

BAMBINE E RAGAZZI
Viva Parpignol, Parpignol!
(interno)
Il tambur! Tamburel!
(più lontano)
Dei soldati il drappel!

MARCELLO
(come continuando il discorso)
Signorina Mimì, che dono raro
le ha fatto il suo Rodolfo?

MIMÌ
(mostrando una cuffietta che toglie da un involto)
Una cuffietta
a pizzi, tutta rosa, ricamata;
coi miei capelli bruni ben si fonde.
Da tanto tempo tal cuffietta è cosa desiata!...
Egli ha letto quel che il core asconde...
Ora colui che legge dentro a un cuore
sa l'amore ed è... lettore.

SCHAUNARD
Esperto professore...

COLLINE
(seguitando l'idea di Schaunard)
...che ha già diplomi e non son armi prime
le sue rime...

SCHAUNARD
(interrompendo)
...tanto che sembra ver ciò ch'egli esprime!...

MARCELLO
(guardando Mimì)
O bella età d'inganni e d'utopie!
Si crede, spera, e tutto bello appare!

RODOLFO
La più divina delle poesie
è quella, amico, che c'insegna amare!

MIMÌ
Amare è dolce ancora più del miele...

MARCELLO
(stizzito)
Secondo il palato è miele, o fiele!...

MIMÌ
(sorpresa, a Rodolfo)
O Dio! ... l'ho offeso!

RODOLFO
È in lutto, o mia Mimì.

SCHAUNARD E COLLINE
(per cambiare discorso)
Allegri, e un toast!...

MARCELLO
(al cameriere)
Qua del liquor!...

MIMÌ, RODOLFO E MARCELLO
(alzandosi)
E via i pensier, alti i bicchier!
Beviam!

TUTTI
Beviam!

MARCELLO
(interrompendo, perché ha veduto da lontano Musetta)
Ch'io beva del tossico!
(si lascia cadere sulla sedia)




Luciano Pavarotti (Rodolfo), Renata Scotto (Mimì), Ingvar Wixell (Marcello),
Allan Monk (Schaunard), Paul Plishka (Colline)
dir: James Levine (1977)


Marcelo Alvarez (Rodolfo), Cristina Gallardo-Domas (Mimì), Roberto Servile (Marcello),
Natale de Carolis (Schaunard), Giovanni Battista Parodi (Colline)
dir: Bruno Bartoletti (2003)


"Questa è Mimì, gaia fioraia"
José Carreras (Rodolfo)

"Questa è Mimì, gaia fioraia"
Giacomo Aragall (Rodolfo)

5 aprile 2016

La Bohème (9) - "O soave fanciulla"

Scritto da Christian

La magia dell'incontro fra Rodolfo e Mimì è interrotta – ma solo per un momento – dal vociare degli amici impazienti che lo chiamano dall'esterno, rimproverandolo per il ritardo. Quando lui spiega che si trova in compagnia di una donna, invitandoli ad andare avanti al caffé Momus e a tenere loro un posto, i tre si allontanano cantando e deridendolo con bonarietà. Curiosamente le loro parole ("il poeta trovò la poesia") saranno riprese e ripetute dallo stesso Rodolfo quasi pari pari ("perché son io il poeta, / essa la poesia") quando più tardi, nel secondo quadro, presenterà Mimì agli amici.

Dalla finestra filtra ora il chiarore della luna piena (quella stessa luna invocata prima nell'aria di Rodolfo), che avvolge e illumina il volto di Mimì, la cui vista spinge il poeta a compiere il passo successivo. L'amore fra i due, nato per caso e portato avanti come uno scherzo (come sono avvezzi a fare i bohémiens, che passano da una storia all'altra con leggerezza e noncuranza), si evolve rapidamente dalla fase della presentazione a quella della dichiarazione: l'inno "O soave fanciulla" rappresenta il momento in cui Rodolfo esplicita i propri sentimenti a Mimì (già accennati, a dire il vero, nell'aria precedente), abbellendoli con il proprio estro poetico, soltanto pochi minuti dopo averla conosciuta! Naturalmente i due si baciano, e lei accetta l'inizio della relazione. Il crescendo di emozioni è tale che Rodolfo già non vorrebbe più uscire dalla soffitta ("Sarebbe così dolce restar qui. C'è freddo fuori"), e tocca a lei proporgli di accompagnarlo al caffé ("E se venissi con voi?"), non senza promettergli fra le righe una successiva notte d'amore ("E al ritorno?", "Curioso!"). Le loro parole già lasciano trasparire una complicità assoluta: il libretto sottolinea il gioco delle parti, accompagnando le frasi con varie precisazioni ("con graziosa furberia", "insinuante", "maliziosa"), per non parlare dell'apparente sottomissione di lei ("Obbedisco, signor", e ancora prima "Tu sol comandi, amor!"). Che Mimì stia solo giocando a recitare la parte della fanciulla timida sarà peraltro evidente, anche fra le righe, dagli sviluppi successivi, in cui dimostrerà una personalità e un carattere tutt'altro che perennemente modesto. Più tardi faremo un confronto con Musetta, personaggio a lei speculare, che invece è apertamente "sfacciata" ma intimamente romantica.

Mentre il quadro si conclude, la melodia di "Che gelida manina" torna ad accompagnare le parole dei due innamorati che escono di casa ("Dammi il braccio, mia piccina"), immersi in un "incanto musicale e poetico", inneggiando all'amore. Chi non ama i finali tragici, potrebbe benissimo ritenere conclusa qui l'opera, con un bel lieto fine.

Clicca qui per il testo.

SCHAUNARD
(dal cortile)
Ehi! Rodolfo!

COLLINE
Rodolfo!

MARCELLO
Olà. Non senti?
(Alle grida degli amici, Rodolfo s'impazienta.)
Lumaca!

COLLINE
Poetucolo!

SCHAUNARD
Accidenti al pigro!

(Sempre più impaziente, Rodolfo a tentoni si avvia alla finestra e l'apre spingendosi un poco fuori per rispondere agli amici che sono giù nel cortile: dalla finestra aperta entrano i raggi lunari, rischiarando così la camera.)

RODOLFO
(alla finestra)
Scrivo ancor tre righe a volo.

MIMÌ
(avvicinandosi un poco alla finestra)
Chi sono?

RODOLFO
(a Mimì)
Amici.

SCHAUNARD
Sentirai le tue.

MARCELLO
Che te ne fai lì solo?

RODOLFO
Non sono solo. Siamo in due.
Andate da Momus, tenete il posto,
ci saremo tosto.
(Rimane alla finestra, onde assicurarsi che gli amici se ne vanno.)

MARCELLO, SCHAUNARD E COLLINE
(allontanandosi)
Momus, Momus, Momus,
zitti e discreti andiamocerle via.
Momus, Momus, Momus,
il poeta trovò la poesia.

(Mimì si è avvicinata ancor più alla finestra per modo che i raggi lunari la illuminano: Rodolfo, volgendosi, scorge Mimì avvolta come da un nimbo di luce, e la contempla, quasi estatico.)

RODOLFO
O soave fanciulla, o dolce viso
di mite circonfuso alba lunar,
in te ravviso
il sogno ch'io vorrei sempre sognar!
(cingendo con le braccia Mimì)
Fremon già nell'anima
le dolcezze estreme,
nel bacio freme amor!
(la bacia)

MIMÌ
(assai commossa)
Ah! tu sol comandi, amor!...
(quasi abbandonandosi)
(Oh! come dolci scendono
le sue lusinghe al core...
tu sol comandi, amore!...)

MIMÌ
(svincolandosi)
No, per pietà!

RODOLFO
Sei mia!

MIMÌ
V'aspettan gli amici...

RODOLFO
Già mi mandi via?

MIMÌ
(titubante)
Vorrei dir... ma non oso...

RODOLFO
(con gentilezza)
Dì...

MIMÌ
(con graziosa furberia)
Se venissi con voi?

RODOLFO
(sorpreso)
Che?... Mimì?
(insinuante)
Sarebbe così dolce restar qui.
C'è freddo fuori.

MIMÌ
(con grande abbandono)
Vi starò vicina!...

RODOLFO
E al ritorno?

MIMÌ
(maliziosa)
Curioso!

RODOLFO
(aiuta amorosamente Mimì a mettersi lo scialle)
Dammi il braccio, mia piccina.

MIMÌ
(dà il braccio a Rodolfo)
Obbedisco, signor!
(S'avviano sottobraccio alla porta d'uscita.)

RODOLFO
Che m'ami di'...

MIMÌ
(con abbandono)
Io t'amo!

RODOLFO
Amore!

MIMÌ
Amor!




Luciano Pavarotti (Rodolfo), Renata Scotto (Mimì)
dir: James Levine (1977)


Jussi Bjoerling, Renata Tebaldi


Josè Carreras, Teresa Stratas


Richard Tucker, Anna Moffo

Andrea Bocelli, Daniela Dessì