22 agosto 2017

Così fan tutte (30) - "Tutti accusan le donne"

Scritto da Christian

Nascosto dietro le quinte insieme a Don Alfonso, Guglielmo ha assistito alla "capitolazione" della sua Fiordiligi fra le braccia dell'amico Ferrando. In preda alla rabbia, inveisce contro la ragazza (storpiandone anche il nome in "Fior di diavolo"), e deve anche rimangiarsi le parole che in precedenza aveva rivolto all'amico, e che questi gli ritorce ironicamente contro ("V'han delle differenze in ogni cosa. / Un poco di più merto..."). Entrambi hanno dunque perso la scommessa: loro malgrado, sono riusciti a sedurre l'uno la fidanzata dell'altro, confermando così la teoria di Don Alfonso sull'illusione della fedeltà femminile.

Eppure, è soltanto ora che il filosofo completa il suo insegnamento, un vero e proprio percorso di maturazione e di educazione al sentimento: ai due giovani furibondi, che vorrebbero studiare un modo "di castigarle sonoramente", ne suggerisce uno davvero inaspettato: sposarle. E il motivo è presto detto, in perfetta coerenza con tutto quello che ha predicato finora: se l'errore precedente era stato quello di idealizzare le loro dame, considerandole divinità senza macchia e senza peccato, ora dovranno imparare ad accettarle in quanto esseri umani con pregi e difetti. "Pigliatele com'elle son", dice Alfonso. Non delle icone (o dei ritratti da ammirare a distanza), ma persone in carne e ossa, soggette a sbalzi d'umore e a sentimenti che dipendono dalla relazione e dal rapporto con l'amato. Un amore vero e non idealizzato, insomma, anche perché "In ogni cosa ci vuol filosofia". E visto che l'amore di Ferrando e Guglielmo per Dorabella e Fiordiligi è innegabile, come ammettono loro stessi, il consiglio del vecchio filosofo è quello di goderselo senza elevarlo su un piedistallo, perché più si va in cielo più ci si fa male quando si cade.

Che Don Alfonso non sia veramente un misogino lo conferma la breve arietta "Tutti accusan le donne", dove pare giustificare il comportamento leggero delle ragazze (un comportamento, sia chiaro, che mai aveva giudicato in termini negativi, a differenza dei due soldati) e fa ricadere tutta la colpa delle incomprensioni e dell'infelicità sugli uomini, incapaci – per orgoglio o per illusione – di rendersi conto della natura femminile. In quello che è una sorta di pre-finale, Ferrando e Guglielmo sono persino invitati a intonare insieme a lui la morale (e il titolo) dell'opera, "Così fan tutte", riprendendo le note dell'ouverture. E forse, quel "ripetete con me" è rivolto un po' anche agli spettatori.

Ancora una volta, come sottolinea Daniel Heartz, il debito di Da Ponte verso Carlo Goldoni è notevole:

Nella scena finale de "Le pescatrici", Goldoni chiude bruscamente la mascherata messa in atto dai due giovani pescatori, Burloto e Frisellino, travestiti da gentiluomini per mettere alla prova la fedeltà delle loro fidanzate, Nerina e Lesbina (tutte parti buffe). Dopo che i due si fanno riconoscere – provocando la sorpresa, ma anche la rabbia delle due fanciulle – Mastriccio li sgrida severamente per aver pur solo osato pensare a una simile messinscena. Anch'egli, come il Don Alfonso dapontiano, è convinto che la colpa sia tutta degli uomini. Identica è anche la soluzione proposta da entrambi i vecchi per rimediare al danno. "Sposarle", risponde Don Alfonso dopo che Guglielmo, indignato per il cedimento di Fiordiligi, gli chiede quale possa essere la punizione più adeguata. Mastriccio avrebbe potuto essere altrettanto conciso se Goldoni non si fosse divertito a mettergli in bocca un proverbio popolare dietro l'altro:
MASTRICCIO
E chi, pazzi, v'insegna
le femmine tentare? In caso tale
che avreste fatto voi,
sciocchi che siete?
Se bene a lor volete,
sposatele, tacete, e non parlate:
si strapperà se troppo la tirate.

BURLOTO
Amico, il giuramento.

FRISELLINO
Sì, sì, me lo rammento.
E voi?

BURLOTO
Ed io pentito
son della trista prova.

MASTRICCIO
Chi va il mal cercando, il mal ritrova.
Prima del gran finale, anche Despina fa la sua ricomparsa per rallegrarsi con i due nobili albanesi (ricordiamo che la cameriera ignora che si tratta di travestimenti), annunciando loro che le sue padrone sono disposte a unirsi immediatamente con loro in matrimonio. Non avvedendosi della reazione sarcastica dei due uomini, si vanta delle proprie capacità: "Non è mai senz'effetto / quand'entra la Despina in un progetto".


Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

GUGLIELMO
Oh poveretto me, cosa ho veduto!
Cosa ho sentito mai!

DON ALFONSO
Per carità, silenzio!

GUGLIELMO
Mi pelerei la barba,
Mi grafferei la pelle
E darei colle corna entro le stelle.
Fu quella Fiordiligi, la Penelope,
L'Artemisia del secolo! Briccona,
Assassina, furfante, ladra, cagna!

DON ALFONSO
Lasciamolo sfogar.

FERRANDO
(entrando)
Ebben!

GUGLIELMO
Dov'è?

FERRANDO
Chi? La tua Fiordiligi?

GUGLIELMO
La mia Fior, fior di diavolo,
Che strozzi lei prima e dopo me!

FERRANDO
Tu vedi bene:
V'han delle differenze in ogni cosa;
(ironicamente)
Un poco di più merto...

GUGLIELMO
Ah, cessa, cessa di tormentarmi
Ed una via piuttosto studiam
Di castigarle sonoramente.

DON ALFONSO
Io so qual'è: sposarle.

GUGLIELMO
Vorrei sposar piuttosto
La barca di Caronte!

FERRANDO
La grotta di Vulcano.

GUGLIELMO
La porta dell'inferno.

DON ALFONSO
Dunque restate celibi in eterno.

FERRANDO
Mancheran forse donne
Ad uomin come noi?

DON ALFONSO
Non c'è abbondanza d'altro.
Ma l'altre che faran,
Se ciò fer queste?
In fondo, voi le amate
Queste vostre cornacchie spennacchiate.

GUGLIELMO
Ah, purtroppo!

FERRANDO
Purtroppo!

DON ALFONSO
Ebben, pigliatele
Com'elle son; natura non potea
Fare l'eccezione, il privilegio
Di creare due donne d'altra pasta
Per i vostri bei musi; in ogni cosa
Ci vuol filosofia. Venite meco;
Di combinar le cose
Studierem la maniera.
Vo' che ancor questa sera
Doppie nozze si facciano;
Frattanto un'ottava ascoltate:
Felicissimi voi, se la imparate.

Clicca qui per il testo di "Tutti accusan le donne".

DON ALFONSO
Tutti accusan le donne,
Ed io le scuso
Se mille volte al dì cangiano amore;
Altri un vizio lo chiama, ed altri un uso,
Ed a me par necessità del core.
L'amante che si trova alfin deluso,
Non condanni l'altrui,
Ma il proprio errore.
Giacchè giovani, vecchie e belle e brutte,
Ripetete con me:
Così fan tutte!

FERRANDO, GUGLIELMO E DON ALFONSO
Così fan tutte!

Clicca qui per il testo del recitativo che segue.

DESPINA
Vittoria, padroncini!
A sposarvi disposte
Son le care madame; a nome vostro
Loro io promisi che in tre giorni circa
Partiranno con voi; l'ordin mi diero
Di trovar un notaio
Che stipuli il contratto; alla lor camera
Attendendo vi stanno.
Siete così contenti?

FERRANDO, GUGLIELMO E DON ALFONSO
Contentissimi.

DESPINA
Non è mai senz'effetto
Quand'entra la Despina in un progetto.




Claudio Desderi (Don Alfonso), Josef Kundlak (Ferrando), Alessandro Corbelli (Guglielmo)
dir: Riccardo Muti (1989)


Nicolas Rivenq (Don Alfonso), Topi Lehtipuu (Ferrando), Luca Pisaroni (Guglielmo)
dir: Iván Fischer (2006)


Dietrich Fischer Dieskau

Bruno Praticò

18 agosto 2017

Così fan tutte (29) - "Fra gli amplessi in pochi istanti"

Scritto da Christian

Nonostante i consigli di Dorabella, che si sono aggiunti a quelli di Despina, la tormentata Fiordiligi rimane ancora intenzionata a mostrarsi fedele al suo antico fidanzato Guglielmo e a sopprimere i sentimenti che sente nascere per il nuovo e misterioso corteggiatore, costi quel che costi ("Ma no! Si mora, e non si ceda!"). Rimasta sola, per sfuggire a ogni possibile tentazione pianifica un progetto decisamente audace: vestirsi da uomo, con una delle uniformi militari di Guglielmo e Ferrando che sono rimaste in casa, e raggiungere il suo amato al campo di battaglia! Per di più, spera che anche la sorella aderisca a questo piano ("Al campo, al campo! / Altra strada non resta per serbarci innocenti"). Qui il libretto di Da Ponte raggiunge vette di sottigliezza inarrivabili: Fiordiligi commenta infatti che l'abito più adatto a lei è quello di Ferrando, mentre Dorabella potrà indossare quello di Guglielmo. Lo scambio di coppie pare davvero voluto dal destino! Il tema del travestimento (un classico luogo comune dell'opera buffa, che evoca ovviamente il "teatro nel teatro", e che in "Così fan tutte" è davvero ubiquo, come ci ricordano anche le mascherate degli stessi Guglielmo, Ferrando nonché quelle di Despina) viene così sfruttato per suggerire nuovi e possibili sviluppi, il tutto senza parlare dei sottotesti legati al gioco e all'attrazione sessuale: è un "sublime atto di chissà quanto inconsapevole feticismo, [con cui Fiordiligi] si impossessa del corpo del nuovo amante attraverso l'abito, un ulteriore e simbolico scambio".

Mentre ha appena cominciato a intonare quella che sembra in tutto e per tutto un'aria "a solo", la voce di Ferrando – giunto alle sue spalle senza farsi notare – la interrompe, dando vita a un meraviglioso duetto dalla struttura lunga e complessa, nel corso del quale anche gli ultimi sforzi di Fiordiligi di resistere al nuovo amore finiscono con l'esaurirsi. Il suo cedimento, a differenza di quello della sorella, è ammantato di toni da eroina tragica ("Crudel, hai vinto; fa' di me quel che ti par"). A osservare tutta la scena, di nascosto, ci sono anche Guglielmo e Don Alfonso: il primo, inizialmente tutto fiero di udire gli arditi propositi della sua dama ("Bravissima, la mia casta Artemisia; la sentite?", commenta agli amici, facendo riferimento all'antica regina greca Artemisia II, citata anche nell'Orlando Furioso come esempio di fedeltà al marito, per il quale fece costruire il leggendario Mausoleo). Ma dovrà ricredersi quando assisterà all'abbraccio dei due amanti, al punto che Don Alfonso dovrà quasi trattenerlo per impedirgli di uscire dal nascondiglio.

Una volta travestita, [Fiordiligi] si volta, si guarda nello specchio, si trova bella e lancia il duetto – "Tra gli amplessi in pochi istanti" – una complessa struttura musicale in cinque movimenti in rapida successione, che sembra però iniziare come un'aria. Non fosse che nel frattempo Ferrando silenzioso le si avvicina da dietro – mentre Guglielmo sempre più furioso e amareggiato contempla il tutto in quinta – e l'interrompe trasformando la situazione in duetto e privandola di una possibile seconda quartina che avrebbe concluso l'aria – straordinario come qui il teatro dissolva vecchie forme musicali per crearne di nuove – poi, grido di stupore di Fiordiligi – "Cosa veggio! Son tradita" – e su un frammento melodico ingiunge a Ferrando: "Deh, Partite!". Ferrando le ruba quel frammento di bocca e lo sviluppa in un arioso agitato in cui le chiede di ucciderlo con la spada. Il gesto melodico di ripulsa le si ritorce contro, è lei che ha fornito a Ferrando il pretesto per rovesciare la situazione prendendo lui l'iniziativa. Segue una seconda sezione dell'Allegro in cui Fiordiligi tenta di chiudere la bocca a Ferrando con un "Taci, ahimè!", il tempo sembra rallentare col passar da semicrome a crome (violini); attraverso una serie di microepisodi si giunge al duetto vero e proprio in cui le due voci si allacciano. "Ah, non son, non son più forte ...", implora lei sospirosa, e il cedimento definitivo avverrà su una straziante cadenza dell'oboe: "Fa' di me quel che ti par". Come distinguere in questo duetto l'elemento teatrale da quello musicale? Si noti che non è un tradizionale duetto d'amore puramente contemplativo, ma un duetto d'azione, azione che si svolge nel presente immediato teatrale. Ferma decisione, scambio d'iniziativa tra i due personaggi, abbandono d'ogni resistenza e cedimento tutto avviene lì in quel momento, espresso da pure forme musicali, ciascuna delle quali appare trasfigurazione di un gesto fisico del corpo, di un moto interiore dell'anima. Il momento contemplativo si ha nell'Andante finale, dove le due voci si rincorrono a fiorire all'infinito la parola "sospirar". Pur nel complesso travestimento, da albanese-turchesco lui, da soldato lei, mai si è vista coppia più nuda, l'una di fronte all'altro nella loro fragile, creaturale verità.
(Luca Fontana)
Se il precedente duetto "Il core vi dono" aveva segnato l'amore fra Dorabella e Guglielmo, questo fa dunque lo stesso – in maniera molto più intensa e sofferta, certo – per Fiordiligi e Ferrando. Ora finalmente le due coppie, smontate, mescolate e rimontate, hanno raggiunto un nuovo equilibrio: e se non si trattasse solo di un inganno, saremmo pronti per il lieto fine. In questo duetto, in particolare, le emozioni sono così forti e in rapida evoluzione che l'avvicinarsi del momento della verità, quello in cui la finzione sarà rivelata, ci pare davvero crudele nei confronti di Fiordiligi. Senza dubbio questo Mozart lo percepiva, e con la sua musica fa davvero di tutto per rimandare l'amara rivelazione al più tardi possibile.
Sembra esserci una leggera, ma non per questo meno ben definita divergenza di intenti fra il testo di Da Ponte e la musica di Mozart. Il compositore, che, diversamente da Da Ponte, non era precisamente un cinico, si immedesima, più di quanto il testo non giustifichi, nelle sorti delle dame quando i ruoli sono rovesciati. Questo è dovuto in parte al fatto che Mozart ha sempre dimostrato una speciale attenzione per i problemi, le aspirazioni e le motivazioni delle donne, e in parte al fatto che si è spinto molto in là nel convincere il pubblico del nuovo stato delle cose, finendo forse col convincere se stesso della verità della falsa situazione. Pertanto ritengo che la particolare intensità di «Così fan tutte» stia nel fatto che la necessità del perdono è presente non solo alla fine dell'opera, ma in tutte le scene di inganno, in cui il pubblico sa – benché le protagoniste non sappiano ancora – che le loro azioni richiedono più perdono di quanto forse sia stato mai richiesto da qualsiasi altra azione in un'opera di Mozart. Le emozioni che l'opera genera sono quindi doppiamente intense e il cinismo del libretto è in parte mitigato.
(H.C. Robbins Landon)
Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

(Fiordiligi sola, poi Guglielmo, Ferrando e Don Alfonso, che stanno in un'altra camera, che si vede per la porta della prima, poi Despina.)

FIORDILIGI
Come tutto congiura
A sedurre il mio cor! Ma no! Si mora,
E non si ceda! Errai quando alla suora
Io mi scopersi ed alla serva mia;
Esse a lui diran tutto, ed ei più audace
Fia di tutto capace; agli occhi miei
Mai più non comparisca! A tutti i servi
Minaccerò il congedo
Se lo lascian passar; veder nol voglio,
Quel seduttor.

GUGLIELMO
Bravissima,
La mia casta Artemisia; la sentite?

FIORDILIGI
Ma potria Dorabella
Senza saputa mia... piano, un pensiero
Per la mente mi passa; in casa mia
Restar molte uniformi
Di Guglielmo e Ferrando: ardir!
Despina! Despina!

DESPINA
(entrando)
Cosa c'è?

FIORDILIGI
Tieni un po' questa chiave e senza replica,
Senza replica alcuna,
Prendi nel guardaroba, e qui mi porta
Due spade, due cappelli e due vestiti
De' nostri sposi.

DESPINA
E che volete fare?

FIORDILIGI
Vanne, non replicare.

DESPINA
(da sè)
Comanda in abregè donna Arroganza.
(parte)

FIORDILIGI
Non c'è altro; ho speranza
Che Dorabella stessa
Seguirà il bell'esempio;
Al campo, al campo!
Altra strada non resta
Per serbarci innocenti.

DON ALFONSO
(da sè)
Ho capito abbastanza.
(a Despina, che ritorna)
Vanne pur, non temer.

DESPINA
Eccomi.

FIORDILIGI
Vanne
Sei cavalli di posta
Voli un servo a ordinar; di' a Dorabella
Che parlarle vorrei.

DESPINA
Sarà servita.
(da sè)
Questa donna mi par di senno uscita.
(parte)

FIORDILIGI
L'abito di Ferrando
Sarà buono per me; può Dorabella
Prender quel di Guglielmo. In questi arnesi
Raggiungerem gli sposi nostri.
Al loro fianco pugnar potremo
E morir, se fa d'uopo.
(si cava quello che tiene in testa)
Ite in malora
Ornamenti fatali, io vi detesto.

GUGLIELMO
(da sè)
Si può dar un amor simile a questo?

FIORDILIGI
Di tornar non sperate alla mia fronte
Pria ch'io qui torni col mio ben;
In vostro loco porrò questo cappello.
Oh, come ei mi trasforma le sembianze e il viso!
Come appena io medesma or mi ravviso!

Clicca qui per il testo di "Fra gli amplessi in pochi istanti".

FIORDILIGI
Fra gli amplessi in pochi istanti
Giungerò del fido sposo;
Sconosciuta a lui davanti
In quest'abito verrò.
Oh, che gioia il suo bel core
Proverà nel ravvisarmi!

FERRANDO
(entra, mentre Guglielmo e Don Alfonso restano nell'altra camera)
Ed intanto di dolore
Meschinello io mi morrò.

FIORDILIGI
Cosa veggio? Son tradita!
Deh, partite!

FERRANDO
Ah no, mia vita!
Con quel ferro di tua mano
Questo cor tu ferirai,
E se forza, oh Dio, non hai,
Io la man ti reggerò.
(prende la spada dal tavolino, la sfodera)

FIORDILIGI
Taci, ahimè! Son abbastanza
Tormentata ed infelice!
Ah, che omai la mia costanza
A quei sguardi, a quel che dice,
Incomincia a vacillar!

FERRANDO
Ah, che omai la sua costanza
A quei sguardi, a quel che dice,
Incomincia a vacillar.

FIORDILIGI
Sorgi, sorgi!

FERRANDO
Invan lo credi.

FIORDILIGI
Per pietà, da me che chiedi?

FERRANDO
Il tuo cor o la mia morte.

FIORDILIGI
Ah, non son, non son più forte!

FERRANDO
(le prende la mano e gliela bacia)
Cedi, cara!

FIORDILIGI
Dei, consiglio!

FERRANDO
(tenerissimamente)
Volgi a me pietoso il ciglio:
In me sol trovar tu puoi
Sposo, amante e più, se vuoi;
Idol mio, più non tardar.

FIORDILIGI
(tremando)
Giusto ciel! Crudel, hai vinto;
Fa' di me quel che ti par.
(Don Alfonso trattiene Guglielmo che vorrebbe uscire.)

FERRANDO E FIORDILIGI
Abbracciamci, o caro bene,
E un conforto a tante pene
Sia languir di dolce affetto,
Di diletto sospirar!
(partono)




Daniela Dessì (Fiordiligi), Josef Kundlak (Ferrando)
dir: Riccardo Muti (1989)


Miah Persson (Fiordiligi), Topi Lehtipuu (Ferrando)
dir: Iván Fischer (2006)


Gundula Janowitz (Fiordiligi), Luigi Alva (Ferrando)
dir: Karl Böhm (1970)


Margaret Marshall, Francisco Araiza


Edita Gruberova, Luis Lima


Soile Isokoski, Rainer Trost

Maria Bengtsson, Rolando Villazón

15 agosto 2017

Così fan tutte (28) - "È amore un ladroncello"

Scritto da Christian

Rientrate in camera, le due sorelle mostrano umori contrapposti. Se Dorabella, di fronte a una compiaciuta Despina, racconta di aver ceduto con piacere al nuovo corteggiatore, Fiordiligi è invece furibonda (con sé stessa, con tutti) e in preda allo sconforto: ammette di essere attratta dal "galante biondino" ("Inorridisci: io amo, e l'amor mio / non è sol per Guglielmo"), ma lo ritiene una vergogna. In uno scambio significativo di battute, Dorabella prova a convincerla di accettare con pragmatismo l'amore dello straniero.

DORABELLA
Odimi: sei tu certa
Che non muoiano in guerra
I nostri vecchi amanti? E allora entrambe
Resterem colle man piene di mosche
Tra un ben certo e un incerto
C'è sempre un gran divario!


FIORDILIGI
E se poi torneranno?

DORABELLA
Se torneran, lor danno!
Noi saremo allor mogli,
Noi saremo lontane mille miglia.


FIORDILIGI
Ma non so come mai
Si può cangiar in un sol giorno un core.


DORABELLA
Che domanda ridicola! Siam donne!
Qui Dorabella sembra quasi voler dare ragione all'assunto di Don Alfonso ("Così fan tutte"). In realtà, come abbiamo visto, esso può essere cinicamente giustificato da un altro, al maschile, propugnato da Despina: "Uno val l'altro, perché nessun val nulla".
In questa prospettiva si comprende il senso della fuga di Mozart nei cieli di cristallo della musica più pura e sublime; si chiariscono le motivazioni segrete di certe aperture su paesaggi edenici di bellezza incontaminata, la risoluzione di tanti momenti della vicenda in apparizioni splendide, in accensioni di bellezza assoluta. Qui Mozart non è più all'interno del gioco divertito di coinvolgimento e di distacco ironico rispetto al teatro ed alle sue cangianti ed effimere parvenze. Si pone in un'altra dimensione: diversa da quella di Da Ponte, della corte absburgica, del pubblico aristocratico che affollava il Teatro Imperiale, e via dicendo. Da altezze immense guarda alle miserie della commedia umana, dandoci davvero il senso di «quel vuoto che fa male», di «quel rimpianto che non viene mai appagato» di cui parla nelle ultime lettere alla moglie; che è rimpianto di un mondo perduto, o forse mai posseduto, nel quale i valori hanno ben altra consistenza di quanto non ne assegni o ne possa assegnare loro una ragione sterile e negativa, generata da un assetto sociale giunto al culmine del suo possibile sviluppo e già condannato dalla storia.
(Francesco Degrada)
L'arietta giocosa con cui Dorabella ribadisce il concetto alla sorella, invitandola ad accogliere il richiamo dell'amore senza più resistergli, serve innanzitutto a scoprire il vero volto della ragazza. È un'aria leggera, di certo più simile a quelle di Despina che non alla precedente della stessa Dorabella ("Smanie implacabili"). E in effetti, quando afferma che l'amore "porta dolcezza e gusto se tu lo lasci far, ma t'empie di disgusto se tenti di pugnar", sembra proprio sentir parlare la cameriera ("Non è più amore / se incomodo diventa, / se invece di piacer nuoce e tormenta"). Certo, a differenza di quella di Despina, l'aria di Dorabella è priva di ogni conflittualità verso il genere maschile. Libera finalmente dalla teatralità che la opprimeva e la soffocava con le sue convenzioni morali, la ragazza si mostra ora "maliziosamente sentimentale e spensierata". Anche nel canto, che richiama come metafora le creature della natura ("un serpentello", o magari – con il musicale "s'egli ti becca qui... qui, qui, qui..." – un fringuellino). D'altronde, quasi un secolo più tardi, una zingara di nome Carmen affermerà a sua volta che "L'amore è un uccello ribelle".


Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

(Camera con diverse porte, specchio e tavolini.
Dorabella e Despina, poi Fiordiligi.
)

DESPINA
Ora vedo che siete
Una donna di garbo.

DORABELLA
Invan, Despina,
Di resister tentai: quel demonietto
Ha un artifizio, un eloquenza, un tratto,
Che ti fa cader giù se sei di sasso.

DESPINA
Corpo di satanasso!
Questo vuol dir saper! Tanto di raro
Noi povere ragazze
Abbiamo un po' di bene,
Che bisogna pigliarlo allor ch'ei viene.
Ma ecco la sorella.
Che ceffo!

FIORDILIGI
Sciagurate!
Ecco per colpa vostra
In che stato mi trovo!

DESPINA
Cosa è nato,
Cara madamigella?

DORABELLA
Hai qualche mal, sorella?

FIORDILIGI
Ho il diavolo, che porti me,
Te, lei, Don Alfonso, i forestieri
E quanti pazzi ha il mondo.

DORABELLA
Hai perduto il giudizio?

FIORDILIGI
Peggio, peggio,
Inorridisci: io amo, e l'amor mio
Non è sol per Guglielmo.

DESPINA
Meglio, meglio!

DORABELLA
È che forse anche tu se' innamorata
Del galante biondino?

FIORDILIGI
(sospirando)
Ah, purtroppo per noi!

DESPINA
Ma brava!

DORABELLA
Tieni
Settantamila baci:
Tu il biondino, io il brunetto,
Eccoci entrambe spose!

FIORDILIGI
Cosa dici?
Non pensi agli infelici
Che stamane partir?
Ai loro pianti?
Alla lor fedeltà tu più non pensi?
Così barbari sensi
Dove, dove apprendesti?
Sì diversa da te come ti festi?

DORABELLA
Odimi: sei tu certa
Che non muoiano in guerra
I nostri vecchi amanti? E allora? Entrambe
Resterem colle man piene di mosche.
Tra un ben certo, e un incerto
C'è sempre gran divario.

FIORDILIGI
E se poi torneranno?

DORABELLA
Se torneran, lor danno!
Noi saremo allor mogli,
Noi saremo lontane mille miglia.

FIORDILIGI
Ma non so, come mai
Si può cangiar in un sol giorno un core.

DORABELLA
Che domanda ridicola!
Siam donne!
E poi, tu com'hai fatto?

FIORDILIGI
Io saprò vincermi.

DESPINA
Voi non saprete nulla.

FIORDILIGI
Farò che tu lo veda.

DORABELLA
Credi, sorella, è meglio che tu ceda.

Clicca qui per il testo di "È amore un ladroncello".

DORABELLA
È amore un ladroncello,
Un serpentello è amor.
Ei toglie e dà la pace,
Come gli piace ai cor.
Per gli occhi al seno appena
Un varco aprir si fa
Che l'anima incatena
E toglie libertà.
Porta dolcezza e gusto,
Se tu lo lasci far,
Ma t'empie di disgusto
Se tenti di pugnar.
Se nel tuo petto ei siede,
S'egli ti becca qui,
Fa' tutto quel ch'ei chiede,
Che anch'io farò così.




Delores Ziegler (Dorabella)
dir: Riccardo Muti (1989)


Anna Caterina Antonacci (Dorabella)
dir: Claudio Abbado (2000)


Christa Ludwig


Tatiana Troyanos


Elina Garanča

Frederica von Stade

12 agosto 2017

Così fan tutte (27) - "Tradito, schernito"

Scritto da Christian

Rimasto solo, Ferrando – ancora scosso dalla scoperta dell'infedeltà della sua Dorabella – cerca di mettere ordine nelle sue emozioni ("In qual fiero contrasto, in qual disordine di pensieri e di affetti io mi ritrovo!"). Da un lato è furioso per il tradimento subito (anche se rispetto allo scatto d'ira che aveva esibito nella scena precedente, sembra aver ritrovato un po' di compostezza: non parla più di "trarle il cor dal scellerato petto", ma semplicemente di volerla dimenticare: "saprò dal seno cancellar quell'iniqua"). Dall'altro, però, sente di amare ancora la sua donna ("Io sento che ancora / quest'alma l'adora"). La situazione non può non ricordarci Donna Elvira, che nell'aria "Mi tradì quell'alma ingrata" del "Don Giovanni" esprimeva concetti del tutto simili. L'aria di Ferrando è parimenti intensa e drammatica.

Ma la maestria di Mozart si rivela in particolare nelle due arie di Ferrando nelle quali ancora una volta si chiarisce uno degli aspetti del complesso rapporto che il musicista instaura con il proprio linguaggio. Nella sua prima aria («Ah, lo veggio, quell'anima bella»), Ferrando recita la sua suprema scena di seduzione dinanzi alla recalcitrante Fiordiligi fingendo una passione che non ha (o che comunque non dovrebbe avere). Qui il riferimento all'opera seria, cioè a un contesto in qualche misura abnorme e, appunto, fittizio all'interno della "burletta", connota la doppia finzione della situazione scenica. Nella seconda («Tradito, schernito») il rapporto della musica con il personaggio è immediato. Ferrando sente sulla propria pelle il bruciare del tradimento di Dorabella; ma proprio per questo i moduli linguistici si mantengono entro un orizzonte stilistico medio (rettoricamente parlando: "comico"), che è quello proprio di «Così fan tutte» (con l'eccezione, se si vuole, del ruolo «brillante caricato» di Despina). I residui stilemi «seri» (rettoricamente: "tragici") di quest'aria saranno da intendere allora come un amabile sorriso di Mozart alle spalle del proprio personaggio, irrimediabilmente coinvolto in quella inestricabile commedia della finzione e dell'inganno nella quale si risolveva tanta parte della vita di relazione nella società cortigiana settecentesca. Non sarà inopportuno ricordare – dato che in genere non vi si fa caso – che «Così fan tutte» fu rappresentata nel Teatro di Corte di Vienna il 20 febbraio I790, grosso modo sette mesi dopo la presa della Bastiglia.
(Francesco Degrada)
Durante l'accorato lamento di Ferrando, Guglielmo e Don Alfonso sono rientrati sulla scena, osservandolo da lontano. Ora intervengono, con il filosofo che addirittura lo loda per il fatto di amare ancora Dorabella ("Bravo, questa è costanza"). L'amico Guglielmo, forse anche per sdrammatizzare la situazione (ma anche per innegabile sbruffoneria), non resiste invece alla tentazione di sottolineare come la sua Fiordiligi si sia dimostrata ben più fedele. Ma le sue parole ("Bisogna far delle differenze in ogni cosa...") gli si ritorceranno presto contro! Nel frattempo Don Alfonso gli spiega che la giornata non è ancora finita, e che dunque c'è tempo per un altro tentativo: non bisogna vendere la pelle dell'orso prima di averlo ucciso (o meglio, con un altro dei suoi detti proverbiali, "folle è quel cervello / che sulla frasca ancor vende l'uccello").


Clicca qui per il testo di "In qual fiero contrasto... Tradito, schernito".

FERRANDO
In qual fiero contrasto,
In qual disordine
Di pensieri e di affetti io mi ritrovo!
Tanto insolito e novo è il caso mio,
Che non altri, non io
Basto per consigliarmi...
Alfonso, Alfonso,
Quanto rider vorrai della mia stupidezza!
Ma mi vendicherò! Saprò dal seno cancellar quell'iniqua...
Cancellarla?
Troppo, oh Dio, questo cor per lei mi parla.

Tradito, schernito
Dal perfido cor,
Io sento che ancora
Quest'alma l'adora,
Io sento per essa
Le voci d'amor.

Clicca qui per il testo del recitativo che segue ("Bravo, questa è costanza").

DON ALFONSO
Bravo, questa è costanza.

FERRANDO
Andate, o barbaro;
Per voi misero sono.

DON ALFONSO
Via, se sarete buono
Vi tornerò l'antica calma.
Udite:
(mostrando Guglielmo)
Fiordiligi a Guglielmo
Si conserva fedel,
E Dorabella infedel a voi fu.

FERRANDO
Per mia vergogna.

GUGLIELMO
Caro amico, bisogna
Far delle differenze in ogni cosa;
Ti pare che una sposa
Mancar posse a un Guglielmo?
Un picciol calcolo,
Non parlo per lodarmi,
Se facciamo tra noi...
Te vedi, amico,
Che un poco più di merto...

DON ALFONSO
Eh, anch'io lo dico.

GUGLIELMO
Intanto mi darete
Cinquanta zecchinetti.

DON ALFONSO
Volentieri;
Pria però di pagar, vo' che facciamo
Qualche altra esperienza.

GUGLIELMO
Come?

DON ALFONSO
Abbiate pazienza, infin domani
Siete entrambi miei schiavi;
A me voi deste parola da soldati,
Di far quel ch'io dirò. Venite, io spero
Mostrargli ben, che folle è quel cervello
Che sulla frasca ancor vende l'uccello.




Josef Kundlak (Ferrando)
dir: Riccardo Muti (1989)


Rolando Villazón (Ferrando)
dir: Daniel Barenboim (2014)


Nicolai Gedda

Alfredo Kraus

9 agosto 2017

Così fan tutte (26) - "Donne mie, la fate a tanti"

Scritto da Christian

Terminato l'appuntamento incrociato, i due soldati si ritrovano in scena per fare il punto della situazione. Con un riferimento al gioco della tombola, nato proprio a Napoli ("Amico, abbiamo vinto!" – "Un ambo o un terno?" – "Una cinquina!"), Ferrando comunica a Guglielmo che la sua Fiordiligi "è la modestia in carne" e ha resistito strenuamente a ogni tentativo di seduzione (naturalmente Ferrando ignora i dilemmi interiori della ragazza!). Guglielmo se ne rallegra, ma quando l'amico gli chiede come si è comportata la sua Dorabella, l'atmosfera cambia subito. Dapprima con qualche giro di parole ("Eppur un dubbio, parlandoti a quattr'occhi, non saria mal, se tu l'avessi", "È sempre bene il sospettare un poco in questo mondo"), e poi mostrandogli apertamente il suo ritratto che lei gli ha lasciato, Guglielmo comunica al compagno l'amara verità: Dorabella ha ceduto alle sue lusinghe.

Per Ferrando è uno shock. Messo all'improvviso di fronte alla verità, per la prima volta sembra scendere (o meglio, cadere giù alquanto rovinosamente) da quel piedistallo di amore idealizzato su cui si era fieramente mantenuto fino ad ora, al punto da "dare fogo alla sua rabbia con gesti melodici tanto brevi e disarticolati quanto esplosivi" e voler subito correre da Dorabella a "trarle il cor dal scellerato petto". L'amico lo trattiene, ma alla sua richiesta di aiuto ammette di non avere nulla da offrirgli ("Amico, non saprei qual consiglio a te dar"). Mentre Ferrando si strugge in preda alla rabbia e all'incredulità ("Barbara! Ingrata! In un giorno! In poch'ore!"), Guglielmo cessa per un attimo di rivolgersi a lui e, orientato verso gli spettatori, indirizza all'intero genere femminile l'aria che più di ogni altra, all'interno dell'opera, sembra una parafrasi del titolo "Così fan tutte".

"Donne mie, la fate a tanti" evoca molte similitudini con la celebre aria di Figaro "Aprite un po' quegli occhi" (ricordiamo che il basso buffo Francesco Benucci fu il primo interprete di entrambi i personaggi, e senza dubbio Mozart e Da Ponte pensarono i due brani apposta per lui). In entrambi i casi siamo di fronte a una facile generalizzazione, frutto dell'improvvisa constatazione di un vero o supposto tradimento. In un certo senso, la rapidità con cui Ferrando e Guglielmo passano da un estremo all'altro, dal definire Dorabella un modello di fedeltà assoluta a "una donna che non val due soldi", indica che non sono ancora maturati. La consapevolezza del tradimento non è servita a superare le idealizzazioni e i luoghi comuni, questi hanno semplicemente cambiato verso. E l'aria di Guglielmo, senza dubbio vivace e divertente, ne è un esempio. L'errore, come sempre, sta nel guardare le donne come proiezioni delle proprie idee od oggetti a sé stanti, senza tenere in considerazione la relazione di coppia, il coinvolgimento e la responsabilità personale. Sarà soltanto più avanti, quando – con l'aiuto ancora di Don Alfonso – i due uomini supereranno queste generalizzazioni, che coglieranno finalmente qual è il vero significato dell'amore e del sentimento. Ma di tutto questo si occuperà meglio Marisa nel post conclusivo.

Faccio infine notare come Guglielmo parli qui "per procura". Quello che è stato tradito non è lui, ma l'amico Ferrando. Ecco perché, a differenza della citata aria di Figaro, i toni sono meno accesi e violenti, e fra le righe l'uomo conferma la sua stima per il genere femminile, limitandosi a rammaricarsi per il "vizietto seccator" che le porta ad essere propense al tradimento. Ma alla fine, in nome della solidarietà maschile, non può che prendere le parti degli uomini traditi: "La fate a tanti e tanti che, se gridano gli amanti, hanno certo un gran perché".


Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

FERRANDO
(lietissimo)
Amico, abbiamo vinto!

GUGLIELMO
Un ambo o un terno?

FERRANDO
Una cinquina, amico; Fiordiligi
È la modestia in carne.

GUGLIELMO
Nientemeno?

FERRANDO
Nientissimo; sta attento
E ascolta come fu.

GUGLIELMO
T'ascolto, di' pur su.

FERRANDO
Pel giardinetto,
Come eravam d'accordo,
A passeggiar mi metto;
Le do il braccio, si parla
Di mille cose indifferenti, alfine
Viensi all'amor.

GUGLIELMO
Avanti.

FERRANDO
Fingo labbra tremanti,
Fingo di pianger, fingo
Di morir al suo piè.

GUGLIELMO
Bravo assai per mia fè!
Ed ella?

FERRANDO
Ella da prima ride, scherza,
Mi burla.

GUGLIELMO
E poi?

FERRANDO
E poi
Finge di impietosirsi.

GUGLIELMO
Oh cospettaccio!

FERRANDO
Alfin scoppia la bomba,
Pura come colomba
Al suo caro Guglielmo ella si serba.
Mi discaccia superba,
Mi maltratta, mi fugge,
Testimonio rendendomi e messaggio
Che una femmina ell'è senza paraggio.

GUGLIELMO
Bravo tu, bravo io,
Brava la mia Penelope!
Lascia un po' ch'io ti abbracci
Per sì felice augurio,
O mio fido Mercurio!

FERRANDO
E la mia Dorabella?
Come s'è diportata?
Ah, non ci ho neppur dubbio.
(con trasporto)
Assai conosco
Quella sensibil alma.

GUGLIELMO
Eppur un dubbio,
Parlandoti a quattr'occhi,
Non saria mal, se tu l'avessi.

FERRANDO
Come?

GUGLIELMO
Dico così per dir!
(da sè)
Avrei piacere d'indorargli la pillola.

FERRANDO
Stelle! Cesse ella forse
Alle lusinghe tue? Ah, s'io potessi
Sospettarlo soltanto!

GUGLIELMO
È sempre bene
Il sospettare un poco in questo mondo.

FERRANDO
Eterni dei! Favella! A foco lento
Non mi far qui morir: ma no, tu vuoi
Prenderti meco spasso; ella non ama,
Non adora che me.

GUGLIELMO
Certo! Anzi in prova
Di suo amor, di sua fede,
Questo bel ritrattino ella mi diede.

FERRANDO
(furente)
Il mio ritratto! Ah, perfida!
(vuol partire)

GUGLIELMO
Ove vai?

FERRANDO
A trarle il cor dal scellerato petto
E a vendicar il mio tradito affetto.

GUGLIELMO
Fermati!

FERRANDO
(risoluto)
No, mi lascia!

GUGLIELMO
Sei tu pazzo?
Vuoi precipitarti
Per una donna che non val due soldi?
(da sè)
Non vorrei che facesse
Qualche corbelleria!

FERRANDO
Numi! Tante promesse,
E lagrime, e sospiri, e giuramenti,
In sì pochi momenti
Come l'empia obliò?

GUGLIELMO
Perbacco, io non lo so.

FERRANDO
Che fare or deggio?
A qual partito,
A qual idea m'appiglio?
Abbi di me pietà, dammi consiglio.

GUGLIELMO
Amico, non saprei
Qual consiglio a te dar.

FERRANDO
Barbara! Ingrata!
In un giorno! In poch'ore!

GUGLIELMO
Certo un caso quest'è da far stupore.

Clicca qui per il testo di "Donne mie, la fate a tanti".

GUGLIELMO
Donne mie, la fate a tanti,
Che, se il ver vi deggio dir,
Se si lagnano gli amanti
Li comincio a compatir.
Io vo' bene al sesso vostro,
Lo sapete, ognun lo sa;
Ogni giorno ve lo mostro,
Vi do segno d'amistà.
Ma quel farla a tanti e tanti,
M'avvilisce in verità.
Mille volte il brando presi
Per salvar il vostro onor;
Mille volte vi difesi
Colla bocca e più col cor.
Ma quel farla a tanti e tanti
È un vizietto seccator.
Siete vaghe, siete amabili,
Più tesori il ciel vi diè,
E le grazie vi circondano
Dalla testa fino ai piè.
Ma la fate a tanti e tanti
Che credibile non è,
Che, se gridano gli amanti,
Hanno certo un gran perché.




Alessandro Corbelli (Guglielmo)
dir: Riccardo Muti (1989)


Luca Pisaroni (Guglielmo)
dir: Iván Fischer (2006)


Thomas Allen (Guglielmo)
dir: John Pritchard (1975)


Ildebrando D'Arcangelo

Thomas Hampson

6 agosto 2017

Così fan tutte (25) - "Per pietà, ben mio, perdona"

Scritto da Christian

Ben più tormentata della sorella, Fiordiligi intima al corteggiatore straniero di lasciarla da sola. Ma nell'istante stesso in cui Ferrando ubbidisce e l'abbandona, la ragazza già sembra cambiare idea e ha la tentazione di richiamarlo a sé ("Ei parte... Senti... Ah no! Partir si lasci"). Nel recitativo accompagnato che precede la sua aria, Fiordiligi esprime tutto il contrasto che sente dentro di sé. Si rende conto di essere attratta dal nobile albanese, ma a differenza di Dorabella vede questo come una colpa: "Io ardo e l'ardor mio non è più effetto d'un amor virtuoso; è smania, affanno, rimorso, pentimento, leggerezza, perfidia e tradimento!". E sempre a differenza della sorella, il suo pensiero corre subito al suo amato lontano, a Guglielmo, per rivolgergli un grido di pietà e di dolore.

Questo sublime brano, di "nobile bellezza" (ma Mozart, con la consueta ironia, dà ampio spazio ai corni nell'accompanamento musicale: secondo molti critici è un velato accenno sulla natura di "cornuto" del povero Guglielmo, a cui Fiordiligi si sta rivolgendo), introduce fra l'altro nell'opera il tema del perdono, che sarà ripreso nel finale (e che rievoca ovviamente "Le nozze di Figaro"). Fiordiligi ci appare qui come la vera eroina seria dell'opera, l'ultimo baluardo ("come scoglio!") contro l'assunto di Don Alfonso a proposito dell'infedeltà femminile ("Così fan tutte").

Da Ponte era un gran cinico, come le sue «Memorie» dimostrano, e non vi è dubbio che nei suoi intendimenti «Così fan tutte o sia La scuola degli amanti» dovesse essere un monumento al cinismo, come il titolo completo dell'opera lascia capire con il riferimento alla «Scuola degli Amanti». Mozart, però, aveva eliminato una gran parte degli aspetti cinici. Come abbiamo visto, nelle due opere precedenti, due dei pilastri su cui è costruita la musica sono l'amore ed il perdono, l'amore più profondo ed il più profondo perdono di cui l'essere umano è capace. Ritengo che «Così fan tutte» sia il massimo esempio di quanto Mozart amasse il perdono perché, nella più musicalmente perfetta delle sue opere, vi è grande spazio per il perdono, e conseguentemente il più forte desiderio di amore sincero.
(H.C. Robbins Landon)
Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano ("Ei parte").

FIORDILIGI
(sola)
Ei parte... Senti... Ah no! Partir si lasci,
Si tolga ai sguardi miei l'infausto oggetto
Della mia debolezza. A qual cimento
Il barbaro mi pose! Un premio è questo
Ben dovuto a mie colpe!
In tale istante
Dovea di nuovo amante
I sospiri ascoltar? L'altrui querele
Dovea volger in gioco? Ah, questo core
A ragione condanni, o giusto amore!
Io ardo e l'ardor mio non è più effetto
D'un amor virtuoso; è smania, affanno,
Rimorso, pentimento,
Leggerezza, perfidia e tradimento!

Clicca qui per il testo di "Per pietà, ben mio, perdona".

FIORDILIGI
Per pietà, ben mio, perdona
All'error d'un'alma amante;
Fra quest'ombre e queste piante
Sempre ascoso, oh Dio, sarà.
Svenerà quest'empia voglia
L'ardir mio, la mia costanza,
Perderà la rimembranza
Che vergogna e orror mi fa.
A chi mai mancò di fede
Questo vano ingrato cor?
Si dovea miglior mercede,
Caro bene, al tuo candor!




Daniela Dessì (Fiordiligi)
dir: Riccardo Muti (1989)


Dorothea Röschmann


Edita Gruberova


Miah Persson


Barbara Frittoli


Sena Jurinac

Gundula Janowitz

3 agosto 2017

Così fan tutte (24) - "Ah, lo veggio, quell'anima bella"

Scritto da Christian

A differenza di Guglielmo con Dorabella, Ferrando ha ben più difficoltà nel conquistare Fiordiligi con il suo corteggiamento galante. E lo dimostra l'atteggiamento, tutt'altro che affettuoso, in cui li ritroviamo in un'altra parte del giardino. La ragazza, che da subito aveva rifiutato il braccio del suo cavaliere, lo mantiene a distanza, e anzi lo rifugge, con le scuse più implausibili ("Ho visto un aspide, un idra, un basilisco!"). Nonostante lei gli chieda di partire, Guglielmo però comincia a vedere nei suoi occhi un lampo di affetto e di pietà ("Ah, lo veggio: quell'anima bella / al mio pianto resister non sa").

Come già detto, fra i due duetti d'amore che sanciscono la formazione delle nuove coppie ("Il core vi dono" e "Fra gli amplessi in pochi istanti") intercorre una sequenza di ben cinque arie solistiche. Anche nell'ultimo atto de "Le nozze di Figaro", Da Ponte e Mozart avevano collocato una sequenza simile. E come in quel caso, per "snellire" l'opera e impedire che l'azione ristagni troppo a lungo (sono infatti i numeri d'insieme a "portare avanti" la vicenda), alcuni dei brani "a solo" vengono solitamente eliminati dagli allestimenti. Nel caso del "Figaro", capita di solito alle arie di Marcellina e di Basilio, trattandosi di pezzi minori riservati a personaggi di contorno. Nel "Così fan tutte", invece, la scure cade spesso proprio su quest'aria di Ferrando: vuoi perché lo stesso Ferrando ne avrà a disposizione un'altra poco più tardi (la cavatina "Tradito, schernito"); vuoi perché è seguita immediatamente da un rondò di Fiordiligi che veicola i medesimi concetti e ne condivide anche i tratti musicali; e vuoi perché – con i suoi numerosi Si bemolle e la necessità di una grande fluidità e controllo vocale – l'aria è particolarmente impegnativa per la maggior parte dei tenori. Ecco perché su YouTube, rispetto agli altri brani dell'opera, se ne trovano poche versioni. Alcuni storici ritengono che lo stesso Mozart, per i medesimi motivi, abbia valutato la possibilità di sopprimerla dalla partitura, e comunque autorizzò l'interprete a cantarne una versione accorciata.

[Quanto a Ferrando,] il suo ardente sfogo lo trascina al punto da fargli dimenticare se stesso e ogni finzione; e quel trasporto di passione sincera riesce a toccare il cuore di Fiordiligi piú profondamente di qualsiasi artificio teatrale.
(Bernhard Paumgartner)
Più problematica è l'aria di Ferrando, "Ah lo veggio", generata da ciò che in origine era stato concepito come il rondò finale del Quintetto per clarinetto K. 581. [...] Particolarmente evidente è il carattere strumentale della melodia principale, proiettata fino al Si bemolle acuto sia per gradi congiunti sia per ampi salti ascendenti e dunque tale da poter essere eseguita solo da un tenore di straordinaria agilità. L'Allegretto d'apertura, in tempo tagliato, ha modo di espandersi per quasi cento battute prima di confluire nell'Allegro finale, corrispondente ai due versi di congedo. All'inizio di quest'ultima sezione il tema del rondò passa all'orchestra, mentre Ferrando intona "Ah cessate" con un salto di sesta discendente, Fa-La, e successiva risoluzione su Si bemolle (è questa un'eco letterale dell'"Ach Konstanze!" nel n. 15 della Entführung, anch'esso un rondò bipartito in Si bemolle maggiore: a riprova che la figura di Ferrando è modellata su quella altrettanto ardente e fervida di Belmonte).
(Daniel Heartz)
Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

(Entra Fiordiligi agitata, seguita da Ferrando.)

FERRANDO
Barbara! Perchè fuggi?

FIORDILIGI
Ho visto un aspide,
Un idra, un basilisco!

FERRANDO
Ah, crudel, ti capisco!
L'aspide, l'idra, il basilisco
E quante i libici deserti
Han di più fiero in me solo tu vedi.

FIORDILIGI
È vero, è vero!
Tu vuoi tormi la pace.

FERRANDO
Ma per farti felice.

FIORDILIGI
Cessa di molestarmi!

FERRANDO
Non ti chiedo che un guardo.

FIORDILIGI
Partiti!

FERRANDO
Non sperarlo,
Se pria gli occhi men fieri a me non giri.
O ciel! Ma tu mi guardi e poi sospiri?

Clicca qui per il testo di "Ah, lo veggio, quell'anima bella".

FERRANDO
Ah, lo veggio: quell'anima bella
Al mio pianto resister non sa;
Non è fatta per esser rubella
Agli affetti di amica pietà.
In quel guardo, in quei cari sospiri
Dolce raggio lampeggia al mio cor:
Già rispondi a' miei caldi desiri,
Già tu cedi al più tenero amor.
Ma tu fuggi, spietata, tu taci
Ed invano mi senti languir?
Ah, cessate, speranze fallaci:
La crudel mi condanna a morir.
(parte)




Francisco Araiza

Jerry Hadley

30 luglio 2017

Così fan tutte (23) - "Il core vi dono"

Scritto da Christian

Lasciate sole, le due coppie cominciano a passeggiare sottobraccio per i viali del giardino, confuse e imbarazzate ("Fanno una piccola scena muta guardandosi, sospirando, ridendo", recita il libretto). I primi scambi di battute sono all'insegna della più comica banalità ("Oh che bella giornata!", "Caldetta anzi che no", "Che vezzosi arboscelli!", "Certo, certo, son belli; han più foglie che frutti"). Infine, si dividono: Ferrando e Fiordiligi vanno da un lato, Guglielmo e Dorabella (che rimangono da soli in scena) dall'altro.

Nel duetto che segue, lo scaltro Guglielmo offre alla ragazza il proprio "cuore" sotto forma di un pendaglio che lei – pur con qualche titubanza – non solo accetta, ma finisce per mettere al posto del ritratto del fidanzato: sì, proprio quel ritratto che mirava con tanto orgoglio nel duetto introduttivo. L'amore precedente, che a parole doveva essere eterno, è già dimenticato in favore di quello nuovo. "Oh, cambio felice / di cori e d'affetti!", cantano i due all'unisono, anche se Guglielmo fra sé e sé non può far a meno di compatire l'amico ("Ferrando meschino!"). Nel momento in cui i due amanti intonano "Ei batte così" la musica di Mozart si diverte a richiamare proprio il battito del cuore, mentre il riferimento al Vesuvio nel testo ci ricorda ancora una volta l'ambientazione napoletana.

Da notare come, a differenza che nell'atto precedente (in cui faceva il buffone e scoppiava a ridere alle sue stesse goffe frasi d'amore su mustacchi e pennacchi), Guglielmo qui si impegni molto più seriamente nel corteggiare Dorabella (tanto da sentire il bisogno di giustificarsi con sé stesso: "Mi spiace, ma impegnato è l'onor di soldato"). Forse anche a questo, oltre che al mutato atteggiamento della ragazza (giunta ben predisposta all'appuntamento), si deve il suo successo.

Fra questo vezzoso e seducente duetto (che Da Ponte si è divertito a riempire di doppi sensi osceni, imperniando il testo sui verbi "mettere", "dare" e "prendere", con versi come "Se tu me lo dai, che mai balza lì?") e quello, analogo ma più drammatico, che più tardi segnerà il cedimento di Fiordiligi a Ferrando ("Fra gli amplessi in pochi istanti"), intercorre una lunga sequenza di pezzi solistici (ben cinque arie, di cui quattro introdotte da un recitativo accompagnato), a dimostrazione di come, se Dorabella si arrende subito e con leggerezza alla corte di Guglielmo, Fiordiligi presenti invece maggiore resistenza. La cosa non ci deve sorprendere più di tanto: proprio Dorabella, nel precedente dialogo con la sorella, aveva convinto quest'ultima a seguire i consigli di Despina e ad accettare "per gioco" il corteggiamento dei forestieri. E quando Fiordiligi cadrà a sua volta, lo farà con animo sofferto e tormentato, completamente diverso dalla complicità e dalla letizia con cui Dorabella abbraccia qui il nuovo amante.



Quanto ai "viali leggiadri" dove si svolgono questa e le successive scene:

È forse al provenzale Fragonard, di casa anche a Roma e a Napoli, che dobbiamo le rievocazioni visive più fedeli dell'atmosfera mediterranea. Nei celebri disegni che raffigurano i giardini di Villa d'Este a Tivoli, risalenti al suo primo tour italiano (1756-61), ci sembra quasi di riconoscere i verdeggianti "viali leggiadri" lungo i quali Ferrando passeggia con Fiordiligi; e anche tutto il resto ben si accorda alle impressioni registrate dal giovane Mozart durante le sue indimenticate visite nel sud della penisola. Compositore ed artista, evidentemente, avevano in comune anche qualcos'altro oltre al genio: entrambi, pur rappresentando la quintessenza dello spirito galante settecentesco, dovettero anche saperlo trascendere per conquistarsi un'assoluta originalità; e ciascuno di essi, a suo modo, sentì che una simile svolta artistica sarebbe stata possibile solo a costo di varcare le Alpi e spingersi verso Sud. Fragonard cercò di ravvivare la propria ispirazione artistica con un secondo viaggio in Italia, negli anni 1773-74, e anche negli ultimi anni parigini continuò a rievocare con impressionante freschezza la solare luminosità del giardino mediterraneo. Quanto a Mozart, si può dire che "Così fan tutte" rappresenti proprio il suo ultimo viaggio a Napoli: un viaggio dei sensi e dell'intelletto insieme, forse anche un ritorno spirituale alle origini.
(Daniel Heartz)

Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

(Guglielmo al braccio di Dorabella. Ferrando e Fiordiligi senza darsi braccio. Fanno una piccola scena muta guardandosi, sospirando, ridendo.)

FIORDILIGI
Oh che bella giornata!

FERRANDO
Caldetta anzi che no.

DORABELLA
Che vezzosi arboscelli!

GUGLIELMO
Certo, certo, son belli;
Han più foglie che frutti.

FIORDILIGI
Quei viali
Come sono leggiadri!
Volete passeggiar?

FERRANDO
Son pronto, o cara,
Ad ogni vostro cenno.

FIORDILIGI
Troppa grazia!

FERRANDO
(a Guglielmo, nel passare)
Eccoci alla gran crisi!

FIORDILIGI
Cosa gli avete detto?

FERRANDO
Eh, gli raccomandai
Di divertirla bene.

DORABELLA
Passeggiamo anche noi.

GUGLIELMO
Come vi piace.
(Passeggiano. Dopo un momento di silenzio.)
Ahimè!

DORABELLA
Che cosa avete?

GUGLIELMO
Io mi sento sì male,
Sì male, anima mia,
Che mi par di morire.

DORABELLA
(da sè)
Non otterrà nientissimo.
(forte)
Saranno rimasugli
Del velen che beveste.

GUGLIELMO
(con fuoco)
Ah, che un veleno
Assai più forte io bevo
In que' crudi e focosi
Mongibelli amorosi!
(Gli altri due entrano in atto di passeggiare.)

DORABELLA
Sarà veleno calido;
Fatevi un poco fresco.

GUGLIELMO
Ingrata, voi burlate
Ed intanto io mi moro.
(da sè)
Son spariti;
Dove diamin son iti?

DORABELLA
Eh via, non fate.

GUGLIELMO
Io mi moro, crudele, e voi burlate?

DORABELLA
Io burlo?

GUGLIELMO
Dunque datemi qualche segno,
Anima bella, della vostra pietà.

DORABELLA
Due, se volete;
Dite quel che far deggio e lo vedrete.

GUGLIELMO
(da sè)
Scherza, o dice davvero?
(forte)
Questa picciola offerta
D'accettare degnatevi.

DORABELLA
Un core?

GUGLIELMO
Un core: è simbolo di quello
Ch'arde, languisce e spasima per voi.

DORABELLA
(da sè)
Che dono prezioso!

GUGLIELMO
L'accettate?

DORABELLA
Crudele,
Di sedur non tentate un cor fedele.

GUGLIELMO
(da sè)
La montagna vacilla;
Mi spiace, ma impegnato
È l'onor di soldato.
(a Dorabella)
V'adoro!

DORABELLA
Per pietà!

GUGLIELMO
Son tutto vostro!

DORABELLA
Oh Dei!

GUGLIELMO
Cedete, o cara!

DORABELLA
Mi farete morir.

GUGLIELMO
Morremo insieme,
Amorosa mia speme.
L'accettate?

DORABELLA
(con un sospiro)
L'accetto.

GUGLIELMO
(da sè)
Infelice Ferrando!
(forte)
Oh che diletto!

Clicca qui per il testo di "Il core vi dono".

GUGLIELMO
Il core vi dono,
Bell'idolo mio;
Ma il vostro vo' anch'io:
Via, datelo a me.

DORABELLA
Mel date, lo prendo,
Ma il mio non vi rendo;
Invan mel chiedete,
Più meco ei non è.

GUGLIELMO
Se teco non l'hai,
Perchè batte qui?

DORABELLA
Se a me tu lo dai,
Che mai balza lì?

DORABELLA E GUGLIELMO
È il mio coricino
Che più non è meco;
Ei venne a star teco,
Ei batte così.

GUGLIELMO
(vuol mettere il cuore dove ha il ritratto di Ferrando)
Qui lascia che il metta.

DORABELLA
Ei qui non può star.

GUGLIELMO
T'intendo, furbetta.
(Le torce dolcemente la faccia dall'altra parte, le cava il ritratto e vi mette il cuore.)

DORABELLA
Che fai?

GUGLIELMO
Non guardar.

DORABELLA
(da sè)
Nel petto un Vesuvio
D'avere mi par!

GUGLIELMO
(da sè)
Ferrando meschino!
Possibil non par.
(forte)
L'occhietto a me gira.

DORABELLA
Che brami?

GUGLIELMO
Rimira,
Se meglio può andar.

DORABELLA E GUGLIELMO
Oh, cambio felice
Di cori e d'affetti!
Che nuovi diletti,
Che dolce penar!
(Partono abbracciati.)




Alessandro Corbelli (Guglielmo), Delores Ziegler (Dorabella)
dir: Riccardo Muti (1989)


Luca Pisaroni (Guglielmo), Anke Vondung (Dorabella)
dir: Iván Fischer (2006)


Simon Kennlyside, Susan Graham


Thomas Allen, Sylvia Lindenstrand


Erich Kunz, Christa Ludwig

Tom Krause, Teresa Berganza

27 luglio 2017

Così fan tutte (22) - "La mano a me date"

Scritto da Christian

Avendo forse imparato dal fallimento dei precedenti tentativi di seduzione, quando si erano mostrati troppo audaci e invadenti, Guglielmo e Ferrando si presentano ora intimiditi e titubanti di fronte alle due belle: terminata la serenata, rimangono muti ed immobili, proprio mentre le dame, anziché fuggirli, li incoraggiano a parlare (così come fa l'impertinente Despina: "Animo, via, coraggio: avete perso l'uso della favella?").

Ma i due forestieri sembrano aver smarrito tutta la baldanza e l'eloquenza che li avevano caratterizzati nel primo atto: esitano, balbettano e si impappinano, rimbalzandosi a vicenda il compito di parlare ("Madama!", "Anzi, Madame!", "Parla pur tu", "No, no, parla pur tu"). Tocca a Don Alfonso e Despina, a questo punto calati scopertamente nel ruolo di intermediari o paraninfi, mettere loro in bocca le frasi giuste (non dopo che Alfonso stesso abbia chiarito ancora una volta cosa pensi dell'eccesso di formalità o di riserbo che tiene a distanza i quattro amanti: "Lasciate tali smorfie del secolo passato").

Il breve quartetto (anche se è praticamente un duetto con pertichini) si pone al confine fra lo spirito dell'opera buffa e quello del dramma sentimentale, perchè in fondo l'imbarazzo dei due uomini è simulato ma in parte forse anche reale. Don Alfonso recita al posto dei due uomini una galante dichiarazione d'amore (Ferrando e Guglielmo si limitano a ripetere alcune parole come pappagalli), terminando con uno dei suoi motti di spirito ("Non può quel che vuole, vorrà quel che può"), mentre Despina risponde per conto delle ragazze. Da notare la frase "Quello che è stato è stato, scordiamci del passato", che anticipa una celebre canzone napoletana (il che, vista l'ambientazione dell'opera, casca a pennello):

Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto...
Chi ha dato, ha dato, ha dato...
Scurdámmoce 'o ppassato,
Simmo 'e Napule paisá!
Infine i due "sensali" se ve vanno alla chetichella, lasciando da sole le due coppie in giardino, con le donne al braccio degli uomini, e commentando "Le stimo più del diavolo / s'ora non cascan giù".


Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

DON ALFONSO
(ai servi che portano bacili con fiori)
Il tutto deponete
Sopra quei tavolini, e nella barca
Ritiratevi, amici.

FIORDILIGI E DORABELLA
Cos'è tal mascherata?

DESPINA
Animo, via, coraggio: avete perso
L'uso della favella?
(La barca s'allontana dalla sponda)

FERRANDO
Io tremo e palpito
Dalla testa alle piante.

GUGLIELMO
Amor lega le membra a vero amante.

DON ALFONSO
Da brave, incoraggiateli.

FIORDILIGI
(agli amanti)
Parlate.

DORABELLA
Liberi dite pur quel che bramate.

FERRANDO
Madama!

GUGLIELMO
Anzi, Madame!

FERRANDO
Parla pur tu.

GUGLIELMO
No, no, parla pur tu.

DON ALFONSO
Oh, cospetto del diavolo!
Lasciate tali smorfie
Del secolo passato. Despinetta,
Terminiam questa festa;
Fa tu con lei, quel ch'io farò con questa.

Clicca qui per il testo di "La mano a me date".

DON ALFONSO
(prendendo per mano Dorabella)
La mano a me date,
(Despina prende Fiordiligi.)
Movetevi un po'!
(agli amanti)
Se voi non parlate,
Per voi parlerò.
Perdono vi chiede
Un schiavo tremante;
V'offese, lo vede,
Ma solo un istante;
Or pena, ma tace...

FERRANDO E GUGLIELMO
Tace...
(Gli amanti ripetono tutte ultime parole colla stessa cantilena.)

DON ALFONSO
Or lasciavi in pace...

FERRANDO E GUILELMO
In pace...

DON ALFONSO
Non può quel che vuole,
Vorrà quel che può.

FERRANDO E GUGLIELMO
(Ripetono due intieri con un sospiro.)
Non può quel che vuole,
Vorrà quel che può.

DON ALFONSO
Su, via rispondete;
Guardate e ridete.

DESPINA
(si mette davanti le due donne)
Per voi la risposta
A loro darò.
(alle signore)
Quello che è stato, è stato,
Scordiamci del passato.
Rompasi omai quel laccio,
Segno di servitù.
A me porgete il braccio,
Né sospirate più.
(Prende la mano di Dorabella, Don Alfonso quella di Fiordiligi e fa rompere il laccio agli amanti, cui mettono al braccio dei medesimi.)

DESPINA E DON ALFONSO
(sottovoce a parte)
Per carità, partiamo;
Quel che san far veggiamo.
Le stimo più del diavolo
S'ora non cascan giù.
(partono)




Claudio Desderi (Don Alfonso), Adelina Scarabelli (Despina),
Josef Kundlak (Ferrando), Alessandro Corbelli (Guglielmo)
dir: Riccardo Muti (1989)


Nicolas Rivenq (Don Alfonso), Ainhoa Garmendia (Despina),
Topi Lehtipuu (Ferrando), Luca Pisaroni (Guglielmo)
dir: Iván Fischer (2006)


José Van Dam, Dawn Upshaw

Claudio Nicolai, Eirian James

24 luglio 2017

Così fan tutte (21) - "Secondate, aurette amiche"

Scritto da Christian

Don Alfonso si ripresenta e invita le due sorelle a uscire in giardino, dove i due forestieri, accompagnati da un'orchestra di strumenti a fiato (una cosiddetta "Harmonie") e dal coro, le attendono per intonare loro una dolce serenata. Il libretto si prodiga di dettagli nel descrivere la scena: "Giardino alla riva del mare con sedili d'erba e due tavolini di pietra. Alla sponda, una barca ornata di fiori. Ferrando e Guglielmo, con suonatori e cantanti nella barca; Despina nel giardino; Fiordiligi e Dorabella, accompagnate da Don Alfonso, vengono da un lato. Servi riccamente vestiti, ecc.".

Il brano ne ricorda altri molto simili composti da Mozart negli anni precedenti (come la celebre serenata K. 361 "Gran Partita", o la serenata K. 388, al cui andante è senza dubbio debitore), che in alcuni casi furono effettivamente usati come musica nuziale. Sembra quasi che il compositore stesso voglia rivolgere per un attimo lo sguardo al proprio passato, recuperando soluzioni e atmosfere che evocano una dimensione romantica ed eterea. È un momento di pace, una breve parentesi incantata dove la bellezza e la serenità sovrastano ogni cosa e fanno dimenticare gli inganni, gli scherzi e i progetti maliziosi cui abbiamo assistito fino a poco prima.

L'introduzione del duetto «Secondate aurette amiche» ci pare un andante delle prime serenate per fiati, inoltre nel suo mi bemolle maggiore si avverte già qualcosa del «Flauto magico». Il gioco crudele è sempre sul punto di farsi serio, il "quasi" pervade tutta l'opera, specialmente nei molti ensembles rispetto ai quali talvolta l'accentuazione drammatica delle arie ci fa quasi trasalire; come numeri singoli sono non di rado in contrasto con quell'ubiquitario elemento di nostalgica malinconia per un mondo in cui può anche regnare l'alienazione ma che è anche possibile godere sotto l'aspetto della bellezza. [...] Qui, come sovente, la musica in quanto tale diventa inganno, rappresentazione del "bello" come immagine mistificante del "buono", e quindi Mozart ha provato piacere a questo lavoro, gli serviva forse come fuga dalla miseria che in questo periodo acquistava dimensioni minacciose, una fuga nell'arte e nell'artificio verso i suoi personaggi, i suoi manichini. Voleva far partecipare anche altri a questo gioco, perciò forse invitava gli amici alle prove, fatto non testimoniato per nessuna altra opera.
(Wolfgang Hildesheimer)

Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

DON ALFONSO
Ah, correte al giardino,
Le mie care ragazze!
Che allegria! Che musica! Che canto!
Che brillante spettacolo! Che incanto!
Fate presto, correte!

DORABELLA
Che diamine esser può?

DON ALFONSO
Tosto vedrete.
(partono)

Clicca qui per il testo di "Secondate, aurette amiche".

FERRANDO E GUGLIELMO
Secondate, aurette amiche,
Secondate i miei desiri,
E portate i miei sospiri
Alla dea di questo cor.
Voi, che udiste mille volte
Il tenor delle mie pene,
Ripetete al caro bene
Tutto quel che udiste allor.

CORO
Secondate, aurette amiche,
Il desir di sì bei cor.



Josef Kundlak (Ferrando), Alessandro Corbelli (Guglielmo)
dir: Riccardo Muti (1989)


Luis Lima (Ferrando), Ferruccio Furlanetto (Guglielmo)
dir: Nikolaus Harnoncourt (1988)


Luigi Alva (Ferrando), Hermann Prey (Guglielmo)
dir: Karl Böhm (1970)

Qui sotto, una "Ave Maria" cantata sul tema di "Secondate, aurette amiche":


21 luglio 2017

Così fan tutte (20) - "Prenderò quel brunettino"

Scritto da Christian

Nonostante qualche ultima reticenza, le due sorelle decidono infine di seguire il consiglio di Despina ("Giacchè questi forestieri v'adorano, lasciatevi adorar") e di accettare "per gioco" il corteggiamento dei due stranieri, convinte che non ci saranno serie conseguenze. È la più frivola Dorabella, in particolare, a spazzar via gli ultimi dubbi di Fiordiligi: "Per divertirsi un poco, e non morire dalla malinconia. Non si manca di fè, sorella mia". Dimostrando, fra l'altro, come ben prima delle parole di Despina ella stessa fosse già tentata di tuffarsi in questa avventura galante, al punto di aver già scelto da quale dei due "narcisi" farsi accompagnare: a Fiordiligi, che mostra (o finge?) indifferenza ("Decidi tu, sorella"), Dorabella risponde "Io già decisi". Curiosamente, e non certo a caso, ciascuna delle due ragazze finisce per scegliere quello che (a loro insaputa) è il fidanzato dell'altra. La scelta si deve di certo al fatto che Guglielmo e Ferrando si sono finora premurati di lanciare avances "incrociate", ma il libretto non aveva ancora esplicitato la cosa. Solo da questo momento si formano ufficialmente (per gioco, certo) le nuove coppie.

Le due ragazze si giustificano a vicenda di essere spinte dalla curiosità di sensazioni nuove, dalla vanità di sentirsi corteggiate, dal desiderio di "ridere e burlar" (una dimensione giocosa che in fondo era presente sin dalla loro introduzione, quando Fiordiligi confessava alla sorella "Mi par che stamattina volentieri farei la pazzarella..."). Il tema dello scherzo riecheggia continuamente nel loro duetto (con termini come "lepido", che significa spiritoso e arguto, ma anche "scherzosetta", "diletto", "spassetto"). Nell'accettare la proposta di Despina, sono convinte che partecipare a questo gioco galante non le faccia venir meno ai loro "doveri di oneste fidanzate". Ecco perché questo delizioso duetto mantiene un tono leggero e rilassato, lontano anni luce dalle esagerazioni e dai drammi delle arie che avevano cantato nel primo atto ("Smanie implacabili" e "Come scoglio"). Anche Mozart, come sempre, sta al gioco: quando Fiordiligi intona "Sospirando, i sospiretti / io dell'altro imiterò", pure la musica suggerisce il ritmo del respiro.

Infine, una nota: che Da Ponte si premuri di definire Guglielmo come "brunettino" e Ferrando come "biondino" potrebbe sembrare una limitazione fin troppo precisa per la scelta degli interpreti in scena, rendendo essenziale che anche i cantanti siano tali: in realtà, visto che i due ufficiali sono abilmente cammuffati con tanto di baffi finti, nulla vieta che il colore dei capelli possa far parte anch'esso del travestimento.


Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

(Despina parte)

FIORDILIGI
Sorella, cosa dici?

DORABELLA
Io son stordita
Dallo spirto infernal di tal ragazza.

FIORDILIGI
Ma credimi: è una pazza.
Ti par che siamo in caso
Di seguir suoi consigli?

DORABELLA
Oh certo, se tu pigli
Pel rovescio il negozio.

FIORDILIGI
Anzi io lo piglio
Per il suo vero dritto:
Non credi tu delitto
Per due giovani omai promesse spose
Il far di queste cose?

DORABELLA
Ella non dice
Che facciamo alcun mal.

FIORDILIGI
È mal che basta
Il far parlar di noi!

DORABELLA
Quando si dice
Che vengon per Despina!

FIORDILIGI
Oh, tu sei troppo largo di coscienza!
E che diran gli sposi nostri?

DORABELLA
Nulla;
O non sapran l'affare,
Ed è tutto finito,
O sapran qualche cosa,
E allor diremo
Che vennero per lei.

FIORDILIGI
Ma i nostri cori?

DORABELLA
Restano quel che sono;
Per divertirsi un poco, e non morire
Dalla malinconia.
Non si manca di fè,
Sorella mia.

FIORDILIGI
Questo è ver.

DORABELLA
Dunque?

FIORDILIGI
Dunque fa un po' tu:
Ma non voglio aver colpa
Se poi nasce un imbroglio.

DORABELLA
Che imbroglio nascer deve
Con tanta precauzion? Per altro, ascolta,
Per intenderci bene:
Qual vuoi sceglier per te de' due Narcisi?

FIORDILIGI
Decidi tu, sorella.

DORABELLA
Io già decisi.

Clicca qui per il testo di "Prenderò quel brunettino".

DORABELLA
Prenderò quel brunettino,
Che più lepido mi par.

FIORDILIGI
Ed intanto io col biondino
Vo' un po' ridere e burlar.

DORABELLA
Scherzosetta, ai dolci detti
Io di quel risponderò.

FIORDILIGI
Sospirando, i sospiretti
Io dell'altro imiterò.

DORABELLA
Mi dirà:
Ben mio, mi moro!

FIORDILIGI
Mi dirà:
Mio bel tesoro!

FIORDILIGI E DORABELLA
Ed intanto che diletto,
Che spassetto io proverò!




Delores Ziegler (Dorabella), Daniela Dessì (Fiordiligi)
dir: Riccardo Muti (1989)


Anke Vondung (Dorabella), Miah Persson (Fiordiligi)
dir: Iván Fischer (2006)


Christa Ludwig (Dorabella), Gundula Janowitz (Fiordiligi)
dir: Karl Böhm (1970)


Delores Ziegler, Edita Gruberova


Liliana Nikiteanu, Cecilia Bartoli


Frederica Von Stade, Kiri Te Kanawa

Tatiana Troyanos, Leontyne Price

18 luglio 2017

Così fan tutte (19) - "Una donna a quindici anni"

Scritto da Christian

Amor cos'è?
Piacer, comodo, gusto,
Gioia, divertimento,
Passatempo, allegria; non è più amore
Se incomodo diventa,
Se invece di piacer nuoce e tormenta.
Così diceva Despina nel primo atto. E ora la cameriera ribadisce la sua filosofia alle padrone, una filosofia all'insegna di un approccio leggero che (per citare la sua precedente aria) vede il gioco amoroso – da parte sia maschile che femminile – fatto anche di "mentite lagrime / fallaci sguardi / voci ingannevoli / vezzi bugiardi...". Esserne consapevoli fa sì che non si tratti di vero tradimento ma, appunto, di un rituale comune e condiviso. In questo nuovo recitativo, Despina rincara la dose (da notare il divertente verbo "coquetizzare"):
Trattar l'amore en bagattelle:
Le occasioni belle
Non negliger giammai; cangiar a tempo,
A tempo esser costanti;
Coquettizar con grazia;
Prevenir la disgrazia, sí comune
A chi si fida in uomo;
Mangiar il fico e non gittare il pomo.
Significativa anche la frase "Noi siamo in terra e non in cielo!", che ricorda quella di Don Alfonso "E io giuro alla terra!" (l'intento è sempre quello di far scendere i sentimenti dal piedistallo di un'eccessiva idealizzazione). Alle proteste delle due sorelle ("Che diavolo! Tai cose / falle tu, se n'hai voglia"), la cameriera risponde candidamente "Io già le faccio". E infatti, di fronte all'obiezione che accogliere in casa i due forestieri (anche solo per una frequentazione innocua) potrebbe sollevare maldicenze che arriverebbero alle orecchie di Guglielmo e Ferrando, Despina replica (con un po' di vanagloria) di voler spargere la voce che essi vengono per lei. Perché "non ha forse / merto una cameriera / d'aver due cicisbei?". Quando all'altra rimostranza, a proposito dell'eccessiva foga dei due pretendenti, Despina assicura che "le cose che han fatto / furo effetto del tossico che han preso: / convulsioni, deliri, follie, vaneggiamenti; / ma or vedrete come son discreti, manierosi, modesti e mansueti". Una spiegazione che ha poco senso, visto che già prima dell'episodio del veleno i due albanesi si erano mostrati alquanto audaci e sfacciati, ma evidentemente era necessario riportare i corteggiatori nell'alveo della rispettabilità. E Dorabella e Fiordiligi sembrano inclini a crederle, tanto da chiederle consiglio su come comportarsi in loro presenza. A questo punto, la cameriera si sente in dovere di spiegar loro come funzionano le cose.

La spigliata aria "Una donna a quindici anni" è un inno alla capacità femminile di fingere e compiacere gli uomini, prestando attenzione e dando speranza a tutti ("sian belli o brutti"!), mantenendo però sempre il pieno controllo della situazione ("E qual regina / dall'alto soglio, / col posso e voglio / farsi ubbidir"), una capacità che ogni ragazza dovrebbe aver sviluppato sin dall'età del debutto in società (i quindici anni citati: un tempo ci si sposava ben prima che ai giorni nostri!). Il brano si conclude con Despina che si compiace di sé stessa, suggerendo come il proprio compito di serva comprenda anche quello di provvedere alla "educazione sentimentale" delle sue padrone ("Viva Despina / che sa servir").


Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

DESPINA
Andate là, che siete
Due bizzarre ragazze!

FIORDILIGI
Oh cospettaccio!
Cosa pretenderesti?

DESPINA
Per me nulla.

FIORDILIGI
Per chi dunque?

DESPINA
Per voi.

DORABELLA
Per noi?

DESPINA
Per voi.
Siete voi donne o no?

FIORDILIGI
E per questo?

DESPINA
E per questo
Dovete far da donne.

DORABELLA
Cioè?

DESPINA
Trattar l'amore en bagatelle.
Le occasioni belle
Non negliger giammai; cangiar a tempo,
A tempo esser costanti,
Coquetizzar con grazia,
Prevenir la disgrazia sì comune
A chi si fida in uomo,
Mangiar il fico, e non gittare il pomo.

FIORDILIGI
Che diavolo! Tai cose
Falle tu, se n'hai voglia.

DESPINA
Io già le faccio.
Ma vorrei che anche voi
Per gloria del bel sesso
Faceste un po' lo stesso;
per esempio: i vostri Ganimedi
Son andati alla guerra; infin che tornano,
Fate alla militare: reclutate.

DORABELLA
Il cielo ce ne guardi.

DESPINA
Eh, che noi siamo in terra e non in cielo!
Fidatevi al mio zelo.
Giacchè questi forestieri v'adorano,
Lasciatevi adorar. Son ricchi, belli,
Nobili, generosi, come fede
Fece a voi Don Alfonso; avean coraggio
Di morire per voi; questi son merti
Che sprezzare non si denno
Da giovani qual voi, belle e galanti,
Che pon star senza amor, non senza amanti.
(da sè)
Par che ci trovin gusto.

FIORDILIGI
Perbacco, ci faresti
Far delle belle cose;
Credi tu che vogliamo
Favola diventar degli oziosi?
Ai nostri cari sposi
Credi tu che vogliam dar tal tormento?

DESPINA
E chi dice che abbiate
A far loro alcun torto?

DORABELLA
Non ti pare
Che stia torto bastante
Se noto si facesse
Che trattiamo costor?

DESPINA
Anche per questo
C'è un mezzo sicurissimo:
Io voglio sparger fama
Che vengono da me.

DORABELLA
Chi vuoi che il creda?

DESPINA
Oh bella! Non ha forse
Merto una cameriera
D'aver due cicisbei? Di me fidatevi.

FIORDILIGI
No, no; son troppo audaci
Questi tuoi forestieri.
Non ebber la baldanza
Fin di chieder dei baci?

DESPINA
(da sè)
Che disgrazia!
(forte)
Io posso assicurarvi
Che le cose che han fatto
Furo effetto del tossico che han preso:
Convulsioni, deliri,
Follie, vaneggiamenti;
Ma or vedrete come son discreti,
Manierosi, modesti e mansueti.
Lasciateli venir.

DORABELLA
E poi?

DESPINA
E poi?
Caspita, fate voi.
(da sè)
L'ho detto che cadrebbero.

FIORDILIGI
Cosa dobbiamo far?

DESPINA
Quel che volete.
Siete d'ossa e di carne,
O cosa siete?

Clicca qui per il testo di "Una donna a quindici anni".

DESPINA
Una donna a quindici anni
Dee saper ogni gran moda,
Dove il diavolo ha la coda,
Cosa è bene e mal cos'è.
Dee saper le maliziette
Che innamorano gli amanti,
Finger riso, finger pianti,
Inventar i bei perchè.
Dee in un momento
Dar retta a cento,
Colle pupille
Parlar con mille,
Dar speme a tutti,
Sien belli, o brutti,
Saper nascondersi
Senza confondersi,
Senza arrossire
Saper mentire
E, qual regina
Dall'alto soglio,
Col posso e voglio
Farsi ubbidir.
(da sè)
Par ch'abbian gusto
Di tal dottrina;
Viva Despina
Che sa servir.




Adelina Scarabelli (Despina)
dir: Riccardo Muti (1989)


Cecilia Bartoli


Lucia Popp


Graziella Sciutti

Ileana Cotrubaş

Confrontate le enormi differenze di velocità fra le interpretazioni di Cecilia Bartoli e Graziella Sciutti!
Infine, una versione dall'allestimento un po' "discutibile" (la regia è di Claus Guth)...


Patricia Petibon (Despina)
dir: Ádám Fischer (2009)

14 luglio 2017

Così fan tutte (18) - "Eccovi il medico"

Scritto da Christian

Il medico che si presenta per "curare" i due amanti avvelenati è, in realtà, Despina travestita. Il tema dei camuffamenti e delle false identità è un classico dell'opera buffa (e in "Così fan tutte" è davvero preponderante: ne abbiamo già un esempio con il mascheramento di Ferrando e Guglielmo nei due nobili albanesi, sembianze che manterrano praticamente per tutta l'opera, e ne avremo ulteriori conferme nel secondo atto, quando ancora Despina si vestirà da notaio e persino Fiordiligi indosserà brevemente l'uniforme militare di Ferrando). Nel caso di Despina, oltre al farle mutare professione (da cameriera a medico e notaio, figure "rispettabili" ma qui ritratte in maniera totalmente parodistica, scanzonata e provocatoria, memore certamente della Commedia dell'arte), il travestimento ci fa ridere anche per il cambiamento di sesso, che costringe l'attrice a cantare modificando il timbro di voce (anche se non tutte le interpreti lo fanno). L'assurdità e la teatralità dei travestimenti di Despina, se non altro, svela ancor di più la natura fittizia e illusoria della situazione: già era poco verosimile che le due dame non riconoscessero i rispettivi amanti sotto false spoglie, ma che si lascino ingannare in questo modo dalla loro cameriera è indice di estrema ingenuità o semplicità d'animo. Semplicità, d'altronde, già evidente dal modo in cui reagiscono alla presentazione in latino maccheronico del "medico".

Agli occhi di Da Ponte le donne sembrano distinguersi anche per la loro leggerezza e superficialità. Quando Don Alfonso chiede agli uomini perché si sentano così sicuri delle loro fidanzate, questi se n'escono con tutta una serie di banalità – "Nobil educazion ... / Pensar sublime ... / Analogia d'umor ... / Disinteresse ... / Immutabil carattere ..." – di cui il librettista sottolinea con evidente compiacimento l'assoluta falsità. L'educazione delle sorelle, ad esempio, è talmente raffinata da non far loro comprendere neanche il latino elementare con cui Despina – travestita da medico – le saluta nel primo finale: al suo "Salvete, amabiles / bonae puellæ" (mutato da Mozart nello scorretto e dunque più verosimile "bones puelles") esse rispondono infatti "Parla un linguaggio / che non sappiamo".
(Daniel Heartz)
A Despina bisogna comunque dar atto di essere davvero smaliziata e piena di inventiva, e di avere comunque una buona cultura generale (migliore certamente di quella delle sue padrone), altrimenti non potrebbe sostenere questo travestimento (e quello successivo da notaio). Non si sa se l'idea della "pietra mesmerica" come strumento curativo sia farina del suo sacco o un suggerimento di Don Alfonso, fatto sta che è un elemento davvero significativo per la buona riuscita della messinscena. Per curare gli albanesi dall'avvelenamento, infatti, la cameriera fa ricorso alla controversa teoria del "magnetismo animale" ideata dal medico tedesco Franz Anton Mesmer, che sosteneva che "il corretto funzionamento dell'organismo umano è garantito da un flusso armonioso di un fluido fisico che lo attraversa e che tale fluido si identifica con la forza magnetica". Ecco dunque che Despina può permettersi di guarire i due moribondi grazie all'azione di un enorme magnete, descritto così:
Questo è quel pezzo
di calamita:
pietra mesmerica,
ch'ebbe l'origine
nell'Alemagna,
che poi sì celebre
là in Francia fu.
La scena è naturalmente parodistica, e il metodo è spacciato per ciarlataneria, ma curiosamente Mozart aveva conosciuto Mesmer personalmente quando era ancora ragazzo (forse fu proprio lui a commissionargli la sua seconda opera, il singspiel in un atto "Bastien und Bastienne" (K. 50), che venne rappresentato nel 1768 nel giardino della sua residenza a Vienna), e da allora era rimasto suo amico. Cito da Wikipedia:
Durante una festa in casa del principe Dimitri Alekseevic Galitzin, Mesmer poté conoscere Leopold Mozart e suo figlio, Wolfgang Amadeus Mozart, il quale, nonostante la giovane età, aveva composto una sinfonia che fece ascoltare proprio in quell'occasione. Nacque un'amicizia con la famiglia del compositore, tanto che una sera Wolfgang chiese al dottore se poteva sanargli un fastidioso dolore al collo. Mesmer posò le sue mani sulle spalle del giovane che avvertì un “dolce calore” che alleviò immediatamente i sintomi, e il ragazzo gridò al miracolo. Il dottore fu inviato a trascorrere una serata in casa Mozart per festeggiare insieme la fine della composizione dell'opera "Bastien und Bastienne", che Wolfgang presentò il 1º ottobre del 1768 proprio nella residenza di Franz Anton in Landstraße alla presenza di numerosi quanto illustri ospiti. Fu, così, inaugurata la fama di Mesmer quale mecenate illuminato. Quando Mozart compose "Così fan tutte" (1790), nel finale del primo atto, in una scena molto comica, fece riferimento al mesmerismo [...]. Franz Anton, però, non si irritò con lui, perché conosceva bene il carattere scherzoso del suo amico.
È dunque probabile che l'idea di utilizzare il "metodo mesmerico" sia stata farina del sacco di Mozart (che musicalmente accompagna l'effetto del magnete con un divertente trillo dell'orchestra), e non di Da Ponte: un altro segno di come il compositore intervenisse sul libretto suggerendo soluzioni drammaturgiche e non solo correggendo o modificando occasionalmente versi e parole.

I due malati, ovviamente, rinvengono, e Fiordiligi e Dorabella commentano "Ah, questo medico / vale un Perù!" (facendo riferimento alle grandi quantità d'oro che erano state riportate in Europa dai conquistadores del Nuovo Mondo). Le sorelle sono rinfrancate, dopo aver tanto palpitato per la sorte dei due albanesi. Sembrano quasi sul punto di cedere, ma la spregiudicatezza con cui i due uomini, dopo essersi ripresi (e averli scambiati per dée: "Sei tu Palla o Citerea?", ossia Atena e Afrodite), tornano subito all'attacco chiedendo loro un bacio, le fa nuovamente ritrarre. Il concertato di rito con cui si conclude l'atto non sembra dunque far segnare progressi nel tentativo di seduzione. Ma l'episodio dell'avvelenamento ha comunque rivelato che le due dame non sono insensibili al fascino dei misteriosi stranieri, suggerendo che basterà davvero poco ancora per farle capitolare.

Clicca qui per il testo di "Eccovi il medico".

DON ALFONSO
Eccovi il medico,
Signore belle!

FERRANDO E GUGLIELMO
(fra loro)
Despina in maschera!
Che trista pelle!

DESPINA
"Salvete, amabiles
Bones puelles!"

FIORDILIGI E DORABELLA
Parla un linguaggio
Che non sappiamo.

DESPINA
Come comandano,
Dunque, parliamo.
So il greco e l'arabo,
So il turco e il vandalo;
Lo svevo e il tartaro
So ancor parlar.

DON ALFONSO
Tanti linguaggi
Per sè conservi;
Quei miserabili
Per ora osservi:
Preso hanno il tossico;
Che si può far?

FIORDILIGI E DORABELLA
Signor dottore,
Che si può far?

DESPINA
(toccando il polso e la fronte all'uno ed all'altro)
Saper bisognami
Pria la cagione
E quinci l'indole
Della pozione:
Se calda o frigida,
Se poca o molta,
Se in una volta
Ovvero in più.

FIORDILIGI, DORABELLA E DON ALFONSO
Preso han l'arsenico,
Signor dottore;
Qui dentro il bevvero.
La causa è amore
Ed in un sorso
Sel mandar giù.

DESPINA
Non vi affannate,
Non vi turbate;
Ecco una prova
Di mia virtù.

FIORDILIGI E DORABELLA
Egli ha di un ferro
La man fornita.

DESPINA
Questo è quel pezzo
Di calamita:
Pietra mesmerica,
Ch'ebbe l'origine
Nell'Alemagna,
Che poi sì celebre
Là in Francia fu.
(Tocca con un pezzo di calamita la testa ai finti infermi e striscia dolcemente i loro corpi per lungo.)

FIORDILIGI, DORABELLA E DON ALFONSO
Come si muovono,
Torcono, scuotono!
In terra il cranio
Presto percuotono.

DESPINA
A lor la fronte
Tenete su.

FIORDILIGI E DORABELLA
(Metton la mano alla fronte dei due amanti.)
Eccoci pronte!

DESPINA
Tenete forte.
Coraggio! Or liberi
Siete da morte.

FIORDILIGI, DORABELLA E DON ALFONSO
Attorno guardano,
Forze riprendono.
Ah, questo medico
Vale un Perù!

Clicca qui per il testo di "Dove son? Che loco è questo?".

FERRANDO E GUGLIELMO
(sorgendo in piedi)
Dove son? Che loco è questo?
Chi è colui? Color chi sono?
Son di Giove innanzi al trono?
Sei tu Palla o Citerea?
(Ferrando a Fiordiligi e Guglielmo a Dorabella)
No, tu sei l'alma mia dea!
Ti ravviso al dolce viso
E alla man ch'or ben conosco
E che sola è il mio tesor.
(Abbracciano le amanti teneramente e bacion loro la mano.)

DESPINA E DON ALFONSO
Sono effetti ancor del tosco;
Non abbiate alcun timor.

FIORDILIGI E DORABELLA
Sarà ver, ma tante smorfie
Fanno torto al nostro onor.

FERRANDO E GUGLIELMO
(a Fiordiligi e Dorabella)
Per pietà, bell'idol mio!
Volgi a me le luci liete.

FIORDILIGI E DORABELLA
Più resister non poss'io!

DESPINA E DON ALFONSO
In poch'ore, lo vedrete,
Per virtù del magnetismo
Finirà quel parossismo,
Torneranno al primo umor.

FERRANDO E GUGLIELMO
(da sè)
Dalla voglia ch'ho di ridere
Il polmon mi scoppia or or.

Clicca qui per il testo di "Dammi un bacio, o mio tesoro".

FERRANDO E GUGLIELMO
Dammi un bacio, o mio tesoro;
Un sol bacio, o qui mi moro.

FIORDILIGI E DORABELLA
Stelle, un bacio?

DESPINA
Secondate
Per effetto di bontade.

FIORDILIGI E DORABELLA
Ah, che troppo si richiede
Da una fida onesta amante!
Oltraggiata è la mia fede,
Oltraggiato è questo cor!

DESPINA, FERRANDO, GUGLIELMO E DON ALFONSO
(ognuno da sè)
Un quadretto più giocondo
Non si vide in tutto il mondo;
Quel che più mi fa da ridere
È quell'ira e quel furor.

FIORDILIGI E DORABELLA
Disperati, attossicati,
Ite al diavol quanti siete;
Tardi inver vi pentirete
Se più cresce il mio furor!

FERRANDO E GUGLIELMO
(da sè)
Ma non so se vera o finta
Sia quell'ira e quel furor,
Nè vorrei che tanto foco
Terminasse in quel d'amor.

DESPINA E DON ALFONSO
(da sè)
Io so ben che tanto foco
Cangerassi in quel d'amor.




Daniela Dessì (Fiordiligi), Delores Ziegler (Dorabella), Josef Kundlak (Ferrando),
Alessandro Corbelli (Guglielmo), Claudio Desderi (Don Alfonso), Adelina Scarabelli (Despina)
dir: Riccardo Muti (1989)


Miah Persson (Fiordiligi), Anke Vondung (Dorabella), Topi Lehtipuu (Ferrando),
Luca Pisaroni (Guglielmo), Nicolas Rivenq (Don Alfonso), Ainhoa Garmendia (Despina)
dir: Iván Fischer (2006)


Gundula Janowitz (Fiordiligi), Christa Ludwig (Dorabella), Luigi Alva (Ferrando),
Hermann Prey (Guglielmo), Walter Berry (Don Alfonso), Olivera Miljaković (Despina)
dir: Karl Böhm (1970)


Dorothea Röschmann (Fiordiligi), Katharina Kammerloher (Dorabella), Werner Güra (Ferrando),
Hanno Müller-Brachmann (Guglielmo), Roman Trekel (Don Alfonso), Daniela Bruera (Despina)
dir: Daniel Barenboim (2002)

Da notare, nella versione diretta da Barenboim (clip qui sopra), che Despina si traveste da santone indiano anziché da medico tedesco del settecento, e dunque non saluta in latino ma sproloquia con parole indiane a casaccio ("Papadam Vindaloo Indira Gandhi").

Qui sotto, una bella versione per pianoforte del concertato finale:


The Anderson & Roe Piano Duo (Greg Anderson & Elizabeth Joy Roe)