31 marzo 2010

28. Recitativo e Aria: "Deh, vieni, non tardar"

Scritto da Christian

Con l'arrivo di Susanna e della Contessa nel giardino (ciascuna con i vestiti dell'altra), il quarto atto de "Le nozze di Figaro" entra finalmente nel vivo, dopo una serie di numeri musicali che hanno un po' "ritardato" l'azione (con quest'aria di Susanna, sono ben cinque i brani "a solo" consecutivi: non stupisce che due di essi, quelli di Marcellina e Basilio, vengano spesso omessi dalle rappresentazioni). Da notare che il travestimento (di cui avevamo già avuto un assaggio in precedenza, con Cherubino vestito da donna) e lo scambio degli abiti sono classici meccanismi dell'opera buffa e della commedia italiana. In particolare, il cambio di abiti fra un padrone e il suo servo (come quello che qui vediamo fra la Contessa e Susanna) verrà reso celebre dagli stessi Mozart e Da Ponte nella loro opera successiva, il "Don Giovanni".

Come aveva anticipato di voler fare in una scena precedente, Marcellina ha avvisato Susanna del fatto che Figaro la ritiene infedele e si è appostato segretamente nel boschetto per coglierla in fragrante quando incontrerà il Conte. La ragazza, stizzita per la mancanza di fiducia del suo sposo, decide allora di punirlo divertendosi a "provocarlo" ulteriormente, lanciandosi in un appassionato canto nel quale pregusta l'imminente arrivo del suo amante. Figaro, che ne ode la voce ma al buio non può vedere il suo abito, crede così di trovare conferma a tutti i suoi sospetti. Nel frattempo, mentre la Contessa si fa da parte, pronta a sostituirsi a Susanna non appena arriverà il Conte, Marcellina si nasconde nello stesso padiglione dove si è già recata Barbarina, che vi sta attendendo Cherubino.

La bellissima aria "Deh, vieni, non tardar", con il suo testo evocativo, la melodia semplice e la cadenza ondeggiante, quasi "arcadica", è un perfetto richiamo alle gioie dell'amore segreto e non può che solleticare ulteriormente la gelosia di Figaro; al punto che, dopo aver udito parole tanto appassionate, il valletto commenterà fra sé: "Perfida! E in quella forma ella meco mentia? Non so s'io veglio o dormo". Nel 1789, come per la precedente aria di Susanna nel secondo atto, Mozart sostituì questo brano con un'aria alternativa, l'elaborato rondò "Al desio". Entrambe le arie (quella originale e quella sostituitiva) sono precedute dal medesimo recitativo obbligato, "Giunse alfin il momento", molto gradevole e suggestivo.

Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

SUSANNA
Signora, ella mi disse
che Figaro verravvi.

MARCELLINA
Anzi è venuto.
Abbassa un po' la voce.

SUSANNA
Dunque, un ci ascolta, e l'altro
dee venir a cercarmi.
Incominciam.

MARCELLINA
(entra dove entrò Barbarina)
Io voglio qui celarmi.

SUSANNA
Madama, voi tremate; avreste freddo?

LA CONTESSA
Parmi umida la notte; io mi ritiro.

FIGARO
(Eccoci della crisi al grande istante.)

SUSANNA
Io sotto quelle piante,
se madama il permette,
resto a prendere il fresco una mezz'ora.

FIGARO
(Il fresco, il fresco!)

LA CONTESSA
(si nasconde)
Restaci in buon'ora.

SUSANNA
(Il birbo è in sentinella.
Divertiamci anche noi,
diamogli la mercé de' dubbi suoi.)

Clicca qui per il testo del brano.

SUSANNA
Giunse alfin il momento
che godrò senz'affanno
in braccio all'idol mio.
Timide cure, uscite dal mio petto,
a turbar non venite il mio diletto!
Oh, come par che all'amoroso foco
l'amenità del loco,
la terra e il ciel risponda.
Come la notte i furti miei seconda!

Deh, vieni, non tardar, o gioia bella,
vieni ove amore per goder t'appella,
finché non splende in ciel notturna face,
finché l'aria è ancor bruna e il mondo tace.
Qui mormora il ruscel, qui scherza l'aura,
che col dolce sussurro il cor ristaura,
qui ridono i fioretti e l'erba è fresca,
ai piaceri d'amor qui tutto adesca.
Vieni, ben mio, tra queste piante ascose,
ti vo' la fronte incoronar di rose.


Lucia Popp


Kathleen Battle


Anna Netrebko


Renata Tebaldi


Anna Moffo


Barbara Bonney

Mirella Freni

26 marzo 2010

27. Recitativo e Aria: "Aprite un po' quegl'occhi"

Scritto da Christian

Ormai convinto che la sua fresca sposa stia per tradirlo, Figaro si nasconde nei pressi del luogo del presunto incontro e nell'attesa si lancia in un veemente monologo contro l'intero genere femminile: tutte le donne, a suo dire, sono infatti colpevoli di ingannare continuamente gli uomini. L'aria, preceduta da un recitativo obbligato ("Tutto è disposto"), è vivacissima ed emotiva, piena di rabbia e di sconforto, con il personaggio che quasi esce dalla rappresentazione per rivolgersi con il suo sfogo direttamente agli spettatori in sala. Il tono è talmente esagerato (così come l'abuso di metafore nel testo di Da Ponte; le donne sono di volta in volta paragonate a streghe, sirene, rose spinose, ecc.) da essere enfatizzato ironicamente anche dall'orchestrazione, per esempio con le trombe nel finale. Nel complesso è un brano assai divertente, che visto l'argomento avrebbe anche potuto essere riciclato per il successivo "Così fan tutte"!

Clicca qui per il testo del recitativo che precede l'aria.

FIGARO
Tutto è disposto:
l'ora dovrebbe esser vicina.
Io sento gente. È dessa? Non è alcun.
Buia è la notte... ed io comincio omai
a fare il scimunito mestiero di marito.
Ingrata! Nel momento della mia cerimonia
ei godeva leggendo, e nel vederlo
io rideva di me, senza saperlo.
Oh Susanna, Susanna,
quanta pena mi costi.
Con quell'ingenua faccia...
Con quegli occhi innocenti...
Chi creduto l'avria?
Ah, che il fidarsi a donna è ognor follia.

Clicca qui per il testo dell'aria.

FIGARO
Aprite un po' quegl'occhi,
uomini incauti e sciocchi,
guardate queste femmine,
guardate cosa son!
Queste chiamate Dee
dagli ingannati sensi
a cui tributa incensi
la debole ragion,
son streghe che incantano
per farci penar,
sirene che cantano
per farci affogar,
civette che allettano
per trarci le piume,
comete che brillano
per toglierci il lume;
son rose spinose,
son volpi vezzose,
son orse benigne,
colombe maligne,
maestre d'inganni,
amiche d'affanni
che fingono, mentono,
amore non senton,
non senton pietà,
no, no, no, no!
Il resto nol dico,
già ognuno lo sa!



Luca Pisaroni


Cesare Siepi


Hermann Prey


Ildebrando D'Arcangelo


Bryn Terfel


Bruno Praticò

Tito Gobbi

22 marzo 2010

26. Aria: "In quegl'anni, in cui val poco"

Scritto da Christian

Ci trasferiamo ora nel luogo dove si svolgerà il finale nell'opera: il giardino all'esterno del palazzo, dove spiccano due grandi padiglioni (il libretto li descrive come "due nicchie parallele praticabili") sovrastati dal boschetto di pini sotto il quale – come ben sappiamo – è previsto il rendez vous fra il Conte e Susanna. La prima a comparire è Barbarina, che si appresta a incontrare il suo amato Cherubino in uno dei padiglioni. Poi è la volta di Figaro, che ha convocato Basilio e Bartolo (fra gli altri) come testimoni del tradimento della sua sposa. Ma Basilio, prendendo la parola, spiega a Bartolo perché a suo parere Figaro non dovrebbe mettersi contro il padrone bensì accettare supinamente quel che gli riserva il destino.

Anche l'aria "In quegl'anni" – musicalmente divisa in tre sezioni (andante, minuetto e allegro) e nella quale Basilio illustra come in gioventù abbia imparato a mettere la testa a posto e a tenere sempre un basso profilo – viene frequentemente omessa dalle rappresentazioni dell'opera al pari del precedente brano di Marcellina. Non solo perché si tratta in effetti di un brano minore, ma anche perchè è del tutto inessenziale allo svolgersi degli eventi, e la sua rimozione non fa particolari danni se non togliere all'attore che interpreta Basilio l'unica occasione di esibirsi da solo sul palco.

Curiosamente, si tratta anche dell'unica aria per tenore in tutte "Le nozze di Figaro" (e la cosa stupisce se pensiamo all'importanza e dell'assoluta centralità che avrà la voce tenorile nella musica lirica dell'ottocento). I personaggi maschili principali dell'opera, come il Conte e Figaro, sono infatti baritoni (nel caso di Figaro, addirittura un basso-baritono), mentre Antonio e Bartolo sono bassi e Cherubino (interpretato da una donna) un mezzosoprano. L'unico altro tenore oltre a Basilio è Don Curzio, la cui sola parte cantata è quella nel sestetto del terzo atto.

Clicca qui per il testo del recitativo che precede l'aria.

BARBARINA
(giunge con alcune frutta e ciambelle)
Nel padiglione a manca: ei così disse:
è questo... è questo... e poi se non venisse!
Oh ve' che brava gente! A stento darmi
un arancio, una pera, e una ciambella.
Per chi madamigella?
Oh, per qualcun, signori:
già lo sappiam: ebbene;
il padron l'odia, ed io gli voglio bene,
però costommi un bacio, e cosa importa,
forse qualcun me'l renderà... son morta.
(fugge impaurita ed entra nella nicchia a manca)

FIGARO
È Barbarina... chi va là?

BASILIO
Son quelli che invitasti a venir.

BARTOLO
(a Figaro)
Che brutto ceffo! Sembri un cospirator.
Che diamin sono quegli infausti apparati?

FIGARO
Lo vedrete tra poco.
In questo loco celebrerem la festa
della mia sposa onesta e del feudal signor...

BASILIO
Ah, buono, buono, capisco come egli è,
Accordati si son senza di me.

FIGARO
Voi da questi contorni non vi scostate;
intanto io vado a dar certi ordini,
e torno in pochi istanti.
A un fischio mio correte tutti quanti.
(parte)

BASILIO
Ha i diavoli nel corpo.

BARTOLO
Ma cosa nacque?

BASILIO
Nulla.
Susanna piace al Conte; ella d'accordo
gli die' un appuntamento
che a Figaro non piace.

BARTOLO
E che, dunque dovria soffrirlo in pace?

BASILIO
Quel che soffrono tanti ei soffrir non potrebbe?
E poi sentite, che guadagno può far?
Nel mondo, amico, l'accozzarla co' grandi
fu pericolo ognora:
dan novanta per cento e han vinto ancora.

Clicca qui per il testo dell'aria.

BASILIO
In quegl'anni, in cui val poco
la mal pratica ragion,
ebbi anch'io lo stesso foco,
fui quel pazzo ch'or non son.
Ma col tempo e coi perigli
donna flemma capitò;
e i capricci, ed i puntigli
della testa mi cavò.
Presso un picciolo abituro
seco lei mi trasse un giorno,
e togliendo giù dal muro
del pacifico soggiorno
una pelle di somaro,
"Prendi", disse, "o figlio caro",
poi disparve, e mi lasciò.
Mentre ancor tacito
guardo quel dono,
il ciel s'annuvola
rimbomba il tuono,
mista alla grandine
scroscia la piova.
Ecco le membra
coprir mi giova
col manto d'asino
che mi donò.
Finisce il turbine,
nè fo due passi
che fiera orribile
dianzi a me fassi;
già già mi tocca
l'ingorda bocca,
già di difendermi
speme non ho.
Ma il fiuto ignobile
del mio vestito
tolse alla belva
sì l'appetito,
che disprezzandomi
si rinselvò.
Così conoscere
mi fè la sorte,
ch'onte, pericoli,
vergogna e morte
col cuoio d'asino
fuggir si può.



Luigi Alva


Kobie van Rensburg


Robert Tear


Leonardo Cortellazzi

Enrico Facini

17 marzo 2010

25. Aria: "Il capro e la capretta"

Scritto da Christian

La scoperta che Susanna ha dato appuntamento al Conte in giardino manda su tutte le furie Figaro, ignaro del complotto che la sua fresca sposa sta ordendo ai danni del padrone insieme alla Contessa. Marcellina cerca inutilmente di calmare la sua rabbia e la sua gelosia, spiegandogli che Susanna avrà certo un motivo per comportarsi in questo modo. Mentre Figaro parte giurando vendetta, sua madre si mostra invece incline ad avvertire Susanna: le donne, afferma, dovrebbero mostrarsi solidarietà a vicenda per difendersi dalle ingiustizie che subiscono da parte degli uomini.

L'aria di Marcellina "Il capro e la capretta", un minuetto vivace e melodico con un'orchestrazione di soli archi e uno stile un po' datato che ben si addice al personaggio, viene purtroppo tagliata da molte rappresentazioni dell'opera e persino da alcune incisioni: la stessa sorte capita anche all'aria immediatamente successiva, "In quegl'anni", cantata da Basilio. I due brani, che Mozart e Da Ponte scrissero per concedere un po' di spazio sotto i riflettori anche ai cantanti che interpretavano ruoli minori, sono gradevoli ma in effetti non servono a far avanzare la storia (si tratta delle tipiche arie "moralistiche" dell'opera settecentesca) e soprattutto contribuiscono a creare – proprio nell'atto finale, quando gli spettatori potrebbero essere provati per la lunghezza dell'opera – un "collo di bottiglia" composto da quattro pezzi consecutivi (questi e le due arie seguenti, cantate da Figaro e da Susanna) che rallentano gli eventi e procrastinano eccessivamente il climax finale nel giardino.

È comunque un peccato che l'aria venga spesso eliminata, visto che a mio parere è molto gradevole. È inoltre assai impegnativa per un mezzosoprano, anche per la coloritura.

Clicca qui per il testo del recitativo che precede l'aria.

FIGARO
Madre!

MARCELLINA
Figlio!

FIGARO
Son morto!

MARCELLINA
Calmati, figlio mio.

FIGARO
Son morto, dico.

MARCELLINA
Flemma, flemma, e poi flemma! Il fatto è serio;
e pensarci convien, ma pensa un poco
che ancor non sai di chi si prenda gioco.

FIGARO
Ah, quella spilla, o madre, è quella stessa
che poc'anzi ei raccolse.

MARCELLINA
È ver, ma questo al più ti porge un dritto
di stare in guardia, e vivere in sospetto.
Ma non sai, se in effetto...

FIGARO
All'erta dunque: il loco del congresso
so dov'è stabilito...

MARCELLINA
Dove vai figlio mio?

FIGARO
A vendicar tutti i mariti: addio.
(parte)

MARCELLINA
Presto, avvertiam Susanna: io la credo innocente.
Quella faccia, quell'aria di modestia...
E caso ancora ch'ella non fosse...
Ah, quando il cor non ciurma personale interesse,
ogni donna è portata alla difesa del suo povero sesso,
da questi uomini ingrati a torto oppresso.

Clicca qui per il testo dell'aria.

MARCELLINA
Il capro e la capretta
son sempre in amistà,
l'agnello all'agnelletta
la guerra mai non fa.
Le più feroci belve
per selve e per campagne
lascian le lor compagne
in pace e libertà.
Sol noi povere femmine
che tanto amiam questi uomini,
trattate siam dai perfidi
ognor con crudeltà!



Sophie Pondjiclis


Marie McLaughlin


Charlotte Margiono


Tatiana Troyanos

Ann Murray

12 marzo 2010

24. Cavatina: "L'ho perduta"

Scritto da Christian

Il quarto e ultimo atto de "Le nozze di Figaro" comincia quando è ormai sera ed è sceso il buio (ricordiamo ancora che l'intera opera, che era iniziata all'alba, si svolge nell'arco di una sola "folle giornata", come recita il sottotitolo). La giovane Barbarina è disperata perché ha perso la spilla che il Conte le aveva affidato da riportare a Susanna come "ricevuta di ritorno" del bigliettino che fissava il loro incontro amoroso, e ora la sta cercando nell'oscurità. Viene interrotta dall'arrivo di Figaro, che sta facendo quattro passi con sua madre Marcellina dopo la cena nuziale. Quando l'ingenua fanciulla spiega al novello cugino acquisito che cosa sta cercando, Figaro capisce subito che il biglietto che il Conte teneva fra le mani durante la cerimonia gli era stato dato da Susanna, ed essendo all'oscuro del complotto ordito dalla sua sposa e dalla Contessa non può che pensare il peggio: l'infedele Susanna intende cedere alle voglie del Conte!

La cavatina di Barbarina è incredibilmente tragica e toccante, in maniera persino eccessiva se consideriamo che si tratta in fondo soltanto di una ragazzina che ha smarrito una spilla (anche se non mancano letture alternative, vedi sotto). Si tratta addirittura dell'unico brano in tutta l'opera che Mozart ha scritto in una chiave minore. Le scale minori, soggettivamente, comunicano all'ascoltatore una sensazione di tristezza, di ansia o di angoscia, e il compositore austriaco preferiva quelle maggiori: basti pensare che di tutte le sue 51 sinfonie, soltanto due (la numero 25, la cui musica apre il film "Amadeus", e la celeberrima numero 40) sono in chiavi minori, per la precisione in sol minore.

Il breve testo dell'aria non specifica che cosa Barbarina abbia "perduto", al punto che la tragicità del suo canto inquieta non poco Figaro e Marcellina che le domandano subito di che cosa si tratti. Questo ha portato alcuni registi e scenografi a suggerire una doppia lettura (vedi per esempio, qui sotto, la clip con Eva Liebau): la ragazza avrebbe perduto da poco non solo la spilla, ma anche la verginità. È un'interpretazione forse sopra le righe e decisamente opinabile, ma non stupisce che, trattandosi di Mozart, anche un'aria così semplice e innocua possa essere caricata di diversi significati.

Una curiosità: la prima interprete di Barbarina, nel 1786, fu Anna Gottlieb, che all'epoca aveva appena compiuto 12 anni. Cinque anni più tardi, sarebbe stata anche la prima Pamina nel "Flauto magico".

Clicca qui per il testo del brano.

BARBARINA
L'ho perduta... Me meschina...
Ah, chi sa dove sarà?
Non la trovo... E mia cugina...
E il padron... cosa dirà?

Clicca qui per il testo del recitativo che segue il brano.

FIGARO
Barbarina, cos'hai?

BARBARINA
L'ho perduta, cugino.

FIGARO
Cosa?

MARCELLINA
Cosa?

BARBARINA
La spilla, che a me diede il padrone
per recar a Susanna.

FIGARO
A Susanna...? La spilla...?
E così, tenerella, il mestiero già sai
di far tutto sì ben quel che tu fai?

BARBARINA
Cos'è, vai meco in collera?

FIGARO
E non vedi ch'io scherzo? Osserva...
(cerca un momento per terra, dopo aver destramente cavata una spilla dall'abito o dalla cuffia di Marcellina, e la dà a Barbarina)
Questa è la spilla che il Conte
da recare ti diede alla Susanna,
e servia di sigillo a un bigliettino;
vedi s'io sono istrutto.

BARBARINA
E perché il chiedi a me quando sai tutto?

FIGARO
Avea gusto d'udir come il padrone
ti die' la commissione.

BARBARINA
Che miracoli!
"Tieni, fanciulla, reca questa spilla
alla bella Susanna, e dille:
Questo è il sigillo de' pini."

FIGARO
Ah, ah, de' pini!

BARBARINA
È ver ch'ei mi soggiunse:
"Guarda che alcun non veda."
Ma tu già tacerai.

FIGARO
Sicuramente.

BARBARINA
A te già niente preme.

FIGARO
Oh niente, niente.

BARBARINA
Addio, mio bel cugino;
vò da Susanna, e poi da Cherubino.
(parte saltando)



Constanze Backes


Eva Liebau


Aurora Perry


Patrizia Pace


Patricia Petibon

Cristiana Arcari


Al cinema, la musica di questa cavatina è stata utilizzata dai fratelli Taviani nel film "Kaos" (qui sotto, un estratto):

7 marzo 2010

23. Finale atto III: "Ecco la marcia, andiamo"

Scritto da Christian

E finalmente si celebrano le tanto sospirate nozze tra Figaro e Susanna (insieme a quelle tra Marcellina e Bartolo, che regolarizzano così la propria posizione). Il finale del terzo atto è costituito da una serie di danze, di balli e di canti (due donne, e poi il coro, lodano nuovamente il Conte per aver rinunciato al "diritto feudale"). Ma se la musica domina sulle parole, in realtà l'intera sequenza è anche piena di azione drammaturgica. La cerimonia prevede che le due coppie vengano presentate dinnanzi alla Contessa e al Conte, che pongono il velo bianco sulla testa delle due spose. Il nobiluomo è naturalmente scornato per aver visto fallire tutti i propri piani uno dopo l'altro (è stato anche "costretto" da Barbarina a perdonare Cherubino), ma il suo umore si risolleva di colpo quando Susanna, durante il fandango, gli porge di nascosto il bigliettino con la "canzonetta sull'aria" da lei scritta che gli comunica il luogo esatto del loro incontro serale.

Nell'aprire il foglio, il Conte si punge con la spilla che lo sigillava, e questa gli cade. Mentre si china a raccoglierla (la spilla dovrà infatti essere restituita a Susanna per confermare l'appuntamento), Figaro lo osserva e si prende gioco di lui: il valletto ha capito che si tratta di un appuntamento galante, ma naturalmente ignora con chi il Conte si deve incontrare (Susanna e la Contessa, infatti, hanno stavolta tenuto Figaro all'oscuro del loro progetto). Oltre a mettere in scena la cerimonia nuziale attraverso i canti e i balli dei contadini, molte produzioni utilizzano questo finale per riportare sul palcoscenico Basilio (che era stato inviato dal Conte a Siviglia, e che fa il suo ritorno proprio durante le nozze) e per mostrare il Conte stesso che incarica la giovane Barbarina di riportare la spilla a Susanna (cosa che farà non senza qualche intoppo, come vedremo all'inizio dell'atto successivo).

Clicca qui per il testo del finale.

(S'ode la marcia da lontano)

FIGARO
Ecco la marcia, andiamo;
ai vostri posti, o belle, ai vostri posti.
Susanna, dammi il braccio.

SUSANNA
Eccolo!
(partono tutti, eccettuati il Conte e la Contessa)

IL CONTE
Temerari.

LA CONTESSA
Io son di ghiaccio!

IL CONTE
Contessa...

LA CONTESSA
Or non parliamo.
Ecco qui le due nozze, riceverle dobbiam,
alfin si tratta d'una vostra protetta.
Seggiamo.

IL CONTE
Seggiamo (e meditiam vendetta).

(Due giovinette portano il cappello verginale con piume bianche, due altre un bianco velo, due altre i guanti e il mazzetto di fiori. Poi Figaro con Marcellina. Due altre giovinette che portano un simile cappello per Susanna ecc. Poi Bartolo con Susanna. Due giovinette incominciano il coro che termina in ripieno. Bartolo conduce la Susanna al Conte e s'inginocchia per ricever da lui il cappello ecc. Figaro conduce Marcellina alla Contessa e fa la stessa funzione.)

DUE DONNE
Amanti costanti,
seguaci d'onor,
cantate, lodate
sì saggio signor.
A un dritto cedendo,
che oltraggia, che offende,
ei caste vi rende
ai vostri amator.

TUTTI
Cantiamo, lodiamo
sì saggio signor!

(I figuranti ballano. Susanna essendo in ginocchio durante il duo, tira il Conte per l'abito, gli mostra il bigliettino, dopo passa la mano dal lato degli spettatori alla testa, dove pare che il Conte le aggiusti il cappello, e gli dà il biglietto. Il Conte se lo mette furtivamente in seno, Susanna s'alza, e gli fa una riverenza. Figaro viene a riceverla, e si balla il fandango. Marcellina s'alza un po' più tardi. Bartolo viene a riceverla dalle mani della Contessa.)

IL CONTE
(cava il biglietto e nel aprirlo si punge il dito)
Eh già, la solita usanza,
le donne ficcan gli aghi in ogni loco.
Ah, ah, capisco il gioco.

FIGARO
(vede tutto e dice a Susanna)
Un biglietto amoroso
che gli diè nel passar qualche galante,
ed era sigillato d'una spilla,
ond'ei si punse il dito.
(il Conte legge, bacia il biglietto, cerca la spilla,
la trova e se la mette alla manica del saio.
)
Il Narciso or la cerca; oh, che stordito!

IL CONTE
Andate, amici! E sia per questa sera
disposto l'apparato nuziale
colla più ricca pompa; io vo' che sia
magnifica la festa, e canti e fuochi,
e gran cena, e gran ballo, e ognuno impari
com'io tratto color che a me son cari.

CORO
Amanti costanti,
seguaci d'onor,
cantate, lodate
sì saggio signor.
A un dritto cedendo,
che oltraggia, che offende,
ei caste vi rende
ai vostri amator.
Cantiamo, lodiamo
sì saggio signor!
(tutti partono.)



Luca Pisaroni, Rosemary Joshua, Pietro Spagnoli, Annette Dasch
dir: René Jacobs



dir: Gerard Korsten

dir: Georg Solti


Chi ha visto il film "Amadeus" di Miloš Forman, ricorderà che questa parte dell'opera aveva provocato qualche problema a Mozart. Poiché un editto dell'imperatore Giuseppe II proibiva di rappresentare balletti nel teatro dell'opera di Vienna, i suoi "oppositori" a corte (il direttore del teatro imperiale, il Conte Orsini-Rosenberg, e il Kappelmeister Bonno), imbeccati da Antonio Salieri, avevano cercato di costringere il compositore austriaco a eliminare l'intera scena. Ma l'imperatore in persona, arrivato senza preavviso ad assistere alle prove, aveva sbloccato la situazione in favore di Mozart.

4 marzo 2010

22. Coro: "Ricevete, o padroncina"

Scritto da Christian

Un gruppo di contadinelle, guidate da Barbarina, si fa avanti per porgere dei mazzetti di fiori alla Contessa. In mezzo a esse, come ci era stato anticipato da un precedente recitativo, c'è anche Cherubino, che le ragazze hanno travestito da donna. Subito dopo il breve coro quasi pastorale, però, sopraggiungono Antonio e il Conte: e il giardiniere smaschera Cherubino davanti a tutti. Il Conte è furioso perché il paggio ha disubbidito ai suoi ordini di recarsi a Siviglia, ma è costretto a perdonarlo e ad ingoiare il rospo quando la giovane Barbarina lo mette in imbarazzo lasciandosi maliziosamente sfuggire che il nobiluomo ha spesso amoreggiato anche con lei! (Un indizio a tal proposito, a dire il vero, era già stato dato nel primo atto.) A questo punto nulla può più impedire il matrimonio fra Figaro e Susanna, che verrà celebrato nella scena successiva, il finale del terzo atto.

Clicca qui per il testo del brano.

CONTADINELLE
Ricevete, o padroncina,
queste rose e questi fior,
che abbiam colti stamattina
per mostrarvi il nostro amor.
Siamo tante contadine,
e siam tutte poverine,
ma quel poco che rechiamo
ve lo diamo di buon cor.

Clicca qui per il testo del recitativo che segue il brano.

BARBARINA
Queste sono, madama,
le ragazze del loco
che il poco ch'han vi vengono ad offrire,
e vi chiedon perdon del loro ardire.

LA CONTESSA
Oh brave, vi ringrazio.

SUSANNA
Come sono vezzose.

LA CONTESSA
E chi è, narratemi,
quell'amabil fanciulla
ch'ha l'aria sì modesta?

BARBARINA
Ell'è mia cugina, e per le nozze
è venuta ier sera.

LA CONTESSA
Onoriamo la bella forestiera.
Venite qui... datemi i vostri fiori.
(prende i fiori di Cherubino e lo bacia in fronte)
Come arrossì... Susanna, e non ti pare
che somigli ad alcuno?

SUSANNA
Al naturale.

(Entrano Antonio e il Conte.
Antonio ha il cappello di Cherubino:
entra in scena pian piano, gli cava la cuffia di donna
e gli mette in testa il cappello stesso.
)

ANTONIO
Ehi! Cospettaccio! È questi l'uffiziale.

LA CONTESSA
Oh stelle!

SUSANNA
(Malandrino!)

IL CONTE
Ebben, madama!

LA CONTESSA
Io sono, o signor mio,
irritata e sorpresa al par di voi.

IL CONTE
Ma stamane...

LA CONTESSA
Stamane...
Per l'odierna festa
volevam travestirlo al modo stesso,
che l'han vestito adesso.

IL CONTE
(a Cherubino)
E perché non partiste?

CHERUBINO
Signor!

IL CONTE
Saprò punire la sua disubbidienza.

BARBARINA
Eccellenza, Eccellenza,
voi mi dite sì spesso
qual volta m'abbracciate, e mi baciate:
Barbarina, se m'ami,
ti darò quel che brami...

IL CONTE
Io dissi questo?

BARBARINA
Voi.
Or datemi, padrone,
in sposo Cherubino,
e v'amerò, com'amo il mio gattino.

LA CONTESSA
(al Conte)
Ebbene: or tocca a voi.

ANTONIO
Brava figliuola,
hai buon maestro che ti fa scuola.

IL CONTE
(Non so qual uom, qual demone, qual Dio
rivolga tutto quanto a torto mio.)

FIGARO
(entrando)
Signor, se trattenete tutte queste ragazze,
addio feste, addio danza...

IL CONTE
E che, vorresti
ballar col pié stravolto?

FIGARO
(finge di drizzarsi la gamba e poi si prova a ballare)
Eh, non mi duol più molto.
Andiam, belle fanciulle.
(vuol partire, il Conte lo richiama)

LA CONTESSA
(a Susanna)
Come si caverà dall'imbarazzo?

SUSANNA
(alla Contessa)
Lasciate fare a lui.

IL CONTE
Per buona sorte
i vasi eran di creta.

FIGARO
Senza fallo.
Andiamo dunque, andiamo.

ANTONIO
E intanto a cavallo
di galoppo a Siviglia andava il paggio.

FIGARO
Di galoppo, o di passo... buon viaggio.
Venite, o belle giovani.

IL CONTE
E a te la sua patente
era in tasca rimasta...

FIGARO
Certamente,
che razza di domande!

ANTONIO
(a Susanna che fa dei cenni a Figaro)
Via, non gli far più motti, ei non t'intende.
(prende per mano Cherubino e lo presenta a Figaro)
Ed ecco chi pretende
che sia un bugiardo il mio signor nipote.

FIGARO
Cherubino?

ANTONIO
Or ci sei.

FIGARO
(al Conte)
Che diamin, canta?

IL CONTE
Non canta, no, ma dice
ch'egli saltò stamane sui garofani.

FIGARO
Ei lo dice! Sarà...
Se ho saltato io,
si può dare ch'anch'esso
abbia fatto lo stesso.

IL CONTE
Anch'esso?

FIGARO
Perché no?
Io non impugno mai quel che non so.



dir.: John Eliot Gardiner

dir.: Marc Ermler