15 agosto 2017

Così fan tutte (28) - "È amore un ladroncello"

Scritto da Christian

Rientrate in camera, le due sorelle mostrano umori contrapposti. Se Dorabella, di fronte a una compiaciuta Despina, racconta di aver ceduto con piacere al nuovo corteggiatore, Fiordiligi è invece furibonda (con sé stessa, con tutti) e in preda allo sconforto: ammette di essere attratta dal "galante biondino" ("Inorridisci: io amo, e l'amor mio / non è sol per Guglielmo"), ma lo ritiene una vergogna. In uno scambio significativo di battute, Dorabella prova a convincerla di accettare con pragmatismo l'amore dello straniero.

DORABELLA
Odimi: sei tu certa
Che non muoiano in guerra
I nostri vecchi amanti? E allora entrambe
Resterem colle man piene di mosche
Tra un ben certo e un incerto
C'è sempre un gran divario!


FIORDILIGI
E se poi torneranno?

DORABELLA
Se torneran, lor danno!
Noi saremo allor mogli,
Noi saremo lontane mille miglia.


FIORDILIGI
Ma non so come mai
Si può cangiar in un sol giorno un core.


DORABELLA
Che domanda ridicola! Siam donne!
Qui Dorabella sembra quasi voler dare ragione all'assunto di Don Alfonso ("Così fan tutte"). In realtà, come abbiamo visto, esso può essere cinicamente giustificato da un altro, al maschile, propugnato da Despina: "Uno val l'altro, perché nessun val nulla".
In questa prospettiva si comprende il senso della fuga di Mozart nei cieli di cristallo della musica più pura e sublime; si chiariscono le motivazioni segrete di certe aperture su paesaggi edenici di bellezza incontaminata, la risoluzione di tanti momenti della vicenda in apparizioni splendide, in accensioni di bellezza assoluta. Qui Mozart non è più all'interno del gioco divertito di coinvolgimento e di distacco ironico rispetto al teatro ed alle sue cangianti ed effimere parvenze. Si pone in un'altra dimensione: diversa da quella di Da Ponte, della corte absburgica, del pubblico aristocratico che affollava il Teatro Imperiale, e via dicendo. Da altezze immense guarda alle miserie della commedia umana, dandoci davvero il senso di «quel vuoto che fa male», di «quel rimpianto che non viene mai appagato» di cui parla nelle ultime lettere alla moglie; che è rimpianto di un mondo perduto, o forse mai posseduto, nel quale i valori hanno ben altra consistenza di quanto non ne assegni o ne possa assegnare loro una ragione sterile e negativa, generata da un assetto sociale giunto al culmine del suo possibile sviluppo e già condannato dalla storia.
(Francesco Degrada)
L'arietta giocosa con cui Dorabella ribadisce il concetto alla sorella, invitandola ad accogliere il richiamo dell'amore senza più resistergli, serve innanzitutto a scoprire il vero volto della ragazza. È un'aria leggera, di certo più simile a quelle di Despina che non alla precedente della stessa Dorabella ("Smanie implacabili"). E in effetti, quando afferma che l'amore "porta dolcezza e gusto se tu lo lasci far, ma t'empie di disgusto se tenti di pugnar", sembra proprio sentir parlare la cameriera ("Non è più amore / se incomodo diventa, / se invece di piacer nuoce e tormenta"). Certo, a differenza di quella di Despina, l'aria di Dorabella è priva di ogni conflittualità verso il genere maschile. Libera finalmente dalla teatralità che la opprimeva e la soffocava con le sue convenzioni morali, la ragazza si mostra ora "maliziosamente sentimentale e spensierata". Anche nel canto, che richiama come metafora le creature della natura ("un serpentello", o magari – con il musicale "s'egli ti becca qui... qui, qui, qui..." – un fringuellino). D'altronde, quasi un secolo più tardi, una zingara di nome Carmen affermerà a sua volta che "L'amore è un uccello ribelle".


Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

(Camera con diverse porte, specchio e tavolini.
Dorabella e Despina, poi Fiordiligi.
)

DESPINA
Ora vedo che siete
Una donna di garbo.

DORABELLA
Invan, Despina,
Di resister tentai: quel demonietto
Ha un artifizio, un eloquenza, un tratto,
Che ti fa cader giù se sei di sasso.

DESPINA
Corpo di satanasso!
Questo vuol dir saper! Tanto di raro
Noi povere ragazze
Abbiamo un po' di bene,
Che bisogna pigliarlo allor ch'ei viene.
Ma ecco la sorella.
Che ceffo!

FIORDILIGI
Sciagurate!
Ecco per colpa vostra
In che stato mi trovo!

DESPINA
Cosa è nato,
Cara madamigella?

DORABELLA
Hai qualche mal, sorella?

FIORDILIGI
Ho il diavolo, che porti me,
Te, lei, Don Alfonso, i forestieri
E quanti pazzi ha il mondo.

DORABELLA
Hai perduto il giudizio?

FIORDILIGI
Peggio, peggio,
Inorridisci: io amo, e l'amor mio
Non è sol per Guglielmo.

DESPINA
Meglio, meglio!

DORABELLA
È che forse anche tu se' innamorata
Del galante biondino?

FIORDILIGI
(sospirando)
Ah, purtroppo per noi!

DESPINA
Ma brava!

DORABELLA
Tieni
Settantamila baci:
Tu il biondino, io il brunetto,
Eccoci entrambe spose!

FIORDILIGI
Cosa dici?
Non pensi agli infelici
Che stamane partir?
Ai loro pianti?
Alla lor fedeltà tu più non pensi?
Così barbari sensi
Dove, dove apprendesti?
Sì diversa da te come ti festi?

DORABELLA
Odimi: sei tu certa
Che non muoiano in guerra
I nostri vecchi amanti? E allora? Entrambe
Resterem colle man piene di mosche.
Tra un ben certo, e un incerto
C'è sempre gran divario.

FIORDILIGI
E se poi torneranno?

DORABELLA
Se torneran, lor danno!
Noi saremo allor mogli,
Noi saremo lontane mille miglia.

FIORDILIGI
Ma non so, come mai
Si può cangiar in un sol giorno un core.

DORABELLA
Che domanda ridicola!
Siam donne!
E poi, tu com'hai fatto?

FIORDILIGI
Io saprò vincermi.

DESPINA
Voi non saprete nulla.

FIORDILIGI
Farò che tu lo veda.

DORABELLA
Credi, sorella, è meglio che tu ceda.

Clicca qui per il testo di "È amore un ladroncello".

DORABELLA
È amore un ladroncello,
Un serpentello è amor.
Ei toglie e dà la pace,
Come gli piace ai cor.
Per gli occhi al seno appena
Un varco aprir si fa
Che l'anima incatena
E toglie libertà.
Porta dolcezza e gusto,
Se tu lo lasci far,
Ma t'empie di disgusto
Se tenti di pugnar.
Se nel tuo petto ei siede,
S'egli ti becca qui,
Fa' tutto quel ch'ei chiede,
Che anch'io farò così.




Delores Ziegler (Dorabella)
dir: Riccardo Muti (1989)


Anna Caterina Antonacci (Dorabella)
dir: Claudio Abbado (2000)


Christa Ludwig


Tatiana Troyanos


Elina Garanča

Frederica von Stade

12 agosto 2017

Così fan tutte (27) - "Tradito, schernito"

Scritto da Christian

Rimasto solo, Ferrando – ancora scosso dalla scoperta dell'infedeltà della sua Dorabella – cerca di mettere ordine nelle sue emozioni ("In qual fiero contrasto, in qual disordine di pensieri e di affetti io mi ritrovo!"). Da un lato è furioso per il tradimento subito (anche se rispetto allo scatto d'ira che aveva esibito nella scena precedente, sembra aver ritrovato un po' di compostezza: non parla più di "trarle il cor dal scellerato petto", ma semplicemente di volerla dimenticare: "saprò dal seno cancellar quell'iniqua"). Dall'altro, però, sente di amare ancora la sua donna. La situazione non può non ricordarci Donna Elvira, che nell'aria "Mi tradì quell'alma ingrata" del "Don Giovanni" esprimeva concetti del tutto simili.

Ma la maestria di Mozart si rivela in particolare nelle due arie di Ferrando nelle quali ancora una volta si chiarisce uno degli aspetti del complesso rapporto che il musicista instaura con il proprio linguaggio. Nella sua prima aria («Ah, lo veggio, quell'anima bella»), Ferrando recita la sua suprema scena di seduzione dinanzi alla recalcitrante Fiordiligi fingendo una passione che non ha (o che comunque non dovrebbe avere). Qui il riferimento all'opera seria, cioè a un contesto in qualche misura abnorme e, appunto, fittizio all'interno della "burletta", connota la doppia finzione della situazione scenica. Nella seconda («Tradito, schernito») il rapporto della musica con il personaggio è immediato. Ferrando sente sulla propria pelle il bruciare del tradimento di Dorabella; ma proprio per questo i moduli linguistici si mantengono entro un orizzonte stilistico medio (rettoricamente parlando: "comico"), che è quello proprio di «Così fan tutte» (con l'eccezione, se si vuole, del ruolo «brillante caricato» di Despina). I residui stilemi «seri» (rettoricamente: "tragici") di quest'aria saranno da intendere allora come un amabile sorriso di Mozart alle spalle del proprio personaggio, irrimediabilmente coinvolto in quella inestricabile commedia della finzione e dell'inganno nella quale si risolveva tanta parte della vita di relazione nella società cortigiana settecentesca. Non sarà inopportuno ricordare – dato che in genere non vi si fa caso – che «Così fan tutte» fu rappresentata nel Teatro di Corte di Vienna il 20 febbraio I790, grosso modo sette mesi dopo la presa della Bastiglia.
(Francesco Degrada)
Durante l'accorato lamento di Ferrando, Guglielmo e Don Alfonso sono rientrati sulla scena, osservandolo da lontano. Ora intervengono, con il filosofo che addirittura lo loda per il fatto di amare ancora Dorabella ("Bravo, questa è costanza"). L'amico Guglielmo, forse anche per sdrammatizzare la situazione (ma anche per innegabile sbruffoneria), non resiste invece alla tentazione di sottolineare come la sua Fiordiligi si sia dimostrata ben più fedele. Ma le sue parole ("Bisogna far delle differenze in ogni cosa...") gli si ritorceranno presto contro! Nel frattempo Don Alfonso gli spiega che la giornata non è ancora finita, e che dunque c'è tempo per un altro tentativo: non bisogna vendere la pelle dell'orso prima di averlo ucciso (o meglio, con un altro dei suoi detti proverbiali, "folle è quel cervello / che sulla frasca ancor vende l'uccello").


Clicca qui per il testo di "In qual fiero contrasto... Tradito, schernito".

FERRANDO
In qual fiero contrasto,
In qual disordine
Di pensieri e di affetti io mi ritrovo!
Tanto insolito e novo è il caso mio,
Che non altri, non io
Basto per consigliarmi...
Alfonso, Alfonso,
Quanto rider vorrai della mia stupidezza!
Ma mi vendicherò! Saprò dal seno cancellar quell'iniqua...
Cancellarla?
Troppo, oh Dio, questo cor per lei mi parla.

Tradito, schernito
Dal perfido cor,
Io sento che ancora
Quest'alma l'adora,
Io sento per essa
Le voci d'amor.

Clicca qui per il testo del recitativo che segue ("Bravo, questa è costanza").

DON ALFONSO
Bravo, questa è costanza.

FERRANDO
Andate, o barbaro;
Per voi misero sono.

DON ALFONSO
Via, se sarete buono
Vi tornerò l'antica calma.
Udite:
(mostrando Guglielmo)
Fiordiligi a Guglielmo
Si conserva fedel,
E Dorabella infedel a voi fu.

FERRANDO
Per mia vergogna.

GUGLIELMO
Caro amico, bisogna
Far delle differenze in ogni cosa;
Ti pare che una sposa
Mancar posse a un Guglielmo?
Un picciol calcolo,
Non parlo per lodarmi,
Se facciamo tra noi...
Te vedi, amico,
Che un poco più di merto...

DON ALFONSO
Eh, anch'io lo dico.

GUGLIELMO
Intanto mi darete
Cinquanta zecchinetti.

DON ALFONSO
Volentieri;
Pria però di pagar, vo' che facciamo
Qualche altra esperienza.

GUGLIELMO
Come?

DON ALFONSO
Abbiate pazienza, infin domani
Siete entrambi miei schiavi;
A me voi deste parola da soldati,
Di far quel ch'io dirò. Venite, io spero
Mostrargli ben, che folle è quel cervello
Che sulla frasca ancor vende l'uccello.




Josef Kundlak (Ferrando)
dir: Riccardo Muti (1989)


Rolando Villazón (Ferrando)
dir: Daniel Barenboim (2014)


Nicolai Gedda

Alfredo Kraus

9 agosto 2017

Così fan tutte (26) - "Donne mie, la fate a tanti"

Scritto da Christian

Terminato l'appuntamento incrociato, i due soldati si ritrovano in scena per fare il punto della situazione. Con un riferimento al gioco della tombola, nato proprio a Napoli ("Amico, abbiamo vinto!" – "Un ambo o un terno?" – "Una cinquina!"), Ferrando comunica a Guglielmo che la sua Fiordiligi "è la modestia in carne" e ha resistito strenuamente a ogni tentativo di seduzione (naturalmente Ferrando ignora i dilemmi interiori della ragazza!). Guglielmo se ne rallegra, ma quando l'amico gli chiede come si è comportata la sua Dorabella, l'atmosfera cambia subito. Dapprima con qualche giro di parole ("Eppur un dubbio, parlandoti a quattr'occhi, non saria mal, se tu l'avessi", "È sempre bene il sospettare un poco in questo mondo"), e poi mostrandogli apertamente il suo ritratto che lei gli ha lasciato, Guglielmo comunica al compagno l'amara verità: Dorabella ha ceduto alle sue lusinghe.

Per Ferrando è uno shock. Messo all'improvviso di fronte alla verità, per la prima volta sembra scendere (o meglio, cadere giù alquanto rovinosamente) da quel piedistallo di amore idealizzato su cui si era fieramente mantenuto fino ad ora, al punto da "dare fogo alla sua rabbia con gesti melodici tanto brevi e disarticolati quanto esplosivi" e voler subito correre da Dorabella a "trarle il cor dal scellerato petto". L'amico lo trattiene, ma alla sua richiesta di aiuto ammette di non avere nulla da offrirgli ("Amico, non saprei qual consiglio a te dar"). Mentre Ferrando si strugge in preda alla rabbia e all'incredulità ("Barbara! Ingrata! In un giorno! In poch'ore!"), Guglielmo cessa per un attimo di rivolgersi a lui e, orientato verso gli spettatori, indirizza all'intero genere femminile l'aria che più di ogni altra, all'interno dell'opera, sembra una parafrasi del titolo "Così fan tutte".

"Donne mie, la fate a tanti" evoca molte similitudini con la celebre aria di Figaro "Aprite un po' quegli occhi" (ricordiamo che il basso buffo Francesco Benucci fu il primo interprete di entrambi i personaggi, e senza dubbio Mozart e Da Ponte pensarono i due brani apposta per lui). In entrambi i casi siamo di fronte a una facile generalizzazione, frutto dell'improvvisa constatazione di un vero o supposto tradimento. In un certo senso, la rapidità con cui Ferrando e Guglielmo passano da un estremo all'altro, dal definire Dorabella un modello di fedeltà assoluta a "una donna che non val due soldi", indica che non sono ancora maturati. La consapevolezza del tradimento non è servita a superare le idealizzazioni e i luoghi comuni, questi hanno semplicemente cambiato verso. E l'aria di Guglielmo, senza dubbio vivace e divertente, ne è un esempio. L'errore, come sempre, sta nel guardare le donne come proiezioni delle proprie idee od oggetti a sé stanti, senza tenere in considerazione la relazione di coppia, il coinvolgimento e la responsabilità personale. Sarà soltanto più avanti, quando – con l'aiuto ancora di Don Alfonso – i due uomini supereranno queste generalizzazioni, che coglieranno finalmente qual è il vero significato dell'amore e del sentimento. Ma di tutto questo si occuperà meglio Marisa nel post conclusivo.

Faccio infine notare come Guglielmo parli qui "per procura". Quello che è stato tradito non è lui, ma l'amico Ferrando. Ecco perché, a differenza della citata aria di Figaro, i toni sono meno accesi e violenti, e fra le righe l'uomo conferma la sua stima per il genere femminile, limitandosi a rammaricarsi per il "vizietto seccator" che le porta ad essere propense al tradimento. Ma alla fine, in nome della solidarietà maschile, non può che prendere le parti degli uomini traditi: "La fate a tanti e tanti che, se gridano gli amanti, hanno certo un gran perché".


Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

FERRANDO
(lietissimo)
Amico, abbiamo vinto!

GUGLIELMO
Un ambo o un terno?

FERRANDO
Una cinquina, amico; Fiordiligi
È la modestia in carne.

GUGLIELMO
Nientemeno?

FERRANDO
Nientissimo; sta attento
E ascolta come fu.

GUGLIELMO
T'ascolto, di' pur su.

FERRANDO
Pel giardinetto,
Come eravam d'accordo,
A passeggiar mi metto;
Le do il braccio, si parla
Di mille cose indifferenti, alfine
Viensi all'amor.

GUGLIELMO
Avanti.

FERRANDO
Fingo labbra tremanti,
Fingo di pianger, fingo
Di morir al suo piè.

GUGLIELMO
Bravo assai per mia fè!
Ed ella?

FERRANDO
Ella da prima ride, scherza,
Mi burla.

GUGLIELMO
E poi?

FERRANDO
E poi
Finge di impietosirsi.

GUGLIELMO
Oh cospettaccio!

FERRANDO
Alfin scoppia la bomba,
Pura come colomba
Al suo caro Guglielmo ella si serba.
Mi discaccia superba,
Mi maltratta, mi fugge,
Testimonio rendendomi e messaggio
Che una femmina ell'è senza paraggio.

GUGLIELMO
Bravo tu, bravo io,
Brava la mia Penelope!
Lascia un po' ch'io ti abbracci
Per sì felice augurio,
O mio fido Mercurio!

FERRANDO
E la mia Dorabella?
Come s'è diportata?
Ah, non ci ho neppur dubbio.
(con trasporto)
Assai conosco
Quella sensibil alma.

GUGLIELMO
Eppur un dubbio,
Parlandoti a quattr'occhi,
Non saria mal, se tu l'avessi.

FERRANDO
Come?

GUGLIELMO
Dico così per dir!
(da sè)
Avrei piacere d'indorargli la pillola.

FERRANDO
Stelle! Cesse ella forse
Alle lusinghe tue? Ah, s'io potessi
Sospettarlo soltanto!

GUGLIELMO
È sempre bene
Il sospettare un poco in questo mondo.

FERRANDO
Eterni dei! Favella! A foco lento
Non mi far qui morir: ma no, tu vuoi
Prenderti meco spasso; ella non ama,
Non adora che me.

GUGLIELMO
Certo! Anzi in prova
Di suo amor, di sua fede,
Questo bel ritrattino ella mi diede.

FERRANDO
(furente)
Il mio ritratto! Ah, perfida!
(vuol partire)

GUGLIELMO
Ove vai?

FERRANDO
A trarle il cor dal scellerato petto
E a vendicar il mio tradito affetto.

GUGLIELMO
Fermati!

FERRANDO
(risoluto)
No, mi lascia!

GUGLIELMO
Sei tu pazzo?
Vuoi precipitarti
Per una donna che non val due soldi?
(da sè)
Non vorrei che facesse
Qualche corbelleria!

FERRANDO
Numi! Tante promesse,
E lagrime, e sospiri, e giuramenti,
In sì pochi momenti
Come l'empia obliò?

GUGLIELMO
Perbacco, io non lo so.

FERRANDO
Che fare or deggio?
A qual partito,
A qual idea m'appiglio?
Abbi di me pietà, dammi consiglio.

GUGLIELMO
Amico, non saprei
Qual consiglio a te dar.

FERRANDO
Barbara! Ingrata!
In un giorno! In poch'ore!

GUGLIELMO
Certo un caso quest'è da far stupore.

Clicca qui per il testo di "Donne mie, la fate a tanti".

GUGLIELMO
Donne mie, la fate a tanti,
Che, se il ver vi deggio dir,
Se si lagnano gli amanti
Li comincio a compatir.
Io vo' bene al sesso vostro,
Lo sapete, ognun lo sa;
Ogni giorno ve lo mostro,
Vi do segno d'amistà.
Ma quel farla a tanti e tanti,
M'avvilisce in verità.
Mille volte il brando presi
Per salvar il vostro onor;
Mille volte vi difesi
Colla bocca e più col cor.
Ma quel farla a tanti e tanti
È un vizietto seccator.
Siete vaghe, siete amabili,
Più tesori il ciel vi diè,
E le grazie vi circondano
Dalla testa fino ai piè.
Ma la fate a tanti e tanti
Che credibile non è,
Che, se gridano gli amanti,
Hanno certo un gran perché.




Alessandro Corbelli (Guglielmo)
dir: Riccardo Muti (1989)


Luca Pisaroni (Guglielmo)
dir: Iván Fischer (2006)


Thomas Allen (Guglielmo)
dir: John Pritchard (1975)


Ildebrando D'Arcangelo

Thomas Hampson

6 agosto 2017

Così fan tutte (25) - "Per pietà, ben mio, perdona"

Scritto da Christian

Ben più tormentata della sorella, Fiordiligi intima al corteggiatore straniero di lasciarla da sola. Ma nell'istante stesso in cui Ferrando ubbidisce e l'abbandona, la ragazza già sembra cambiare idea e ha la tentazione di richiamarlo a sé ("Ei parte... Senti... Ah no! Partir si lasci"). Nel recitativo accompagnato che precede la sua aria, Fiordiligi esprime tutto il contrasto che sente dentro di sé. Si rende conto di essere attratta dal nobile albanese, ma a differenza di Dorabella vede questo come una colpa: "Io ardo e l'ardor mio non è più effetto d'un amor virtuoso; è smania, affanno, rimorso, pentimento, leggerezza, perfidia e tradimento!". E sempre a differenza della sorella, il suo pensiero corre subito al suo amato lontano, a Guglielmo, per rivolgergli un grido di pietà e di dolore.

Questo sublime brano, di "nobile bellezza" (ma Mozart, con la consueta ironia, dà ampio spazio ai corni nell'accompanamento musicale: secondo molti critici è un velato accenno sulla natura di "cornuto" del povero Guglielmo, a cui Fiordiligi si sta rivolgendo), introduce fra l'altro nell'opera il tema del perdono, che sarà ripreso nel finale (e che rievoca ovviamente "Le nozze di Figaro"). Fiordiligi ci appare qui come la vera eroina seria dell'opera, l'ultimo baluardo ("come scoglio!") contro l'assunto di Don Alfonso a proposito dell'infedeltà femminile ("Così fan tutte").

Da Ponte era un gran cinico, come le sue «Memorie» dimostrano, e non vi è dubbio che nei suoi intendimenti «Così fan tutte o sia La scuola degli amanti» dovesse essere un monumento al cinismo, come il titolo completo dell'opera lascia capire con il riferimento alla «Scuola degli Amanti». Mozart, però, aveva eliminato una gran parte degli aspetti cinici. Come abbiamo visto, nelle due opere precedenti, due dei pilastri su cui è costruita la musica sono l'amore ed il perdono, l'amore più profondo ed il più profondo perdono di cui l'essere umano è capace. Ritengo che «Così fan tutte» sia il massimo esempio di quanto Mozart amasse il perdono perché, nella più musicalmente perfetta delle sue opere, vi è grande spazio per il perdono, e conseguentemente il più forte desiderio di amore sincero.
(H.C. Robbins Landon)
Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano ("Ei parte").

FIORDILIGI
(sola)
Ei parte... Senti... Ah no! Partir si lasci,
Si tolga ai sguardi miei l'infausto oggetto
Della mia debolezza. A qual cimento
Il barbaro mi pose! Un premio è questo
Ben dovuto a mie colpe!
In tale istante
Dovea di nuovo amante
I sospiri ascoltar? L'altrui querele
Dovea volger in gioco? Ah, questo core
A ragione condanni, o giusto amore!
Io ardo e l'ardor mio non è più effetto
D'un amor virtuoso; è smania, affanno,
Rimorso, pentimento,
Leggerezza, perfidia e tradimento!

Clicca qui per il testo di "Per pietà, ben mio, perdona".

FIORDILIGI
Per pietà, ben mio, perdona
All'error d'un'alma amante;
Fra quest'ombre e queste piante
Sempre ascoso, oh Dio, sarà.
Svenerà quest'empia voglia
L'ardir mio, la mia costanza,
Perderà la rimembranza
Che vergogna e orror mi fa.
A chi mai mancò di fede
Questo vano ingrato cor?
Si dovea miglior mercede,
Caro bene, al tuo candor!




Daniela Dessì (Fiordiligi)
dir: Riccardo Muti (1989)


Dorothea Röschmann


Edita Gruberova


Miah Persson


Barbara Frittoli


Sena Jurinac

Gundula Janowitz

3 agosto 2017

Così fan tutte (24) - "Ah, lo veggio, quell'anima bella"

Scritto da Christian

A differenza di Guglielmo con Dorabella, Ferrando ha ben più difficoltà nel conquistare Fiordiligi con il suo corteggiamento galante. E lo dimostra l'atteggiamento, tutt'altro che affettuoso, in cui li ritroviamo in un'altra parte del giardino. La ragazza, che da subito aveva rifiutato il braccio del suo cavaliere, lo mantiene a distanza, e anzi lo rifugge, con le scuse più implausibili ("Ho visto un aspide, un idra, un basilisco!"). Nonostante lei gli chieda di partire, Guglielmo però comincia a vedere nei suoi occhi un lampo di affetto e di pietà ("Ah, lo veggio: quell'anima bella / al mio pianto resister non sa").

Come già detto, fra i due duetti d'amore che sanciscono la formazione delle nuove coppie ("Il core vi dono" e "Fra gli amplessi in pochi istanti") intercorre una sequenza di ben cinque arie solistiche. Anche nell'ultimo atto de "Le nozze di Figaro", Da Ponte e Mozart avevano collocato una sequenza simile. E come in quel caso, per "snellire" l'opera e impedire che l'azione ristagni troppo a lungo (sono infatti i numeri d'insieme a "portare avanti" la vicenda), alcuni dei brani "a solo" vengono solitamente eliminati dagli allestimenti. Nel caso del "Figaro", capita di solito alle arie di Marcellina e di Basilio, trattandosi di pezzi minori riservati a personaggi di contorno. Nel "Così fan tutte", invece, la scure cade spesso proprio su quest'aria di Ferrando: vuoi perché lo stesso Ferrando ne avrà a disposizione un'altra poco più tardi (la cavatina "Tradito, schernito"); vuoi perché è seguita immediatamente da un rondò di Fiordiligi che veicola i medesimi concetti e ne condivide anche i tratti musicali; e vuoi perché – con i suoi numerosi Si bemolle e la necessità di una grande fluidità e controllo vocale – l'aria è particolarmente impegnativa per la maggior parte dei tenori. Ecco perché su YouTube, rispetto agli altri brani dell'opera, se ne trovano poche versioni. Alcuni storici ritengono che lo stesso Mozart, per i medesimi motivi, abbia valutato la possibilità di sopprimerla dalla partitura, e comunque autorizzò l'interprete a cantarne una versione accorciata.

[Quanto a Ferrando,] il suo ardente sfogo lo trascina al punto da fargli dimenticare se stesso e ogni finzione; e quel trasporto di passione sincera riesce a toccare il cuore di Fiordiligi piú profondamente di qualsiasi artificio teatrale.
(Bernhard Paumgartner)
Più problematica è l'aria di Ferrando, "Ah lo veggio", generata da ciò che in origine era stato concepito come il rondò finale del Quintetto per clarinetto K. 581. [...] Particolarmente evidente è il carattere strumentale della melodia principale, proiettata fino al Si bemolle acuto sia per gradi congiunti sia per ampi salti ascendenti e dunque tale da poter essere eseguita solo da un tenore di straordinaria agilità. L'Allegretto d'apertura, in tempo tagliato, ha modo di espandersi per quasi cento battute prima di confluire nell'Allegro finale, corrispondente ai due versi di congedo. All'inizio di quest'ultima sezione il tema del rondò passa all'orchestra, mentre Ferrando intona "Ah cessate" con un salto di sesta discendente, Fa-La, e successiva risoluzione su Si bemolle (è questa un'eco letterale dell'"Ach Konstanze!" nel n. 15 della Entführung, anch'esso un rondò bipartito in Si bemolle maggiore: a riprova che la figura di Ferrando è modellata su quella altrettanto ardente e fervida di Belmonte).
(Daniel Heartz)
Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

(Entra Fiordiligi agitata, seguita da Ferrando.)

FERRANDO
Barbara! Perchè fuggi?

FIORDILIGI
Ho visto un aspide,
Un idra, un basilisco!

FERRANDO
Ah, crudel, ti capisco!
L'aspide, l'idra, il basilisco
E quante i libici deserti
Han di più fiero in me solo tu vedi.

FIORDILIGI
È vero, è vero!
Tu vuoi tormi la pace.

FERRANDO
Ma per farti felice.

FIORDILIGI
Cessa di molestarmi!

FERRANDO
Non ti chiedo che un guardo.

FIORDILIGI
Partiti!

FERRANDO
Non sperarlo,
Se pria gli occhi men fieri a me non giri.
O ciel! Ma tu mi guardi e poi sospiri?

Clicca qui per il testo di "Ah, lo veggio, quell'anima bella".

FERRANDO
Ah, lo veggio: quell'anima bella
Al mio pianto resister non sa;
Non è fatta per esser rubella
Agli affetti di amica pietà.
In quel guardo, in quei cari sospiri
Dolce raggio lampeggia al mio cor:
Già rispondi a' miei caldi desiri,
Già tu cedi al più tenero amor.
Ma tu fuggi, spietata, tu taci
Ed invano mi senti languir?
Ah, cessate, speranze fallaci:
La crudel mi condanna a morir.
(parte)




Francisco Araiza

Jerry Hadley