22 gennaio 2017

Carmen (21) - Il rivale

Scritto da Marisa

Mentre Micaëla si avvicina al campo dei contrabbandieri, anche un altro sta cercando lo stesso luogo e si fa avanti. È il toreador Escamillo, in cerca di Carmen. Lo abbiamo già conosciuto nella taverna di Pastia, attorniato dall'ammirazione di tutti e festeggiato come un eroe, ma ora entra in scena come innamorato, di notte, da solo, senza alcun corteo e già praticamente sicuro del successo. Inaspettatamente si imbatte proprio in Don José, in colui che crede solamente una ex fiamma di Carmen e da cui non si aspetta ostacoli. E qui sbaglia. I due uomini sono profondamente diversi e il loro incontro-scontro lo rivela.

Escamillo, pur amando Carmen “alla follia”, conserva sempre un'aria di leggerezza, come se anche l'amore facesse parte dei giochi pericolosi della corrida che lui conosce molto bene e che accetta come regola. Rischiare la vita per amore, come afferma di essere pronto a fare, non ha per lui nulla di tragico. Fa semplicemente parte di quel rischio che si presenta in qualsiasi impresa per chi, come lui, ha accettato e anzi scelto (ancora una volta è la scelta che determina la differenza!) uno stile di vita che ha senso solo sul filo del rasoio, in mezzo ad emozioni forti. Ha già messo in conto anche la morte ed ora può affrontare qualsiasi emergenza con prontezza e spavalderia, quasi con divertimento ed ironia. È il primo a non contare sulla durata dell'amore di Carmen (“I suoi amori durano al massimo sei mesi!”: ma per lui sono abbastanza). Anche lui è in genere incostante e dedica le vittorie delle corride a quegli “occhi neri” che lo ammirano al momento e che gli infondono più coraggio. Ora è la volta di Carmen, che ha già notato nella taverna di Pastia e che adesso cerca perché ha saputo che è tornata libera, dopo aver amato chi ha disertato per lei ma di cui si è ormai stancata. Escamillo non è geloso. Sa che Carmen ha amato altri e che amerà ancora altri dopo di lui, ma questo non lo disturba perché lui vive intensamente al momento e non si preoccupa né del passato né del futuro. Sa che ora è il suo turno e non intende rinunciarvi, anche se dopo il duello al coltello con Don José sembra per il momento ritirarsi. Ma si allontana sotto lo sguardo di Carmen, che impedisce che il duello vada fino in fondo e che qualcuno sia ucciso (sarebbe un problema per l'attività di contrabbando), sapendo che in realtà ha vinto: il cuore di Carmen per ora è suo. Si allontana cantando, come cantando era arrivato la prima volta, ed è estasiato di essere stato salvato proprio da lei. Lui e Carmen sono fatti della stessa pasta e sa che si intenderanno benissimo. Per loro, amarsi “alla follia” non vuol dire amarsi per sempre, né l'amore include il possesso dell'altro, ma solo il godimento condiviso nel momento del desiderio, sapendo benissimo che proprio perché intenso il piacere non può durare indefinitivamente.

Esattamente il contrario per Don José. Per lui l'amore è tragico perché ha bisogno che sia duraturo e di essere sempre vicino alla donna amata. La profonda gelosia nasce dalla sua fragilità: non sa e non può vedersi senza di lei, e l'abbandono per lui è un abisso a cui non può neanche affacciarsi. La sua dipendenza è totale perché ha consegnato in modo totale la sua “anima” alla donna che crede di amare, ma che neanche conosce perché la proiezione non ha bisogno di conoscenza. Anzi, è più potente quando si agisce ad occhi chiusi, perché tutto è un gioco che percorre le vie dell'inconscio. Per ora José crede di allontanare il pericolo della separazione affrontando in duello il rivale, ma sa che tenere Carmen con sé sempre con il coltello in mano è impossibile e la sua disperazione non può che aumentare. Continua ad avvitarsi su se stesso e rimanere prigioniero della passione, come in un girone infernale.

Clicca qui per il testo di "Je suis Escamillo".

MICAËLA
Je ne me trompe pas… c’est lui sur ce rocher.
À moi, José, José!
Je ne puis approcher.
(avec terreur)
Mais que fait-il? il ajuste il fait feu.
(On entend un coup de feu.)
Ah! j’ai trop présumé de mes forces, mon Dieu.
(Elle disparaît derrière les rochers.
Au même moment entre Escamillo tenant son chapeau à la main.
)

ESCAMILLO (regardant son chapeau)
Quelques lignes plus bas
et tout était fini.

JOSÉ (son couteau à la main)
Votre nom, répondez!

ESCAMILLO
Eh! Doucement, l’ami!
Je suis Escamillo, Toréro de Grenade!

JOSÉ
Escamillo!

ESCAMILLO
C’est moi!

JOSÉ (remettant son couteau à sa ceinture)
Je connais votre nom,
soyez le bienvenu; mais vraiment, camarade,
vous pouviez y rester.

ESCAMILLO
Je ne vous dis pas non,
mais je suis amoureux, mon cher, à la folie,
et celui-là serait un pauvre compagnon,
qui, pour voir ses amours, ne risquerait sa vie!

JOSÉ
Celle que vous aimez est ici?

ESCAMILLO
Justement.
C’est une zingara, mon cher.

JOSÉ
Elle s’appelle?

ESCAMILLO
Carmen.

JOSÉ
Carmen!

ESCAMILLO
Carmen! oui, mon cher. Elle avait pour amant
un soldat qui jadis a déserté pour elle.
Ils s’adoraient, mais c’est fini, je crois.
Les amours de Carmen ne durent pas six mois.

JOSÉ
Vous l’aimez cependant!

ESCAMILLO
Je l’aime!
Oui, mon cher, je l’aime à la folie!

JOSÉ
Mais pour nous enlever nos filles de bohème,
savez-vous bien qu’il faut payer?

ESCAMILLO
Soit! on paiera.

JOSÉ
Et que le prix se paie à coups de navaja!

ESCAMILLO
À coups de navaja!

JOSÉ
Comprenez-vous?

ESCAMILLO
Le discours est très net.
Ce déserteur, ce beau soldat qu’elle aime
ou du moins qu’elle aimait –
c’est donc vous?

JOSÉ
Oui, c’est moi-même!

ESCAMILLO
J’en suis ravi, mon cher,
et le tour est complet!
(Tous les deux tirent la navaja et s’entourent le bras gauche de leurs manteaux.)

JOSÉ
Enfin ma colère
trouve à qui parler!
Le sang, je l’espère,
va bientôt couler.

ESCAMILLO
Quelle maladresse,
j’en rirais vraiment!
Chercher la maîtresse
et trouver l’amant!

ENSEMBLE
Mettez-vous en garde,
et veillez sur vous!
Tant pis pour qui tarde
à parer les coups!
En garde! allons! veillez sur vous!
(Combat. Le Toréro glisse et tombe. Entrent Carmen et Le Dancaïre. Carmen arrête le bras de Don José. Le Toréro se relève ; Le Remendado, Mercédès, Frasquita et les contrebandiers rentrent pendant ce temps.)

CARMEN
Holà, holà! José!

ESCAMILLO
Vrai, j’ai l’âme ravie
que ce soit vous, Carmen, qui me sauviez la vie!
(à Don José)
Quant à toi, beau soldat,
je prendrai ma revanche,
et nous jouerons la belle,
le jour où tu voudras reprendre le combat!

LE DANCAÏRE
C’est bon, c’est bon, plus de querelle!
Nous, nous allons partir.
(au Toréro)
Et toi, l’ami, bonsoir!

ESCAMILLO
Souffrez au moins qu’avant de vous dire au revoir,
je vous invite tous aux courses de Séville.
Je compte pour ma part y briller de mon mieux
et qui m’aime y viendra!
(à Don José qui fait un geste de menace)
L’ami, tiens-toi tranquille,
j’ai tout dit et je n’ai plus ici
qu’à faire mes adieux!
(Jeu de scène. Don José veut s’élancer sur le Toréro. Le Dancaïre et Le Remendado le retiennent. Le Toréro sort très lentement.)

JOSÉ (à Carmen)
Prends garde à toi, Carmen, je suis las de souffrir!
(Carmen lui répond par un léger haussement d’épaules et s’éloigne de lui.)

LE DANCAÏRE
En route, en route, il faut partir!

TOUS
En route, en route, il faut partir!

MICAËLA
Se non mi sbaglio… è lui su quella roccia.
Sono qui, José, José!
Non posso avvicinarmi.
(con spavento)
Ma che fa? Mira, fa fuoco.
(Si sente uno sparo.)
Ah! Ho sopravvalutato le mie forze, mio Dio.
(Sparisce dietro le rocce.
In quel momento entra Escamillo tenendo il suo cappello in mano
).

ESCAMILLO (guardando il suo cappello)
Un pelo più in basso,
e tutto era finito.

JOSÉ (col coltello in mano)
Il vostro nome, rispondete!

ESCAMILLO
Eh! Calma, amico!
Sono Escamillo, torero di Granada!

JOSÉ
Escamillo!

ESCAMILLO
Sono io!

JOSÉ (riponendo il coltello alla cintura)
Conosco il vostro nome,
siate il benvenuto; ma davvero, compagno,
potevate rimanerci secco.

ESCAMILLO
Non dico di no,
ma sono innamorato, mio caro, alla follia,
e chi non rischiasse la vita per vedere il suo amore,
sarebbe davvero meschino!

JOSÉ
Colei che voi amate si trova qui?

ESCAMILLO
Precisamente.
È una zingara, mio caro.

JOSÉ
E si chiama…?

ESCAMILLO
Carmen.

JOSÉ
Carmen!

ESCAMILLO
Carmen! Sì, mio caro. Aveva per amante
un soldato che tempo fa disertò per lei.
Si adoravano, ma è finita, credo.
Gli amori di Carmen durano neanche sei mesi.

JOSÉ
Tuttavia l’amate!

ESCAMILLO
L’amo!
Sì, mio caro, la amo alla follia!

JOSÉ
Ma per portarci via le nostre giovani zingare,
sapete di certo che bisogna pagare!

ESCAMILLO
Va bene! Pagherò.

JOSÉ
E che il prezzo si paga a colpi di navaja!

ESCAMILLO
A colpi di navaja!

JOSÉ
Capite?

ESCAMILLO
Il discorso è chiarissimo.
Quel disertore, quel bel soldato che ama
o che almeno amava –
siete dunque voi?

JOSÉ
Sì, sono proprio io!

ESCAMILLO
Mi fa piacere, mio caro,
e il cerchio si chiude!
(Tutti e due tirano la navaja e si avvolgono il mantello sul braccio sinistro.)

JOSÉ
Finalmente la mia rabbia
ha trovato su chi sfogarsi!
Il sangue, spero,
scorrerà presto.

ESCAMILLO
Che goffaggine,
c’è proprio di che di riderne!
Cercare l’innamorata
e trovare l’amante!

ENSEMBLE
Mettetevi in guardia,
e vegliate su di voi!
Guai a chi tarda
a parare i colpi!
In guardia! Avanti! Vegliate su di voi!
(Combattimento. Il torero scivola e cade. Entrano Carmen e il Dancairo. Carmen ferma il braccio a Don José. Il torero si rialza; nel frattempo rientrano il Remendado, Mercedes, Frasquita e i contrabbandieri.)

CARMEN
Holà, holà! José!

ESCAMILLO
Vero, sono davvero felice
che siate voi, Carmen, a salvarmi la vita!
(a Don José)
Quanto a te, bel soldato,
mi prenderò la rivincita,
e ci giocheremo la ragazza,
il giorno che vorrai riprendere il duello!

IL DANCAIRO
Bene, a posto, basta litigare!
Noi stiamo partendo.
(al torero)
E tu, amico, buonasera!

ESCAMILLO
Permettete almeno che prima di dirvi addio,
vi inviti tutti alla corrida di Siviglia.
Credo, per quanto mi riguarda, che vi figurerò al meglio, e chi mi ama ci verrà!
(a Don José che fa un gesto di minaccia)
Amico, stai calmo,
ho detto tutto e non mi resta altro, qui,
che dirvi addio!
(Numero teatrale. Don José vuole lanciarsi sul torero. Il Dancairo e il Remendado lo trattengono. Il torero esce flemmatico.)

JOSÉ (a Carmen)
Stai attenta a te, Carmen, sono stanco di soffrire!
(Carmen gli risponde con una leggera alzata di spalle e si allontana da lui.)

IL DANCAIRO
In marcia, in marcia, bisogna partire!

TUTTI
In marcia, in marcia, bisogna partire!



Placido Domingo (Don José), Yuri Mazurok (Escamillo)
dir: Carlos Kleiber (1978)



Jonas Kaufmann, Kostas Smoriginas

Roberto Alagna, Ludovic Tézier

18 gennaio 2017

Carmen (20) - Il ritorno di Micaëla

Scritto da Marisa

In piena notte, tra le montagne dove c'è il rifugio dei contrabbandieri, arriva Micaëla in cerca dell'uomo che ha amato e che forse ama ancora. L'aria che Bizet le dedica è bellissima e dolcissima, ma tutt'altro che sdolcinata: una preghiera che nasce dal riconoscimento della propria debolezza e che spontaneamente fa alzare lo sguardo verso l'infinito e invocare la presenza e l'aiuto di un testimone misericordioso.

È ora di rendere giustizia al personaggio di Micaëla, quasi sempre appiattita al solo ruolo di appendice dalla madre e ingenua fanciulla di paese. Visto che nel libro di Mérimée non compare, qui, nell'economia dell'opera, assume un significato importante perché è stato introdotto proprio per arricchire la situazione e creare un personaggio che possa reggere l'importanza della protagonista creando un contraltare. Non si tratta quindi solo di una povera fanciulla di paese, timida e spaventata. Abbiamo già visto come si sa destreggiare in città sfuggendo garbatamente alla corte insistente dei soldati, per niente intimorita, ma decisa a non cadere in trappola. Ha le idee chiare e persegue il suo obiettivo che è quello di incontrare Don José per consegnargli il messaggio della madre e non si lascia disturbare da nessuno. Ed anche ora, in questa seconda apparizione, ha un compito preciso che ha accettato liberamente e che intende portare a termine.

Ma quanto è diversa la situazione! Mentre nella prima scena Micaëla è sicura di trovare l'uomo che ha sempre conosciuto, che ama e con cui crede di poter condividere anche il futuro, ora sa di andare incontro ad un uomo profondamente diverso, molto cambiato e trasformato da un potere e da una malia che si sono impossessati di lui, e non è per niente sicura del successo della sua missione. E qui sbaglia, perché Don José non è cambiato veramente: ha soltanto spostato la sua dipendenza, cosa che Micaëla non può sapere perché lei è veramente aderente alla propria natura e le sue scelte sono più libere di quello che possa sembrare a prima vista.

Nonostante siano su due poli opposti, sia lei che Carmen sono fedeli alla propria identità e alle proprie scelte e non, come Don José, in balia della forza di volontà altrui o vittime della seduzione. La differenza fondamentale tra le due donne consiste nel diverso mondo a cui appartegono, che condiziona sì le loro scelte, ma a cui aderiscono in piena libertà e consapevolezza. Carmen è fiera di aderire al mondo dei fuorilegge e la trasgressione per lei è una bandiera sia nel comportamento sociale che nella spregiudicatezza della vita amorosa che non tiene conto di promesse o doveri, Micaëla nella fedeltà ai valori della tradizione e dei vincoli di devozione filiale che la legano alla madre di Don José dimostra una capacità di autodeterminazione notevole. Ha accettato liberamente di farsi messaggera, prima mossa anche da un sentimento d'amore per il figlio, ora per pietà verso la vecchia ormai vicino alla morte per il dolore, ma forse anche per vedere da vicino la rivale che è tanto bella e potente da aver assoggettato e trasformato l'uomo che ha amato da militare difensore della legge in un brigante. Al fatalismo di Carmen e la sua cieca fede nel verdetto delle carte, che sono pur sempre una forma di resa ad un potere soprannaturale più forte della volontà degli uomini, Micaëla contrappone ancora la fede in Dio. E la sua preghiera è una richiesta di aiuto e un riconoscimento della fragilità dell'animo umano, anche quando crede di essere forte e di non aver paura di niente e di nessuno.

Dico che nulla mi spaventa,
dico, ahimè! che rispondo di me;
ma ho un bel far la coraggiosa,
in fondo al cuore muoio di spavento!
Sola in questo luogo selvaggio,
tutta sola, temo,
ma ho torto di temere;
voi mi darete coraggio,
voi mi proteggerete, Signore!
Questo affidarsi alla protezione divina non è per nulla infantile perché qui non c'è né la pretesa di aver diritto ad una protezione incondizionata come è naturale nel bambino, né l'incoscienza spavalda di chi, mettendosi in pericolo, conta poi sull'aiuto della provvidenza o chi per essa, il falso eroe. Micaëla è un'adulta che prima ha tirato fuori tutto il coraggio e fatto del suo meglio per affrontare la situazione ed ora accetta i propri limiti, riconosce molto umanamente di aver paura e di aver bisogno di qualcosa di più, che da sola non può darsi: si ricollega al piano divino, semplicemente riaffermarmando di essere solo una “creatura” che si rimette sotto la protezione del “Creatore”. Solo tenendo presente la situazione creaturale non ci si sente più soli e si esce dall'onnipotenza “diabolica” di chi negando il legame con il Tutto crede di poter fare tutto da solo.

Nella seconda parte dell'aria vediamo che Micaëla è anche una donna profondamente ferita e, pur non alimentando sentimenti di vendetta, non può non nutrire risentimento, forse anche odio verso la donna fatale:
Vedrò da vicino quella donna
le cui arti maledette
han finito per rendere infame
chi un tempo amavo.
È pericolosa... è bella!...
Ma la sua aria si chiude comunque con la preghiera e la consapevolezza della pericolosità di Carmen con l'abisso che si è creato con l'uomo amato la rende molto più umana.

Clicca qui per il testo di "Je dis, que rien ne m’épouvante".

MICAËLA (regardant autour d’elle)
C’est des contrebandiers le refuge ordinaire.
Il est ici, je le verrai…
et le devoir que m’imposa sa mère
sans trembler je l’accomplirai.

Je dis, que rien ne m’épouvante,
je dis, hélas ! que je réponds de moi;
mais j’ai beau faire la vaillante,
au fond du cœur, je meurs d’effroi!
Seule en ce lieu sauvage,
toute seule j’ai peur,
mais j’ai tort d’avoir peur;
vous me donnerez du courage,
vous me protégerez, Seigneur.
Je vais voir de près cette femme
dont les artifices maudits
ont fini par faire un infâme
de celui que j’aimais jadis:
elle est dangereuse, elle est belle,
mais je ne veux pas avoir peur,
je parlerai haut devant elle.
Ah! Seigneur,
vous me protégerez!
Ah! je dis, que rien ne m’épouvante, etc.
…protégez-moi, ô Seigneur!
Protégez-moi, Seigneur!

MICAËLA (guardandosi intorno)
È il rifugio abituale dei contrabbandieri.
Lui è qui, lo vedrò…
e porterò a termine senza tremare
il compito assegnatomi da sua madre.

Dico che niente mi spaventa,
dico, ahimé, che so badare a me stessa;
ma per quanto faccia la coraggiosa,
in fondo al cuore, muoio di paura!
Sola in questo luogo selvaggio,
tutta sola ho paura,
ma ho torto ad aver paura;
voi mi darete coraggio,
voi mi proteggerete, Signore.
Sto per vedere da vicino questa donna
i cui sortilegi maledetti
hanno finito per rendere un infame
colui che io un tempo amavo:
è pericolosa, è bella,
ma io non voglio aver paura,
parlerò forte e chiaro davanti a lei.
Ah! Signore,
voi mi proteggerete!
Ah! Dico che niente mi spaventa, ecc.
…proteggetemi, o Signore!
Proteggetemi, o Signore!



Isobel Buchanan (Micaëla)
dir: Carlos Kleiber (1978)



Anna Moffo


Katia Ricciarelli


Kiri Te Kanawa


Anna Netrebko


Leontyne Price

Mirella Freni

15 gennaio 2017

Carmen (19) - Il doganiere

Scritto da Christian

Prima degli inattesi arrivi di Micaëla ed Escamillo, c'è spazio per un altro numero musicale in cui i contrabbandieri discutono dei loro affari e che fa il paio con il quintetto nella locanda nell'atto precedente. Anche in questo caso, infatti, si sottolinea l'importanza delle donne per il contrabbando. Come nel brano immediatamente precedente, quello delle carte, a cantare sono le tre zingare, Carmen, Mercédès e Frasquita, che tranquillizzano i compagni: si occuperanno loro del doganiere, "distraendolo" con le loro arti femminili. Il terzetto, vivace e sbarazzino (Carmen sembra aver già dimenticato gli infausti presagi della lettura delle carte: o forse, tuffarsi a testa bassa negli affari dei contrabbandieri è per lei un modo per non pensarci), rappresenta quasi uno spartiacque prima degli intensi avvenimenti che si preparano.

Al termine del brano, tutti gli zingari escono dalla scena, lasciando indietro il solo Don José che, carabina in mano, è stato incaricato di sorvegliare la merce del contrabbando. È a questo punto che Micaëla, accompagnata da una guida, appare sulla montagna. Ma l'incontro fra i due deve ancora aspettare...

Clicca qui per il testo del recitativo che precede.

(Le Dancaïre et Le Remendado rentrent.)

CARMEN
Eh bien?

LE DANCAÏRE
Eh bien! nous essayerons de passer
et nous passerons;
reste là-haut, José, garde les marchandises.

FRASQUITA
La route est-elle libre?

LE DANCAÏRE
Oui, mais gare aux surprises!
J’ai sur la brèche où nous devons passer
vu trois douaniers;
il faut nous en débarrasser.

CARMEN
Prenez les ballots et partons:
il faut passer, nous passerons!

(Il Dancairo e il Remendado entrano.)

CARMEN
E allora?

IL DANCAIRO
E allora! Cercheremo di passare
e passeremo;
resta lassù, José, fa la guardia alla merce.

FRASQUITA
La strada è libera?

IL DANCAIRO
Sì, ma attenzione alle sorprese!
Sul valico dove noi dobbiamo passare
ho visto tre doganieri;
dobbiamo sbarazzarcene.

CARMEN
Prendete la roba e partiamo;
dobbiamo passare, e passeremo!

Clicca qui per il testo di "Quant au douanier".

CARMEN, MERCÉDÈS ET FRASQUITA
Quant au douanier, c’est notre affaire,
tout comme un autre il aime à plaire,
il aime à faire le galant;
ah! laissez-nous passer en avant!

TOUTES LES FEMMES
Quant au douanier, c’est notre affaire, etc.

TOUS
Il aime à plaire!

MERCÉDÈS
Le douanier sera clément!

TOUS
Il est galant!

CARMEN
Le douanier sera charmant!

TOUS
Il aime à plaire!

FRASQUITA
Le douanier sera galant!

MERCÉDÈS
Oui, le douanier sera même entreprenant!

TOUS
Oui, le douanier c’est notre/leur affaire,
tout comme un autre il aime à plaire,
il aime à faire le galant,
laissons-les/laissez-nous passer en avant!

CARMEN, MERCÉDÈS ET FRASQUITA
Il ne s’agit plus de bataille,
non, il s’agit tout simplement
de se laisser prendre la taille
et d’écouter un compliment.
S’il faut aller jusqu’au sourire,
que voulez-vous, on sourira!

TOUTES LES FEMMES
Et d’avance, je puis le dire,
la contrebande passera!
En avant! marchons! allons!

TOUT LE MONDE
Oui, le douanier c’est notre/leur affaire, etc.

CARMEN, MERCÉDÈS E FRASQUITA
Del doganiere, ce ne occupiamo noi,
come tutti gli altri, ama piacere,
ama fare il galante;
ah! Fateci andare avanti!

TUTTE LE DONNE
Dell doganiere, ce ne occupiamo noi, ecc.

TUTTI
Ama piacere!

MERCÉDÈS
Il doganiere sarà clemente!

TUTTI
È galante!

CARMEN
Il doganiere sarà gentile!

TUTTI
Ama piacere!

FRASQUITA
Il doganiere sarà galante!

MERCÉDÈS
Sì, il doganiere sarà anche intraprendente!

TUTTI
Sì, il doganiere è affar nostro/loro,
come tutti gli altri, ama piacere,
ama fare il galante;
ah! Fateci andare avanti!

CARMEN, MERCÉDÈS E FRASQUITA
Non si tratta più di far battaglia,
no, si tratta semplicemente
di lasciarsi ammirare
e di ascoltare qualche complimento.
Se occorre anche sorridere,
che volete, si sorriderà!

TUTTE LE DONNE
E posso dirlo con anticipo,
i contrabbandieri passeranno!
Avanti! In marcia! Andiamo!

TUTTI
Sì, il doganiere è affar nostro/loro, ecc.



Elena Obraztsova (Carmen), Cheryl Kanfoush (Frasquita), Axelle Gall (Mercédès)
dir: Carlos Kleiber (1978)



Elina Garanča (Carmen), Elizabeth Caballero (Frasquita), Sandra Piques Eddy (Mercédès)
dir: Yannick Nézet-Séguin (2009)


12 gennaio 2017

Carmen (18) - Le carte

Scritto da Marisa

Si sa che leggere le carte, oltre che la mano, è un'abilità e una prerogativa delle zingare, persino un loro modo di entrare in relazione con gli altri e di farsi temere. Chi infatti, pur dichiarandosi scettico, non ne è affascinato e non teme almeno un poco tale abilità? È sempre pericoloso voler dare un'occhiata al proprio futuro. Si porge la mano alla lettura o si accetta di sedersi al tavolino davanti ad un mazzo di tarocchi con un misto di curiosità ansiosa e di incredula speranza. In fondo chissà che non ci sia un po' di vero...

L'uomo, pur dicendo che il futuro è imprevedibile e posto “sulle ginocchia degli dei”, ha sempre cercato un modo per poter gettare uno sguardo su ciò che lo aspetta. Basta dare un'occhiata ai tanti volumi scritti su questo argomento (o anche visitare alcuni siti internet) per rendersi conto degli innumerevoli espedienti escogitati a tal proposito – dai pellegrinaggi ai templi di Apollo per ascoltare l'arcano dalle sue Sibille alle moderne consultazioni di sedicenti maghi – e dell'universalità e del perdurare del fenomeno. Già in Erodoto, il primo grande storiografo, troviamo testimoniata la consuetudine da parte di ogni re, generale o uomo di comando, di consultare un oracolo (Delfi, Dodona, Olimpia o altri) prima di ogni impresa o spedizione guerresca per scrutare il favore degli dei. Il problema era interpretare il verdetto, perché la Pizia a Delfi, o chi per essa negli altri templi, si esprimeva in modo oscuro e molto ambiguo ("sibillino", si dirà poi, per alludere ad un linguaggio oscuro) e spesso il significato delle parole profetiche si capiva solo dopo, a cose fatte...

Il futuro, insomma, rimane comunque nascosto e sta all'accortezza umana intuire il vero corso degli eventi, magari esaminando meglio la situazione di partenza e cercando di non farsi illudere dai propri desideri e dalle ambizioni smodate. Il futuro infatti non può che slatentizzare le trame già esistenti e sviluppare i semi piantati. La legge di causa ed effetto è pur sempre valida anche per le azioni umane, e il futuro non può che essere la consengenza di ciò che è stato preparato nel passato. Ma è solo entro la legge di causa ed effetto, nel suo implacabile determinismo, che si colloca la vita? È pur vero che possono sempre sopraggiungere avvenimenti e circostanze del tutto imprevedibili e fuori dal controllo umano a sconvolgere il corso degli eventi ed è proprio l'esperienza dei possibili e frequenti “imponderabili” che ha continuato a tenere gli uomini in quello stato di ansietà che cerca di placarsi nel voler conoscere il futuro, nella speranza o illusione di poterlo controllare, dominare, neutralizzare e persino rovesciare. O almeno prepararsi a esso. Oltre ad “Ananke”, la dura ed implacabile necessità che vincola anche gli dei, i greci conoscevano “Tyche”, la Fortuna o il Caso che rimescola continuamente le carte e rovescia i giochi. Carte, pendolini, fondi di caffè, segni zodiacali, linee della mano, lancio di dadi o monete sono tuttora alla moda e hanno sostituito metodi più complicati e cruenti come la lettura del volo degli uccelli o delle viscere di animali sacrificati. Sono sempre e solo la superstizione e l'ingenua credulità ad alimentare tali pratiche? Eppure esistono sogni premonitori, e grandi saggi, compreso Jung, li hanno presi molto seriamente, così come molto seriamente hanno preso anche lo studio degli oroscopi o la lettura de “I Ching”, il libro dei mutamenti, il grande e antico testo di oracoli cinesi.

Torniamo all'opera di Bizet e vediamo, in un momento di sosta nel campo nomade, le zingare Frasquita e Mercedes con un mazzo di carte in mano, disporle e consultarle per leggere nel loro futuro. La lettura è molto favorevole a tutte e due. Frasquita vede l'amore e un giovane innamorato che la porterà lontano col suo cavallo, mentre per Mercedes si prepara la ricchezza attraverso il matrimonio con un vecchio molto ricco che morendo la libererà di lui e le lascerà in eredità un'enorme fortuna. È interessante notare come, dietro l'apparente soddisfazione per la propria vita e la dichiarazione, appena confermata, che sia la vita più bella che possa esserci, in realtà tutte e due sognano altro: poter lasciare il brigantaggio e la scomodità della vita pericolosa. Essere liberate da un uomo, che sia il giovane innamorato o il vecchio ricco, è pur sempre la riproposizione di un femminile che aspetta il “salvatore”, il “principe azzurro” per cambiare vita e trovare la felicità. In questa lettura vediamo come le carte non fanno altro che dare spazio ai desideri più intimi e fungono quasi da “sogno ad occhi aperti”. Una sogna l'amore, l'altra la ricchezza, e per di più in modo gratuito, senza dover muovere un dito, proprio come se tutto fosse scritto nel destino e perciò “garantito”. Esattamente il contrario della vita dura che fanno, dove tutto va conquistato con grande pericolo. Ma forse il loro è veramente solo un gioco. Non così per Carmen. Lei non gioca affatto e prende molto seriamente il responso. “Le carte non mentono” ed è inutile ripetere il lancio o sperare in un verdetto diverso e più favorevole. A lei le carte, attraverso le picche, annunciano morte, anzi morte per tutti e due! Che la differenza sia proprio nel diverso orientamento dell'inconscio di chi consulta le carte?

Le compagne di Carmen sono spensierate, e nel fondo dei loro più nascosti desideri può ben esserci ancora spazio per l'illusione di un amore gratuito e liberatorio o di una ricchezza piovuta come regalo. Ma Carmen no: lei è troppo smaliziata, troppo consapevole che i giochi pericolosi possono finire in tragedia, eppure non può, nemmeno per gioco, pensare di cambiare i foschi presentimenti che si affacciano. Non è da lei né pregare né compiacere qualcuno, nemmeno se il tutto può volgere a suo danno. È troppo orgogliosamente attaccata ad una concezione di libertà (il confine tra libertà, capriccio e intestardimento è labile) che non prevede alcun patteggiamento, a costo anche della vita, e, nonostante le ripetute affermazioni di libertà, crede di non poter fare niente per modificare quello che, stando così le cose, si va preparando. La sua libertà è quindi molto limitata e prevale il fatalismo, una concezione del destino già scritta in cielo:

Invano, per evitar risposte amare,
Invano tu mischierai,
A nulla serve, le carte son sincere
E non mentiranno!
Se nel libro di lassù la tua pagina è fortunata,
Mischia e taglia senza paura,
La carta sotto le tue dita lieta si girerà,
Annunciandoti felicità!
Ma, se devi morire, se la parola tremenda
è scritta dalla sorte,
Ricomincia venti volte, la carta impietosa
Ripeterà: la morte!...
Ancora! Ancora! Sempre la morte!
Ma non ci appelliamo forse sempre al destino quando non siamo in grado o non vogliamo tener conto del contesto e diciamo “sono fatto così”, scaricando ogni responsabilità al cielo o a chi per esso? Dove va a finire, allora, il nostro orgoglioso vanto di possedere il “libero arbitrio”? Mirabilmente Dante riassume questo atteggiamento in due terzine, nel XVI canto del Purgatorio, per bocca di Marco Lombardo:
Voi che vivete ogni cagion recate
pur suso al cielo, pur come se tutto
movesse seco di necessitade.

Se così fosse, in voi fora distrutto
libero arbitrio, e non fora giustizia
per ben letizia, e per male aver lutto.

Clicca qui per il testo di "Mêlons! Coupons!".

FRASQUITA ET MERCÉDÈS
Mêlons! Coupons!
Rien, c’est cela!
Trois cartes ici…
Quatre là!
Et maintenant, parlez, mes belles,
de l’avenir, donnez-nous des nouvelles;
dites-nous qui nous trahira,
dites-nous qui nous aimera!
Parlez, parlez!

FRASQUITA
Moi, je vois un jeune amoureux
qui m’aime on ne peut davantage.

MERCÉDÈS
Le mien est très riche et très vieux,
mais il parle de mariage.

FRASQUITA
Je me campe sur son cheval,
et dans la montagne il m’entraîne.

MERCÉDÈS
Dans un château presque royal,
le mien m’installe en souveraine!

FRASQUITA
De l’amour à n’en plus finir,
tous les jours, nouvelles folies!

MERCÉDÈS
De l’or tant que j’en puis tenir,
des diamants, des pierreries!

FRASQUITA
Le mien devient un chef fameux,
cent hommes marchent à sa suite!

MERCÉDÈS
Le mien, en croirai-je mes yeux?
Oui… il meurt!
Ah! je suis veuve et j’hérite!

FRASQUITA ET MERCÉDÈS (reprise)
Parlez encor, parlez, mes belles, etc.
(Elles recommencent à consulter les cartes.)

MERCÉDÈS
Fortune!

FRASQUITA
Amour!

CARMEN
Voyons, que j’essaie à mon tour.
(Elle se met à tourner les cartes.)
Carreau, pique… la mort!
J’ai bien lu… moi d’abord.
Ensuite lui…pour tous les deux la mort!
En vain pour éviter les réponses amères,
en vain tu mêleras;
cela ne sert à rien, les cartes
sont sincères et ne mentiront pas!
Dans le livre d’en haut
si ta page est heureuse,
mêle et coupe sans peur,
la carte sous tes doigts se tournera joyeuse,
t’annonçant le bonheur.
Mais si tu dois mourir,
si le mot redoutable
est écrit par le sort,
recommence vingt fois, la carte impitoyable
répétera: la mort!
(tournant les cartes)
Encor! encor! Toujours la mort.

FRASQUITA ET MERCÉDÈS
Parlez encor, parlez mes belles, etc.

CARMEN
Encore! le désespoir!
Toujours la mort!

FRASQUITA E MERCÉDÈS
Mischiamo! Tagliamo!
È semplice!
Tre carte qui…
Quattro là!
E ora, belle mie, parlate
del futuro, dateci qualche notizia;
diteci chi ci tradirà,
diteci chi ci amerà!
Parlate! Parlate!

FRASQUITA
Io vedo un giovane innamorato
che di più non potrebbe amarmi.

MERCÉDÈS
Il mio è molto ricco e molto vecchio,
ma parla di matrimonio.

FRASQUITA
Salgo sul suo cavallo,
e mi porta sulla montagna.

MERCÉDÈS
Nel suo castello quasi reale,
il mio mi fa vivere come una regina!

FRASQUITA
Amore all’infinito,
tutti i giorni, nuove follie!

MERCÉDÈS
Oro tanto quanto posso tenerne,
diamanti, pietre preziose!

FRASQUITA
Il mio diventa un condottiero famoso,
cento uomini marciano al suo seguito.

MERCÉDÈS
Il mio, non credo ai miei occhi!
Sì… muore!
Ah! Sono vedova e posso ereditare!

FRASQUITA E MERCÉDÈS (ripresa)
Parlate, ancora, parlate, belle mie, ecc.
(Ricominciano a consultare le carte.)

MERCÉDÈS
Fortuna!

FRASQUITA
Amore!

CARMEN
Vediamo, voglio provare a mia volta.
(Si mette a girare le carte.)
Quadri, picche… la morte!
Ho letto bene… Prima io.
Poi lui… la morte, per entrambi!
Invano per evitare le risposte amare,
invano mescolerai;
non serve a niente, le carte
sono sincere e non mentiranno!
Nel libro del cielo
se la tua pagina è felice,
mescola e taglia senza paura,
la carta sulle tue dita si girerà lieta,
annunciandoti la gioia.
Ma se devi morire,
se la parola spaventosa
è scritta dalla sorte,
anche se ricominci venti volte, la carta impietosa
ripeterà: la morte!
(girando le carte)
Ancora! Ancora! Sempre la morte.

FRASQUITA E MERCÉDÈS
Parlate ancora, parlate, belle mie, ecc.

CARMEN
Ancora! Che disperazione!
Sempre la morte!



Cheryl Kanfoush (Frasquita), Axelle Gall (Mercédès), Elena Obraztsova (Carmen)
dir: Carlos Kleiber (1978)



Elizabeth Caballero (Frasquita), Sandra Piques Eddy (Mercédès), Elina Garanča (Carmen)
dir: Yannick Nézet-Séguin (2009)


9 gennaio 2017

Carmen (17) - Sulla montagna

Scritto da Marisa


Entr'acte (Atto III)
dir: Seiji Ozawa

Entr'acte (Atto III)
dir: Gustavo Dudamel

Il terzo atto si apre con il grandioso scenario della montagna. Non si tratta però di una vetta da scalare e da conquistare alla luce del sole: qui la montagna è il terreno impervio dove nascondersi dai controlli, il sentiero difficile e segreto dove far passare la merce per sfuggire alla dogana, lo sfondo dove la durezza della natura corrisponde a quella della vita condivisibile solo con gli animali selvaggi che la abitano e hanno imparato a diffidare dagli uomini in perpetua caccia. Eppure, per chi questa vita l'ha scelta liberamente, essa è fonte di soddisfazioni ed anche di gioia.
Il nostro è un bel mestiere, ma per farlo serve
avere un’anima forte!
Il pericolo è in basso, il pericolo è in alto...
e ovunque, ma che importa?
Andiamo avanti, incuranti del torrente,
incuranti dell’uragano!
Incuranti del soldato che laggiù ci aspetta,
e ci spia al passaggio,
incuranti andiamo avanti!
Così cantano Carmen, Mercedes, Fraschita, il Remendado e il Dancairo. Anche Don José si unisce al loro canto, ma quanto è diverso il suo stato d'animo! Lui non ha l'anima forte di cui parlano gli altri con orgoglio, e non è affatto incurante di tutto il resto, soprattutto della vita che può svolgersi in basso, nella vallata dove c'è il paese natio. Non sappiamo quanto tempo sia passato dalla partenza da Siviglia, presumibilmente poco, ma lo vediamo già molto inquieto e tormentato, pieno di nostalgia ma forse anche di senso di colpa (sentimenti completamente estranei a Carmen) nel vedere in basso il villaggio dove immagina la tristezza della madre. Per di più, la sua relazione con Carmen non va affatto bene. Lei si è già palesemente stancata di lui, del suo seguirla e del suo amore “appiccicoso”, e non perde occasione per trattarlo con freddezza.

José si accorge benissimo che ha fatto un grosso errore, ma non può e non vuole lasciare il campo. Solo l'idea di separarsi da Carmen e lasciarla libera di vivere nuovi amori (perché sa che è questo che avverrebbe se non la controllasse continuamente!) lo fa impazzire di rabbia e gelosia, sentimento ormai costante e tormentoso, che lui continua a confondere con l'amore. Ma è l'unico modo che l'amore ha trovato per prolungare l'illusione. Il sarcasmo con cui Carmen lo invita ad allontanarsi, a lasciare la vita del contrabbando che chiaramente non è fatta per lui e a tornare nel villaggio dalla madre di cui ha tanta nostalgia, è una sferzata di disprezzo e una ferita ulteriore al suo amor proprio, oltre che una chiara dimostrazione della fine di ogni sentimento d'amore.
Tua madre… Ebbene, è vero,
non farai male ad andarla a trovare,
dato che decisamente tu non sei
fatto per vivere con noi…
Sì, non sono proprio della stessa pasta, ma testardamente lui non vuole riconoscerlo. Anzi, si ostina maggiormente a non lasciare il campo, a perseverare in quella che ormai è diventata un'ossessione, una schiavitù da cui non solo non vuole uscire ma che è ormai l'unica sua fonte di vita, anche se tormentata. Alla disperata esclamazione di Don José di non poter nemmeno pensare ad una separazione, tanto si sente ormai incatenato a lei e al suo inferno, Carmen ha la prima intuizione della possibile tragedia. “Mi vuoi uccidere, forse?“, gli grida con aria di sfida. Non potrebbe esserci relazione più pericolosa.

Clicca qui per il testo di "Écoute, compagnon".

(Le rideau se lève sur des rochers. Site pittoresque et sauvage – solitude complète et nuit noire. Prélude musical. Un contrebandier paraît au haut des rochers, puis un autre, puis deux autres, puis vingt autres çà et là, descendant et escaladant les rochers. Des hommes portent de gros ballots sur les épaules.)

CHŒUR
Écoute, écoute, compagnon, écoute,
la fortune est là-bas, là-bas,
mais prends garde pendant la route,
prends garde de faire un faux pas!

LE DANCAÏRE, LE REMENDADO, JOSÉ,
CARMEN, MERCÉDÈS ET FRASQUITA
Notre métier est bon,
mais pour le faire il faut
avoir une âme forte!
Et le péril est en haut, il est en bas,
il est partout, qu’importe!
Nous allons devant nous
sans souci du torrent,
sans souci de l’orage,
sans souci du soldat
qui là-bas nous attend,
et nous guette au passage –
sans souci nous allons en avant!

TOUS
Écoute, compagnon, écoute, etc.

(Il sipario si alza su un paesaggio roccioso. Luogo pittoresco e selvaggio – solitudine totale e notte fonda. Preludio musicale. Un contrabbandiere appare in cima ai picchi, poi un altro, poi altri due, poi altri venti qua e là, scendendo e scalando le rocce. Alcuni uomini portano dei grossi sacchi sulle spalle.)

CORO
Ascolta, ascolta, compagno, ascolta,
la fortuna è laggiù, laggiù,
ma stai attento durante il cammino,
attento a non fare passi falsi!

IL DANCAIRO, IL REMENDADO, JOSÉ,
CARMEN, MERCÉDÈS E FRASQUITA
Il nostro lavoro è bello,
ma per farlo occorre
avere un animo forte!
E il pericolo è in alto, in basso,
è ovunque, ma che importa!
Noi andiamo avanti
senza pensare al torrente,
senza pensare al temporale,
senza pensare al soldato
che ci aspetta laggiù,
e incombe al nostro passaggio –
senza timore andiamo avanti!

TUTTI
Ascolta, compagno, ascolta, ecc.

Clicca qui per il testo del recitativo che segue.

LE DANCAÏRE
Reposons-nous une heure ici, mes camarades;
nous, nous allons nous assurer
que le chemin est libre,
et que sans algarades
la contrebande peut passer.

(Pendant la scène entrent Carmen et José. Quelques bohémiens allument un feu près duquel Mercédès et Frasquita viennent s’asseoir.
Les autres se roulent dans leurs manteaux, se couchent et s’endorment.
)

CARMEN (à José)
Que regardes-tu donc?

JOSÉ
Je me dis que là-bas
il existe une bonne et brave vieille femme
qui me croit honnête homme.
Elle se trompe, hélas!

CARMEN
Qui donc est cette femme?

JOSÉ
Ah! Carmen, sur mon âme, ne raille pas…
car c’est ma mère.

CARMEN
Eh bien! va la retrouver tout de suite!
Notre métier, vois-tu, ne te vaut rien.
Et tu ferais fort bien de partir au plus vite.

JOSÉ
Partir, nous séparer?

CARMEN
Sans doute.

JOSÉ
Nous séparer, Carmen?
Écoute, si tu redis ce mot!

CARMEN
Tu me tuerais peut-être?
Quel regard, tu ne réponds rien…
Que m’importe? après tout, le destin est le maître.

IL DANCAIRO
Riposiamoci qui un’ora, compagni miei;
noi andiamo ad assicurarci
che la strada sia libera,
e che senza imboscate
i contrabbandieri possano passare.

(Nel frattempo entrano Carmen e José. Alcuni zingari accendono un fuoco, vicino al quale si siedono Mercedes e Frasquita.
Gli altri si stringono nei loro mantelli, si stendono e si addormentano.
)

CARMEN (a José)
Cosa guardi?

JOSÉ
Sto pensando che laggiù
c’è una vecchia donna, buona e brava,
che mi crede un uomo onesto.
E s’inganna, ahimé!

CARMEN
Chi è dunque questa donna?

JOSÉ
Ah! Carmen, per la mia anima, non ti burlare di me…
Perché è mia madre.

CARMEN
E allora valla a trovare subito!
Il nostro mestiere, lo vedi, non fa per te.
E tu faresti benissimo a partire al più presto.

JOSÉ
Partire, separarci?

CARMEN
Certo.

JOSÉ
Separarci, Carmen?
Ascolta, se lo ripeti…!

CARMEN
Tu mi uccideresti, forse?
Che sguardo, non rispondi nulla…
Che importa? Dopotutto, è il destino che comanda.




Elena Obraztsova (Carmen), Placido Domingo (Don José)
dir: Carlos Kleiber (1978)



dir: Piero Coppola (1927)

dir: Alberto Meoli (2005)

5 gennaio 2017

Carmen (16) - La resa

Scritto da Marisa

Ovviamente la storia non può finire con l'addio e la separazione annunciata. Intervene il caso (?) a rimescolare le carte e rendere impossibile l'uscita di Carmen dalla vita di Don José.
Ma non è sempre quello che preferiamo, chiamare “caso” ciò che per gli antichi greci era una divinità, Tyche, la variante che scombina tutto e produce nuove forme e situazioni che segnano poi il nostro destino? Da sempre i filosofi si sono dati battaglia su questo: caso o necessità, puro gioco di dadi o inflessibile destino già preordinato? Torneremo sulla questione del destino più avanti, a proposito dell'uso delle carte da parte delle zingare.

Ora vediamo Don José messo di fronte all'irruzione di Zuniga, il suo superiore, e al corteggiamento che questi fa a Carmen quasi deridendola di preferire un semplice soldato quando si può avere un ufficiale. La gelosia di Don José, già apparsa alla sua entrata nella taverna e sviata per il momento abilmente da Carmen, esplode di fronte al disprezzo e arroganza di Zuniga, che si permette ci cacciarlo via per restare da solo con la donna. Il duello è inevitabile e viene fermato solo dall'intervento di Carmen stessa, che vuole evitare scenate che comprometterebbero l'azione dei contrabbandieri. Ma ormai la situazione di Don José è compromessa. Dopo aver sfidato un superiore non può più tornare in caserma (sarebbe comunque espulso dall'esercito) e l'unica via che gli rimane è unirsi al gruppo dei fuorilegge in partenza, seguendo la proposta che aveva disperatamente cercato di contrastare.

CARMEN (a Don José)
Sei dei nostri adesso?

JOSÉ (sospirando)
Per forza!
Quindi non sceglie, ma va “per forza!”. Si tratta di una resa forzata e tristissima, il risultato di un atto d'impulsiva gelosia e mancato controllo di sé! Il carattere di Don José si esplicita ancor di più. Ormai è evidente che lui non è padrone delle sue azioni: va dove non vorrebbe andare, ama chi non avrebbe voluto amare, fa un lavoro che non aveva mai pensato di poter fare, con dei compagni che mai avrebbe scelto... Si può dire che non è lui che agisce, ma è agito da forze più grandi di lui, imprigionato in meccanismi che lo indeboliscono sempre più, posseduto e manovrato dalla volontà altrui.

Entro certi limiti questa è la condizione umana universale, perché siamo tutti soggetti a suggestioni e seduzioni che sviano la nostra volontà e spinti da forze più grandi di noi, ma solo in parte, perché nell'uomo adulto è anche presente un impulso all'autodeterminazione che usa la lucidità della mente razionale per riconoscere e distinguere le pressioni esterne e la violenza delle pulsioni istintuali e la volontà per lottare alla ricerca di un equilibrio tra passioni e libertà. Per Don José la partita è persa in partenza perché lo abbiamo visto già molto fragile, dominato prima dal mondo materno ed ora dalla volontà di Carmen, che fa leva sulla sensualità. L'impulsività e la forte tendenza alla gelosia ne indeboliscono ancora di più la volontà.

Non tutte le rese sono segno di debolezza. Anzi! Ogni accorto generale sa quando l'arrendersi è l'unico modo per non mandare inutilmente al massacro i suoi uomini, quando la battaglia è comunque persa e risparmiare le forze può essere forse l'unico modo per prepararsi a quella successiva e, magari, solo così vincere la guerra. Ma anche nella vita di tutti i giorni non intestardirsi e saper accettare la sconfitta, quando la situazione lo richiede, è segno non di debolezza ma di saggezza, autocontrollo e lungimiranza, a volte di grande coraggio.

Non così per Don José, la cui resa è solo costrizione e fallimento della capacità di autocontrollo, travolto dalla gelosia, un vero e proprio crollo della personalità. Mentre tutti si avviano sulla montagna cantando ed esaltando la bella vita libera del fuorilegge che riconosce come unica legge la propria volontà, perché è questa la vita che ha liberamente scelto, per Don José inizia invece un cammino durissimo, tuttaltro che libero e felice.

Clicca qui per il testo.

ZUNIGA (au dehors)
Holà Carmen! Holà! Holà!

JOSÉ
Qui frappe? qui vient là?

CARMEN
Tais-toi! Tais-toi!

ZUNIGA (faisant sauter la porte)
J’ouvre moi-même et j’entre.
(voit Don José – à Carmen)
Ah! fi, ah! fi, la belle!
Le choix n’est pas heureux; c’est se mésallier
de prendre le soldat quand on a l’officier.
(à Don José)
Allons! Décampe!

JOSÉ
Non!

ZUNIGA
Si fait, tu partiras!

JOSÉ
Je ne partirai pas!

ZUNIGA (le frappant)
Drôle!

JOSÉ (sautant sur son sabre)
Tonnerre! il va pleuvoir des coups!

CARMEN (se jetant entre eux deux)
Au diable le jaloux!
(appelant)
À moi! à moi!
(Les bohémiens paraissent de tous les côtés.
Carmen d’un geste montre Zuniga aux bohémiens. Le Dancaïre et Le Remendado se jettent sur lui, le désarment.
)

CARMEN
Bel officier! Bel officier, l’amour
vous joue en ce moment un assez vilain tour.
Vous arrivez fort mal, hélas!
et nous sommes forcés,
ne voulant être dénoncés,
de vous garder au moins… pendant une heure.

LE DANCAÏRE ET LE REMENDADO
Mon cher monsieur,
nous allons, s’il vous plaît,
quitter cette demeure;
vous viendrez avec nous?

CARMEN
C’est une promenade.

LE DANCAÏRE ET LE REMENDADO
Consentez-vous?

TOUS LES BOHÉMIENS
Répondez, camarade.

ZUNIGA
Certainement,
d’autant plus que votre argument
est un de ceux auxquels on ne résiste guère,
mais gare à vous! Gare à vous plus tard!

LE DANCAÏRE
La guerre, c’est la guerre!
En attendant, mon officier,
passez devant sans vous faire prier!

LE REMENDADO ET LES BOHÉMIENS
Passez devant sans vous faire prier!
(L’officier sort, emmené par quatre bohémiens, le pistolet à la main.)

CARMEN (à Don José)
Es-tu des nôtres maintenant?

JOSÉ
Il le faut bien.

CARMEN
Ah! le mot n’est pas galant,
mais qu’importe, va, tu t’y feras
quand tu verras
comme c’est beau, la vie errante;
pour pays, l’univers,
et pour loi sa volonté,
et surtout, la chose enivrante:
la liberté! la liberté!

TOUS (à Don José)
Suis-nous à travers la campagne,
viens avec nous dans la montagne,
suis-nous et tu t’y feras
quand tu verras, là-bas,
comme c’est beau, la vie errante;
pour pays, l’univers,
et pour loi, sa volonté!
Et surtout, la chose enivrante:
la liberté! la liberté!
Le ciel ouvert, la vie errante,
pour pays tout l’univers;
pour loi sa volonté,
et surtout la chose enivrante:
la liberté, la liberté!

ZUNIGA (da fuori)
Holà Carmen! Holà! Holà!

JOSÉ
Chi è che bussa? Chi c’è là?

CARMEN
Taci! Taci!

ZUNIGA (facendo saltare la porta)
Apro da me e entro.
(vede Don José. A Carmen)
Ah beh! Ah beh, mia cara!
La tua scelta non è il massimo; non ti conviene
prendere un soldato quando hai un ufficiale.
(a Don José)
Su, sparisci!

JOSÉ
No!

ZUNIGA
E invece te ne andrai!

JOSÉ
Non me ne andrò!

ZUNIGA (colpendolo)
Imbecille!

JOSÉ (saltando sulla sua sciabola)
Diamine! Voleranno pugni!

CARMEN (gettandosi tra loro due)
Al diavolo la gelosia!
(chiamando)
Venite! Venite!
(Gli zingari arrivano da ogni parte.
Carmen con un gesto indica Zuniga agli zingari. Il Dancairo e il Remendado si gettano su di lui e lo disarmano.
)

CARMEN
Bell’ufficiale, bell’ufficiale, l’amore
vi gioca in questo momento un gran brutto tiro.
Arrivate proprio nel momento sbagliato, ahimé!
E siamo costretti,
non volendo essere denunciati,
a tenervi qui… almeno un’ora.

IL DANCAIRO E IL REMENDADO
Mio caro signore,
se non vi spiace, noi stiamo,
per andar via da qui;
verrete con noi?

CARMEN
È una passeggiata.

IL DANCAIRO E IL REMENDADO
Acconsentite?

TUTTI GLI ZINGARI
Rispondete, amico.

ZUNIGA
Certamente,
tanto più che la vostra argomentazione
è una di quelle a cui non si può dir di no,
ma attenti! State attenti dopo!

IL DANCAIRO
La guerra è guerra!
Nel frattempo, ufficiale,
passate davanti senza farvi pregare!

IL REMENDADO E GLI ZINGARI
Passate davanti senza farvi pregare!
(L’ufficiale esce, accompagnato da quattro zingari con la pistola alla mano.)

CARMEN (a Don José)
Sei dei nostri, ora?

JOSÉ
Per forza.

CARMEN
Ah! Le tue parole non sono gentili,
ma non importa, va, ti abituerai
quando vedrai
quant’è bella, la vita errabonda;
come paese l’Universo;
e per legge la propria volontà,
e soprattutto, la cosa più inebriante:
la libertà! la libertà!

TUTTI (a Don José)
Seguici per la campagna,
vieni con noi sulla montagna,
seguici e ti abituerai
quando vedrai, laggiù,
quant’è bella, la vita errabonda;
come paese l’Universo;
e per legge la propria volontà!
E soprattutto, la cosa più inebriante:
la libertà! la libertà!
L’aria aperta, la vita errabonda,
come paese l’Universo;
e per legge la propria volontà,
e soprattutto la cosa più inebriante:
la libertà! la libertà!



Kurt Rydl (Zuniga), Elena Obraztsova (Carmen), Placido Domingo (Don José)
Paul Wolfrum (Dancaïre), Heinz Zednik (Remendado)
dir: Carlos Kleiber (1978)



Richard Bernstein (Zuniga), Denyce Graves (Carmen), Sergej Larin (Don José)