12 ottobre 2011

Il matrimonio segreto - Presentazione generale

Scritto da Daniele Ciccolo

Il matrimonio segreto
Opera buffa in due atti
Libretto di Giovanni Bertati
Musica di Domenico Cimarosa

Prima rappresentazione:
Vienna (Burgtheater), 7 febbraio 1792

Personaggi e voci:

Geronimo (basso), ricco mercante di Bologna;
Elisetta (soprano), figlia maggiore del signor Geronimo, promessa sposa al Conte;
Carolina (soprano), figlia minore del signor Geronimo, sposa segreta di Paolino;
Fidalma (mezzosoprano), sorella del signor Geronimo, vedova ricca;
Conte Robinson (basso);
Paolino (tenore), giovane di negozio del signor Geronimo.


Il matrimonio segreto è quello tra Paolino, un giovane di negozio, e Carolina, la figlia del padrone.
Il ricco mercante bolognese (Geronimo), padre sia di Carolina che di Elisetta, non ha altra brama che quella di acquisire un titolo nobiliare. Allora cerca di combinare un matrimonio "nobile" tra la primogenita Elisetta e il Conte Robinson, grazie soprattutto alla mediazione di Paolino. Quest'ultimo cerca di sfruttare a proprio vantaggio la conclusione del matrimonio (che sarà definitiva quando il Conte si presenterà in casa del mercante per firmare il relativo contratto) per rendere maggiormente digeribile al padrone la notizia del suo matrimonio segreto con Carolina.

Ma colpo di scena vuole che, al suo arrivo, il Conte rimanga perdutamente affascinato da Carolina e che sia pronto a rinunciare a metà della dote promessagli pur di poter coronare con lei il suo sogno d'amore. Come se non bastasse, a complicare la già intricata vicenda vi è Fidalma, sorella di Geronimo e vedova rimasta ricca per testamento del suo primo marito, la quale ha messo gli occhi su Paolino ed è intenzionata a sposarsi con lui.

Dopo una serie di malintesi, di strepiti, di accordi, di ripensamenti, di gelosie e di tentativi di fuga, tutti i nodi vengono al pettine: alla fine dell'opera il segreto viene rivelato; tutti gli astanti rimangono senza parole e solo dopo una manifestazione d'ira di Geronimo arriva il desiderato perdono e la lieta conclusione della vicenda.

Nel complesso, l'opera presenta il trionfo dell'amore sugli interessi economici, con una vena egualitaria (penso a Paolino che nella scala sociale rimane pur sempre inferiore alla sposa Carolina) e non senza la presa in giro della classe borghese allora dominante e incarnata da Geronimo.


a) Cimarosa a Vienna: la commissione dell'opera

Siamo verso la fine del 1791. Cimarosa ha ottenuto il congedo dalla Russia per poter tornare in Italia. Nel suo viaggio di ritorno Vienna fu praticamente una tappa obbligata, dato che si trattava, al momento, della capitale europea della musica. Curiosamente, l'itinerario percorso dal musicista campano fu analogo a quello intrapreso da Paisiello nel 1784.
Morto Giuseppe II, il nuovo imperatore dell'impero asburgico è il fratello minore Leopoldo II (già Granduca di Toscana). Al suo arrivo Cimarosa si vide subito commissionare un'opera dall'imperatore in persona; gli fu assegnato uno stipendio annuo di 12.000 fiorini (somma molto alta per l'epoca) e una casa.
L'opera fu destinata al Burgtheater, il più importante dei due teatri di corte, lo stesso in cui, poco più di cinque anni prima, furono rappresentate "Le nozze di Figaro" di Mozart.

La "prima" avvenne il 7 febbraio del 1792. Fu un successo straordinario, che le cronache dell'epoca confermano con un interessante aneddoto. Sembra, infatti, che Leopoldo II (paradossalmente poco amante della musica) alla fine della rappresentazione ne abbia chiesto una replica integrale dopo aver invitato a cena il compositore e i cantanti. È un evento unico nella storia del teatro operistico, destinato a non ripetersi più. L'unico precedente riguarda "Le nozze di Figaro", dove però furono bissati solo alcuni brani dell'opera, tanto che l'imperatore fu costretto ad emanare un decreto che limitava il numero di "bis" eseguibili.
Vero o falso che sia, quest'aneddoto ci dimostra la fama che subito accolse l'opera cimarosiana. Un successo che non fu solo momentaneo, ma che si spinse nei decenni successivi fino ad oggi. È interessante notare, infatti, che "Il matrimonio segreto" fu l'unica opera italiana del XVIII secolo a rimanere pressoché sempre presente nei cartelloni dei teatri d'opera dell'Ottocento, giungendo così ai nostri giorni.


b) Il topos del "matrimonio segreto" nel XVIII secolo e i precedenti artistici

Il soggetto dell'opera richiamato dal titolo merita un approfondimento.
Era usanza nella corte asburgica che i soggetti usati per le opere provenissero da un ambiente esterno rispetto a quello dell'impero stesso. È proprio il nostro caso: il libretto di Bertati, infatti, ha origini inglesi e francesi.

Il primo anello della catena è rappresentato dal pittore inglese William Hogarth. Tra il 1743 e il 1745 egli dipinse un ciclo di opere chiamato "Le mariage à la mode". Si tratta di sei dipinti (che oggi si trovano alla National Gallery di Londra) che rappresentano le conseguenze di un matrimonio concluso esclusivamente per interessi economici; conseguenze che si rivelano negative per il fatto che nelle ultime due tele del ciclo si rappresenta la morte dei due sposi. È, insomma, il tema del "matrimonio di interesse", presente in molte opere letterarie e conosciuto praticamente da chiunque.
Ai nostri fini, ci interessa osservare e analizzare la prima delle tele del ciclo, intitolata "Il contratto", più aderente alla trama dell'opera. Eccone un'immagine:




Osservando il dipinto notiamo già la presenza di alcuni personaggi che, con la dovuta rielaborazione, sono presenti anche nell'opera cimarosiana. Il personaggio a destra è il Conte che, tormentato dalla gotta, ostenta orgoglioso il suo albero genealogico, a voler dimostrare il suo rango nobiliare. Sul tavolo ci sono monete e banconote: si tratta, com'è facile intuire, della dote che il Conte (ovviamente un nobile decaduto) ha ricevuto dalla famiglia della futura sposa. Il personaggio in piedi dietro il tavolo è un creditore del Conte: lo si capisce dal fatto che in una mano trattiene una somma di denaro proveniente dalla dote appena incassata, mentre nell'altra tiene un certificato ipotecario che sta per restituire al Conte, dal momento che il debito è stato estinto. All'altro lato del tavolo rotondo siede il padre della sposa appartenente al ceto borghese; l'artista lo ha dipinto mentre è concentrato nella lettura del contratto di matrimonio.
Gli altri personaggi rilevanti dell'opera sono naturalmente i due promessi sposi. La figlia del borghese appare imbronciata (a causa del matrimonio non desiderato) ed è raffigurata nell'atto di giocare con la fede nuziale appena infilata in un fazzoletto; il figlio del Conte, invece, si guarda allo specchio con una tabacchiera in mano e sembra narcisisticamente compiacersi di se stesso.
Il concetto espresso dal dipinto è ben sintetizzato dagli animali visibili sulla sinistra del quadro: i cani appaiono legati da una catena, a simboleggiare il legame appena instaurato tra il ceto nobiliare e quello borghese.
Come accennavo prima, si tratta di un ciclo che rappresenta una situazione molto comune all'epoca, cioè i matrimoni di interesse. E la tematica principale che lega le sei tele è appunto il trionfo dell'interesse sull'amore. Tengo a sottolineare questo punto per il fatto che nelle rielaborazioni successive di questo topos (di cui sto per parlare) fino a Cimarosa si capovolgerà la prospettiva: sarà l'amore a vincere sull'interesse.

Il secondo passaggio è rappresentato dalla pièce teatrale ricavata dalle opere di Hogarth da parte dei due drammaturghi britannici David Garrick e George Colman, dal titolo "The clandestine marriage", risalente al 1766. Questa pièce è molto importante perché si introduce una novità: il matrimonio d'interesse non sarà celebrato perché la fanciulla protagonista ha già sposato segretamente un suo coetaneo di umile condizione sociale.

Uscito dall'Inghilterra, il tema del matrimonio combinato si introduce in terra francese. Infatti, il musicista francese Joseph Kohaut si interessa alla commedia inglese e ne trae un'opèra-comique nel 1768, dal titolo "Sophie, ou Le mariage caché" su libretto di Madame Riccoboni.

L'ultima opera sul tema che precede quella di Bertati e Cimarosa è "Le mariage clandestin" di François Devienne su libretto di Joseph Pierre, risalente al 1790.


c) Cimarosa e Mozart: un accostamento necessario

A seguito del successo del "Matrimonio segreto", la storiografia musicale cominciò ad accostare Cimarosa a Mozart. In realtà andrebbe fatto il contrario, cioè bisognerebbe accostare Mozart a Cimarosa.
Mi spiego meglio.
È Mozart che deve molto a Cimarosa e non solo il contrario. O meglio, non tanto alla persona di Cimarosa, quanto piuttosto alla celebre Scuola musicale napoletana citata nel post precedente e rappresentata dal musicista campano.
Infatti, nel corso dei tre viaggi compiuti in Italia, Mozart giunge anche a Napoli, dove la sua celebre scuola è già al culmine del suo sviluppo musicale, specie nel campo dell'opera buffa. È qui che Mozart apprende degli archetipi, degli schemi, delle soluzioni teatrali che lo renderanno un insigne maestro in questo genere. La summa di queste conoscenze si trova naturalmente nelle "Nozze di Figaro".
Insomma, senza Cimarosa e senza la scuola napoletana il Mozart dell'opera buffa non sarebbe quale noi oggi lo conosciamo: ugualmente geniale, ma probabilmente meno ricco da un punto di vista dell'invenzione musicale e della tecnica compositiva teatrale.

È per questi motivi che cercherò nei post successivi di richiamarmi, laddove opportuno, a Mozart e a brani delle sue opere, perché ho creduto di scorgervi affinità (spesso molto evidenti) con la musica di Cimarosa in questo "matrimonio segreto".


d) Il tempo dell'azione: la folle giornata e le unità aristoteliche

In base all'impostazione dell'opera ritengo che il sottotitolo delle "Nozze di Figaro" ben potrebbe adattarsi anche all'opera di cui stiamo parlando. Anche nel nostro caso, infatti, la vicenda si svolge in una sola giornata, con eventi e colpi di scena tali da poterla definire "folle".
Certo, nell'opera mozartiana l'intreccio è più complesso e costituito da un numero maggiore di personaggi (non a caso l'opera è divisa in quattro atti invece che negli usuali due), ma l'intensità del susseguirsi degli eventi rende ugualmente folle (o, quantomeno, stravagante ed insolita) la giornata in cui si svolge la storia dei due sposi segreti.
Questo evidenzia il rispetto, fra gli altri, di un canone che doveva essere presente ai compositori e ai librettisti dell'epoca: mi riferisco alle unità aristoteliche. Accennati nella "Poetica" di Aristotele e malamente interpretate nel corso del Rinascimento, esse finirono col diventare il nucleo strutturale su cui modellare qualsiasi vicenda teatrale.
L'opera, infatti, comincia al mattino e si conclude a notte fonda. Ciò evidenzia il rispetto della c.d. unità di tempo.
Quanto all'unità di luogo tutto si svolge all'interno del palazzo di Geronimo, che si trova a Bologna. L'unica allusione ad un luogo esterno sarà nel secondo atto, laddove si parlerà di un "ritiro": ciò evidenzia la chiusura di quella porzione di società in cui i personaggi risultano inseriti.
Infine, l'unità d'azione, che è anche la più importante, riguarda il tema del matrimonio, come ci suggerisce lo stesso titolo dell'opera; tema che conferisce coesione alla storia per il fatto che si tratta da un lato del matrimonio segreto tra Paolino e Carolina, mentre dall'altro si fa riferimento a quello "combinato" tra il Conte ed Elisetta.


Alcune delle incisioni più celebri:



Link utili:

Articolo su Wikipedia in inglese
Articolo su Wikipedia in italiano
Libretto completo
Partitura dell'opera (solo le arie)

6 commenti:

giacy.nta ha detto...

Questa tua ricca presentazione non può che invogliarmi a seguirti...
Grazie!


Daniele Ciccolo ha detto...

Grazie mille, sei molto gentile!
Continuerò a fare del mio meglio, pur supportato dall'aiuto "tecnico" di Christian! :)

A breve si entrerà nel vivo della Musica!


Marisa ha detto...

Bellissima la descrizione del quadro di Hogart: molto precisa e di grande finezza psicologica.
Certo che dietro argomenti apparentemente leggeri e frivoli, come questo e "Le nozze di Figaro", c'è tutto un mondo!
Una curiosità: sia quest'opera che quella di Mozart iniziano al mattino e terminano di notte, mentre la "Turandot", di cui mi sono occupata io, si svolge al contrario: inizia in piena atmosfera notturna e lunare per finire all'alba con il sorgere del sole.
Sarebbe interessante approfondire i significati simbolici di tali percorsi. Per "Turandot" ho cercato di farlo. Vedremo se sarà possibile anche per queste altre opere.


Daniele Ciccolo ha detto...

Ciao Marisa, grazie per quello che hai scritto!

In effetti, il mio amore per l'opera nasce dal fatto che niente è lasciato al caso: tutto ha una spiegazione e ogni opera presenta dei retroterra culturali talvolta molto curiosi.
Interessante, inoltre, quello che dici sull'applicazione dei canoni aristotelici, facendo un paragone tra opere appartenenti a periodi diversi.
Secondo la mia opinione, una spiegazione può essere questa. Mentre nelle opere come questa o quelle di Mozart l'uso di questi canoni risponde ad una imposizione strutturale per opere del genere (del tipo, si fa così perché è nella "tradizione" farlo"), in opere dei secoli successivi (come Puccini) ciò risponda ad altre esigenze, che avranno di conseguenza particolari significati musicali che devono, giustamente, essere spiegati.

Insomma, a causa della naturale evoluzione dei generi musicali assistiamo, sempre secondo il mio parere, ad un uso potrei dire "scolastico" di questi canoni fino a giungere ad un utilizzo "artistico".

Infatti, oltre quello che ho scritto nella Presentazione, non mi richiamerò più a queste regole, perché non ne avrò esigenza: qui sono come dogmi che vengono applicati in modo acritico, diversamente da quanto può fare un Puccini.
Ciò che va spiegato, con riferimento alle opere del secolo XVIII, è l'eccezione, che si ritrova, ad esempio, nel Don Giovanni di Mozart, dove di unità aristoteliche non vi è nemmeno l'ombra!

Spero di essermi spiegato con sufficiente chiarezza!


flora ha detto...

io sto in 5 elementare e quest'anno faccio la recita di domenico cimarosa e io sono la zia uff


Marisa ha detto...

Cara Flora,
ti capisco. sarebbe più bello fare la parte di Carolina, ma la magia del teatro consiste proprio nella possibilità di identificarsi in tutte le parti e perciò, mentre fai la zia, puoi pensare e sentire che sei anche Carolina...
Complimenti comunque a te e alla tua (o tuo)insegnante per la scelta di Cimarosa.