12 gennaio 2017

Carmen (18) - Le carte

Scritto da Marisa

Si sa che leggere le carte, oltre che la mano, è un'abilità e una prerogativa delle zingare, persino un loro modo di entrare in relazione con gli altri e di farsi temere. Chi infatti, pur dichiarandosi scettico, non ne è affascinato e non teme almeno un poco tale abilità? È sempre pericoloso voler dare un'occhiata al proprio futuro. Si porge la mano alla lettura o si accetta di sedersi al tavolino davanti ad un mazzo di tarocchi con un misto di curiosità ansiosa e di incredula speranza. In fondo chissà che non ci sia un po' di vero...

L'uomo, pur dicendo che il futuro è imprevedibile e posto “sulle ginocchia degli dei”, ha sempre cercato un modo per poter gettare uno sguardo su ciò che lo aspetta. Basta dare un'occhiata ai tanti volumi scritti su questo argomento (o anche visitare alcuni siti internet) per rendersi conto degli innumerevoli espedienti escogitati a tal proposito – dai pellegrinaggi ai templi di Apollo per ascoltare l'arcano dalle sue Sibille alle moderne consultazioni di sedicenti maghi – e dell'universalità e del perdurare del fenomeno. Già in Erodoto, il primo grande storiografo, troviamo testimoniata la consuetudine da parte di ogni re, generale o uomo di comando, di consultare un oracolo (Delfi, Dodona, Olimpia o altri) prima di ogni impresa o spedizione guerresca per scrutare il favore degli dei. Il problema era interpretare il verdetto, perché la Pizia a Delfi, o chi per essa negli altri templi, si esprimeva in modo oscuro e molto ambiguo ("sibillino", si dirà poi, per alludere ad un linguaggio oscuro) e spesso il significato delle parole profetiche si capiva solo dopo, a cose fatte...

Il futuro, insomma, rimane comunque nascosto e sta all'accortezza umana intuire il vero corso degli eventi, magari esaminando meglio la situazione di partenza e cercando di non farsi illudere dai propri desideri e dalle ambizioni smodate. Il futuro infatti non può che slatentizzare le trame già esistenti e sviluppare i semi piantati. La legge di causa ed effetto è pur sempre valida anche per le azioni umane, e il futuro non può che essere la consengenza di ciò che è stato preparato nel passato. Ma è solo entro la legge di causa ed effetto, nel suo implacabile determinismo, che si colloca la vita? È pur vero che possono sempre sopraggiungere avvenimenti e circostanze del tutto imprevedibili e fuori dal controllo umano a sconvolgere il corso degli eventi ed è proprio l'esperienza dei possibili e frequenti “imponderabili” che ha continuato a tenere gli uomini in quello stato di ansietà che cerca di placarsi nel voler conoscere il futuro, nella speranza o illusione di poterlo controllare, dominare, neutralizzare e persino rovesciare. O almeno prepararsi a esso. Oltre ad “Ananke”, la dura ed implacabile necessità che vincola anche gli dei, i greci conoscevano “Tyche”, la Fortuna o il Caso che rimescola continuamente le carte e rovescia i giochi. Carte, pendolini, fondi di caffè, segni zodiacali, linee della mano, lancio di dadi o monete sono tuttora alla moda e hanno sostituito metodi più complicati e cruenti come la lettura del volo degli uccelli o delle viscere di animali sacrificati. Sono sempre e solo la superstizione e l'ingenua credulità ad alimentare tali pratiche? Eppure esistono sogni premonitori, e grandi saggi, compreso Jung, li hanno presi molto seriamente, così come molto seriamente hanno preso anche lo studio degli oroscopi o la lettura de “I Ching”, il libro dei mutamenti, il grande e antico testo di oracoli cinesi.

Torniamo all'opera di Bizet e vediamo, in un momento di sosta nel campo nomade, le zingare Frasquita e Mercedes con un mazzo di carte in mano, disporle e consultarle per leggere nel loro futuro. La lettura è molto favorevole a tutte e due. Frasquita vede l'amore e un giovane innamorato che la porterà lontano col suo cavallo, mentre per Mercedes si prepara la ricchezza attraverso il matrimonio con un vecchio molto ricco che morendo la libererà di lui e le lascerà in eredità un'enorme fortuna. È interessante notare come, dietro l'apparente soddisfazione per la propria vita e la dichiarazione, appena confermata, che sia la vita più bella che possa esserci, in realtà tutte e due sognano altro: poter lasciare il brigantaggio e la scomodità della vita pericolosa. Essere liberate da un uomo, che sia il giovane innamorato o il vecchio ricco, è pur sempre la riproposizione di un femminile che aspetta il “salvatore”, il “principe azzurro” per cambiare vita e trovare la felicità. In questa lettura vediamo come le carte non fanno altro che dare spazio ai desideri più intimi e fungono quasi da “sogno ad occhi aperti”. Una sogna l'amore, l'altra la ricchezza, e per di più in modo gratuito, senza dover muovere un dito, proprio come se tutto fosse scritto nel destino e perciò “garantito”. Esattamente il contrario della vita dura che fanno, dove tutto va conquistato con grande pericolo. Ma forse il loro è veramente solo un gioco. Non così per Carmen. Lei non gioca affatto e prende molto seriamente il responso. “Le carte non mentono” ed è inutile ripetere il lancio o sperare in un verdetto diverso e più favorevole. A lei le carte, attraverso le picche, annunciano morte, anzi morte per tutti e due! Che la differenza sia proprio nel diverso orientamento dell'inconscio di chi consulta le carte?

Le compagne di Carmen sono spensierate, e nel fondo dei loro più nascosti desideri può ben esserci ancora spazio per l'illusione di un amore gratuito e liberatorio o di una ricchezza piovuta come regalo. Ma Carmen no: lei è troppo smaliziata, troppo consapevole che i giochi pericolosi possono finire in tragedia, eppure non può, nemmeno per gioco, pensare di cambiare i foschi presentimenti che si affacciano. Non è da lei né pregare né compiacere qualcuno, nemmeno se il tutto può volgere a suo danno. È troppo orgogliosamente attaccata ad una concezione di libertà (il confine tra libertà, capriccio e intestardimento è labile) che non prevede alcun patteggiamento, a costo anche della vita, e, nonostante le ripetute affermazioni di libertà, crede di non poter fare niente per modificare quello che, stando così le cose, si va preparando. La sua libertà è quindi molto limitata e prevale il fatalismo, una concezione del destino già scritta in cielo:

Invano, per evitar risposte amare,
Invano tu mischierai,
A nulla serve, le carte son sincere
E non mentiranno!
Se nel libro di lassù la tua pagina è fortunata,
Mischia e taglia senza paura,
La carta sotto le tue dita lieta si girerà,
Annunciandoti felicità!
Ma, se devi morire, se la parola tremenda
è scritta dalla sorte,
Ricomincia venti volte, la carta impietosa
Ripeterà: la morte!...
Ancora! Ancora! Sempre la morte!
Ma non ci appelliamo forse sempre al destino quando non siamo in grado o non vogliamo tener conto del contesto e diciamo “sono fatto così”, scaricando ogni responsabilità al cielo o a chi per esso? Dove va a finire, allora, il nostro orgoglioso vanto di possedere il “libero arbitrio”? Mirabilmente Dante riassume questo atteggiamento in due terzine, nel XVI canto del Purgatorio, per bocca di Marco Lombardo:
Voi che vivete ogni cagion recate
pur suso al cielo, pur come se tutto
movesse seco di necessitade.

Se così fosse, in voi fora distrutto
libero arbitrio, e non fora giustizia
per ben letizia, e per male aver lutto.

Clicca qui per il testo di "Mêlons! Coupons!".

FRASQUITA ET MERCÉDÈS
Mêlons! Coupons!
Rien, c’est cela!
Trois cartes ici…
Quatre là!
Et maintenant, parlez, mes belles,
de l’avenir, donnez-nous des nouvelles;
dites-nous qui nous trahira,
dites-nous qui nous aimera!
Parlez, parlez!

FRASQUITA
Moi, je vois un jeune amoureux
qui m’aime on ne peut davantage.

MERCÉDÈS
Le mien est très riche et très vieux,
mais il parle de mariage.

FRASQUITA
Je me campe sur son cheval,
et dans la montagne il m’entraîne.

MERCÉDÈS
Dans un château presque royal,
le mien m’installe en souveraine!

FRASQUITA
De l’amour à n’en plus finir,
tous les jours, nouvelles folies!

MERCÉDÈS
De l’or tant que j’en puis tenir,
des diamants, des pierreries!

FRASQUITA
Le mien devient un chef fameux,
cent hommes marchent à sa suite!

MERCÉDÈS
Le mien, en croirai-je mes yeux?
Oui… il meurt!
Ah! je suis veuve et j’hérite!

FRASQUITA ET MERCÉDÈS (reprise)
Parlez encor, parlez, mes belles, etc.
(Elles recommencent à consulter les cartes.)

MERCÉDÈS
Fortune!

FRASQUITA
Amour!

CARMEN
Voyons, que j’essaie à mon tour.
(Elle se met à tourner les cartes.)
Carreau, pique… la mort!
J’ai bien lu… moi d’abord.
Ensuite lui…pour tous les deux la mort!
En vain pour éviter les réponses amères,
en vain tu mêleras;
cela ne sert à rien, les cartes
sont sincères et ne mentiront pas!
Dans le livre d’en haut
si ta page est heureuse,
mêle et coupe sans peur,
la carte sous tes doigts se tournera joyeuse,
t’annonçant le bonheur.
Mais si tu dois mourir,
si le mot redoutable
est écrit par le sort,
recommence vingt fois, la carte impitoyable
répétera: la mort!
(tournant les cartes)
Encor! encor! Toujours la mort.

FRASQUITA ET MERCÉDÈS
Parlez encor, parlez mes belles, etc.

CARMEN
Encore! le désespoir!
Toujours la mort!

FRASQUITA E MERCÉDÈS
Mischiamo! Tagliamo!
È semplice!
Tre carte qui…
Quattro là!
E ora, belle mie, parlate
del futuro, dateci qualche notizia;
diteci chi ci tradirà,
diteci chi ci amerà!
Parlate! Parlate!

FRASQUITA
Io vedo un giovane innamorato
che di più non potrebbe amarmi.

MERCÉDÈS
Il mio è molto ricco e molto vecchio,
ma parla di matrimonio.

FRASQUITA
Salgo sul suo cavallo,
e mi porta sulla montagna.

MERCÉDÈS
Nel suo castello quasi reale,
il mio mi fa vivere come una regina!

FRASQUITA
Amore all’infinito,
tutti i giorni, nuove follie!

MERCÉDÈS
Oro tanto quanto posso tenerne,
diamanti, pietre preziose!

FRASQUITA
Il mio diventa un condottiero famoso,
cento uomini marciano al suo seguito.

MERCÉDÈS
Il mio, non credo ai miei occhi!
Sì… muore!
Ah! Sono vedova e posso ereditare!

FRASQUITA E MERCÉDÈS (ripresa)
Parlate, ancora, parlate, belle mie, ecc.
(Ricominciano a consultare le carte.)

MERCÉDÈS
Fortuna!

FRASQUITA
Amore!

CARMEN
Vediamo, voglio provare a mia volta.
(Si mette a girare le carte.)
Quadri, picche… la morte!
Ho letto bene… Prima io.
Poi lui… la morte, per entrambi!
Invano per evitare le risposte amare,
invano mescolerai;
non serve a niente, le carte
sono sincere e non mentiranno!
Nel libro del cielo
se la tua pagina è felice,
mescola e taglia senza paura,
la carta sulle tue dita si girerà lieta,
annunciandoti la gioia.
Ma se devi morire,
se la parola spaventosa
è scritta dalla sorte,
anche se ricominci venti volte, la carta impietosa
ripeterà: la morte!
(girando le carte)
Ancora! Ancora! Sempre la morte.

FRASQUITA E MERCÉDÈS
Parlate ancora, parlate, belle mie, ecc.

CARMEN
Ancora! Che disperazione!
Sempre la morte!



Cheryl Kanfoush (Frasquita), Axelle Gall (Mercédès), Elena Obraztsova (Carmen)
dir: Carlos Kleiber (1978)



Elizabeth Caballero (Frasquita), Sandra Piques Eddy (Mercédès), Elina Garanča (Carmen)
dir: Yannick Nézet-Séguin (2009)