20 dicembre 2013

Don Giovanni (13) - Zerlina, la leggerezza

Scritto da Marisa

Come entra in scena Zerlina? Cantando una spensierata canzone licenziosa nel giorno delle sue nozze: “Giovinette che fate all'amore, non lasciate che passi l'età...”. Ho già fatto notare come le prime battute siano fondamentali per inquadrare ogni personaggio, e Zerlina conferma questa intuizione avanzando con tutta la grazia di una giovane donna nel momento del suo primo sbocciare all'amore e alla possibilità della sua realizzazione, come un'ape che può finalmente, all'apparire della bella stagione, inebriarsi sul fiore. È una delle apparizioni più belle, degna di avere sullo sfondo il paesaggio della Primavera di Botticelli, con il suo girotondo di Ninfe e di Grazie.



Ci potrebbe essere una vena di malinconia nella constatazione di quanto breve sia la stagione dell'amore, ma per ora l'invito è solo al piacere e alla festa. Il canto di Zerlina riecheggia “Il trionfo di Bacco e Arianna” di Lorenzo De' Medici ("Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol essere lieto sia, del doman non c'è certezza...") col suo richiamo a godere l'attimo; ma mentre per Lorenzo è solo ricorrendo a Dioniso e alla sua ebbrezza che si può scongiurare la depressione incombente di un domani che avanza col suo carico di vecchiaia e di malanni, per Zerlina siamo in un vero momento di grazia. La sua è la leggerezza di chi si affaccia alla vita senza aver ancora subito delusioni e frustrazioni e che, pur sapendo che tutto può cambiare, si abbandona allo slancio del cuore (non dell'alcol): “se nel seno vi bulica il core, il rimedio vedetelo qua...”.

Ed è proprio questa disponibilità ad accogliere quello “che bulica il core” che consegnerà Zerlina a Don Giovanni non appena egli irrompe con tutto lo spendore del suo ricco apparire e le dolci parore di lusinga, per culminare nel celebre duetto in cui assistiamo al timido tentativo di sottrarsi ad un fascino che già ha aperto la porta del cuore. Siamo davanti ad uno dei punti più sublimi dell'opera, ad una pagina di assoluto incanto, che è stata utilizzata per creare suggestioni ed inserita in tanti film (penso ad esempio al bellissimo “Il pranzo di Babette” e alla sua perduta Zerlina). È da notare come Don Giovanni, pur con una pressione incalzante, non utilizzi nessuna violenza, ma sappia magistralmente toccare le corde che intuitivamente conosce dell'animo della donna che sta corteggiando in quel momento, e qui ha immediatamente colto l'atmosfera di apertura della festa e l'eccitazione gioiosa della giovane sposa ancora libera di fantasticare una condizione da favola...


(scena da "Il pranzo di Babette")


Il disinganno che porta Donna Elvira apre immediatamente gli occhi a Zerlina ed è da qui che comincia a rivelarsi l'altro aspetto della giovane contadina: la sua capacità di leggere la realtà distinguendo i moti passeggeri del desiderio e della fastasticheria dal fondo più duraturo ed ancorato alla vita del sentimento, magari più prosaico ma più solido, che la lega a Masetto. La leggerezza permane, perché è una dote fondante del suo carattere, ma viene utilizzata per sdrammatizzare le situazioni e per recuperare il rapporto con l'inferocito marito. Quanta grazia e femminilità nel recupero che fa, offrendosi alla rabbia di Masetto (“Batti, batti, o bel Masetto...”), per condurlo in breve alla pace, capovolgendo la situazione! Siamo di fronte ad una vera e squisita arte femminile, che in realtà sempre meno donne sanno maneggiare. Invece di affrontare la situazione di petto con pianti o scenate, Zerlina intuitivamente asseconda Masetto per condurlo poi al suo vero scopo: ristabilire l'armonia tra loro e offrirgli il suo amore.

È la stessa strategia che, in modo più consapevole e articolato, vediamo utilizzare da Shahrazàd nelle "Mille e una notte", quando per interrompere la catena di delitti del sultano arrabbiato per essere stato tradito dalla moglie e che ha deciso di vendicarsi sulle altre donne facendole uccidere dopo una notte di lussuria, non lo affronta direttamente cercando di ottenere giustizia con ragionamenti o scenate, ma lo ferma irretendolo nell'incanto di fiabe così belle, che costringono il sovrano ad aspettare la prossima in un progressivo gioco di rimando della pena capitale, fino a quando, dopo mille e una notte e mille e una fiaba, l'animo del sultano è così cambiato non solo da non ricordare nemmeno l'originario proposito di vendetta, ma, ormai innamorato, da chiedere alla saggia Shahrazàd di sposarlo... Non si tratta di ipocrisia o di imbroglio, perché realmente Zerlina ha riconosciuto l'inconsistenza del suo trasporto per Don Giovanni (una specie di fastasticheria ad occhi aperti e un effimero momento di esaltazione) e ne esce più consapevole del valore di una relazione stabile con Masetto, ma ha trovato istintivamente il modo migliore e più femminile per riconquistarlo, cosa che persino lui le riconosce (“Guarda un po' come seppe questa strega sedurmi!”...)

E che dire dell'altro momento in cui vediamo Zerlina in azione, quando il malconcio Masetto torna a casa dolorante e confuso? Anche qui mette in atto un'antica e collaudata arte femminile, una vera terapia del corpo e dell'anima, accarezzandolo, anzi facendosi accarezzare fino a distrarlo dal dolore e dalla umiliazione e, consolandolo rendendolo meno geloso e vendicativo. Nell'aria “Vedrai carino...” assistiamo ad una vera lezione pratica di scioglimento del dolore e del risentimento con la “magia” dell'amore, sempre con molta grazia e leggerezza. Non fanno così anche le mamme quando danno un “bacino” al bambino appena caduto per mandare via la “bua”? Zerlina rivela qui tutta la sua saggezza istintiva, da vera popolana, cioè da donna ancora legata alla saggezza della natura e dei propri istinti, a differenza delle nobili Donna Anna e Donna Elvira, molto più difficili e complicate psicologicamente e che devono seguire altri percorsi per trovare soluzioni ai propri conflitti. Questa “saggezza” arriva con grande spontaneità e leggerezza, cosa che la musica sottolinea sempre quando si tratta di Zerlina, e viene scoperta man mano che si avanza nell'opera, così da cogliere il cambiamento da spensierata e sognatrice ragazza ingenua a donna accorta e prudente. L'avventura con Don Giovanni l'ha maturata definitivamente, consegnandole un'esperienza che non si può apprendere da nessuno e tantomeno dai libri.