6 giugno 2011

La traviata (13) - "Di Provenza il mar, il suol"

Scritto da Christian

Ancora turbato dalle strane parole che Violetta gli ha rivolto prima di uscire di casa, Alfredo viene a sapere da un domestico che la ragazza è partita con il calesse per Parigi in compagnia di Annina. Inizialmente non se ne cura, pensando che sia andata a concludere la vendita delle sue proprietà, ed è tranquillo perché sa che la governante glielo impedirà. Ma poi arriva un uomo (un "commissario", ossia colui che fa una commissione) a consegnargli un biglietto da parte di Violetta: si tratta della lettera che la ragazza gli aveva scritto, nella quale gli dice addio e gli confessa che torna a Parigi, nelle braccia – immaginiamo – del barone Douphol, il suo precedente protettore. Alfredo lancia un grido, e proprio in quel momento si ritrova di fronte a suo padre, che non si era affatto allontanato dalla villa.

In una delle più celebri arie per baritono del repertorio verdiano, Giorgio Germont supplica il figlio di dimenticare Violetta (naturalmente senza rivelargli nulla del suo precedente colloquio con la ragazza) e gli chiede di tornare con lui nella sua regione d'origine: per riuscirci, fa ricorso a tutte le armi che la retorica gli mette a disposizione, appellandosi alla religione ("Dio mi guidò"), alla patria (il "natio fulgente suol") e alla famiglia ("Il tuo vecchio genitor / tu non sai quanto soffrì"). Ma Alfredo non si lascia commuovere, anzi quasi non gli presta attenzione, disperandosi e rimuginando fra sé e sé propositi di vendetta. Respinge l'abbraccio del padre (che tenta nuovamente di convincerlo a venire con lui, assicurandogli che non gliene vuole per il suo comportamento "dissoluto", che tanti guai sta causando alla famiglia: "No, non udrai rimproveri") e decide impulsivamente di correre a Parigi, alla festa di Flora, dove è convinto di ritrovare Violetta. E qui, con un finale che non promette nulla di buono, termina la prima parte del secondo atto.

Clicca qui per il testo di "Di Provenza il mar, il suol".

GERMONT
Di Provenza il mar, il suol
chi dal cor ti cancellò?
Al natio fulgente sol
qual destino ti furò?
Oh, rammenta pur nel duol
ch'ivi gioia a te brillò;
e che pace colà sol
su te splendere ancor può.
Dio mi guidò!
Ah! il tuo vecchio genitor
tu non sai quanto soffrì.
Te lontano, di squallor
il suo tetto si coprì.
Ma se alfin ti trovo ancor,
se in me speme non fallì,
se la voce dell'onor
in te appien non ammutì,
Dio m'esaudì!

Clicca qui per il resto della scena e "No, non udrai rimproveri".

GERMONT
(abbracciandolo)
Né rispondi d'un padre all'affetto?

ALFREDO
Mille serpi divoranmi il petto.
(respingendo il padre)
Mi lasciate.

GERMONT
Lasciarti!

ALFREDO
(risoluto)
(Oh vendetta!)

GERMONT
Non più indugi; partiamo, t'affretta.

ALFREDO
(Ah, fu Douphol!)

GERMONT
M'ascolti tu?

ALFREDO
No.

GERMONT
Dunque invano trovato t'avrò!

No, non udrai rimproveri;
copriam d'oblio il passato;
l'amor che m'ha guidato,
sa tutto perdonar.
Vieni, i tuoi cari in giubilo
con me rivedi ancora:
a chi penò finora
tal gioia non negar.
Un padre ed una suora
t'affretta a consolar.

ALFREDO
(Scuotendosi, getta a caso gli occhi sulla tavola, vede la lettera di Flora)
Ah! Ell'è alla festa!
Volisi l'offesa a vendicar.
(Fugge precipitoso)

GERMONT
Che dici? Ah, ferma!
(lo insegue)




Leo Nucci


Tito Gobbi


Giorgio Zancanaro


Cornell McNeil

Gino Bechi


In campo cinematografico, citazione d'obbligo per "Ossessione" (1943), il film d'esordio di Luchino Visconti, un noir ispirato a "Il postino suona sempre due volte". In questa scena, i due amanti Gino (Massimo Girotti) e Giovanna (Clara Calamai) si ritrovano insieme mentre l'ignaro Giuseppe (Juan De Landa), il marito di lei, si esibisce in un concorso canoro intonando proprio l'aria di Giorgio Germont.