27 marzo 2012

7. Quartetto: "Sento in petto un freddo gelo"

Scritto da Daniele Ciccolo

Cari amici,

come Christian ebbe a scrivere in precedenza, ho dovuto ad un certo punto mettere da parte la stesura dei post per dedicarmi alla musica in un'altra prospettiva (ovvero: esame di pianoforte!).
Ma non è stato perso tempo, anzi: Christian stesso e Marisa hanno iniziato e portato a termine con grande successo la trattazione dell'Orfeo.
Adesso è tempo di riprendere da dove c'eravamo lasciati e tornare al capolavoro di Cimarosa.

Ricorderete certo che il matrimonio segreto (suggerito dal titolo dell'opera) è quello tra Paolino e Carolina, di diversa estrazione sociale. Vari sono gli ostacoli che si pongono innanzi alla coppia nello svelare la loro unione clandestina. Il primo l'abbiamo visto in Geronimo, il borghese padre di Carolina ed Elisetta, che vorrebbe organizzare per le figlie dei matrimoni con altrettanti nobili.
Il Conte Robinson, destinato ad Elisetta (la primogenita), è giunto in scena per la prima volta nell'ultimo post che ho scritto sull'argomento prima della mia pausa. E' proprio da qui che bisogna continuare.
Mi chiedo se chi mi ha seguito fino ad ora leggendo i post precedenti si sia fatto un'idea di quello che potrebbe accadere. Comunque si può dire sicuramente cosa non accadrà. Di certo, infatti, gli eventi non si svolgeranno (almeno per il momento) secondo le linee iniziali della trama. Voglio dire, l'opera buffa vive di sotterfugi, imprevisti, colpi di scena, avvenimenti inaspettati. Il prosieguo della storia che sto per raccontare è appunto la dimostrazione di questo.

Il Conte ha fatto il suo ingresso in scena. Ho già esaminato come il suo comportamento causi degli effetti comici davvero gustosi. A me piace pensare che quella sua entrata (nella forma particolare della "cavatina con pertichini") gli sia servita anche per "prendere tempo" e studiare l'ambiente. Ricordo, infatti, che gli sposi del matrimonio combinato ancora non si conoscono: è naturale che l'ospite cerchi di rendersi conto dove si trova e chi sarà la sua futura sposa!
Nel recitativo che precede questo brano, Geronimo si preoccupa di fare gli onori di casa mettendo a proprio agio l'illustre ospite che crede stanco a causa del viaggio. Il Conte, però, afferma la robustezza della sua costituzione fisica. Qui si evidenzia ancora una volta la durezza di orecchi di Geronimo: fortuna che Paolino avverte il nobile di parlare più forte!
Il Conte è subito chiaro: vuole avvicinarsi alla sposa per "farle un conveniente complimento" e conoscerla. Geronimo comprende che in situazioni del genere un padre può "essere di troppo", così esce di scena portandosi Paolino con sé, imponendo però alle altre due donne di stare insieme con la sposa. Questo punto è molto divertente, perché è in nesso funzionale alla situazione che si verrà a creare subito dopo. Geronimo, infatti, non specifica quale sia la figlia prescelta, ma esce di scena dicendo "la sorella e la zia stian con la sposa".
Il Conte si dirige subito verso Carolina, dimostrando in modo chiaro il suo interesse verso di lei. Ma si sbaglia e gli viene fatto notare. Come secondo tentativo il Conte si volta verso Fidalma, convinto sia lei la sposa: è un altro goffo sbaglio del nobile. Per esclusione, non resta che Elisetta. L'espressione del Conte cambia radicalmente e le tre donne se ne accorgono. Così i personaggi non possono che concentrarsi sui loro pensieri e le loro reazioni, visto che l'imbarazzo è tale che le interazioni tra di essi vengono all'improvviso a sospendersi. Ed è così che inizia il quartetto.

Clicca qui per il testo del recitativo.

GERONIMO
Certo sarete stanco, io ve lo credo,
Conte, genero amato. Ehi, da sedere!

CONTE
No, no, non dico questo:
non vo' seder. Son fresco, e son robusto,
e il correr per le poste a me non nuoce.

PAOLINO
Convien che alziate un poco più la voce.

CONTE
Con vostra permissione,
vado appresso alla sposa
per farle un conveniente complimento.

GERONIMO
Oh, servitevi pure,
ché questo, Conte mio, ci va de jure.
Ed io, che so che in tali incontri il padre
importuno diventa,
me ne andrò con Paolino
a far qualche altra cosa.
La sorella e la zia stian con la sposa.
(parte con Paolino)

CONTE
(accostandosi a Carolina)
Permettetemi dunque,
cara la mia sposina...

CAROLINA
Oh, no, signore:
sbagliate; io non sono quella.
Quella che ha tanto onore è mia sorella.

CONTE
Sbaglio?

ELISETTA
Sicuramente.

CAROLINA
Di là, di là convien che vi voltiate.

FIDALMA
Di qua, di qua.

CONTE
Signora mia, scusate.
(a Fidalma)
Voi dunque...

FIDALMA
No, signor, sbagliate ancora.

CONTE
Sbaglio ancora?

ELISETTA
Sicuro.
Ma che faccia da scherzo io mi figuro.
Quella son io che il Ciel vi diede in sorte;
quella son io, che merita l'onore
di stringervi la man, di darvi il core.

CONTE
(Diamine!) Voi la sposa?

ELISETTA
Io, sì signor, son quella,
e vi par forse ch'io...

CONTE
No... ma... scusatemi...
Voi dunque certamente?

ELISETTA
Certo.

FIDALMA
Sicuro.

CAROLINA
Indubitatamente.

CONTE
Il core m'ha ingannato,
e rimango dolente e sconsolato.


Possiamo quindi considerare l'aria che segue come di tipo riflessivo. Il testo del libretto, infatti, è interamente fra parentesi, a dimostrazione del fatto che ogni personaggio parla a se stesso.
Questo quartetto è chiaramente suddivisibile in due parti: nella prima, ciascun personaggio espone separatamente i propri pensieri per poi ricongiungersi insieme; nella seconda, invece, il testo è il medesimo e permette di chiudere la scena.
Una piccolissima nota su alcuni termini del testo del brano. L'uso delle parole "silenzio", "freddo", "gelo" non può non richiamare una famosa scena dall'analogo significato del "Barbiere di Siviglia" di Rossini.

Tra le riflessioni dei personaggi sulla situazione creatasi riporto soltanto quella del Conte, che ritengo la più importante. E' qui, infatti, che egli stesso ci svela i motivi del suo atteggiamento nel momento in cui realizza che la sposa sarà Elisetta. Robinson si rende conto che sin dalla sua entrata il suo cuore ha palpitato per Carolina: solo lei, a suo dire, può ispirargli "un dolce ardor". Si tratta chiaramente di un altro nodo che si aggiunge alla matassa di problemi che affligge la coppia clandestina. Ne seguiremo gli sviluppi nei post successivi per cercare di saperne di più e capire come ciò possa influire sulla vicenda.
Nella seconda parte, infine, i quattro personaggi alludono al fatto di vedere il cielo "non sereno": è l'idea della tempesta, metafora del turbamento interiore di ciascun personaggio legato al presentimento che le cose andranno storte.

Seguono il testo del quartetto ed alcune versioni dello stesso.

Clicca qui per il testo del brano.

CONTE
da sè
(Sento in petto un freddo gelo
che cercando mi va il cor;
sol quell'altra, giusto cielo!
può ispirarmi un dolce ardor.)

ELISETTA
da sè
(Tal sorpresa intendo appieno
cosa vuol significar;
sento in petto un rio veleno
che mi viene a lacerar.)

CAROLINA
da sè
(Freddo, freddo egli è restato,
lei confusa se ne sta.
Così un poco castigato
il suo orgoglio resterà.)

FIDALMA
da sè
(In silenzio ognun qui resta,
e so ben quel che vuol dir.
Una torbida tempesta
già mi sembra di scoprir.)

CONTE, ELISETTA, CAROLINA, FIDALMA
a 4
(Un orgasmo ho dentro il seno,
palpitando il cor mi va.
Più non veggo il ciel sereno,
più non so quel che sarà.)



Roberto Coviello, Antonella Bandelli, Carmen Gonzales, Valeria Baiano



Claudio Nicolai, Georgine Resick, Marta Szirmay, Barbara Daniels

Park Dong-Il, Oh Han Nah, Elisa Fortunati,
Oline Ortvad Hiul



Alberto Rinaldi, Arleen Augér, Julia Hamari, Julia Varady

2 commenti:

Marisa ha detto...

Bentornato! Molto interessanti queste riflessioni all'interno di un'opera buffa: danno profondità e arricchiscono l'impianto.


Daniele Ciccolo ha detto...

Grazie, sia per il bentornato che per le parole successive! Onestamente non cerco di essere esaustivo come pure siete riusciti a fare per l'Orfeo: cerco solo di dare qualche spunto in più di riflessione!
A breve conto di finire questo primo atto!