15 gennaio 2018

Rigoletto (1) - Introduzione

Scritto da Christian

Rigoletto
Melodramma in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Prima rappresentazione: Venezia (Teatro La Fenice),
11 marzo 1851

Personaggi e voci:
- Il Duca di Mantova (tenore)
- Rigoletto, suo buffone di corte (baritono)
- Gilda, figlia di lui (soprano)
- Sparafucile, bravo (basso)
- Maddalena, sorella di lui (contralto)
- Giovanna, custode di Gilda (mezzosoprano)
- Il Conte di Monterone (baritono)
- Marullo, cavaliere (baritono)
- Borsa Matteo, cortigiano (tenore)
- Il Conte di Ceprano (basso)
- La Contessa, sposa di lui (mezzosoprano)
- Usciere di corte (tenore)
- Paggio della Duchessa (mezzosoprano)
- Cavalieri, dame, paggi, alabardieri (tenori, bassi)


Prima opera della cosiddetta "trilogia popolare" di Giuseppe Verdi (le altre due sono "Il trovatore" e "La traviata"), "Rigoletto" è uno dei lavori più conosciuti e anche più importanti del compositore di Busseto. E non solo per la sua bellezza o perché in esso sono contenuti alcuni dei brani più noti dell'intero repertorio lirico (a cominciare dall'aria "La donna è mobile"), ma per il carattere rivoluzionario che riveste nello sviluppo del melodramma italiano e non solo.

Realizzato su commissione per il teatro La Fenice di Venezia e ispirato a un dramma del 1832 di Victor Hugo, "Le Roi s'amuse" ("Il re si diverte"), il libretto ebbe numerosi problemi con la censura austriaca (il Veneto, a metà ottocento, faceva ancora parte dell'impero d'Austria): in clima di restaurazione, rappresentare un re (qui il re di Francia) come un personaggio dissoluto e libertino non era considerato accettabile. D'altronde, per identico motivo, lo stesso dramma di Hugo – ritenuto anche "immorale e triviale" – era stato tolto immediatamente dalle scene. Verdi, che aveva scelto personalmente il soggetto dell'opera, e Piave, suo collaboratore di lunga data (aveva già scritto per lui i libretti di "Ernani" [anch'esso tratto da Hugo], "I due foscari", "Macbeth", "Il corsaro" e "Stiffelio"), lottarono contro la censura e accettarono il compromesso di modificare diversi particolari del dramma, in particolare spostando l'ambientazione dalla corte di Francia al ducato rinascimentale di Mantova, che ai quei tempi non esisteva più. Quello che avrebbe dovuto essere il re Francesco I divenne così un non meglio identificato "Duca di Mantova" (qualcuno ha creduto di vederci Federico II Gonzaga o il suo discendente Vincenzo I). Altri elementi controversi, invece, rimasero intatti, anche perché proprio Verdi si battè ostinatamente affinché non venissero alterati. In particolare la figura del protagonista, il buffone di corte gobbo e anziano, pur mal vista dai censori per via della sua deformità, sopravvisse fino alla versione definitiva. Come anche agli altri personaggi, gli fu però cambiato il nome: dall'originale Triboulet (o Triboletto) divenne Rigoletto (dal verbo francese rigoler, "scherzare": esisteva peraltro già una parodia del dramma di Hugo intitolata "Rigoletti, ou Le dernier des fous").

Verdi e Piave in un primo momento avevano pensato di intitolare l'opera "La maledizione". In effetti questa è il tema centrale della vicenda, che vede un buffone di corte, Rigoletto appunto, prendersi gioco dell'anziano padre di una ragazza che è stata sedotta dal libertino Duca di Mantova. L'uomo maledice entrambi. Più tardi, a cader preda delle voglie del Duca sarà la stessa figlia di Rigoletto, Gilda, che il padre teneva gelosamente rinchiusa in casa per proteggerla dal mondo esterno. Rigoletto pianificherà una tremenda vendetta, assoldando il sicario Sparafucile per uccidere il Duca: ma Gilda stessa, nonostante il padre le abbia aperto gli occhi sul carattere dissoluto del nobile, si sacrificherà per salvarlo: e così la maledizione sarà compiuta. L'intreccio di intrigo, gelosia, inganno, passione, tradimento, vendetta, amore filiale e paterno non poteva che accendere l'ispirazione di Verdi, che produsse alcune delle pagine più memorabili di tutta la sua carriera. In una lettera, scriveva che il dramma aveva un “soggetto grande, immenso, ed avvi un carattere che è una delle più grandi creazioni che vanti il teatro di tutti i paesi e di tutte le epoche”. Consapevole che l'aria "La donna è mobile" avrebbe riscosso un enorme successo, il compositore volle tenerla segreta il più a lungo possibile, proibendo al tenore che l'avrebbe cantata durante la prima rappresentazione di intonarne il motivo (o anche solo di fischiettarlo) fuori dal teatro e dalle prove. Uno dei motivi di tanta cautela, probabilmente, era anche il timore che ne circolassero trascrizioni non autorizzate prima ancora che l'opera debuttasse in scena. In ogni caso, il musicista aveva visto giusto: l'opera ebbe un immediato successo e proprio il motivo del Duca di Mantova divenne subito popolarissimo: già il mattino seguente lo si sentiva cantare in tutte le strade di Venezia.

Alla potenza drammatica della vicenda narrata si affiancano la ricchezza dell'orchestrazione e una vena melodica che sarà superata, forse, soltanto dalla successiva "Traviata". Brani come "Bella figlia dell'amore", "Questa o quella per me pari sono", "Caro nome", "Cortigiani, vil razza dannata", per citarne solo alcuni, hanno acquisito una notorietà che va ben oltre i confini della semplice melomania. Il tema musicale della maledizione (più che un leitmotiv è una sola nota, il do, che la colora solennemente come una condanna) è ricorrente e in particolare conclude con forza espressionistica il primo e il terzo atto. Strutturalmente, l'opera rappresenta l'occasione per Verdi di superare alcune convenzioni del teatro lirico italiano, con la rottura delle tradizionali barriere fra numeri cantati e recitativi e la rimozione dei concertati finali d'atto. Lo stesso Verdi la definì "rivoluzionaria", confessando di averla concepita quasi "senz'arie e senza finali, con una filza interminabile di duetti". Per molti musicologi, "Rigoletto" rappresenta dunque uno spartiacque nel campo della lirica (non a caso, cade proprio a metà dell'Ottocento, come a voler dividere – insieme al "Lohengrin" di Wagner, di pochi mesi prima – il secolo e tutto il panorama del melodramma in un prima e un dopo), un passaggio dall'epoca del "bel canto" di Rossini, Bellini e Donizetti verso quella della "opera totale" di Wagner appunto e del Verdi più maturo. Il successo dell'opera fece sì che, nel giro di pochi mesi, venisse riproposta nei teatri di tutta Italia (a volte con modifiche e censure, e persino cambi di nomi: "Viscardello", "Lionello", "Clara di Perth") e poi d'Europa. Nel ventesimo secolo, la parte del Duca di Mantova è diventata uno dei ruoli simbolo di numerosi celebri tenori (da Enrico Caruso a Luciano Pavarotti). E i critici continuano a rileggerla alla luce di aspetti sociali o politici sempre diversi ma anche sempre più attuali (l'arrgoganza del potere, la crudeltà dell'emarginazione, la subalternità femminile).


Alcune delle incisioni più celebri:















Link utili:

Articolo su Wikipedia in italiano
Articolo su Wikipedia in inglese
Libretto completo
Partitura
Saggio di Julian Budden [in pdf]
Saggio di Michele Girardi [in pdf]

2 commenti:

Pax ha detto...

Bravo! Opera meravigliosa, già pregusto i tanti video che posterai. Grazie per il bel lavoro che fai su questo sito (e, già che ci siamo, anche su quello sul cinema).


Christian ha detto...

Grazie! :)
"Rigoletto" è davvero un'opera magnifica, ci sarà tanto da dire e da mostrare.