4 ottobre 2012

La Cenerentola (3) - Dentro la fiaba/2

Scritto da Marisa

Come all'inizio della storia Cenerentola è tutt'altro che rassegnata alla sua situazione di degrado, così nella parte centrale è tutt'altro che passiva e la sua liberazione viene preparata e perseguita con determinazione e tempismo. Altro che la fanciulla dolce e remissiva, che aspetta la salvezza solo dal Principe Azzurro, cioè dall'esterno, come superficialmente si è portati a credere per giustificare la tedenza all'inerzia e alle rivendicazioni velleitarie sparse in tanta pseudoletteratura al femminile!

In Basile vediamo Zezolla che, dopo essersi assicurata l'aiuto delle Fate seguendo il consiglio di prendersi cura della pianta di dattero (ricevuta come regalo dal distratto genitore), passa decisamente all'azione quando viene a sapere dell'intenzione del Re di trovare una moglie e nelle tre serate di festa riesce abilmente con le sue sparizioni ad aumentare il desiderio di lui fino alla rivelazione finale. Anche nei fratelli Grimm Cenerentola costruisce abilmente la propria fortuna e fa di tutto per partecipare alla festa. Il nocciolo che pianta sulla tomba della madre (anche questo nato da un regalo chiesto al padre mentre le sorelle avevano chiesto vestiti e gioielli) ospita gli uccelli che l'aiuteranno ad esaudire i suoi desideri e che le daranno i consigli giusti per far crescere il desiderio del Principe.
Stiamo girando intorno ad una simbologia erotica che, iniziata come seme (dattero o nocciolo) dal rapporto edipico col padre, rapporto poi troncato e degradato dalla gelosia della madre-matrigna, cresce lentamente (il seme dà luogo ad un albero) e da lì partono le intuizioni (gli uccelli) per procurarsi un amore adulto che sostitusca quello edipico infantile.
Il problema della rivalità tra sorelle e dell'invidia raggiunge il massimo e Cenerentola riesce a scavalcare ogni ostacolo non affrontandole direttamente, ma presentandosi da sola alla festa, dopo aver fatto ricorso a tutte le sue risorse, tanto che praticamente non la riconoscono, anche se sotto sotto sì.

Nei fratelli Grimm ci sono dei passaggi che ripropongono il motivo di “Amore e Psiche”, la celebre fiaba di Apuleio inserita nell'”Asino d'oro”, che può essere letta anche come l'antecedente nobile di Cenerentola, in cui la Madre ostile, Venere, impone alla fanciulla il compito di separare un mucchio di semi e questa viene aiutata da piccoli animali soccorrevoli (formiche o uccelli). In Cenerentola la matrigna, per ritardare e ostacolare la possibilità di partecipare alla festa, getta nella cenere un sacco di legumi e le chiede di raccoglierli separandoli dalla cenere, impresa che riesce con l'aiuto dei piccoli animali, che rappresentano le qualità di discriminazione e di pazienza che Cenerentola ha coltivato nella lunga mortificazione e che ora può utilizzare a suo vantaggio.

E veniamo alla svolta finale, alla fuga con conseguente perdita della scarpetta, che permetterà il riconoscimento finale e il lieto fine. Come mai c'è bisogno di tutti questi giri, ben tre sere in cui al momento clou la fanciulla fugge e solo nell'ultima lascia una traccia?
L'opera di seduzione, che Cenerentola mette in atto nei confronti del principe ha dei tempi. La favola parla di tre sere, ma tre è un numero simbolico che indica una molteplicità. L'importante è riconoscere che non si raggiunge il proprio scopo in un momento e che anche i “colpi di fulmine” vanno poi gestiti e devono essere confermati da più incontri in cui si impara a conoscere il proprio desiderio e quello dell'altro a metterlo alla prova. Sicuramente sottrarsi, cioè non consumare immediatamente il rapporto, serve ad aumentare il mistero e il desiderio e in questo Cenerentola ha molto da insegnare a tante ragazze che invece si attaccano subito a quello che intravedono come una possibilità d'amore, ed accorciano immediatamente le distanze, pensando di avere “tutto e subito”. Spesso un rapporto, consumato subito, va rapidamente in crisi e si spezza altrettanto facilmente.
La scarpetta allude proprio ad un rapporto iniziato e non consumato, qualcosa di lasciato solo intravedere e che accende la fantasia e mantiene vivo il desiderio. La simbologia del piede giusto per la scarpa giusta è chiaramente sessuale e, dopo i preliminari, Cenerentola vuole essere sicura, prima di concedersi totalmente, del pieno riconoscimento, anche sociale, a cui la storia d'amore la può condurre.

Ingiustamente a volte Cenerentola è vista come un'arrampicatrice sociale. In lei il bisogno sia d'amore che di riconoscimento sono autentici ed anche la sua capacità d'amare e di dedizione sono autentiche, proprio perché ha saputo aspettare ed ha sofferto maturando doti di discernimento, di pazienza e la di capacità di sopportare le tensioni senza sprofondare in una sterile depressione, ma coltivando le proprie speranze e mantenendo viva una autostima che le permette di aspirare a qualcosa di più elevato e a una pienezza che le spetta.

Riguardo poi al destino della matrigna e delle sorelle, ci sono varie versioni. Quella più buonista, che anche Rossini adotta, è del perdono assoluto, anzi vediamo che Cenerentola stessa include nella sua felicità i parenti “cattivi” e li redime con la sua bontà, ma nelle altre versioni c'è un finale più consono perché ci sono delle conseguenze alla cattiveria e all'invidia, che vengono “punite” con l'esclusione o l'esilio o, come nei fratelli Grimm, con l'accecamento delle sorelle, come in una specie di contrappasso dantesco in cui l'invidia, che rende metaforicamente ciechi, si esplicita nella cecità reale.
In definitiva la fiaba parla di un processo di crescita e di superamento di una situazione di inferiorità e di carenza d'amore attraverso un difficile e lento recupero favorito da doti di intuizione e di segreta autostima, retaggio di un rapporto primario positivo fino al raggiungimento di una situazione di pienezza affettiva e di riconoscimento sociale, che sono i due elementi fondamentali per uno status adulto “felice”.

2 commenti:

giacy.nta ha detto...

Cenerentola seduttrice: bello vederla in questa chiave:)


Marisa ha detto...

La saggezza popolare ha sempre detto che chi conduce il gioco della seduzione è quasi sempre la donna. La vera abilità è continuare a far credere all'uomo che il cacciatore è lui e la ragazza è l'ingenua e candida fanciulla, che mai penserebbe a queste cose...