14 novembre 2016

Carmen (1) - Introduzione

Scritto da Christian

Carmen
Opera in quattro atti
Libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy
Musica di Georges Bizet

Prima rappresentazione: Parigi (Opéra-Comique),
3 marzo 1875

Personaggi e voci:
- Carmen (mezzosoprano), zingara
- Don José (tenore), sergente
- Escamillo (basso-baritono), toreador
- Micaëla (soprano), contadina
- Zuniga (basso), tenente
- Moralès (baritono), sergente
- Frasquita (soprano), zingara
- Mercédès (soprano), zingara
- Lillas Pastia (ruolo parlato), oste
- Il Dancairo (baritono), contrabbandiere
- Il Remendado (tenore), contrabbandiere
- Una guida (ruolo parlato)
- Coro: Soldati, giovani, popolani, sigaraie, zingare, zingari, venditori ambulanti


Andata in scena soltanto tre mesi prima della sua morte, l'ultima opera di Georges Bizet (che dunque non ebbe la possibilità di assistere all'enorme successo che, nel giro di pochi anni, avrebbe riscontrato nei teatri d'Europa e di tutto il mondo) non è soltanto uno dei titoli più celebri del repertorio lirico, ma ha il merito di aver dato la luce a un personaggio che come pochi altri ha saputo colpire l'immaginario popolare.

Etichettata di volta in volta come una figura proto-femminista (indipendente e indomabile, che rivendica la libertà di amare chi desidera) o come un Don Giovanni al femminile (che non rinnega sé stessa nemmeno di fronte alla morte), in realtà Carmen – l'orgogliosa zingara che seduce l'ingenuo soldato Don José, spingendolo a disertare (e ad abbandonare Micaëla, la sua promessa sposa), prima di lasciarlo a sua volta per il torero Escamillo, causandone la gelosia omicida – rompe una lunga tradizione del melodramma, quella secondo cui i personaggi femminili dovevano essere soltanto di due tipi: ragazze innocenti e virtuose (ovvero "buone"), o donne perfide e senza cuore (ovvero "cattive"). Carmen è invece una figura più ambigua e vitale, reale e passionale, con tutti i pregi e i difetti della vita vera, e rappresenta un diverso tipo di amore, che non segue né le regole del cuore né quelle della ragione. Se aggiungiamo che le sue vicende hanno come sfondo un milieu proletario, "amorale" e al di fuori della legge, possiamo capire perché il pubblico conservatore dell'epoca rimase inizialmente spiazzato, non accettando o non riuscendo a comprendere l'improvviso "verismo" di cui l'opera è permeata (metto il termine fra virgolette perché naturalmente questa corrente artistica era ancora da venire: ma non c'è dubbio che "Carmen" precorra la tendenza che porterà, per esempio, ai personaggi di Puccini).

Dopo la prime rappresentazioni, in effetti, le critiche furono per lo più negative e il pubblico parigino mostrò, nel migliore dei casi, indifferenza. Fu soltanto quando lo spettacolo venne messo in scena all'estero (a partire da Vienna, pochi mesi dopo la morte di Bizet) che la "Carmen" cominciò a essere riconosciuta come un'opera eccelsa. Fu ammirata in particolare da Tchaikovsky (che la definì "un capolavoro nel più completo senso della parola, una di quelle rare opere che rispecchiano le aspirazioni di un'intera generazione", con una musica "così affascinante nella sua semplicità, così piena di vitalità, così sincera"), Brahms (che, dispiaciuto di non aver potuto conoscere Bizet, affermò che "sarebbe andato fino in capo al mondo per poter abbracciare il compositore della Carmen") e persino Wagner (che al termine di una performance a Vienna, dichiarò "Grazie a Dio, finalmente qualcuno con delle idee"). A Parigi tornò in scena nel 1883, e da allora la sua fama non ha fatto altro che crescere. Non si contano, naturalmente, le riletture teatrali, musicali e cinematografiche: ma di queste parleremo in un post successivo.

L'opera era stata commissionata a Bizet dal Theatre National de l’Opéra-Comique, uno dei principali teatri lirici di Parigi. Il soggetto, scelto dallo stesso compositore, è tratto da una novella di Prosper Mérimée, pubblicata nel 1845, che Bizet aveva probabilmente letto durante il suo soggiorno a Roma (1858-60), ma ne modifica sostanzialmente storia e personaggi: in particolare, si basa soltanto sulla terza delle quattro parti in cui è divisa la novella, omettendone vari elementi, eliminando alcuni personaggi (come il marito di Carmen) e introducendone di nuovi (Micaëla) o accrescendone il ruolo (il toreador Escamillo). Il testo di Mérimée era ispirato a una vicenda di cronaca che gli era stata raccontata durante un viaggio in Spagna, nel 1830, ma l'idea di trasformare la protagonista in una zingara è farina del sacco dello scrittore, ispirato forse dal poema "Gli zingari" di Puskin (1824), che lui stesso più tardi tradurrà in francese. A realizzare il libretto dell'opera furono chiamati Henri Meilhac e Ludovic Halévy, collaboratori frequenti di Offenbach (i due si dividevano il lavoro in maniera ben precisa: Meilhac scriveva i dialoghi dei recitativi, Halévy – che fra l'altro era anche cugino della moglie di Bizet, Geneviève – si occupava dei versi dei numeri musicali). L'enorme successo dell'opera farà sì che quasi tutte le versioni e gli adattamenti successivi della storia (in particolare quelli cinematografici) si baseranno sul libretto di Meilhac e Halévy più che sul romanzo di Mérimée.

La composizione tenne occupato Bizet per quasi due anni, dal gennaio 1873 fino all'estate 1874 (con diverse interruzioni e ritardi dovuti, fra le altre cose, anche alle perplessità da parte dei vertici del teatro a proposito della natura "scandalosa" del libretto: Halévy dovette rassicurarli che la storia e i personaggi di Mérimée sarebbero stati "edulcorati"), anche se ancora nell'ottobre del 1874, durante le prove, il compositore avrebbe effettuato modifiche e alterazioni alla partitura (e persino al libretto, modificando l'ordine di alcune sequenze e riscrivendo di mano propria i versi di alcuni brani, compresa la celebre "Habanera"). Di fatto, esistono diverse versioni della partitura, nessuna delle quali "definitiva": basti pensare che quella pubblicata per la prima volta nel 1875 differisce da quella usata per la premiere. Dopo la morte di Bizet, vennero introdotte ulteriori modifiche (per esempio, l'uso di recitativi – ovvero con un accompagnamento musicale – al posto dei dialoghi che nella versione originale – come da tradizione dell'opéra comique – separavano un brano dall'altro), e tuttora i musicologi dibattono su quale sia l'edizione, se pure ne esiste una, che maggiormente rispecchia le intenzioni originali dell'autore.

La musica è ricchissima di colori, temi e melodie, alcune delle quali diventate ormai immortali (la "Habanera", la canzone del toreador). Per produrre la necessaria atmosfera spagnoleggiante, Bizet (che non aveva mai visitato la penisola iberica) si ispirò ad alcune melodie folkloristiche o che riteneva tali (in particolare, la "Habanera" è debitrice alla canzone "El Arreglito" di Sebastián Iradier) oppure al ritmo e alle strumentazioni del flamenco (come nel caso della "Seguidilla"). Ciò nonostante, l'impronta francese rimane comunque evidente ("Questa è un'opera francese, non spagnola. [...] Le influenze esterne, anche se contribuiscono indubbiamente all'atmosfera unica, rappresentano solo un piccolo ingrediente dell'intera musica", ha commentato il musicologo Winton Dean).


Alcune delle incisioni più celebri:















Link utili:

Articolo su Wikipedia in inglese
Articolo su Wikipedia in italiano
Libretto (in francese e in italiano)
Partitura

1 commenti:

Marisa ha detto...

Praticamente la prima vittima di Carmen, come "femme fatale", è proprio il suo autore, morto dopo appena tre mesi da aver congedato l'opera in modo molto controverso, e sicuramente il dolore per il flop della prima rappresentazione non è estraneo alla fine prematura. Un pò di "crepacuore" c'è sicuramente!