15 aprile 2017

Norma (16) - "Ei tornerà"

Scritto da Marisa

Mentre i guerrieri, sotto la guida di Oroveso, attendono nella sacra selva il responso divino, rassegnati già ad ascoltare il solito invito della sacerdotessa alla pace e a sospendere il momento della riscossa simulando obbedienza, Norma, in attesa dell'esito della missione che Adalgisa ha proposto per riconquistarle il cuore di Pollione, si abbandona ancora una volta alla speranza, come una ragazzina che sta aspettando la risposta alla prima lettera d'amore:

Ei tornerà. Sì.
Mia fidanza è posta in Adalgisa.
Ei tornerà pentito,
Supplichevole, amante.
Oh! A tal pensiero
Sparisce il nuvol nero
Che mi premea la fronte,
E il sol m'arride
Come del primo amore ai dì,
Ai dì felici.
Quale ingenuità! Ma del resto non siamo sempre pronti ad illuderci, quando desideriamo fortemente qualcosa? La speranza “ultima dea” fugge solo i sepolcri, dice il poeta, e ciò comporta che, finché viviamo, siamo sempre pronti a riattivare le speranze, anche le più improbabili, affinché tutto vada secondo i nostri desideri. E quindi non meravigliamoci se vediamo Norma, una donna così potente, orgogliosa ed esperta, credere che l'amato possa tornare da lei come “ai dì felici del primo amore”.

Anche chi si professa “pessimista”, appena può, indulge nella speranza che a volte sfocia persino nella più smaccata credulità, quando si tratta di cosa che stia veramente “a cuore”. Il “Non mi faccio illusioni” è spesso una facciata che nasconde una straziante richiesta: “Ditemi che non è vero, che posso ancora sperare!”. Da recenti studi di neuroscenziati emerge che la nostra autostima e il benessere psichico sono proprio basati sulla capacità di “autoilludersi”, una sopravvalutazione del lato positivo della vita e di sé stessi affidata a precisi circuiti neuronali. Coloro che hanno tali circuiti più labili sono più facilmente inclini alle depressioni... Come sopportare la vita altrimenti? Nietzsche affermava che l'uomo può reggere solo una piccola parte di verità. E ci vuole senza dubbio un forte allenamento (anni di meditazione, per esempio) per guardare serenamente la realtà, con i suoi lati sia positivi che negativi (che a volte sono decisamente più numerosi e persino catastrofici!).

L'illusione di Norma cade presto. Clotilde la informa che Adalgisa non è riuscita a persuadere Pollione a ritornare da lei, anzi il proconsole è deciso a non rinunciare alla ragazza ed è pronto persino a rapirla, sottraendola all'altare, pur di averla! Nella donna si riaccende immediatamente il furore, e anche l'amicizia con Adalgisa è ormai messa in discussione. Norma si pente di aver ceduto, aprendosi alla fiducia, e rapidamente passa all'auto-rimprovero (“Come ho potuto fidarmi di lei?”). La sua sensibilità femminile è acuita dal sospetto, immagina che una fanciulla piangente abbia ancora più fascino davanti ad un uomo maturo come Pollione e che Adalgisa abbia persino giocato su questo, ingannandola. Il suo vero scopo era quello di far crescere ancora di più il desiderio dell'uomo: ”Ed io fidarmi di lei dovea? / Di mano uscirmi, / e bella del suo dolore, / presentarsi all'empio ella tramava”.

Il sospetto di Norma non è del tutto paranoico, perché nella sua passione così dominante e duratura non può immaginare che Adalgisa si sia veramente già staccata dal desiderio di vivere l'amore e che possa muoversi solo guidata dal nuovo sentimento di amicizia. In realtà sappiamo che il più delle volte è proprio così: dietro l'amicizia fra due donne prevale la lotta per conquistare l'uomo, e spesso l'amicizia si trasforma in rivalità sentimentale e delusione (“Chi l'avrebbe mai detto? Era la mia migliore amica!”). Proprio per queste ambiguità e debolezze del cuore l'amicizia femminile è spesso messa in discussione: ogni amica può diventare una rivale... Questo era più grave quando l'unico modo di realizzarsi per una donna era il matrimonio (indissolubile!), e quindi la lotta per accaparrarsi il “partito migliore” e il controllo per non farselo “soffiare” dalle amiche era costante. Non che ora si sia diventati migliori, ma la maggiore libertà da parte delle donne permette una maggiore spregiudicatezza e magari, lungi da farne una tragedia, ci si consola prima (sempre quando non si sprofondi in una crisi abbandonica grave), cercando un altro amore o intensificando gli interessi lavorativi o altro. Anzi, proprio l'amicizia (ovviamente non con quella che ci ha soffiato il fidanzato o il marito!) può diventare il supporto più valido per attraversare la crisi.

Ma ora, non appena Clotilde informa Norma che Adalgisa, dopo il fallimento della sua missione, si sottrae in tutti i modi alle avances di Pollione e si rifugia presso l'altare (dove peraltro non è affatto al sicuro, perché proprio da lì il proconsole minaccia di rapirla!), la rabbia e il desiderio di vendetta di Norma si scatenano sulla testa del traditore: “Troppo il fellon presume. / Lo previen mia vendetta, / e qui di sangue roman, / scorreran torrenti”. Il passaggio dall'amore all'odio nel cuore di Norma è immediato (come abbiamo già visto in precedenza), ma non è detto che questa volta sia irreversibile (non lo era stato nemmeno prima). Tutta l'opera si regge sulle tempeste interiori della protagonista. Non che si possa parlare di volubilità, anzi: proprio il radicamento profondo della passione ne spiega i mutamenti. È un vento impetuoso che può cambiare direzione ma non cessare, un fuoco che può scaldare o distruggere ma non spegnersi. Ma ora, dopo la seconda grande disillusione e frustrazione, Norma è decisa a utilizzare il potere sacerdotale per la vendetta che il suo popolo aspetta e che diventa adesso anche la sua personale vendetta.

Clicca qui per il testo.

(Tempio d'Irminsul. Da un lato, l'ara dei Druidi.)

NORMA
Ei tornerà.
Sì. Mia fidanza è posta in Adalgisa.
Ei tornerà pentito,
Supplichevole, amante.
Oh! A tal pensiero
Sparisce il nuvol nero
Che mi premea la fronte,
E il sol m'arride
Come del primo amore ai dì,
Ai dì felici.
(Entra Clotilde)
Clotilde!

CLOTILDE
O Norma! Uopo è d'ardir.

NORMA
Che dici?

CLOTILDE
Lassa!

NORMA
Favella. Favella.

CLOTILDE
Indarno parlò Adalgisa, e pianse.

NORMA
Ed io fidarmi di lei dovea?
Di mano uscirmi,
E bella del suo dolore,
Presentarsi all'empio ella tramava.

CLOTILDE
Ella ritorna al tempio.
Triste, dolente,
Implora di profferir suoi voti.

NORMA
Ed egli?

CLOTILDE
Ed egli rapirla giura
Anco all'altar del Nume.

NORMA
Troppo il fellon presume.
Lo previen mia vendetta,
E qui di sangue, sangue roman,
Scorreran torrenti.

(Norma corre all'altare e batte tre volte lo scudo d'Irminsul.)




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