27 maggio 2011

La traviata (11) - "Dite alla giovine"

Scritto da Christian

Violetta ha dunque accettato di farsi da parte per il bene della famiglia di Alfredo, come richiestole da Giorgio Germont, rinunciando alla propria felicità e riscattando così il proprio passato "indegno" in favore di un'altra fanciulla, "pura come un angelo" (personaggio che peraltro nell'opera non comparirà e di cui non sapremo nemmeno il nome). E tutto questo avverrà alla completa insaputa di Alfredo. Nell'aria "Dite alla giovine", flebile e dolcissima, spiega al padre del suo amato che questa rinuncia la porterà alla morte: Germont, pur consapevole di averle chiesto un grande sacrificio, la esorta invece – non senza ipocrisia – a continuare a vivere e le assicura che il cielo la ricompenserà: addirittura la abbraccia come una figlia (com'è cambiato il suo atteggiamento rispetto a quello che aveva quando era entrato in casa!). Prima di andarsene, l'uomo le suggerisce di dire semplicemente ad Alfredo che non lo ama più, ma Violetta sa bene che questo non sarebbe sufficiente. La soluzione è diversa: accetterà l'invito dell'amica Flora di tornare a Parigi per una nuova festa, fingendo di ricadere nelle tentazioni della vita mondana e dissoluta che aveva abbandonato. Ma non rivela questa sua decisione a Germont, pregandolo soltanto di rivelare la verità ad Alfredo quando tutto sarà finito, in modo che sappia, anche se in ritardo, che lei lo ha davvero amato ("Morrò! La mia memoria / non fia ch'ei maledica").

Clicca qui per il testo di "Dite alla giovine".

VIOLETTA
Ah!
Dite alla giovine
sì bella e pura
ch'avvi una vittima
della sventura,
cui resta un unico
raggio di bene
che a lei il sacrifica
e che morrà!

GERMONT
Piangi, o misera!
Supremo, il veggo,
è il sacrifizio
ch'ora ti chieggo.
Sento nell'anima
già le tue pene;
coraggio e il nobile
cor vincerà.

Clicca qui per il testo di "Morrò! La mia memoria".

VIOLETTA
Morrò! La mia memoria
non fia ch'ei maledica,
se le mie pene orribili
vi sia chi almen gli dica.

GERMONT
No, generosa, vivere,
e lieta voi dovrete,
mercè di queste lagrime
dal cielo un giorno avrete.

VIOLETTA
Conosca il sacrifizio
ch'io consumai d'amor,
che sarà suo fin l'ultimo
sospiro del mio cor.

GERMONT
Premiato il sacrifizio
sarà del vostro amor;
d'un opra così nobile
sarete fiera allor.


Maria Callas, Ugo Savarese


Anna Moffo, Robert Merrill


Mirella Freni, Sesto Bruscantini


Angela Gheorghiu, Leo Nucci


Renée Fleming, Dmitri Hvorostovsky

Anna Netrebko, Thomas Hampson


Il duetto fra Violetta e Germont è una delle parti dell'opera che furono maggiormente rivisitate da Verdi dopo il "fiasco" della prima rappresentazione del 1853 (al riguardo, c'è da precisare che recentemente molti storici e musicologi hanno voluto ridimensionare la portata di questo insuccesso, attribuendolo più a una percezione dello stesso Verdi che a una reale insoddisfazione del pubblico; pubblico che, è vero, rimase un po' freddo e non gradì particolarmente l'interpretazione dei cantanti, soprattutto del baritono e del tenore, ma apprezzò comunque l'opera e la musica del compositore).