23 febbraio 2012

L'Orfeo (4) - Atto I

Scritto da Christian


Prologo e Primo atto (direttore: René Jacobs – La Musica: Juanita Lascarro – Orfeo: Simon Keenlyside)


L'intero primo atto (così come la prima metà del secondo) è occupato dai festeggiamenti dei pastori e delle ninfe per l'imminente matrimonio fra Orfeo ed Euridice: di fatto, è una successione ininterrotta di cori di giubilo, di canti e di danze. L'apertura – subito dopo la toccata e il prologo dedicato alla Musica – è affidata a un'aria con da capo di un pastore ("In questo lieto e fortunato giorno") che invita i suoi compagni a rallegrarsi insieme a lui per le nozze di Orfeo. Due cori (il solenne "Vieni Imeneo" e il più gioviale "Lasciate i monti") vengono intonati – e poi ripetuti in ordine inverso – prima e dopo la sezione centrale dell'atto, in cui lo stesso Orfeo canta il proprio amore per Euridice, in quella che è quasi una sorta di preghiera agli astri ("Rosa del ciel", una delle arie più famose dell'opera). Dopo una breve risposta di Euridice ("Io non dirò qual sia / nel tuo gioir, Orfeo, la gioia mia"), i due sposi escono di scena per recarsi al tempio. I pastori proseguono i loro idillio con un ringraziamento al cielo ("Ma se il nostro gioir dal ciel deriva"), completo di triplice ritornello, che precede il coro che conclude l'atto ("Ecco Orfeo").

Una nota sugli allestimenti che vi propongo attraverso i filmati: in apertura di ciascuno dei post dedicati ai cinque atti ho scelto di pubblicare i video della versione diretta da René Jacobs con le coreografie di Trisha Brown; non perché la ritenga la migliore, ma perché è l'unica con i sottotitoli (che rendono più facile seguire il canto durante il primo ascolto) nonché l'unica che non "spezza" gli atti in più video. Subito sotto troverete invece le clip delle versioni di Jordi Savall (messa in scena al Gran Teatre del Liceu di Barcellona, con scenografie e costumi più tradizionali) e di Nikolaus Harnoncourt (con la regia di Jean-Pierre Ponnelle e un allestimento ricco di riferimenti rinascimentali all'epoca di Monteverdi e dei Gonzaga). Oltre a queste tre versioni complete, inserirò alcuni filmati di singoli brani e arie tratte da altre produzioni o incisioni.

Clicca qui per il testo del primo atto.

PASTORE II
In questo lieto e fortunato giorno
ch'ha posto fine a gli amorosi affanni
del nostro semideo, cantiam, pastori,
in sì soavi accenti
che sian degni d'Orfeo nostri concenti.

Oggi fatta è pietosa
l'alma già sì sdegnosa
de la bella Euridice;
oggi fatto è felice
Orfeo nel sen di lei, per cui già tanto
per queste selve ha sospirato, e pianto.

Dunque in sì lieto e fortunato giorno
ch'ha posto fine a gli amorosi affanni
del nostro semideo, cantiam, pastori,
in sì soavi accenti
che sian degni d'Orfeo nostri concenti.

CORO DI NINFE E PASTORI
Vieni, Imeneo, deh vieni,
e la tua face ardente
sia quasi un sol nascente
ch'apporti a questi amanti i dì sereni
e lunge omai disgombre
de gli affanni e del duol gli orrori e l'ombre.

NINFA
Muse, onor di Parnasso, amor del cielo
gentil conforto a sconsolato core,
vostre cetre sonore
squarcino d'ogni nube il fosco velo;
e mentre oggi propizio al nostro Orfeo
invochiam Imeneo
su ben temprate corde,
sia il vostro canto al nostro suon concorde.

CORO DI NINFE E PASTORI
Lasciate i monti, lasciate i fonti,
ninfe vezzose e liete,
e in questi prati a i balli usati
vago il bel piè rendete.
Qui miri il sole vostre carole
più vaghe assai di quelle
ond'a la luna la notte bruna
danzan in ciel le stelle.

Ritornello

Lasciate i monti, lasciate i fonti,
ninfe vezzose e liete,
e in questi prati a i balli usati
vago il bel piè rendete.
Poi di bei fiori per voi s'onori
di questi amanti il crine,
c'or dei martiri dei lor desiri
godon beati al fine.

Ritornello

PASTORE I
Ma tu, gentil cantor, s'a' tuoi lamenti
già festi lagrimar queste campagne,
perch'or al suon de la famosa cetra
non fai teco gioir le valli e i poggi?
Sia testimon del core
qualche lieta canzon che detti Amore.

ORFEO
Rosa del ciel, vita del mondo,
e degna prole di lui che l'universo affrena,
Sol, che 'l tutto circondi e 'l tutto miri,
da gli stellanti giri, dimmi:
vedesti mai di me più lieto e fortunato amante?
Fu ben felice il giorno, mio ben, che pria ti vidi,
e più felice l'ora che per te sospirai,
poiché al mio sospirar tu sospirasti;
felicissimo il punto che la candida mano,
pegno di pura fede, a me porgesti.
Se tanti cori avessi quant'occhi ha il cielo eterno
e quante chiome han questi colli ameni il verde maggio,
tutti colmi sarieno e traboccanti
di quel piacere ch'oggi mi fa contento.

EURIDICE
Io non dirò qual sia
nel tuo gioir, Orfeo, la gioia mia,
ché non ho meco il core,
ma teco stassi in compagnia d'Amore;
chiedilo dunque a lui s'intender brami
quanto lieta gioisca e quanto t'ami.

CORO DI NINFE E PASTORI
Lasciate i monti, lasciate i fonti,
ninfe vezzose e liete,
e in questi prati a i balli usati
vago il bel piè rendete.
Qui miri il sole vostre carole
più vaghe assai di quelle
ond'a la luna la notte bruna
danzan in ciel le stelle.

Ritornello

CORO DI NINFE E PASTORI
Vieni, Imeneo, deh vieni,
e la tua face ardente
sia quasi un sol nascente
ch'apporti a questi amanti i dì sereni
e lunge omai disgombre
de gli affanni e del duol gli orrori e l'ombre.

PASTORE II
Ma s'il nostro gioir dal ciel deriva,
com'è dal ciel ciò che quaggiù s'incontra,
giusto è ben che divoti
gli offriam incensi e voti.
Dunque al tempio ciascun rivolga i passi
a pregar lui ne la cui destra è il mondo,
che lungamente il nostro ben conservi.

Ritornello

PASTORI II E III
Alcun non sia che disperato in preda
si doni al duol, benché talor n'assaglia
possente sì che la nostra vita inforsa.

Ritornello

NINFA, PASTORI I E IV
Che poi, ché nembo rio, gravido il seno
d'atra tempesta inorridito ha il mondo,
dispiega il sol più chiaro i rai lucenti.

Ritornello

PASTORI II E III
E dopo l'aspro gel del verno ignudo
veste di fior la primavera i campi.

CORO DI NINFE E PASTORI
Ecco Orfeo, cui pur dianzi
furon cibo i sospir, bevanda il pianto.
Oggi felice è tanto
che nulla è più che da bramar gli avanzi.


Imeneo (o Imene) era, sempre nella mitologia greca, il protettore dei matrimoni: in alcune versioni è considerato il figlio di Dioniso, in altre di Apollo.


direttore: Jordi Savall – Orfeo: Furio Zanasi



direttore: Nikolaus Harnoncourt – Orfeo: Philippe Huttenlocher



"Lasciate i monti" (dir: John Eliot Gardiner)


"Rosa del ciel" (Mirko Guadagnini)


"Rosa del ciel" (Vittorio Prato)

"Rosa del ciel" (Tito Gobbi)

2 commenti:

Marisa ha detto...

Che Imeneo sia considerato figlio di Apollo o di Dioniso quasi idifferentemente è molto importante perchè indica già il profondo rapporto, la quasi identità tra questi due dei, che nella nostra coscienza occidentale si sono poi differenziati sempre più fino a sembrare opposti non conciliabili. Ma di questo parleremo nel post sui misteri orfici, perchè sono proprio gli insegnamenti esoterici di Orfeo che costituiscono il vero centro della loro profonda corrispondenza.
Che Imeneo (il legame amoroso attraverso le nozze) abbia la doppia discendenza (da Apollo e da Dioniso) indica come la relazione per eccellenza, quella amorosa appartenga a tutti e due gli aspetti rappresentati dalle due divinità: il coinvolgimento estatico e fusionale di Dioniso e la distanza a volte serena, a volte ostile e distruttiva di Apollo ( la lira e l'arco). Che cos'è infatti la relazione se non un difficile equilibrio e un'alternanza tra questi due aspetti?


Christian ha detto...

In effetti proprio Apollo e Dioniso – ben prima che Nietzsche, ne "La nascita della tragedia", li mettesse in contrapposizione – rappresentano i due aspetti dell'uomo (ragione e istinto, ordine e caos) di cui bisogna fare una sintesi per raggiungere il giusto equilibrio, nell'arte come nella vita. La stessa opera di Monteverdi, curiosamente, ha due finali distinti e alternativi: uno "apollineo" (quello usualmente rappresentato, con Apollo che porta Orfeo in cielo con sé) e uno "dionisiaco" (quello andato in scena nella "prima" del 1607, con le Baccanti che lo smembrano).