
La Regina della Notte, dopo Papageno, è il personaggio più caratteristico e popolare del "Flauto Magico". Merito non solo delle suggestioni della sua figura, a partire da questo nome così evocativo, Königin der Nacht (regna davvero sulla notte? è dunque più una divinità che una reale sovrana?), ma anche delle due arie che Mozart le dedica, una per ciascun atto, brani meravigliosi, virtuosistici e tremendamente difficili, che non lasciano indifferente nemmeno lo spettatore più a digiuno di musica lirica. Se nella seconda e più celebre, "Der Hölle Rache", la Regina si rivolge con ira e furore alla figlia Pamina, mostrando il suo lato oscuro e vendicativo, questa prima uscita sulla scena è invece indirizzata a Tamino, l'altro suo aspirante "erede" ("mein lieber Sohn", ovvero "mio caro figlio", è il modo in cui gli si rivolge), al quale si mostra invece fragile, compassionevole e colma di amore materno. Almeno all'apparenza, perché il suo arrivo in scena è in realtà accompagnato da tuoni minacciosi (il libretto specifica "un violento, impressionante accordo di note"), tanto che la Regina deve subito rassicurare Tamino ("O zittre nicht", "Non tremare"), e che lasciano intendere il carattere oscuro e pericoloso del personaggio, anche se finora è stato presentato in chiave positiva. Per questi motivi, il mutamento di ruolo nel secondo atto (quando diventerà l'antagonista) non sarà così imprevisto o campato per aria come molti critici del libretto spesso insinuano.
Una delle specialità del teatro popolare di Schikaneder, d'altronde, era proprio l'utilizzo di macchinari ed effetti speciali per stupire il pubblico. Ne abbiamo già un avuto esempio nella prima scena dell'opera, con il mostruoso serpente. Ed è quello che avviene anche in questa occasione: l'apparizione di Astrifiammante non è quella di una comune mortale: essa è una forza della natura, e come tale deve essere presentata. Le didascalie recitano: "I monti si squarciano e la scena si trasforma in una splendida sala. La Regina siede su un trono, adornato di stelle trasparenti". Il bozzetto del pittore e architetto Karl Friedrich Schinkel per un allestimento del 1815 è particolarmente celebre in tal senso.

Con un'introduzione orchestrale dai toni drammatici e "sinistri", che Mozart intendeva far corrispondere "all'effetto visivo della terrificante apparizione della Regina", l'aria deriva stilisticamente da quelle dell'opera seria italiana più che dal Singspiel tedesco: eppure è dotata di un'immediatezza e una semplicità che non possono non emozionare anche orecchie meno abituate a quei rigidi stilemi. Si comincia con una sorta di recitativo (in si bemolle maggiore), in cui la Regina si rivolge teneramente a Tamino, chiedendogli conforto. Segue una parte più lenta e lamentosa, in sol minore, nella quale viene rievocato il rapimento di Pamina da parte di "un essere malvagio" ("Ein Bösewicht"), contro il quale la stessa Astrifiammante non ha potuto far nulla ("Denn meine Hilfe war zu schwach", "il mio aiuto era troppo debole"). Ma a colpire, naturalmente, è soprattutto la coloratura finale, quella in cui la Regina riacquista improvvisamente fierezza e baldanza per invitare Tamino ad andare al salvataggio della principessa ("Du, du, du wirst sie zu befreien gehen", "Tu andrai a liberarla").
L'aria formale in due parti rivela l'ambiguità del carattere della Regina, perché il larghetto d'apertura è un lamento commovente, mentre l'allegro ha uno scintillio di ghiaccio che ci dovrebbe preparare alla sua manifesta malevolenza nell'Atto II. La coloratura è stranamente inumana sia nella sua rigidità sia nelle altezze vertiginose (fino al fa del soprano nell'ottava alta) a cui ascende. Questo, insieme con l'aria della Regina della notte dell'Atto II, è l'uso della coloratura più drammatico in tutte le opere di Mozart e, saremmo tentati di dire, di chiunque altro.Mozart scrisse le arie della Regina della Notte avendo ben in mente chi ne sarebbe stato il primo interprete, ovvero sua cognata Josepha Hofer (la sorella maggiore di sua moglie Constanze). Hofer era nota per la sua tessitura vocale, ed era dunque in grado di eseguire brani molto impegnativi e che da allora sono diventati veri banchi di prova per molti soprano. Ne parleremo magari più in dettaglio quando ci occuperemo della seconda aria, ma vale la pena segnalare come l'intenzione del compositore non era soltanto quella di mettere in mostra le capacità virtuosistiche dell'interprete, ma di presentare la ricchezza di sfumature (e le contraddizioni) del personaggio della Regina della Notte, che si presenta al tempo stesso potente e debole, terribile e compassionevole, dominatrice ed afflitta. Se la descrizione del rapimento è quasi commovente, con la disperata lotta di Pamina e della stessa Astrifiammante accompagnata dalla "qualità elegiaca" di oboi, fagotti e viole, la conclusione ci comunica invece la grandiosità e la forza del personaggio: in Mozart, infatti, la coloratura è spesso sinonimo di fiera risoluzione, come anche nei casi di Fiordiligi e Donna Anna. A questo aggiungiamo quando già detto: la Regina della Notte non è un personaggio come gli altri, è una forza della natura, e dunque anche il suo canto deve distinguersi per un livello di difficoltà "ultraterreno".(Charles Osborne)

"So sei sie dann auf ewig dein" ("Allora sarà tua per sempre"):
la parola "dann" viene prolungata per ben 13 battute e una trentina di secondi!
Concludo facendo notare come in questa scena non ci sia un vero dialogo fra la Regina e Tamino. Il principe è forse troppo scosso e impressionato per rivolgere alla sovrana anche una sola parola. A parlare è dunque soltanto lei. E quando se ne va, terminata l'aria e affidato l'incarico, l'intera scena ritorna alla sua forma precedente, mentre Tamino resta a interrogarsi sulla meraviglia cui ha appena assistito.
Clicca qui per il testo di "O zittre nicht, mein lieber Sohn".
KÖNIGIN O zittre nicht, mein lieber Sohn, Du bist unschuldig, weise, fromm - Ein Jüngling so wie du, vermag am besten, Dies tiefbetrübte Mutterherz zu trösten. Zum Leiden bin ich auserkoren, Denn meine Tochter fehlet mir -. Durch sie ging all mein Glück verloren: Ein Bösewicht entfloh mit ihr. Noch seh’ ich ihr Zittern Mit bangem Erschüttern, Ihr ängstliches Beben, Ihr schüchternes Streben. Ich mußte sie mir rauben sehen, Ach, helft! - war alles, was sie sprach Allein vergebens war ihr Flehen, Denn meine Hilfe war zu schwach. Du wirst sie zu befreien gehen, Du wirst der Tochter Retter sein! Und werd’ ich dich als Sieger sehen, So sei sie dann auf ewig dein. |
REGINA O non tremar, mio caro figliolo, Tu sei puro, saggio, devoto Un giovane come te saprà al meglio Confortar questo cuor materno afflitto. Al dolore sono stata eletta, Da che la mia figliola mi è lontana -. Con lei se n’è andata ogni mia felicità: Un malvagio fuggì portandola via. Ancora vedo il suo tremare D’impressionante terrore, I suoi palpiti impauriti, I suoi sforzi atterriti. Dovevo vedermela rapire, Ah, aiutatemi! - è tutto ciò che disse Ma inutile fu il suo supplicare, Poiché il mio aiuto era troppo debole. Tu andrai a liberarla, Tu sarai il salvatore di mia figlia E se ti rivedrò trionfatore, Allora lei sarà tua per sempre. |
Diana Damrau (2003)
Luciana Serra (1991)
Natalie Dessay (1994)
Sabine Devieilhe (2013)
Désirée Rancatore (2001)
Cristina Deutekom (1968) | Sumi Jo (1990) |
confronto fra 20 diversi soprano nella coloratura finale

Non appena Papageno comincia a prendersi il merito di aver sconfitto il grande serpente, fanno ritorno le Tre Dame che lo puniscono per le sue bugie, chiudendogli la bocca con un lucchetto d'oro (dopo avergli propinato acqua e pietre, al posto di vino e pan di zucchero, in cambio degli uccelli che ha catturato). Spiegano poi a Tamino di essere le damigelle della Regina della Notte, di averlo salvato loro dal mostro, e di dovergli consegnare, da parte della loro sovrana, il ritratto della figlia di lei, Pamina. Di fronte alla bellezza del volto nel ritratto, il principe si perde nella sua contemplazione.
Preceduto dal suono della sua siringa (o
Papageno è senza dubbio il personaggio più "popolare" dell'opera, in tutti i sensi. Non solo perché è di fatto, e immancabilmente, il preferito dal pubblico, che si tratti di spettatori grandi o piccini che si accostano magari per la prima volta al "Flauto magico", grazie al suo carattere naturale e schietto, ai suoi modi comici, alla sua umanità, ai suoi "difetti", tutte caratteristiche che rendono molto più facile entrare in sintonia con lui piuttosto che con personaggi nobili, eroici o elevati come Tamino o Sarastro. Ma anche (e soprattutto) perché Papageno è il rappresentante dell'uomo comune, un personaggio "semplice" che si preoccupa prima di tutto dei propri bisogni primari, e che non è interessato all'elevazione spirituale, almeno non nei termini che gli vengono proposti dai sacerdoti del Tempio della Saggezza. Già in questo primo brano ci chiarisce qual è la sua massima aspirazione: trovare una brava ragazza che gli faccia da moglie ("Si addormenterebbe al mio fianco, e io la cullerei come un bambino": la dimensione è più infantile che sessuale). A lui tocca, nel corso dell'opera, offrire il punto di vista di chi non desidera essere coinvolto nell'avventura ma soltanto assistervi, magari da lontano. Ha certo un buon cuore, e sarà premiato per questo, ma gli mancano l'indole o le stimmate dell'eroe. Il personaggio si iscrive forse nel solco di una figura contadina tipica del teatro popolare viennese, ovvero l'
[Papageno è colui] che con la sua semplicità umana dà la misura della irrealtà fiabesca degli altri personaggi. Papageno è il buffo della compagnia, ma è buffo in quanto è stolido, semplice, primitivo, materialista, in un ambiente che ha per pareti la magìa e per soffitto il cielo: là dove tutti si agitano per grossi problemoni, quali la conservazione o la conquista di domini spirituali, Papageno è l'unico che si preoccupa di mangiare e di bere, l'unico che si permette di avere paura, l'unico che dice le bugie, l'unico che cerca di tornare al beato punto di partenza della perfetta quiete. Fra le arie piene di significati e le profonde enunciazioni dei sacerdoti, Papageno lancia le sue canzonette popolaresche, introduce il suo spirito musicale, che potremmo dire realistico, nei concertati spiritualissimi con le damigelle e con gli altri fantastici personaggi del dramma. Idea fissa di Papageno è la ricerca della compagna, della Papagena: e quando finalmente questa gli appare l'esplosione di gioia è proiettata nel futuro della figliolanza; personaggio umano anche per questo, là dove non sappiamo immaginare la prole che potrà nascere dalle ufficialissime nozze di Tamino con Pamina nel tempio del sole.



A fianco delle tre opere "italiane" composte sui libretti di Lorenzo Da Ponte ("Le nozze di Figaro", "Don Giovanni" e "Così fan tutte"), "Il flauto magico" è considerato il capolavoro operistico di
In ogni caso, il contesto in cui nacque "Die Zauberflöte" è molto diverso da quello dei lavori precedenti. Realizzato per conto dell'amico e impresario
Mozart aveva conosciuto Schikaneder già nel 1780, quando questi era passato per Salisburgo con la sua compagnia teatrale in tournée. E lo aveva ritrovato a Vienna, dove dal 1789 aveva preso in gestione il teatro Auf der Wieden. Fra i membri della troupe spiccava il tenore e compositore Benedikt Schack, grande amico di Mozart (sarà anche il primo Tamino). Tramite lui, Amadeus cominciò a frequentare sempre di più il teatro, la cui atmosfera popolaresca e giocosa, così distante da quella di corte, gli piaceva molto, al punto da contribuire occasionalmente alle sue rappresentazioni (nel 1790 scrisse per esempio un duetto per l'opera collaborativa "La pietra filosofale", una favola che per molti versi anticipa proprio "Il flauto magico"). Si trattava di spettacoli dove "si mescolavano elementi popolari come le «macchine» teatrali, la comicità dialettale e naturalmente la musica. Vi si raccoglievano gli ultimi rivoli di una tradizione molto antica, risalente al secolo precedente, in cui le «macchine» avevano costituito una meraviglia del teatro barocco" (Claudio Casini). I maggiori successi di Schikaneder furono del resto "quei lavori teatrali nei quali poté spiegare effetti scenici grandiosi, sia facendo appello attraverso i suoi attori e attrici alle reazioni emotive del pubblico, di cui immediatamente e ovunque indovinava i desideri, sia anche con l'uso dei più svariati macchinari, di giochi di luce, fuochi d'artificio, effetti sonori" (Wolfgang Hildesheimer).
Quando Schikaneder propose a Mozart di comporre per lui una "Zauberoper" (opera magica), inserì nel libretto suggestioni provenienti dalle fonti più disparate, spesso senza badare troppo alla coerenza dell'insieme: dal legame fra i misteri egizi e i rituali di iniziazione alla massoneria, alle citazioni dalle molte opere a carattere favolistico che aveva già portato in scena (su tutti "Oberon" di Paul Wranitzky, il cui libretto di Karl Ludwig Giesecke – in realtà plagiato da quello di Friederike Sophie Seyler – era tratto da un poema del massone
Commissionata probabilmente nel maggio del 1791, l'opera venne composta durante l'estate. Molte parti furono scritte su misura per quelli che ne sarebbero stati i primi interpreti: in particolare Schikaneder per Papageno, uno ruolo comico e non particolarmente impegnativo, e Josepha Hofer, cognata del compositore (era la sorella di sua moglie Constanze), per la Regina della Notte, una parte difficile che richiedeva grande agilità ed estensione vocale. Si spiega così anche la forte differenza stilistica e strutturale fra i diversi brani al suo interno.
Il 30 settembre lo stesso Mozart ne diresse la prima rappresentazione: il successo di pubblico fu subito notevolissimo, tanto che nei mesi successivi l'opera rimase in cartellone praticamente ogni sera. Dopo la replica del 7 ottobre, alla quale aveva assistito da un palco, Mozart scrisse a Constanze: «Sono appena ritornato dall'opera, che era piena come sempre. [...] Ma quello che mi dà più piacere è l'approvazione silenziosa. Si può vedere come quest'opera venga sempre più apprezzata».
Molti dei brani più celebri dell'opera sono noti anche al grande pubblico. Chi non ha mai sentito la virtuosistica aria "Der Hölle Rache" della Regina della Notte, o il duetto "Pa-Pa-Pa-Pa" fra Papageno e Papagena, utilizzati frequentemente anche in pubblicità? Inoltre, essendo l'ambientazione dell'opera così fantastica e densa di significati allegorici universali, le varianti negli allestimenti e nelle regie che si possono vedere a teatro sono innumerevoli: si va da un'aula scolastica alla cucina di un albergo, da un setting fantascientifico alla prima guerra mondiale (come nel film di 














