11 marzo 2016

La Bohème (3) - In soffitta

Scritto da Christian



Il primo "quadro" (come già detto, il libretto sceglie di usare questo termine, più pittorico che musicale, al posto dei tradizionali "atto" o "scena") si svolge interamente nella soffitta parigina che ospita i quattro protagonisti maschili, artisti senza un soldo e che vivono alla giornata: si tratta del pittore Marcello, dello scrittore e poeta Rodolfo, del filosofo Colline e del musicista Schaunard. Inizialmente sono in scena solo i primi due. Siamo alla vigilia di Natale, le strade sono imbiancate dalla neve e il freddo penetra nei palazzi. Marcello (impegnato a dipingere un quadro sulla traversata del Mar Rosso) e Rodolfo (che "guarda meditabondo fuori della finestra") lamentano di non aver nemmeno la legna per accendere il camino. I due provano a scherzare sul loro misero stato (l'allegria e la voglia di ridere non abbandonano quasi mai i personaggi), con Marcello che cita en passant una sua recente delusione d'amore ("Ho diacciate le dita / quasi ancora le tenessi immollate / giù in quella gran ghiacciaia che è il cuore di Musetta..."), prima che a Rodolfo venga una brillante idea: dare alle fiamme il dramma che sta scrivendo (dopo aver escluso di bruciare il quadro di Marcello, perché "puzza la tela dipinta")! Le necessità prosaiche, in questo caso, vengono prima di quelle artistiche. Le poche pagine, però, non forniscono che un breve istante di calore ai tre malcapitati (ai due si è infatti aggiunto Colline, entrato lamentandosi che il monte di pietà non vuole prendere in pegno i suoi libri), prima di finire troppo rapidamente in cenere. I dialoghi, quasi dei recitativi ariosi, sono agili, realistici e caratterizzano mirabilmente, con le loro battute e con i loro commenti, i vari personaggi, autentici amici che condividono gioie e dolori, e che talvolta, con grande complicità, si prendono bonariamente in giro a vicenda. Curiosamente, tanta semplice quotidianità contrasta con gli argomenti storici ed epici delle opere cui stanno lavorando: il quadro sul Mar Rosso per Marcello, un dramma sulla caduta di Roma per Rodolfo. Forse è anche per questo che l'ispirazione non giunge.

A livello di partitura, è da notare l'assenza totale di un'ouverture. Ma le prime note dell'opera rappresentano comunque una sorta di presentazione, un tema musicale che si impone subito con forza e che tornerà in seguito, come un simbolo della vita difficile ma spensierata dei nostri bohémiens. Su questo telaio, l'orchestra stende come pennellate tutta una serie di motivi e di colori sui quali si appoggiano con gran naturalezza le voci dei cantanti, rivelando il carattere dei veri personaggi. L'incipit di Rodolfo ("Nei cieli bigi / guardo fumar dai mille / comignoli Parigi"), oltre a essere uno dei pochi motivi introdotti dai cantanti prima che dall'orchestra, è particolarmente felice e mette subito in luce l'animo del poeta, leggero e sentimentale al tempo stesso. L'idea melodica, fra l'altro, proveniva dagli abbozzi che Puccini aveva steso per una possibile opera tratta da una novella di Verga, "La lupa", con cui intendeva rivaleggiare con i successi veristi di Mascagni e Leoncavallo. Il progetto fu quasi subito messo da parte per dedicarsi alla "Bohème", ma stupisce pensare che la stessa melodia che avrebbe dovuto inneggiare al cielo luminoso della Sicilia sia stata trasferita invece ai grigi comignoli di Parigi!

Tutto il quadro iniziale della "Bohème" è un esempio compiuto dell’intento di evadere dalle costrizioni dell’opera divisa in arie, duetti e concertati, rimanendo all’interno della propria tradizione, per creare un organismo unitario e coerente. Puccini si era proposto di trattare un’azione legata al quotidiano, e al tempo stesso conquistare un livello narrativo più alto mediante il concatenarsi delle situazioni, comunicando per metafora l’idea di un mondo in cui il tempo fugge, e di cui la giovinezza è protagonista. Per fissare un ritratto individuale e collettivo del gruppo di artisti squattrinati coordinò in scioltezza diversi parametri: estese melodie liriche, agili cellule motiviche, tonalità in funzione semantica, colori lucenti e vari in orchestra.
(Michele Girardi)

Clicca qui per il testo.

(Ampia finestra dalla quale si scorge una distesa di tetti coperti di neve. A sinistra, un camino. Una tavola, un letto, un armadietto, una piccola libreria, quattro sedie, un cavalletto da pittore con una tela sbozzata ed uno sgabello: libri sparsi, molti fasci di carte, due candelieri. Uscio nel mezzo, altro a sinistra.
Rodolfo guarda meditabondo fuori della finestra. Marcello lavora al suo quadro: «Il passaggio del Mar Rosso», con le mani intirizzite dal freddo e che egli riscalda alitandovi su di quando in quando, mutando, pel gran gelo, spesso posizione.
)

MARCELLO
Questo Mar Rosso mi ammollisce e assidera
come se addosso mi piovesse in stille.
(si allontana dal cavalletto per guardare il suo quadro)
Per vendicarmi, affogo un Faraon!
(a Rodolfo)
Che fai?

RODOLFO
(volgendosi un poco)
Nei cieli bigi
guardo fumar dai mille
comignoli Parigi
(additando il camino senza fuoco)
e penso a quel poltrone
di un vecchio caminetto ingannatore
che vive in ozio come un gran signore.

MARCELLO
Le sue rendite oneste
da un pezzo non riceve.

RODOLFO
Quelle sciocche foreste
che fan sotto la neve?

MARCELLO
Rodolfo, io voglio dirti un mio pensier profondo:
ho un freddo cane.

RODOLFO
(avvicinandosi a Marcello)
Ed io, Marcel, non ti nascondo
che non credo al sudore della fronte.

MARCELLO
Ho diacciate le dita
quasi ancora le tenessi immollate
giù in quella gran ghiacciaia che è il cuore di Musetta...
(Lascia sfuggire un lungo sospirone, e tralascia di dipingere, deponendo tavolozza e pennelli.)

RODOLFO
L'amore è un caminetto che sciupa troppo...

MARCELLO
...e in fretta!

RODOLFO
...dove l'uomo è fascina...

MARCELLO
...e la donna è l'alare.

RODOLFO
L'una brucia in un soffio...

MARCELLO
...e l'altro sta a guardare.

RODOLFO
Ma intanto qui si gela.

MARCELLO
...e si muore d'inedia!...

RODOLFO
Fuoco ci vuole...

MARCELLO
(afferrando una sedia e facendo atto di spezzarla)
Aspetta... sacrifichiam la sedia!

(Rodolfo impedisce con energia l'atto di Marcello.)

RODOLFO
Eureka!
(corre alla tavola e ne leva un voluminoso scartafaccio)

MARCELLO
Trovasti?

RODOLFO
Sì. Aguzza l'ingegno.
L'idea vampi in fiamma.

MARCELLO
(additando il suo quadro)
Bruciamo il Mar Rosso?

RODOLFO
No. Puzza la tela dipinta.
Il mio dramma,
I'ardente mio dramma ci scaldi.

MARCELLO
(con comico spavento)
Vuoi leggerlo forse? Mi geli.

RODOLFO
No, in cener la carta si sfaldi
e l'estro rivoli ai suoi cieli.
(con importanza)
Al secol gran danno minaccia...
E Roma in periglio...

MARCELLO
(con esagerazione)
Gran cor!

RODOLFO
(Dà a Marcello una parte dello scartafaccio.)
A te l'atto primo.

MARCELLO
Qua.

RODOLFO
Straccia.

MARCELLO
Accendi.

(Rodolfo batte un acciarino accende, una candela e va al camino con Marcello: insieme dànno fuoco a queila parte dello scartafaccio buttato sul focolare, poi entrambi prendono delle sedie e seggono, riscaldandosi voluttuosamente.)

RODOLFO E MARCELLO
Che lieto baglior!

(Si apre con fracasso la porta in fondo ed entra Colline gelato, intirizzito, battendo i piedi, gettando con ira sulla tavola un pacco di libri legato con un fazzoletto.)

COLLINE
Già dell'Apocalisse appariscono i segni.
In giorno di vigilia non si accettano pegni!
(Si interrompe sorpreso, vedendo fuoco nel caminetto.)
Una fiammata!

RODOLFO
(a Colline)
Zitto, si dà il mio dramma.

MARCELLO
...al fuoco.

COLLINE
Lo trovo scintillante.

RODOLFO
Vivo.

(Il fuoco diminuisce.)

COLLINE
Ma dura poco.

RODOLFO
La brevità, gran pregio.

COLLINE
(levandogli la sedia)
Autore, a me la sedia.

MARCELLO
Presto. Questi intermezzi fan morire d'inedia.

RODOLFO
(Prende un'altra parte dello scartafaccio.)
Atto secondo.

MARCELLO
(a Colline)
Non far sussurro.

(Rodolfo straccia parte dello scartafaccio e lo getta sul camino: il fuoco si ravviva. Colline avvicina ancora più la sedia e si riscalda le mani: Rodolfo è in piedi, presso ai due, col rimanente dello scartafaccio.)

COLLINE
Pensier profondo!

MARCELLO
Giusto color!

RODOLFO
In quell'azzurro guizzo languente
Sfuma un'ardente scena d'amor.

COLLINE
Scoppietta un foglio.

MARCELLO
Là c'eran baci!

RODOLFO
Tre atti or voglio - d'un colpo udir.
(Getta al fuoco il rimanente dello scartafaccio.)

COLLINE
Tal degli audaci - I'idea s'integra.

TUTTI
Bello in allegra - vampa svanir.
(Applaudono entusiasticamente: la fiamma dopo un momento diminuisce.)

MARCELLO
Oh! Dio... già s'abbassa la fiamma.

COLLINE
Che vano, che fragile dramma!

MARCELLO
Già scricchiola, increspasi, muore.

(Il fuoco è spento.)

COLLINE E MARCELLO
Abbasso, abbasso l'autore!




Ingvar Wixell (Marcello), Luciano Pavarotti (Rodolfo), Paul Plishka (Colline)
dir: James Levine (1977)


Roberto Servile (Marcello), Marcelo Álvarez (Rodolfo), Giovanni Battista Parodi (Colline)
dir: Bruno Bartoletti (2003)


Afro Poli, Beniamino Gigli, Duilio Baronti
dir: Umberto Berrettoni (1938)


Rolando Panerai, Giuseppe Di Stefano,
Nicola Zaccaria
dir: Antonino Votto (1958)