15 marzo 2017

Norma (6) - "Casta diva"

Scritto da Marisa

Ed eccoci alla pagina più bella di tutta l'opera, quella che anche chi non conosce la lirica non può non aver sentito qualche volta, (grazie anche alla sublime interpretazione della Callas!) tanto è entrata nell'animo e nell'immaginario collettivo. Qui Norma è veramente soltanto la “sacerdotessa”. La donna che abbiamo visto appena poco prima, con tutto il suo carico di angoscia e conflitti, si fa da parte, ed emerge la pura e sacra vergine che rimane ancora intatta dietro ogni possibile errore e contaminazione umana. Il suo canto è una delle preghiere più belle che si siano mai elevate al cielo notturno e all'astro che lo domina: quella luna che continuamente è fonte di ispirazione religiosa e poetica di tutti i tempi. E tutta la vena romantica di Bellini trova la possibilità di dare il meglio di sé, abbandonandosi ad un canto purissimo che ci traporta in un'atmosfera così elevata e magica da farci dimenticare per un po' tutte le bassezze e le meschinità che si consumano sotto il suo placido sguardo.

Sì, perché una delle caratteristiche del romanticismo si fonda proprio sull'amore per la notte in contrapposizione al giorno, per l'oscurità che custodisce i segreti dell'animo e favorisce la fantasticheria, l'immaginazione e la meditazione... La luna è la grande amica dei poeti e degli innamorati. “Pure, io mi volgo altrove: / verso la santa inesprimibile / misteriosa Notte", canta Novalis, uno dei massimi rappresentanti del Romanticismo, nel suo primo "Inno alla notte" (ne ha scritti sei, dopo la morte della sua amata!), dopo aver ricordato i vantaggi del giorno e reso omaggio al sole. E come dimenticare il continuo colloquio tra Leopardi e la luna, unica testimone del dolente suo spirito? Anche tutto il "Tristano" di Wagner si regge sul desiderio da parte degli amanti di prolungare lo spazio notturno, di vivere il più possibile nell'atmosfera emotiva e raccolta che solo la notte permette, sottraendosi allo sguardo troppo crudele del giorno fatto per i doveri legati alle istituzioni e il pragmatismo di una realtà che penalizza il sogno e lo slancio dell'anima. Mai contrasto tra giorno e notte è stato più acutamente sentito! Allo stesso modo sentivano la notte gli amanti adolescenti Romeo e Giulietta: unico rifugio al loro amore che lo spirito di realtà del giorno condannava. Ma al di là di ogni romanticismo, la luna ha sempre avuto nell'immaginario e quindi anche nella simbologia di tutte le religioni la stessa importanza del sole, tanto che spesso i due astri vengono raffigurati come fratello e sorella (Apollo e Diana), rappresentando le divinità che presiedono ai due aspetti fondamentali della psiche: maschile e femminile, attività e passività, Yin e Yang...

Nell'invocazione di Norma la luna appare nel suo aspetto benevolo, come dispensatrice di luce argentea e custode di pace, esattamente speculare al negativo che vediamo dominare in un'altra celeberrima opera in cui la notte ha una importanza cruciale: quella "Turandot" in cui l'apparizione della luna segna l'esecuzione capitale per il giovane pricipe. Ma di questo abbiamo parlato nel post cui rimando.

“Casta” è l'appellativo che sentiamo come primo attributo alla Dea, e su cui conviene fermarsi un attimo. Perché “casta”? Sappiamo che non tutte le divinità femminili erano vergini e che la promiscuità della “Grande Madre” era quasi d'obbligo, trattandosi dell'origine della fecondità e quindi di ogni possibile generazione, endogamica o esogamica che fosse! Solo tre dee (Atena, Artemide ed Estia) hanno chiesto ed ottenuto dal padre Zeus il privilegio di restare immuni dagli strali di Eros e quindi la possibilità di rimanere vergini, ma si tratta di funzioni psichiche indipendenti dalla libido sessuale e dalle passioni ad essa legate (l'amore per la conoscenza e le arti, lo spirito indomito insito nella natura incontaminata e nella caccia, e il religioso approccio alla fedeltà del “fuoco” che garantisce il perpetuo ardere dell'amore sublimato, che diventa amore per la casa, per la patria e per il tempio). Sicuramente la luna è legata alla sfera archetipica rappresentata da Artemide, la Diana romana, sorella di Apollo, e quindi merita l'appellativo di “casta”. Ma qui, pronunciata da Norma come incipit della preghiera, la parola si colora di nostalgia e di rimpianto: rimpianto da parte della sacerdotessa proprio per quella castità perduta per sempre e tradimento di un giuramento che ora è fonte di tanto dolore e inquietudine.

Ricordiamo ancora che nelle religioni antiche la verginità non era legata a una condizione strettamente anatomo-fisiologica, ma era una condizione squisitamente psichica: la libertà dalla dipendenza dell'uomo attraverso la sessualità e l'asservimento emotivo che la passione porta con sé. L'aspetto vergine della donna consiste, al di là di ogni rapporto sessuale, nella possibilità di conservare la propria autonomia interiore e la libertà di pensiero. In questo senso anche Maria può aver ereditato dalle tre dee pagane l'attributo di “Vergine” pur essendo madre. Il suo rapporto privilegiato è infatti con il divino, di cui si mette al servizio, e non con Giuseppe, il proprio uomo e marito legittimo (da cui per altro, secondo i vangeli apocrifi, pare abbia avuto altri figli, oltre Gesù). Anche l'iconografia fa di Maria l'erede delle antiche dee vergini, raffigurandola con i piedi sulla luna e incoronata di stelle: una vera dea della notte, quindi!

Questo momento incantato dell'apparizione della luna, in cui tutto è sospeso nella preghiera, crea un'atmosfera unica che la musica dilata e fa aleggiare come una benedizione su tutta la terra e placa ogni inquietudine.

Tempra, o Diva,
Tempra tu de' cori ardenti,
Tempra ancora lo zelo audace.
Spargi in terra quella pace
Che regnar tu fai nel ciel.
La seconda strofa della preghiera di Norma dà voce al bisogno di pace e di riconciliazione in tutti i sensi: con sé stessi, con gli altri e con l'intero creato, ripristinando anche in terra l'armonia che vediamo regnare nelle sfere celesti!

Ma la notte non è solo romantica amica dei sogni d'amore o di pace. L'atmosfera notturna qui sottolinea anche il diverso modo di sentire e di vivere non solo il religioso, ma l'organizzazione stessa del ciclo della vita. Infatti il calendario celtico-gallico era prevalentemente lunare (essi calcolavano il tempo, ci dice Cesare, per notti e non per giorni) e Lucano ci informa che i loro riti esigevano uno luogo oscuro, un bosco sacro talmente fitto da garantire con i suoi rami intricati un'aria tenebrosa e gelida, impenetrabile al sole. Inoltre i loro riti si concludevano quasi sempre con sacrifici umani, aboliti poi definitivamente da Tiberio. Da notare anche che la riunione notturna è maggiormente adatta alla cospirazione e qui si stanno covando progetti di rivolta che devono rimanere segreti... Va da sé che il mondo romano è invece tutto proteso alla celebrazione del giorno e della sua gloria, come simbolo di un potere luminoso che vince le tenebre dei barbari. Le stesse insegne romane hanno come simbolo l'aquila: l'animale sacro a Giove e uccello diurno per eccellenza, in grado di guardare direttamente il sole!

Clicca qui per il testo di "Casta diva".

(Norma falcia il vischio; le Sacerdotesse lo raccolgono in canestri di vimini; Norma si avanza e stende le braccia al cielo; la luna splende in tutta la sua luce; tutti si prostrano.)

NORMA
Casta Diva, che inargenti
Queste sacre antiche piante,
A noi volgi il bel sembiante,
Senza nube e senza vel!

OROVESO E CORO
Casta Diva, che inargenti
Queste sacre antiche piante,
A noi volgi il bel sembiante,
Senza nube e senza vel!

NORMA
Tempra, o Diva,
Tempra tu de' cori ardenti,
Tempra ancor lo zelo audace.
Spargi in terra quella pace
Che regnar tu fai nel ciel.

OROVESO E CORO
Diva, spargi in terra
Quella pace che regnar
Tu fai nel ciel.





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