16 ottobre 2020

Il flauto magico (18) - "Der Hölle Rache"

Scritto da Christian



Proprio mentre Monostatos si avvicina furtivo, Pamina viene risvegliata dall'improvviso arrivo della madre, la Regina della Notte, che si manifesta magicamente all'interno del regno di Sarastro (benché fuori dal tempio), esprimendo tutta la propria ira per l'affronto che le è stato fatto. Di fronte alla figlia confusa e spaventata, che le comunica che Tamino ha scelto di consacrarsi agli iniziati, Astrifiammante rivela (anche a noi spettatori) alcuni retroscena della vicenda: il padre di Pamina, prima di morire, ha consegnato volontariamente ai sacerdoti, che lui stimava, "il settemplice Cerchio del Sole", il simbolo di potere che lei stessa ambiva a possedere. La ragazza cerca di mediare fra le due parti, supplicando la madre di poter comunque "amare il giovane come iniziato". Ma la Regina non intende sentire ragioni, e le intima di uccidere di persona Sarastro con un pugnale affilato che le consegna. Se fallirà, sarà ripudiata per sempre ("So bist du meine Tochter nimmermehr!").


Diana Damrau (2003)

Ed eccoci qui. La seconda aria della Regina della Notte è senza alcun dubbio il brano più famoso di tutto il "Flauto magico", celebre per la sua estrema difficoltà: la voce del soprano richiede un'incredibile agilità nella parte di coloratura e un'estensione nel registro sovracuto non certo alla portata di tutte le interpreti. Mozart la compose appositamente per Josepha Hofer, sua cognata (era la sorella maggiore di sua moglie Constanze), che interpretò la parte in occasione del debutto dell'opera. Il furore e il desiderio di vendetta che prorompono dal testo e dalla musica sono espressione, prima ancora che del personaggio, in generale degli istinti e della natura, caratteristiche connotate al regno (femminile) della Regina della Notte, che si contrappone a quello più razionale e illuminato del tempio (maschile) della saggezza di Sarastro. Anche se oggi il brano sembra brillare di originalità e di vita propria, in realtà si rifà in parte ad alcuni stilemi dell'opera seria ben stabiliti all'epoca, gli stessi che connotano gli altri numeri cantati dalla Regina e dalla stessa Pamina. Certo, però, che il genio di Mozart lo riveste di un particolare fascino musicale.
Il male, in una forma ancora più terribile, viene espresso con la seconda aria della Regina della notte («Der Hölle Rache Kocht in meinem Herzen») una brillante "aria di vendetta" del genere della vecchia opera seria, in cui la minacciosa coloratura porta la cantante fino al fa nell'ottava alta e l'implacabile movimento in avanti della musica in re minore sembra accentuare l'ossessivo odio della Regina nei confronti di Sarastro; Il lancinante staccato è come una serie di crudeli pugnalate.
(Charles Osborne)
[Alla Regina della Notte] Mozart affida il registro acutissimo del soprano di coloratura, gorgheggiante come un usignolo meccanico in vocalizzi aguzzi come gelide ramificazioni di ghiaccio. La voce più alta della gamma vocale, di solito luminosa e scintillante, produce, qui, un senso di astrale freddezza nella misura in cui quel canto brilla, come una lama tagliente, nel firmamento notturno che lo incornicia. Lo stile [...] è quello dell'opera seria italiana: niente di nuovo, quindi, sul piano strettamente linguistico. Ma nuova è la facoltà di caricare il belcanto di tale intensità espressiva, dando alla Regina un aspetto che nessun altro personaggio potrebbe usurpare, tanto è specifico, personalizzato, preciso.
(Paolo Gallarati)
Curiosità: una registrazione di quest'aria (cantata da Edda Moser, con la direzione di Wolfgang Sawallisch) è stata inviata nello spazio, insieme ad altri esempi di musica terrestre, tramite la navicella Voyager 1, lanciata nel 1977. Speriamo che gli eventuali alieni la gradiscano! Quanto al "settemplice cerchio solare" (il termine "settemplice", ovvero composto da sette strati sovrapposti, ci ricorda naturalmente lo scudo di Aiace nell'"Iliade"), introdotto in questa occasione ma non più citato in seguito nel libretto, esso ha tutte le caratteristiche del "MacGuffin", espressione con cui il regista Alfred Hitchcock si riferiva a qualcosa di estrema importanza per i personaggi di una storia, ma in realtà pretestuoso e inessenziale per gli spettatori. Ma il numero sette è altamente simbolico (come abbiamo già raccontato), anche se la massoneria preferiva il tre.


Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano ("Zurücke!").

(Die Königin kommt unter Donner aus der mittleren Versenkung, und so, daß sie gerade vor Pamina zu stehen kommt.)

KÖNIGIN
Zurücke!

PAMINA
(erwacht)
Ich Götter!

MONOSTATOS
(prallt zurück)
O weh! -
(steht ganz still)

PAMINA
Mutter! Mutter! meine Mutter! -
(sie fällt ihr in die Arme)

KÖNIGIN
Verdank es der Gewalt, mit der man dich mir entriß, daß ich noch deine Mutter mich nenne. - Wo ist der Jüngling, den ich an dich sandte?

PAMINA
Ach Mutter, der ist der Welt und den Menschen auf ewig entzogen. - Er hat sich den Eingeweihten gewidmet.

KÖNIGIN
Den Eingeweihten? - Unglückliche Tochter, nun bist du auf ewig mir entrissen. -

PAMINA
Entrissen? - O fliehen wir, liebe Mutter! Unter deinem Schutz trotz’ ich jeder Gefahr.

KÖNIGIN
Schutz? Liebes Kind, deine Mutter kann dich nicht mehr schützen. - Mit deines Vaters Tod ging meine Macht zu Grabe.

PAMINA
Mein Vater -

KÖNIGIN
Übergab freiwillig den siebenfachen Sonnenkreis den Eingeweihten.

PAMINA
Liebe Mutter, dürft’ ich den Jüngling als Eingeweihten denn nicht auch ebenso zärtlich lieben, wie ich ihn jetzt liebe? - Mein Vater selbst war ja mit diesen weisen Männern verbunden; er sprach jederzeit mit Entzücken von ihnen, preiste ihre Güte - ihren Verstand - ihre Tugend. - Sarastro ist nicht weniger tugendhaft. -

KÖNIGIN
Was hör’ ich! - Du, meine Tochter, könntest die schändlichen Gründe dieser Barbaren verteidigen? - Siehst du hier diesen Stahl? - Er ist für Sarastro geschliffen. Du wirst ihn töten und den mächtigen Sonnenkreis mir überliefern.

PAMINA
Aber liebste Mutter! -

KÖNIGIN
Kein Wort!

(La Regina giunge fra tuoni dalla botola centrale, in modo da venirsi a trovare proprio davanti a Pamina.)

REGINA
Indietro!

PAMINA
(svegliatasi)
Oh dèi!

MONOSTATO
(rimbalza indietro)
Ahimè! -
(rimane completamente immobile)

PAMINA
Madre! madre! madre mia! -
(le cade fra le braccia)

REGINA
Lo si deve alla violenza con la quale ti hanno sottratta a me, se io ancora mi chiamo tua madre. - Dov’è il giovane che ti ho inviato?

PAMINA
Ah madre, è tolto per sempre al mondo e agli uomini. - Egli è consacrato agli iniziati.


REGINA
Agli iniziati? - Figlia infelice, così mi sei sottratta per sempre. -

PAMINA
Sottratta? - Oh fuggiamo, cara madre! Sotto la tua protezione resisto a qualsiasi pericolo.

REGINA
Protezione? Cara figliola, tua madre non può più proteggerti. - Con la morte di tuo padre il mio potere è svanito.

PAMINA
Mio padre -

REGINA
Consegnò volontariamente agli iniziati il settemplice Cerchio del Sole.

PAMINA
Cara madre, non potrei allora amare il giovane come iniziato, altrettanto affettuosamente quanto lo amo ora? - Mio padre stesso era invero legato a questi uomini saggi; parlava continuamente di loro con entusiasmo, lodava la loro bontà - la loro intelligenza - la loro virtù. - Sarastro non è meno virtuoso. -

REGINA
Cosa sento! - Tu, mia figlia, saresti capace di difendere i princìpi abbietti di questi barbari? - Vedi qui questo acciaro? - È stato affilato per Sarastro. Tu lo ucciderai e mi consegnerai il potente Cerchio del Sole.

PAMINA
Ma madre carissima! -

REGINA
Non una parola!

Clicca qui per il testo di "Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen".

KÖNIGIN
Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen,
Tod und Verzweiflung flammet um mich her!
Fühlt nicht durch dich Sarastro Todesschmerzen,
So bist du meine Tochter nimmermehr!
Verstoßen sei auf ewig, verlassen sei auf ewig,
Zertrümmert sei’n auf ewig alle Bande der Natur,
Wenn nicht durch dich Sarastro wird erblassen! -
Hört, Rachegötter, - hört! der Mutter Schwur! -

REGINA
La vendetta dell’inferno ribolle nel mio cuore,
Morte e disperazione m’infiamman tutt’intorno!
Se Sarastro non patisce le pene della morte,
Tu non sei più mia figlia!
Sii per sempre ripudiata, per sempre abbandonata,
Distrutti sian per te tutti i legami naturali,
Se Sarastro non impallidirà a causa tua! -
Udite, dèi della vendetta - udite! il giuramento di una Madre! -





Cristina Deutekom (1971)


Luciana Serra (1991)


Edda Moser


Lucia Popp (1964)

Roberta Peters (1964)


La popolarità dell'aria è tale che su YouTube si possono trovare centinaia di versioni... particolari: rivisitazioni rock, metal (anche in francese o in italiano), jazz o accompagnate dall'ukulele; cantata da bambini, ragazzi, uomini adulti, con voce di basso (!) o a due voci; arrangiamenti per piano, violoncello, chitarra classica, chitarra elettrica, flauti, ottoni o theremin; e naturalmente versioni strumentali ideali per il karaoke.

il brano è stato utilizzato frequentemente anche in pubblicità (esempi qui e qui) e, ovviamente, al cinema:


scena dal film "Amadeus" (1984) di Miloš Forman


scena dal film "Sweet sixteen" (2002) di Ken Loach


scena dal film "Mangia prega ama" (2010) di Ryan Murphy


confronto fra 40 soprani che cantano la coloratura

Nella compilation qui sopra, dopo una serie di ottimi soprano, a 6:42 appare Florence Foster Jenkins (seguita da altre sue imitatrici). Si tratta della "peggior cantante di tutti i tempi", come è stata definita da fonti autorevoli. La sua (edificante) storia è stata narrata recentemente anche in due film, "Florence" (2016) e "Marguerite" (2015), dai quali sono tratte le clip che seguono. Attenzione alle orecchie!


scena dal film "Florence" (2006) di Stephen Frears


scena dal film "Marguerite" (2005) di Xavier Giannoli

La scena cambia: ci spostiamo in un giardino all'aperto, dove Pamina sta riposando sotto un pergolato di fiori, alla luce della luna. Il moro Monostatos si avvicina, la ammira e dichiara apertamente il suo amore per lei. E dopo aver rivendicato con veemenza il proprio diritto ad amare, in una breve aria chiede alla luna stessa il permesso di poter baciare la ragazza mentre dorme ("E se ti dovesse dare fastidio, allora chiudi gli occhi").

Pur trattandosi di un personaggio minore, al tempo stesso antagonista e macchietta comica, Monostatos è una figura complessa e ricca di sfumature. Oggi, in tempi di political correctness, c'è chi ritiene inaccettabili alcuni aspetti discriminatori legati al colore della sua pelle. In realtà, come abbiamo già detto, si tratta di un caratteristico "personaggio tipo" (o "stock character", per dirla all'inglese) come ce n'erano molti nel teatro e nella letteratura europea (basti pensare, per rimanere in ambito mozartiano, al turco Osmin de "Il ratto del serraglio"). Monostatos è cattivo, certo, per come ci è stato presentato. Ma è un cattivo fondamentalmente innocuo, mai malvagio o veramente pericoloso, tanto che anche Sarastro (a parte punirlo occasionalmente) non si preoccupa più di tanto che possa circolare in libertà all'interno del proprio regno. Lo stesso Mozart, nella sua partitura, non gli dà mai "gravità di accenti, anzi scherza con lui fino a farcelo apparire comico nel suo zelo interessato per Sarastro, nella sua avversione a Tamino, nel suo amore per Pamina" (Mario Labroca).

Quanto al colore della sua pelle: il termine "moro" (che deriva dal latino maurus, che indicava inizialmente gli abitanti della Mauretania, regione nordafricana corrispondente agli attuali Marocco e Algeria) era usato per riferirsi specificatamente alle popolazioni musulmane di origine berbera che avevano occupato parte dell'Europa (la penisola iberica e la Sicilia), ma anche più in generale (come in questo caso) a un individuo dalla pelle scura. Alcuni passaggi del libretto, che fanno riferimento diretto a questo aspetto ("E io dovrei astenermi dall'amore, perché un uomo nero è brutto? [...] Bianco è bello!"), potrebbero sembrare razzisti. In realtà siamo di fronte a uno dei più classici canoni di bellezza, che vanno al di là dell'appartenenza a un'etnia. Pamina è bella perché bianca, nel senso che ha la pelle pallida, lunare appunto (è la figlia della Regina della Notte, dopo tutto!), e tale carnagione, soprattutto nelle donne, è sempre stata associata alla fragilità e alla bellezza. Si pensi per esempio a Biancaneve, chiamata così perché aveva la pelle "bianca come la neve". E la stessa Pamina, quando Papageno l'aveva vista per la prima volta, era stata descritta "più bianca ancor del gesso". Chi lavora nei campi, sempre sotto il sole, è ovviamente abbronzato o ha la pelle bruciata. Chi è di nobile origine (una principessa, appunto) e può permettersi di curare il proprio aspetto, al contrario, è chiaro. Tale canone estetico è tuttora molto diffuso nei paesi dell'Estremo Oriente come la Cina o il Giappone, dove le donne addirittura si sbiancano la pelle con appositi cosmetici per risultare più attraenti e si proteggono dai raggi del sole con un ombrello estivo, a differenza dell'Occidente dove, dalla metà del ventesimo secolo in poi, lo status symbol è diventato quello di poter permettersi di andare in vacanza al mare e poi sfoggiare un'abbronzatura per dimostrarlo.

Vorrei infine sottolinare un passaggio dell'aria di Monostatos. Quando il moro dice

Ist mir denn kein Herz gegeben,
Bin ich nicht von Fleisch und Blut?
Non mi è dunque stato dato alcun cuore,
Non sono anch’io di carne e sangue?
non ci ricorda forse le parole di Shylock nel celebre monologo de "Il mercante di Venezia" di Shakespeare?
Hath not a Jew eyes? Hath not a Jew hands, organs, dimensions, senses, affections, passions; fed with the same food, hurt with the same weapons, subject to the same diseases, healed by the same means, warmed and cooled by the same winter and summer as a Christian is? If you prick us, do we not bleed? If you tickle us, do we not laugh? If you poison us, do we not die? And if you wrong us, shall we not revenge?
Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, organi, statura, sensi, affetti, passioni? Non si nutre anche lui di cibo? Non sente anche lui le ferite? Non è soggetto anche lui ai malanni e sanato dalle medicine, scaldato e gelato anche lui dall'estate e dall'inverno come un cristiano? Se ci pungete non diamo sangue, noi? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate non moriamo? E se ci fate torto, non ci vendicheremo?
Tanto basta per sollevare Mozart e Schikaneder (come Shakespeare prima di loro) dalle accuse di razzismo, e dimostrare come abbiano voluto farci provare empatia anche per un personaggio come Monostatos: una figura piccola, meschina, cattiva, eppure in grado di smuoverci e commuoverci, e persino di farci comprendere – sia pure per un momento – i suoi sentimenti e il suo punto di vista.
La breve ed agile aria, simile ad una canzone, che Monostatos canta mentre si avvicina alla dormiente Pamina, è un bel pezzo di caratterizzazione musicale; sebbene sia piuttosto semplice melodicamente, il suo movimento pressante, senza pause, sempre in pianissimo, trasmette un senso di furtività accresciuto dall'insolito timbro dell'ottavino che raddoppia i primi violini. Questa è la sola comparsa dell'ottavino nello Zauberflöte.
(Charles Osborne)
Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano ("Ha, da find’ ich ja die spröde Schöne!").

(Das Theater verwandelt sich in einen angenehmen Garten; Bäume, die nach Art eines Hufeisens gesetzt sind; in der Mitte steht eine Laube von Blumen und Rosen, worin Pamina schläft. Der Mond beleuchtet ihr Gesicht. Ganz vorn steht eine Rasenbank. Monostatos kommt, setzt sich nach einer Pause.)

MONOSTATOS
Ha, da find’ ich ja die spröde Schöne! - Und um einer so geringen Pflanze wegen wollte man meine Fußsohlen behämmern? - Was war denn eigentlich mein Verbrechen? - daß ich mich in eine Blume vergaffte, die auf fremden Boden versetzt war? - Und welcher Mensch würde bei so einem Anblick kalt und unempfindlich bleiben? - Bei allen Sternen! das Mädchen wird noch um meinen Verstand mich bringen. - Das Feuer, das in mir glimmt, wird mich noch verzehren.
(er sieht sich allenthalben um)

(La scena si muta in un piacevole giardino; alberi, che sono disposti a ferro di cavallo; nel mezzo si trova un pergolato di fiori e rose, in cui Pamina riposa. La luna illumina il suo volto. Sul davanti si trova un sedile erboso. Giunge Monostato, si siede dopo una pausa.)


MONOSTATO
Ah, ecco che trovo qui la bella ritrosa! - E per causa di un fiorellino così piccolo si volevan percuotere le mie piante dei piedi? - Qual era poi di fatto il mio delitto? - che avevo perso la testa per un fiore trapiantato in suol straniero? - E quale uomo rimarrebbe freddo e insensibile a una vista siffatta? - Per tutte le stelle! questa fanciulla mi farà di nuovo perdere la testa. - Il fuoco che arde in me mi consumerà ancora.

(si guarda intorno ovunque)

Clicca qui per il testo del brano ("Alles fühlt der Liebe Freuden").

MONOSTATOS
Alles fühlt der Liebe Freuden,
Schnäbelt, tändelt, herzt und küßt -
Und ich sollt’ die Liebe meiden,
Weil ein Schwarzer häßlich ist!
Ist mir denn kein Herz gegeben,
Bin ich nicht von Fleisch und Blut? -
Immer ohne Weibchen leben
Wäre wahrlich Höllenglut.
Drum so will ich, weil ich lebe,
Schnäbeln, küssen, zärtlich sein! -
Lieber guter Mond, vergebe,
Eine Weiße nahm mich ein.
Weiß ist schön - ich muß sie küssen.
Mond! verstecke dich dazu! -
Sollt’ es dich zu sehr verdrießen,
O so mach’ die Augen zu.
(er schleicht langsam und leise hin)
MONOSTATO
Chiunque prova le gioie dell’amore,
Scherza, amoreggia, accarezza, bacia -
Ed io dovrei astenermi dall’amore,
Perché un uomo nero è brutto!
Non mi è dunque stato dato alcun cuore,
Non sono anch’io di carne e sangue? -
Vivere sempre senza una donnetta
Sarebbe davvero il fuoco dell’inferno!
Perciò, poiché vivo, io voglio
Amoreggiare, baciare, essere affettuoso! -
Cara buona luna, perdona,
Una bianca m’ha conquistato!
Bianco è bello - io devo baciarla.
Luna! cèlati perciò! -
Se questo ti dovesse seccare troppo,
Oh, allora chiudi gli occhi.
(si avvicina strisciando, lento e sommesso)





Sergio Bertocchi (Monostatos)
dir: Riccardo Muti (1995)


Uwe Peper (Monostatos)
dir: Iván Fischer (2001)


Franz Grundheber (Monostatos)
dir: Horst Stein (1971)


Peter Bronder (Monostatos)
(2021)

8 ottobre 2020

Il flauto magico (16) - "Wie? Wie? Wie?"

Scritto da Christian

Non sono Pamina e Papagena, tuttavia, le prime donne che si pongono davanti a Tamino e Papageno, impegnati nella prova del silenzio. A manifestarsi dentro la stanza buia, da una botola sottoterra, sono infatti le Tre Dame, le damigelle della Regina della Notte, che cercano di spingerli a infrangere il loro voto e a fuggire con loro da "questo luogo di terrore". A un Tamino fermo e risoluto nella propria disciplina si contrappone un Papageno che dimostra una totale mancanza di autocontrollo, tanto che il principe deve rimproverarlo a più riprese, intimandogli di rimanere in silenzio.

Evidenti i richiami al precedente quintetto che, nel primo atto, vedeva come protagonisti gli stessi personaggi ("Hm! Hm! Hm! Hm!"). In quell'occasione Papageno sfoggiava un lucchetto sulla bocca che gli era stato imposto proprio perché parlava troppo (o meglio, perché diceva bugie). La cosa curiosa era che in quel caso l'insegnamento proveniva dalle Tre Dame che, stavolta, vestono il ruolo delle antagoniste. E adesso che Papageno non ha più il lucchetto, sarebbe stato meglio se ce l'avesse! Altra curiosità sta nel fatto che entrambi i quintetti cominciano nei primi versi con la ripetizione di un singolo fonema, caratteristica che ritroveremo anche in un successivo duetto con Papageno protagonista ("Pa-pa-pa-pa-").

Nel tentativo di convincere i due uomini a fuggire con loro, le Tre Dame accusano i sacerdoti di Sarastro di nutrire "falsi sentimenti, e che "si dice che chi giura per la loro confraternita venga precipitato all’inferno". Tamino replica: "Chiacchiere, riportate da donne e ideate da ipocriti". Secondo Osborne, si tratta di "allusioni contemporanee": la scena "permette a Schikaneder e a Mozart di protestare pubblicamente contro le accuse che venivano allora lanciate contro la massoneria", accuse alle quali la gente comune come Papageno poteva facilmente credere. Nel testo dell'intero brano è inoltre ormai evidente lo scontro aperto fra il mondo maschile e quello femminile: in quanto parte di quest'ultimo, anche la Regina della Notte è ormai spogliata, agli occhi di Tamino, di ogni autorevolezza ("Ella è una donna, ragiona da donna!").

Come capita spesso con il linguaggio dell'opera (si pensi al "Barbiere di Siviglia" di Rossini, con i suoi "Piano pianissimo / senza parlar" o "Zitti zitti, piano piano"), i personaggi che esprimono la necessità di restare in silenzio lo fanno paradossalmente cantando ad alto volume e ripetendo più volte questo concetto. Qui addirittura il brano si conclude con i personaggi che intonano all'unisono l'ennesima "massima morale":

Von festem Geiste ist ein Mann,
Er denket, was er sprechen kann!
Di animo forte è quell’uomo
che pensa prima di parlare!
L'irruzione dei sacerdoti fa sprofondare le Tre Dame nella botola da cui erano provenute. Tamino e Papageno (quest'ultimo ancora terrorizzato, dopo essersi gettato a terra impaurito) vengono dunque nuovamente incappucciati e fatti proseguire nel loro percorso di iniziazione, in attesa di incontrare Pamina e Papagena.

Clicca qui per il testo del recitativo che precede ("He, Lichter her! Lichter her!").

PAPAGENO
He, Lichter her! Lichter her! - Das ist doch wunderlich, so oft einen die Herrn verlassen, sieht man mit offenen Augen nichts.

TAMINO
Ertrag es mit Geduld, und denke, es ist der Götter Wille.

PAPAGENO
Ehi, luce qui! Fate luce! - È proprio strano, ogni qualvolta quei signori ci abbandonano, non si vede più nulla con gli occhi spalancati.

TAMINO
Sopporta con pazienza, e pensa che è il volere degli dèi.

Clicca qui per il testo del brano ("Wie? Wie? Wie?").

DIE DREI DAMEN
(aus der Versenkung)
Wie? wie? wie?
Ihr an diesem Schreckensort?
Nie! nie! nie!
Kommt ihr wieder glücklich fort!
Tamino, dir ist Tod geschworen!
Du, Papageno, bist verloren!

PAPAGENO
Nein, nein, nein, das wär’ zu viel!

TAMINO
Papageno, schweige still!
Willst du dein Gelübde brechen,
Nichts mit Weibern hier zu sprechen?

PAPAGENO
Du hörst ja, wir sind beide hin!

TAMINO
Stille, sag’ ich - schweige still!

PAPAGENO
Immer still und immer still!

DIE DREI DAMEN
Ganz nah ist euch die Königin,
Sie drang im Tempel heimlich ein! -

PAPAGENO
Wie? was? Sie soll im Tempel sein?

TAMINO
Stille, sag’ ich - schweige still! -
Wirst du immer so vermessen
Deiner Eidespflicht vergessen? -

DIE DREI DAMEN
Tamino, hör’! Du bist verloren!
Gedenke an die Königin!
Man zischelt viel sich in die Ohren
Von dieser Priester falschem Sinn!

TAMINO
(für sich)
Ein Weiser prüft und achtet nicht,
Was der gemeine Pöbel spricht.

DIE DREI DAMEN
Man sagt, wer ihrem Bunde schwört,
Der fährt zur Höll’ mit Haut und Haar.

PAPAGENO
Das wär’ der Teufel! Unerhört!
Sag an, Tamino, ist das wahr?

TAMINO
Geschwätz, von Weibern nachgesagt,
Von Heuchlern aber ausgedacht.

PAPAGENO
Doch sagt es auch die Königin!

TAMINO
Sie ist ein Weib, hat Weibersinn!
Sei still, mein Wort sei dir genug,
Denk deiner Pflicht und handle klug.

DIE DREI DAMEN
(zu Tamino)
Warum bist du mit uns so spröde?
(Tamino deutet bescheiden, daß er nicht sprechen darf)
Auch Papageno schweigt - so rede! -

PAPAGENO
(zu den Damen, heimlich)
Ich möchte gerne - woll -

TAMINO
Still!

PAPAGENO
Ihr seht, daß ich nicht soll!

TAMINO
Still!

TAMINO UND PAPAGENO
Daß du/ich nicht kanns/kann das Plaudern lassen,
Ist wahrlich eine Schand’ für dich/mich!

DIE DREI DAMEN, TAMINO UND PAPAGENO
Wir/Sie müssen sie/uns mit Scham verlassen:
Es plaudert keiner sicherlich!
Von festem Geiste ist ein Mann,
Er denket, was er sprechen kann!

(Die drei Damen wollen gehen; - die Eingeweihten von innen)

PRIESTER
Entweiht ist die heilige Schwelle!
Hinab mit den Weibern zur Hölle!

(Donner, Blitz und Schlag, zugleich zwei starke Donner)

DIE DREI DAMEN
O weh! o weh! o weh!
(sie stürzen in die Versenkung)

PAPAGENO
(fällt zu Boden)
O weh! o weh! o weh!

(Dann fängt der dreimalige Akkord an)

LE TRE DAME
(dalla botola)
Come? come? come?
Voi in questo luogo di terrore?
Mai! mai! mai!
Ne uscirete felicemente!
Tamino! la morte ti è assicurata!
Tu, Papageno! sei perduto!

PAPAGENO
No, no, no, sarebbe troppo.

TAMINO
Papageno, taci, zitto!
Vuoi infrangere il tuo voto,
Di non parlare a donna alcuna?

PAPAGENO
Tu ben odi, noi siamo entrambi perduti!

TAMINO
Zitto, ti dico - taci, zitto!

PAPAGENO
Sempre zitto e sempre zitto!

LE TRE DAME
La Regina vi è ben vicina,
È penetrata nascostamente nel Tempio! -

PAPAGENO
Come? Cosa? Lei sarebbe nel Tempio?

TAMINO
Zitto, io dico - taci, zitto!
Sarai sempre così temerario
Da trascurare il dovere del tuo giuramento?

LE TRE DAME
Tamino, ascolta! Tu sei perduto!
Pensa alla Regina!
Si sussurra molto in giro
Dei falsi sentimenti di questi sacerdoti.

TAMINO
(tra sé)
Un saggio non prende in considerazione
Ciò che dice la plebe comune.

LE TRE DAME
Si dice che chi giura per la loro confraternita
Venga precipitato all’inferno a capofitto.

PAPAGENO
Sarebbe il diavolo! Inaudito!
Di’, Tamino, è vero?

TAMINO
Chiacchiere, riportate da donne
E ideate da ipocriti.

PAPAGENO
Ma lo dice anche la Regina.

TAMINO
Ella è una donna, ragiona da donna!
Sta’ zitto, la mia parola ti sia sufficiente.
Pensa al tuo dovere e agisci da intelligente.

LE TRE DAME
(a Tamino)
Perché sei così scontroso con noi?
(Tamino fa cenno con semplici gesti che non può parlare)
Anche Papageno tace - suvvia, parla! -

PAPAGENO
(alle dame, furtivamente)
Mi piacerebbe - vorr -

TAMINO
Zitto!

PAPAGENO
Voi vedete che non posso!

TAMINO
Zitto!

TAMINO E PAPAGENO
Che tu/io non possa smetterla di chiacchierare,
È veramente una vergogna per te/me.

LE TRE DAME, TAMINO E PAPAGENO
Con vergogna dobbiam/devono lasciarli/ci:
Qui non si parla di sicuro!
Di animo forte è quell’uomo
Che sa quando può parlare!

(Le tre dame fanno per andare; gli iniziati dall’interno)

SACERDOTI
Profanata è la soglia sacra!
All’inferno le donne!

(Tuono, lampo e boato; due forti tuoni contemporaneamente)

LE TRE DAME
Ahimè! ahimè! ahimè!
(sprofondano nella botola)

PAPAGENO
(cade a terra)
Ahimè! ahimè! ahimè!

(Indi il triplice accordo)



Clicca qui per il testo del recitativo che segue ("Heil dir, Jüngling!").

SPRECHER
Heil dir, Jüngling! dein standhaft männliches Betragen hat gesiegt. - Wir wollen also mit reinem Herzen unsere Wanderschaft weiter fortsetzen. -
(er gibt ihm den Sack um)
So! Nun komm.
(ab)

ZWEITER PRIESTER
Was seh’ ich! Freund, stehe auf! wie ist dir?

PAPAGENO
Ich lieg’ in einer Ohnmacht!

ZWEITER PRIESTER
Auf! Sammle dich, und sei ein Mann!

PAPAGENO
(steht auf)
Aber sagt mir nur, meine lieben Herren, warum muß ich denn alle die Qualen und Schrecken empfinden? - Wenn mir ja die Götter eine Papagena bestimmten, warum denn mit so viel Gefahren sie erringen?

ZWEITER PRIESTER
Diese neugierige Frage mag deine Vernunft dir beantworten. Komm! meine Pflicht heischt dich weiterzuführen.
(er gibt ihm den Sack um)

PAPAGENO
Bei so einer ewigen Wanderschaft möcht’ einem wohl die Liebe auf immer vergehen.
(ab)

ORATORE
Salute a te, giovane! la tua condotta ferma e virile ha vinto. - Vogliamo quindi con cuore puro proseguire oltre il nostro viaggio. -
(gli mette il cappuccio)
Ecco! Ora vieni.
(escono)

SECONDO SACERDOTE
Cosa vedo! Amico, àlzati! come stai?

PAPAGENO
Giaccio svenuto.

SECONDO SACERDOTE
Su! Ricomponiti, e sii un uomo!

PAPAGENO
(si alza)
Ma ditemi un po’, cari signori miei, perché io devo provare tutti questi tormenti e spaventi? - Se gli dèi mi hanno davvero destinato una Papagena, perché allora ottenerla attraverso tanti pericoli?


SECONDO SACERDOTE
A questa domanda curiosa può rispondere il tuo raziocinio. Vieni! il mio dovere richiede di portarti avanti.
(gli mette il cappuccio)

PAPAGENO
Con un viaggio così eterno, a uno potrebbe anche passare per sempre la voglia dell’amore.
(escono)





Inga Kalna (Prima Dama), Karine Deshayes (Seconda Dama), Ekaterina Gubanova (Terza Dama), Christian Gerhaher (Papageno), Paul Groves (Tamino)
dir: Riccardo Muti (2006)


dir: Otto Klemperer (1964)


dir: Colin Davis (1984)


dir: Michael Halász (1994)

dir: John Eliot Gardiner (1995)

4 ottobre 2020

Il flauto magico (15) - "Bewahret euch vor Weibertücken"

Scritto da Christian

È notte, da lontano rimbombano tuoni, e comincia l'addestramento di Tamino e Papageno (che è costretto ad accompagnare il principe e a sottoporsi alle stesse prove, pur non essendo evidentemente interessato) per essere ammessi al tempio della saggezza. A seguire il loro percorso di iniziazione, come guide, ci sono due sacerdoti incaricati da Sarastro, che il libretto identifica rispettivamente come "l'Oratore" (la guida di Tamino) e il "Secondo Sacerdote" (quella di Papageno).

Può sembrare strano che Papageno sia stato scelto (anzi, confermato da Sarastro) come compagno di Tamino. I due sono molto diversi, l'uno più razionale e riflessivo e l'altro più legato alla natura e agli impulsi. In effetti anche i loro percorsi iniziatici, come vedremo, prenderanno strade diverse. Entrambi sono comunque uomini dotati di difetti e dunque "perfettibili": fra le idee dell'illuminismo, oltre alla libertà che si oppone all'oscurantismo sociale e politico, c'è proprio quella dell'evoluzione personale.

Dopo averli introdotti "in un ristretto atrio del tempio, dove si vedono resti di colonne e piramidi diroccate", e aver tolto loro il cappuccio, i due sacerdoti rivolgono loro alcune domande rituali. Tamino risponde con sicurezza e decisione, mentre Papageno cerca comicamente di tirarsi indietro. Dopo aver spiegato che non aspira alla saggezza e che si accontenterebbe di dormire, mangiare e bere, viene convinto a prendere parte alle prove con la promessa di un premio allettante anche per lui: una ragazza che Sarastro gli ha tenuto in serbo, affine a lui per colore, abito e persino per nome (Papagena, lo stesso nome che l'uccellatore aveva ipotizzato in un precedente dialogo: "quando penso che Papageno non ha ancora una Papagena..."). Per poterla incontrare, però, dovrà superare le stesse prove che attendono il principe, prima fra tutte quella del silenzio. Anche Tamino, infatti, potrà vedere Pamina ma non dovrà parlarle. E pur esitando di fronte alla prospettiva della morte che lo attende se dovesse fallire ("Rimango scapolo!"), alla fine Papageno accetta.

La prova del silenzio consiste nel restare in meditazione, con annessa la capacità di sottrarsi alle tentazioni delle donne. Il "primo dovere della confraternita", come recitano i sacerdoti nel breve duetto che segue, è infatti quello di saper resistere alle "insidie femminili". Il duettino “Bewahret euch vor Weibertücken” è un brano musicalmente semplice (scritto per tenore e basso, e talvolta trasposto per due piani o flauti) ma accattivante, che Charles Osborne definisce “atipicamente brioso, specialmente se si considera il suo messaggio di ammonimento contro le astuzie delle donne”.


Clicca qui per il testo del recitativo ("Eine schreckliche Nacht!").

(Tamino und Papageno werden vom Sprecher und dem andern Priester hereingeführt; sie lösen ihnen die Säcke ab; die Priester gehen dann ab.)

TAMINO
Eine schreckliche Nacht! - Papageno, bist du noch bei mir?

PAPAGENO
I, freilich!

TAMINO
Wo denkst du, daß wir uns nun befinden?

PAPAGENO
Wo? Ja wenn’s nicht finster wäre, wollt’ ich dir’s schon sagen - aber so -
(Donnerschlag)
O weh! -

TAMINO
Was ist’s?

PAPAGENO
Eiskalt läuft’s mir über den Rücken.
(Starker Donnerschlag)
O weh!

TAMINO
Pfui, Papageno! Sei ein Mann!

PAPAGENO
Ich wollt’, ich wär’ ein Mädchen!
(Ein sehr starker Donnerschlag)
O! O! O! Das ist mein letzter Augenblick.

(Der Sprecher und der andere Priester kommen mit Fackeln.)

SPRECHER
Ihr Fremdlinge, was sucht oder fordert ihr von uns? Was treibt euch an, in unsre Mauern zu dringen?

TAMINO
Freundschaft und Liebe.

SPRECHER
Bist du bereit, sie mit deinem Leben zu erkämpfen?

TAMINO
Ja!

SPRECHER
Du unterziehst jeder Prüfung dich?

TAMINO
Jeder!

ZWEITER PRIESTER
Willst auch du dir Weisheitsliebe erkämpfen?

PAPAGENO
Kämpfen ist meine Sache nicht. - Ich verlang’ auch im Grunde gar keine Weisheit. Ich bin so ein Naturmensch, der sich mit Schlaf, Speise und Trank begnügt; - und wenn es ja sein könnte, daß ich mir einmal ein schönes Weibchen fange -

ZWEITER PRIESTER
Die wirst du nie erhalten, wenn du dich nicht unsern Prüfungen unterziehst.

PAPAGENO
Worin besteht diese Prüfung? -

ZWEITER PRIESTER
Dich allen unsern Gesetzen zu unterwerfen, selbst den Tod nicht scheuen.

PAPAGENO
Ich bleibe ledig!

SPRECHER
Aber wenn du dir ein tugendhaftes, schönes Mädchen erwerben könntest?

PAPAGENO
Ich bleibe ledig!

ZWEITER PRIESTER
Wenn nun aber Sarastro dir ein Mädchen aufbewahrt hätte, das an Farbe und Kleidung dir ganz gleich wäre? -

PAPAGENO
Mir gleich! Ist sie jung?

ZWEITER PRIESTER
Jung und schön!

PAPAGENO
Und heißt?

ZWEITER PRIESTER
Papagena.

PAPAGENO
Wie? - Pa -?

ZWEITER PRIESTER
Papagena!

PAPAGENO
Papagena? - Die möcht’ ich aus bloßer Neugierde sehen.

ZWEITER PRIESTER
Sehen kannst du sie! -

PAPAGENO
Aber wenn ich sie gesehen habe, hernach muß ich sterben?
(Zweiter Priester macht eine zweideutige Pantomime)
Ja? - Ich bleibe ledig!

ZWEITER PRIESTER
Sehen kannst du sie, aber kein Wort mit ihr sprechen; wird dein Geist so viel Standhaftigkeit besitzen, deine Zunge in Schranken zu halten?

PAPAGENO
O ja!

ZWEITER PRIESTER
Deine Hand! Du sollst sie sehen.

SPRECHER
Auch dir, Prinz, legen die Götter ein heilsames Stillschweigen auf; ohne dieses seid ihr beide verloren. - Du wirst Pamina sehen - aber nie sie sprechen dürfen; dies ist der Anfang eurer Prüfungszeit. -

(Tamino e Papageno vengono introdotti dall’Oratore e dall’altro Sacerdote; questi slacciano loro il cappuccio, poi escono.)

TAMINO
Che notte terribile! - Papageno, sei ancora al mio fianco?

PAPAGENO
Oh, sicuro!

TAMINO
Dove pensi che ci troviamo ora?

PAPAGENO
Dove? Eh, se non fosse buio te l’avrei già detto - ma così -
(Tuono)
Ahimè!

TAMINO
Che c’è?

PAPAGENO
Un gelo mi corre lungo la schiena.
(Forte tuono)
Ahimè!

TAMINO
Bah, Papageno! Sii un uomo!

PAPAGENO
Vorrei essere una fanciulla!
(Un tuono molto forte)
Oh! Oh! Oh! Questo è il mio ultimo istante!

(Entrano l'Oratore e l’altro sacerdote con fiaccole.)

ORATORE
Voi, forestieri, cosa cercate o pretendete da noi? Cosa vi spinge a penetrare nelle nostre mura?

TAMINO
Amicizia e amore.

ORATORE
Sei tu pronto ad ottenere ciò combattendo con la tua vita?

TAMINO
Sì!

ORATORE
Ti sottoponi ad ogni prova?

TAMINO
Ad ognuna!

SECONDO SACERDOTE
Vuoi anche tu ottenere combattendo l’amore per la saggezza?

PAPAGENO
Combattere non è cosa per me. - E poi in fondo io non pretendo affatto alcuna saggezza. Io sono una persona semplice, che si accontenta di dormire, mangiare e bere; - e se fosse mai possibile una buona volta che mi pigliassi una bella ragazzina...

SECONDO SACERDOTE
Non la otterrai mai, se non ti sottoporrai alle nostre prove.

PAPAGENO
In che cosa consiste questa prova? -

SECONDO SACERDOTE
Sottometterti a tutte le nostre leggi, senza temere la morte stessa.

PAPAGENO
Io rimango scapolo!

ORATORE
Ma se tu potessi acquisire una fanciulla virtuosa e bella?

PAPAGENO
Io rimango scapolo!

SECONDO SACERDOTE
Ma insomma, se Sarastro avesse serbato per te una fanciulla che fosse proprio uguale a te in colore e abito? -

PAPAGENO
Uguale a me! È giovane?

SECONDO SACERDOTE
Giovane e bella!

PAPAGENO
E si chiama?

SECONDO SACERDOTE
Papagena.

PAPAGENO
Come?- Pa -?

SECONDO SACERDOTE
Papagena!

PAPAGENO
Papagena? - Mi piacerebbe vederla, per semplice curiosità.

SECONDO SACERDOTE
Vederla tu puoi! -

PAPAGENO
Ma quando l’avrò vista, dopo devo morire?

(Il secondo sacerdote fa un gesto ambiguo)

Sì? - Io rimango scapolo!

SECONDO SACERDOTE
Puoi vederla, ma non puoi dire parola con lei; avrà il tuo spirito tanta fermezza da tenerti a freno la lingua?

PAPAGENO
Oh sì!

SECONDO SACERDOTE
Qua la mano! Tu la vedrai.

ORATORE
Anche a te, Principe, gli dèi impongono un salutare silenzio; senza ciò siete entrambi perduti. Tu vedrai Pamina ma non potrai mai parlarle; questo è l’inizio del vostro periodo di prova. -

Clicca qui per il testo del brano ("Bewahret euch vor Weibertücken").

ZWEITER PRIESTER UND SPRECHER
Bewahret euch vor Weibertücken,
Dies ist des Bundes erste Pflicht;
Manch weiser Mann ließ sich berücken,
Er fehlte und versah sich’s nicht.
Verlassen sah er sich am Ende,
Vergolten seine Treu mit Hohn! -
Vergebens rang er seine Hände,
Tod und Verzweiflung war sein Lohn.

SECONDO SACERDOTE E ORATORE
Preservatevi dalle insidie delle donne:
Questo è il primo dovere della confraternita!
Qualche uomo saggio si lasciò incantare,
Sbagliò, e non si era preparato a ciò.
Si vide infine abbandonato,
La sua fedeltà ricambiata con scherno! -
Inutilmente si torse le mani,
Morte e disperazione furon sua ricompensa.






dir: Riccardo Muti (2006)


dir: Karl Böhm (1956)

dir: Yannick Nézet-Séguin (2017)


Come promesso in un post precedente, dobbiamo qui fare chiarezza sulla confusa questione dell'Oratore e dei Sacerdoti. Il libretto, nella forma oggi stabilizzata, oltre al generico coro di sacerdoti che accompagna spesso Sarastro, evidenzia quattro parti soliste: l'Oratore appunto ("Sprecher" in tedesco) e tre sacerdoti, chiamati rispettivamente Primo, Secondo e Terzo Sacerdote (Erster, Zweiter, Dritter Priester). Si tratta di tre ruoli cantati e un ruolo soltanto parlato, ma la distribuzione non è quella che sembrerebbe più naturale (ovvero il ruolo parlato all'Oratore e quelli cantati ai Tre Sacerdoti, similarmente alle Tre Dame o ai Tre Fanciulli). In effetti il Primo Sacerdote ha cantato nella lunga scena del primo atto in cui Tamino giungeva alle porte del tempio. In questo duetto, invece, cantano l'Oratore e il Secondo Sacerdote (che accompagneranno rispettivamente Tamino e Papageno in tutto il corso delle loro prove). Al Terzo Sacerdote sono state riservate soltanto poche battute (parlate) dopo la marcia che ha aperto il secondo atto. Le cose, già complicate, lo diventano di più se pensiamo che per lungo tempo, nella pratica degli allestimenti, veniva identificato come l'Oratore colui che accoglieva Tamino davanti al tempio nel primo atto (il musicologo Branscombe fa notare come sia la partitura autografa sia la prima edizione del libretto indicano genericamente il personaggio come “ein alter Priester”, “un vecchio Sacerdote”, mentre la parola “Sprecher” non viene mai usata da Mozart nella partitura).

È probabile che, nelle intenzioni originali, il Primo Sacerdote fosse quello che interloquisce con Tamino nel primo atto, mentre il Secondo e il Terzo fossero le due guide che seguono il percorso di iniziazione di Tamino e Papageno nel secondo atto, diventati poi rispettivamente l'Oratore e il Secondo Sacerdote nella pratica esecutiva. Da dove nasce questa confusione?
Non è certo quali parti fossero effettivamente cantate e quali parlate dagli attori designati come Sacerdoti. La locandina [della prima rappresentazione] recita:

Non ci sono testimonianze che Winter, che era il direttore di scena (“Inspizient”) del teatro, fosse un cantante: nel “Wiener Theater-Almanach für das Jahr 1794” (che copre la stagione successiva a quella della première, ovvero 1792-3) è identificato come interprete di “gesetze Rollen”, vale a dire personaggi minori o di mezza età. Questo suggerisce che gli fu affidato uno dei ruoli puramente parlati, probabilmente quello dell'Oratore nella prima scena dell'atto secondo. (…) Il fratello maggiore di Schikaneder, Urban (nato nel 1746), un basso, è chiamato “Primo Sacerdote” nella locandina; è probabile che cantò la parte del “vecchio sacerdote” nel primo atto. Il dialogo nella terza scena del secondo atto è affidato allo “Sprecher, und der andere Priester” (“Oratore, e l'altro Sacerdote”); ma dopo la didascalia introduttiva, il secondo è designato come “Zweyter Priester” (Secondo Sacerdote). La confusione è resa peggiore dall'autografo di Mozart, nel quale – in modo ragionevole, anche se fuorviante – nel duetto fra i due Sacerdoti il tenore è chiamato “Primo” e il basso “Secondo”. Per le ragioni già riportate, è improbabile che Winter abbia preso parte a questo duetto; Deutsch identifica “Hr. [Johann Michael] Kistler”, Secondo Sacerdote secondo la locandina, come un tenore, e dunque probabilmente il “Primo Sacerdote” di Mozart nel duetto; e “Hr. Moll”, Terzo Sacerdote sulla locandina, come un basso, e dunque probabilmente il “Secondo Sacerdote” di Mozart. (…) Moll non è nominato fra i cantanti nel “Catalogo” di Mozart, mentre Kistler sì: entrambi avevano lasciato la compagnia all'epoca in cui vennero compilate le liste del “Theater Almanach” del 1794, pertanto non abbiamo ulteriori informazioni da quella fonte. Bisogna presumere che questi due cantanti recitarono anche le parti dei Due Armigeri (non menzionati nella locandina) nel finale dell'atto secondo.
(Peter Branscombe)
Da notare che nel libretto originario era presente un'altra incongruenza (oggi di solito corretta): dopo due scene in cui l'Oratore fa da guida a Tamino, da un certo punto in poi, a metà del secondo atto, egli diventa di colpo la guida di Papageno, ruolo in precedenza affidato al “Secondo Sacerdote”.

28 settembre 2020

Il flauto magico (14) - "O Isis und Osiris"

Scritto da Christian

L'aria di Sarastro (accompagnato dal coro dei sacerdoti) "O Isis und Osiris", uno dei brani per basso profondo più affascinanti nella storia della musica lirica, ha una qualità tutta particolare, degna della sua natura sacrale e religiosa. Si tratta infatti di una preghiera che il sacerdote innalza alle divinità affinché proteggano la "nuova coppia" (ovvero Tamino e Pamina), donando loro coraggio e saggezza.

Iside e Osiride, naturalmente, sono due fra le più importanti divinità egizie, e il loro mito parla di morte e rinascita. Il fatto che Sarastro e i sacerdoti li venerino (più avanti, sempre nel secondo atto, ci sarà un altro brano corale che inizia con le stesse parole, "O Isis und Osiris, welche Wonne!", da non confondere con questo) lascia pensare che la storia si svolga proprio nell'antico Egitto. In realtà (nonostante la parola "egizio" compaia alcune volte nel libretto, ma solo per descrivere lo stile di scenografie e costumi) siamo in un luogo immaginario e universale, e il riferimento ai miti egizi è, appunto, un richiamo a simboli e archetipi a essi legati, tornati prepotentemente in auge nel settecento e in particolare nell'ambiente massonico. In un post di Marisa che pubblicheremo su questo blog più avanti, analizzeremo più in dettaglio cosa significa il mito di Iside, in particolare, nell'economia del "Flauto magico".

Nel frattempo, non deve stupire la capacità di Mozart di spaziare, nell'arco di una stessa opera, dai momenti più buffi e triviali (come quelli con protagonisti Papageno e Monostatos) ad altri più solenni e spirituali: ne aveva già dato prova, in fondo, nei lavori precedenti, anche in quelli più inaspettati (ripensiamo alle arie della Contessa ne "Le nozze di Figaro", per esempio, oppure al terzetto "Soave sia il vento" in "Così fan tutte"). Qui, però, supera sé stesso con un brano degno delle migliori antologie di musica sacra o corale. Il passaggio "So lohnt der Tugend kühnen Lauf", per esempio, è uno di quei momenti musicalmente magici e irripetibili, magistralmente sottolineato dalla regia di Kenneth Branagh, che nel suo film del 2006 – in cui l'aria è cantata in inglese – lo fa accompagnare da uno zoom all'indietro che allarga lo sguardo dal tempio dei sacerdoti (qui un cimitero di guerra) all'intero mondo circostante, ancora in preda al caos e alla distruzione (vedi la clip qui sotto, al minuto 4:20).


dal film "Il flauto magico" (2006) di Kenneth Branagh
René Pape (Sarastro)

L'aria di Sarastro («O Isis und Osiris») è una preghiera di grande bellezza e maestà, permeata di calore umano che libera la musica da ogni sospetto di religiosità. (Non fu Bernard Shaw che disse che le due arie di Sarastro erano la sola musica che egli riusciva ad immaginare scaturire dalla voce di Dio?). Alla fine di ciascuna delle due stanze dell'aria, il coro dei sacerdoti ripete sommessamente l'ultima frase di Sarastro un'ottava sopra e l'effetto è di una serenità radiosamente soprannaturale.
(Charles Osborne)
Di fronte al polo negativo di Astrifiammante sta il luminoso sole della verità, Sarastro. (...) Le sue parole scendono affettuosamente paterne nel cuore degli ascoltatori ed ammoniscono con dolcezza a seguire la via della giustizia e della bontà: i Sacerdoti secondano cotesto senso con il lungo respiro di una musica che ha lo spirito e la forma di un solenne corale. Pagine tra le più alte di tutta l'opera mozartiana coteste che definiscono l'animo di Sarastro.
(Mario Labroca)
Riguardo al testo di questo brano, il librettista Emanuel Schikaneder si ispirò a un'invocazione a Iside quasi identica che appare nel "Sethos" dello scrittore francese Jean Terrasson, un romanzo che aveva riscosso molto successo in tutta Europa, rendendo "popolari" i misteri egizi, e che era stato nuovamente tradotto in tedesco pochi anni prima, nel 1777-78. Oltre che per l'aria di Sarastro, Schikaneder vi prese spunto per l'ambientazione generale dell'opera e per alcuni momenti della trama (il serpente della scena iniziale, le prove iniziatiche attraverso l'acqua e il fuoco, il duetto dei Due Armigeri).

Clicca qui per il testo del brano ("O Isis und Osiris").

SARASTRO
O Isis und Osiris, schenket
Der Weisheit Geist dem neuen Paar!
Die ihr der Wandrer Schritte lenket,
Stärkt mit Geduld sie in Gefahr.

CHOR
Stärkt mit Geduld sie in Gefahr.

SARASTRO
Laßt sie der Prüfung Früchte sehen.
Doch sollten sie zu Grabe gehen,
So lohnt der Tugend kühnen Lauf,
Nehmt sie in euren Wohnsitz auf!

CHOR
Nehmt sie in euren Wohnsitz auf!
SARASTRO
O Iside e Osiride, procurate
Lo spirito di saggezza alla nuova coppia!
Voi che guidate il passo al viandante,
Rinvigoriteli indulgenti nel pericolo.

CORO
Rinvigoriteli indulgenti nel pericolo.

SARASTRO
Fate che vedano i frutti della prova;
Ma se dovessero andare alla tomba,
Allora premiate l’audace percorso di virtù,
Accoglieteli nella vostra dimora!

CORO
Accoglieteli nella vostra dimora!





Kurt Moll (Sarastro)
dir: James Levine (1991)


Franz Josef Selig (Sarastro)
dir: Colin Davis (2003)


Martti Talvela (1970)

László Polgár (1989)


Concludo ricordando come temi e argomenti religiosi non devono sembrare strani se associati alla massoneria:
La Massoneria in Austria si è presentata in una forma molto particolare: innanzitutto era un fenomeno prettamente culturale e intellettuale, fortemente dominato dalle istanze illuministe, non aveva un fondamento anticlericale ma si proponeva come “prolungamento laico” della Chiesa, traendo da questa la gran parte dei suoi principî morali, in particolar modo i due principî cardine, la virtù e la fratellanza (...). Difatti l’ingresso di Mozart nella Massoneria non è dettato da utilitarismo ma da profonda convinzione (altrimenti non avrebbe scritto "Il Flauto Magico"!) in una vita imperniata su sentimenti di amicizia, fratellanza e uguaglianza, frutto del suo essere «viandante cosmopolita». Testimone di questa profonda convinzione è un nuovo genere di musica che coltivò appunto dalla sua adesione alla loggia "Zur Wohltätigkeit", la musica massonica: brevi brani strumentali e vocali per le riunioni della loggia oppure cantate per organico variabile. La musica massonica costituisce un unicum nella produzione mozartiana: lo stile asciutto, l’economia dei mezzi, il tono sereno e quasi naïf delle parti solistiche, rimanda molto alla liederistica di Schubert. Inutile dire che lo stile solenne dei cori, permeato da una ritualità quasi cerimoniale, è vicinissimo a quello dei brani “sacerdotali” dello "Zauberflöte", tanto che i due capolavori che Mozart produsse in questo genere (Eine kleine Freymaurer-Kantate KV 623 e la straordinaria Mauerirsche Trauermusik KV 477) possono essere lecitamente considerati un laboratorio di prova di quella straordinaria avventura dell’anima che è "Il flauto magico".
(Luca Fialdini)

Una scena dal film "(Non) dimenticate Mozart" (1985) di Miloslav Luther.

25 settembre 2020

Il flauto magico (13) - Marcia dei sacerdoti

Scritto da Christian

Il secondo atto si svolge completamente nel tempio della saggezza, dove Sarastro e i sacerdoti intendono sottoporre Tamino e Papageno alle prove di iniziazione. Il primo brano che sentiamo è solamente strumentale: si tratta della cosiddetta "marcia dei sacerdoti" (Marsch der Priester), che accompagna l'ingresso in scena di questi ultimi. Il libretto ci descrive così la suggestiva scenografia:

La scena rappresenta un palmeto, tutti gli alberi sono d’argento, le foglie d’oro. 18 seggi di foglie; su ognuno dei seggi si trova una piramide e un grande corno nero incastonato d’oro. Nel mezzo la piramide più grande e anche gli alberi più grandi. Sarastro e altri sacerdoti entrano con passo solenne, ognuno con un ramo di palma in mano.
Secondo Otto Jahn, biografo di Mozart, alcuni amici lo accusarono di aver rubato la musica di questo brano dalla marcia che appare nel primo atto dell'"Alceste" di Gluck. Mozart avrebbe risposto ridendo che "questo è assolutamente impossibile, dato che essa se ne sta ancora là, al suo posto". In realtà fra i due brani c'è una somiglianza superficiale e soltanto apparente, d'atmosfera, trattandosi entrambi di musiche solenni e rituali che accompagnano situazioni identiche. E comunque, come spiega il musicologo Charles Osborne, "il colore orchestrale che Mozart ottiene con il suo solo flauto sopra archi, corni, corni di bassetto, fagotti e tromboni è unico nella sua maestosa solennità".

D'altronde, se si cercano delle similarità, più notevoli sono quelle con la melodia dell'inno nazionale canadese, "O Canada", composto da Calixa Lavallée nel 1880 (dunque quasi cent'anni dopo Mozart!).



dir: Colin Davis (2003)


dir: Riccardo Muti (1995)

dir: James Levine (1991)


Nel lungo recitativo che segue, Sarastro invita i sacerdoti ad accettare Tamino, in particolare, come iniziato (di Papageno non si parla, se non più avanti quando ci si riferisce a lui come al "compagno di viaggio" del principe). Alle domande che gli vengono poste ("Possiede virtù?", "Anche discrezione?", "È caritatevole?"), Sarastro risponde in maniera affermativa. Da notare soprattutto la terza di queste domande, "Ist wohltätig?" ("È caritatevole?"). Nel 1784 Mozart era infatti entrato a far parte di una piccola loggia massonica chiamata proprio "Zur Wohltätigkeit" ("Alla beneficienza"), che in seguito confluirà nella più grande "Zur neugekrönten Hoffnung" ("Alla nuova speranza coronata") guidata dal suo amico Otto Heinrich von Gemmingen.

Sarastro prosegue spiegando le sue intenzioni riguardo a Pamina, che ha "strappato alla madre superba" in quanto "gli dèi l'hanno destinata al caro giovane" (in realtà proprio la Regina ha scelto Tamino e l'ha inviato dalla figlia!). E infine tranquillizza ancora uno dei sacerdoti, l'Oratore, preoccupato perché Tamino "potrebbe soccombere alla dura lotta: egli è un principe", al che Sarastro replica: "Di più: egli è un uomo". Come ci è già stato spiegato, la virtù può rendere l'uomo uguale agli dèi.

Nel corso della scena si odono più volte, suonati con i corni e in segno di approvazione, gli stessi tre accordi in si bemolle che avevamo sentito per la prima volta nell'ouverture e che rimandano al numero tre, fondamentale nei rituali massonici perché è il simbolo della perfezione (vedi anche il triangolo, figura geometrica ricorrente).

Clicca qui per il testo del recitativo ("Ihr, in dem Weisheitstempel").

SARASTRO
(nach einer Pause)
Ihr, in dem Weisheitstempel eingeweihten Diener der großen Götter Osiris und Isis! - Mit reiner Seele erklär’ ich euch, daß unsre heutige Versammlung eine der wichtigsten unsrer Zeit ist. - Tamino, ein Königssohn, dieser Jüngling will seinen nächtlichen Schleier von sich reißen und ins Heiligtum des größten Lichtes blicken. -

ERSTER PRIESTER
(steht auf)
Er besitzt Tugend?

SARASTRO
Tugend!

ZWEITER PRIESTER
Auch Verschwiegenheit?

SARASTRO
Verschwiegenheit!

DRITTEN PRIESTER
Ist wohltätig?

SARASTRO
Wohltätig! - Haltet ihr ihn für würdig, so folgt meinem Beispiele.
(Sie blasen dreimal in die Hörner)
Gerührt über die Einigkeit eurer Herzen, dankt Sarastro euch im Namen der Menschheit. - Pamina, das sanfte, tugendhafte Mädchen, haben die Götter dem holden Jünglinge bestimmt; dies ist der Grundstein, warum ich sie der stolzen Mutter entriß. - Das Weib dünkt sich groß zu sein; hofft durch Blendwerk und Aberglauben das Volk zu berücken und unsern festen Tempelbau zu zerstören. Allein, das soll sie nicht; Tamino, der holde Jüngling selbst, soll ihn mit uns befestigen und als Eingeweihter der Tugend Lohn, dem Laster aber Strafe sein.
(Der dreimalige Akkord mit den Hörnern wird von allen wiederholt)

SPRECHER
(steht auf)
Großer Sarastro, deine weisheitsvollen Reden erkennen und bewundern wir; allein, wird Tamino auch die harten Prüfungen, bekämpfen? - Wenn nun im Schmerz sein Geist ihn verließe, und er dem harten Kampfe unterläge? - Er ist Prinz! -

SARASTRO
Noch mehr - Er ist Mensch!
(Der dreimalige Akkord wird wiederholt)
Man führe Tamino mit seinem Reisegefährten in den Vorhof des Tempels ein.
(zum Sprecher, der vor ihm niederkniet)
Und du, Freund! - vollziehe dein heiliges Amt und lehre durch deine Weisheit beide, was Pflicht der Menschheit sei, lehre sie die Macht der Götter erkennen.
(Sprecher geht mit einem Priester ab, alle Priester stellen sich mit ihren Palmzweigen zusammen.)

SARASTRO
(dopo una pausa)
Oh voi, servitori iniziati dei grandi dèi Osiride e Iside nel Tempio della Saggezza! - Con animo puro vi annuncio che la nostra assemblea di oggi è una delle più importanti dei nostri tempi. - Tamino, figlio di re, questo giovane vuole strappare da sé il suo velo delle tenebre e volgere gli occhi al tempio della massima luce. -

PRIMO SACERDOTE
(si alza)
Possiede virtù?

SARASTRO
Sì, possiede virtù!

SECONDO SACERDOTE
E anche discrezione?

SARASTRO
Anche discrezione!

TERZO SACERDOTE
È caritatevole?

SARASTRO
È caritatevole! - Se voi lo ritenete degno, allora seguite il mio esempio.
(Suonano tre volte i corni)
Commosso dalla unità dei vostri cuori, Sarastro vi ringrazia a nome dell’umanità. - Pamina, la tenera e virtuosa fanciulla, gli dèi l’hanno destinata al caro giovane; questo è il motivo per cui io l’ho strappata alla madre superba. - Quella donna crede di essere molto potente; spera attraverso inganno e superstizione di incantare il popolo e di distruggere il nostro solido tempio. Ma non le riuscirà; Tamino, il caro giovane istesso, lo consoliderà insieme a noi, e quale iniziato sarà premio alla Virtù, ma punizione al Vizio.
(Il triplice accordo coi corni viene ripetuto da tutti)

ORATORE
(si alza)
Grande Sarastro, comprendiamo e ammiriamo la tua parola piena di saggezza; ma Tamino combatterà anche contro le dure prove che lo attendono? - Se ora, immerso nel dolore, il suo spirito lo abbandonasse ed egli soccombesse alla dura lotta? - Egli è un Principe! -

SARASTRO
Ancor di più - Egli è un uomo!
(Il triplice accordo viene ripetuto)
Si conduca Tamino col suo compagno di viaggio nell’atrio del Tempio.
(all’Oratore, che s’inginocchia davanti a lui)
E tu, amico, - compi il tuo santo ufficio e insegna ad entrambi con la tua saggezza qual sia il dovere dell’umanità, insegna loro a riconoscere il potere degli dèi.
(L’Oratore esce con un sacerdote, tutti i sacerdoti si raccolgono con i loro rami di palma.)