7 luglio 2017

Così fan tutte (16) - "Un'aura amorosa"

Scritto da Christian

Dopo aver cominciato a differenziare caratterialmente Fiordiligi da Dorabella, il libretto si assume ora il compito di fare lo stesso con Ferrando e Guglielmo. Avevamo già notato, nel terzo dei tre terzetti che aprivano l'opera, come il primo avesse un'anima più romantica e idealista e il secondo più edonistica e godereccia (con i proventi della scommessa, il tenore progettava di dedicare alla sua dama "una bella serenata", impiegando il denaro per pagare l'orchestra di accompagnamento, mentre il baritono pensava piuttosto a organizzare "un convitto", ovvero un banchetto). Qui lo stesso concetto viene meglio definito. "Alla protesta di Guglielmo sempre più ossessionato dal cibo – "Ed oggi non si mangia?" – Ferrando risponde che val la pena aspettare, visto che la cena sarà molto più saporita dopo la vittoria; il loro ristoro finale, spiega, sarà tutto spirituale":

Un'aura amorosa
del nostro tesoro
un dolce ristoro
al cor porgerà.
Al cor che nudrito
da speme, da Amore,
di un'esca migliore
bisogno non ha.
Siamo di fronte a una delle più belle arie per tenore mai scritte da Mozart, degna di stare al fianco di quelle di Tamino e Don Ottavio, tanto che persino interpreti non certo mozartiani come Luciano Pavarotti (vedi clip sotto) hanno voluto provare a cantarla almeno una volta. Da Ponte contribuisce con versi brevi e concisi, di impronta tipicamente da opera seria ("Metastasio sarebbe stato orgoglioso di questi versi, in cui è facile riconoscere il suo stesso tocco mellifluo, la sua concisione, persino il suo tipico vezzo di collegare le due stanze con un'anafora (l'iterazione di "al cor" all'inizio dei due versi centrali)", dice Heartz). Ma è la musica del compositore salisburghese a elevare il brano a vette sublimi, con una melodia dolcissima (vera espressione di un cuore straripante d'amore) e una cadenza finale ampia e articolata, accompagnata in crescendo dall'intera orchestra, che prevede anche un breve momento di sospensione prima della solenne conclusione (con quel trillo sull'ultimo "porgerà"). L'insieme "mette ancora una volta in risalto tutta la nobiltà d'animo di Ferrando e dà adeguata veste musicale all'elevatezza dei suoi sentimenti" (sempre Heartz). Se le arie precedenti di Fiordiligi, Dorabella e Guglielmo non celavano l'intento di scherzare sull'immaturità sentimentale dei personaggi, in questo caso nulla è concesso al ridicolo o alla presa in giro.

Se non altro, le prime arie soliste dei quattro amanti ci hanno fatto capire – sul piano musicale ma anche su quello psicologico – come gli accoppiamenti Ferrando-Fiordiligi (le figure più fiere e idealiste) e Guglielmo-Dorabella (quelle più leggere e gaudenti) siano molto più naturali e "affini" di quelli originali, che ci apparivano poco convincenti anche per il registro vocale degli interpreti. Sarà forse anche per questo che, nel secondo atto, il tentativo di seduzione incrociato andrà a buon fine?

Clicca qui per il testo di "Un'aura amorosa".

FERRANDO
Un'aura amorosa
Del nostro tesoro
Un dolce ristoro
Al cor porgerà.
Al cor che, nudrito
Da speme d'amore,
D'un'esca migliore
Bisogno non ha.




Josef Kundlak (Ferrando)
dir: Riccardo Muti (1989)


Luigi Alva (Ferrando)
dir: Karl Böhm (1970)


Francisco Araiza


Alfredo Kraus


Rainer Trost

Werner Güra


Luciano Pavarotti
piano: James Levine (1988)