Non appena Papageno comincia a prendersi il merito di aver sconfitto il grande serpente, fanno ritorno le Tre Dame che lo puniscono per le sue bugie, chiudendogli la bocca con un lucchetto d'oro (dopo avergli propinato acqua e pietre, al posto di vino e pan di zucchero, in cambio degli uccelli che ha catturato). Spiegano poi a Tamino di essere le damigelle della Regina della Notte, di averlo salvato loro dal mostro, e di dovergli consegnare, da parte della loro sovrana, il ritratto della figlia di lei, Pamina. Di fronte alla bellezza del volto nel ritratto, il principe si perde nella sua contemplazione.
Si tratta dell'unica aria di Tamino in tutta l'opera, nonché uno dei pochi brani celebri per tenore scritti da Mozart, che com'è noto preferiva i baritoni o i bassi (ricordiamo giusto le due arie di Don Ottavio nel "Don Giovanni" e quella di Ferrando nel "Così fan tutte"). Come tale, è stata talvolta eseguita in concerti e recital anche da interpreti che di solito non frequentano il repertorio mozartiano.
Dolce, lenta e romantica, l'aria è capace di trasmettere una serenità d'animo che identifica dunque l'amore non con la passione fisica ma con "qualcosa di eterno e sublime, una sorta di comunanza spirituale". Musicalmente non sembra nemmeno appartenere allo stesso genere della precedente cavatina di Papageno: siamo dalle parti dell'opera seria italiana, più solenne e sofisticata. Da notare come la bella frase melodica iniziale non ricompaia più nel proseguio dell'aria, e dunque ha l'effetto di "esprimere quell'indimenticabile e irripetibile momento dell'amore a prima vista" (per usare le parole del musicista britannico Spike Hughes). Un amore unico e ideale, degno di una fiaba.
L'aria di Tamino, ardente espressione di amore, è un miracolo di forma e certamente non meno notevole nella sua combinazione di ardore romantico e di compostezza interiore, spirituale. Quello che Tamino esprime non è la prima passione fisica giovanile, anche se egli è un giovane, ma una profondità matura di sentimento, ciò che si potrebbe quasi chiamare la condizione "ideale" dell'amore, distinta da quella "reale". La frase di apertura dell'aria, basata su una semplice scala discendente è un esempio di quello straordinario multum in parvo che spesso incontriamo in Verdi. In effetti la sua somiglianza con l'inizio di «Caro nome» in Rigoletto in cui Gilda esprime un sentimento simile, è straordinaria. La musica dello «Zauberflöte» è scritta con una stupefacente varietà di stili, con elementi tratti alla vecchia opera seria, come anche dalla canzone popolare e dalla musica religiosa.(Charles Osborne)
Nella Bildnisarie Tamino ammira il ritratto di Pamina e, folgorato dalla bellezza di quel volto, sente il suo cuore riempirsi di una strana agitazione, che brucia come una fiamma. «Devo chiamarla amore? ... Cosa farei? Tutto estasiato la stringerei a questo petto infuocato, e così sarebbe eternamente mia». La linea musicale fluisce libera, sfrangiandosi, quasi come un arioso, attraverso giochi elastici di tensione e distensione melodica. La stessa regolarità metrica del testo è lasciata cadere, il canto, dapprima sillabico, si abbandona progressivamente a dolci melismi, tutte le volte che Tamino, espresso un pensiero, s'attarda a considerarlo e quasi a ricamarci su. Ebbrezza contemplativa, auscultazione di sé, certezza, incertezza, romantica tensione, lieve demenza d'amore e appagamento nella vagheggiata felicità futura si susseguono, sino ad un'apoteosi di intima estasi, in un poetico caleidoscopio di stati d'animo. Ma, nonostante il realistico divenire dei suoi sentimenti, Tamino è diverso dai personaggi delle opere italiane; egli abita regioni di fìaba e l'orchestra ce lo conferma, nella sua stretta parentela con la linea del canto: non propone, infatti, materiale autonomo, ma raccoglie o anticipa la linea vocale in un gioco di echi e pre-echi che accompagnano, con commossa dolcezza, le fluttuazioni dell'animo. Quanto basta per conferire al personaggio una qualità psicologica, senza tradirne, però, il carattere fiabesco, sottratto alla tensione lacerante delle forze che attraversano la vita reale.L'idea che un eroe si innamori a prima vista di una fanciulla guardandone solo il ritratto non è nuova nelle fiabe e in letteratura, ma quasi sicuramente Schikaneder si ispirò a una fiaba contenuta delle raccolte "Dschinnestan" pubblicate da Christoph Martin Wieland a Vienna fra il 1786 e il 1789, dunque poco prima della realizzazione del "Flauto magico". Una di queste storie, "Neangir und seine Brüder" ("Neangir e i suoi fratelli"), presenta una situazione simile e contiene frasi e parole identiche a quelle dell'aria di Tamino.(Paolo Gallarati)
Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano ("Papageno!").
DIE DREI DAMEN (drohen und rufen zugleich) Papageno! PAPAGENO Aha! das geht mich an. - Sieh dich um, Freund! TAMINO Wer sind diese Damen? PAPAGENO Wer sie eigentlich sind, weiß ich selbst nicht. - Ich weiß nur so viel, daß sie mir täglich meine Vögel abnehmen und mir dafür Wein, Zuckerbrot und süße Feigen bringen. - Hier, meine Schönen, übergeb’ ich meine Vögel. ERSTE DAME (reicht ihm eine schöne Bouteille Wasser) Dafür schickt dir unsre Fürstin heute zum ersten Mal statt Wein reines, helles Wasser. ZWEITE DAME Und mir befahl sie, daß ich, statt Zuckerbrot, diesen Stein dir überbringen soll. - Ich wünsche, daß er dir wohl bekommen möge. PAPAGENO Was? Steine soll ich fressen? DRITTE DAME Und statt der süßen Feigen hab’ ich die Ehre, dir dies goldene Schloß vor den Mund zu schlagen. (Sie schlägt ihm das Schloß vor. - Papageno hat seinen Scherz durch Gebärden) ERSTE DAME Du willst vermutlich wissen, warum die Fürstin dich heute so wunderbar bestraft? (Papageno bejaht es) ZWEITE DAME Damit du künftig nie mehr Fremde belügst. DRITTE DAME Und daß du nie dich der Heldentaten rühmst, die andre vollzogen. - ERSTE DAME Sag an! Hast du diese Schlange bekämpft? (Papageno deutet nein) ZWEITE DAME Wer denn also? (Papageno deutet, er wisse es nicht) DRITTE DAME Wir waren’s, Jüngling, die dich befreiten. - Zittre nicht! Dich erwartet Freude und Entzücken. - Hier, dies Gemälde schickt dir die große Fürstin; es ist das Bildnis ihrer Tochter - findest du, sagte sie, daß diese Züge dir nicht gleichgültig sind, dann ist Glück, Ehr’ und Ruhm dein Los. - Auf Wiedersehen! (geht ab) ZWEITE DAME Adieu, Monsieur Papageno! (geht ab) ERSTE DAME Fein nicht zu hastig getrunken! (Sie geht lachend ab. - Papageno hat immer sein stummes Spiel gehabt; Tamino ist gleich beim Empfange des Bildnisses aufmerksam geworden; seine Liebe nimmt zu, ob er gleich für alle diese Reden taub schien.) | LE TRE DAME (minacciano e gridano insieme) Papageno! PAPAGENO Ecco! questo è per me. - Guardati intorno, amico! TAMINO Chi sono queste dame? PAPAGENO Chi siano veramente, non lo so neanch’io. - So solo che ogni giorno ritirano i miei uccelli e mi portano in cambio vino, pan di zucchero e fichi dolci. - Ecco qui, mie belle, vi consegno i miei uccelli. PRIMA DAMA (gli porge una bella bottiglia d’acqua) In cambio la nostra Sovrana ti manda oggi per la prima volta, invece di vino schietto, acqua pura. SECONDA DAMA E a me ha ordinato, invece del pan di zucchero, di portarti questa pietra. Spero che ti possa essere gradita. PAPAGENO Cosa? Dovrei mangiare pietre? TERZA DAMA E al posto dei fichi dolci io ho l’onore di chiuderti la bocca con questo lucchetto d’oro. (Gli mette un lucchetto. - Papageno si esprime a gesti) PRIMA DAMA Probabilmente vorrai sapere perché oggi la Regina ti abbia punito in modo così strano. (Papageno annuisce) SECONDA DAMA È perché in futuro tu non menta più agli stranieri. TERZA DAMA E non ti vanti mai delle gesta eroiche compiute da altri. PRIMA DAMA Di’ un po’! Sei tu che hai combattuto contro questo serpente? (Papageno fa cenno di no) SECONDA DAMA Chi dunque? (Papageno fa cenno di non saperlo) TERZA DAMA Fummo noi, o giovane, a salvarti. - Non temere, ti attendono gioia e soddisfazioni. - Ecco, la grande Sovrana ti invia questo dipinto, è il ritratto di sua figlia se tu trovi, disse, che questi lineamenti non ti sono indifferenti, allora felicità, onore e gloria saranno il tuo destino. Arrivederci! (parte) SECONDA DAMA Adieu, Monsieur Papageno! (parte) PRIMA DAMA Attento a non bere troppo in fretta! (Parte ridendo. - Papageno avrà sempre proseguito nella sua recita muta. Non appena ricevuto il ritratto, Tamino si è immerso in contemplazione; il suo amore aumenta, sebbene paresse sordo a tutti questi discorsi.) |
Clicca qui per il testo di "Dies Bildnis ist bezaubernd schön".
TAMINO Dies Bildnis ist bezaubernd schön, Wie noch kein Auge je gesehn. Ich fühl’ es, wie dies Götterbild Mein Herz mit neuer Regung füllt. Dies Etwas kann ich zwar nicht nennen, Doch fühl’ ich’s hier wie Feuer brennen: Soll die Empfindung Liebe sein? Ja, ja die Liebe ist’s allein. O wenn ich sie nur finden könnte! O wenn sie doch schon vor mir stünde! Ich würde - würde - warm und rein - Was würde ich? - Ich würde sie voll Entzücken An diesen heißen Busen drücken, Und ewig wäre sie dann mein! |
TAMINO Questo ritratto è meravigliosamente bello, Quanto ancora occhio alcuno ha visto mai. Sento come tale immagine divina Riempia il mio cuore d’un nuovo sentimento. Questo qualcosa non so invero come chiamarlo, Eppure lo sento qui bruciare come fuoco. Potrebbe tale sensazione essere amore? Sì, sì, non è che amore. Oh, se solo la potessi trovare! Oh, se ella fosse già dinanzi a me! Io farei - farei - ardente e puro - Cosa farei? - Tutto estasiato La stringerei a questo petto infuocato, E così sarebbe eternamente mia. |
Fritz Wunderlich (due versioni, 1960 e 1964) | Paul Groves (1995) |
Piotr Beczala (2001) | Francisco Araiza (1991) |
Placido Domingo | Jonas Kaufmann |
scene dal film "L'enigma di Kaspar Hauser" (1974) di Werner Herzog
Al termine dell'aria, fanno ritorno le Tre Dame, che si erano brevemente assentate (sembra quasi che, per pudore, abbiano voluto lasciare Tamino da solo con il ritratto). Divertente il modo con cui si erano congedate da Papageno, con la Seconda Dama che lo aveva dileggiato alla francese ("Adieu, Monsieur Papageno"). Completando l'una le frasi delle altre (come Qui, Quo e Qua, dove un personaggio inizia a parlare, il secondo prosegue e il terzo porta la frase a conclusione!), spiegano ora al principe che la loro sovrana, la Regina della Notte, avendo udito le sue parole d'amore nei confronti della ragazza raffigurata, ha deciso di chiedere proprio a lui di salvare sua figlia. Pamina, questo è il suo nome, è infatti stata "rapita da un potente demone maligno", con "il potere di mutarsi in ogni forma immaginabile", che la tiene prigioniera in un castello attentamente custodito. Molte di queste informazioni, se prese alla lettera, si riveleranno poi ingannevoli: vanno lette in realtà in chiave simbolica, ma ne parleremo poi.
Da notare che Tamino è stato scelto "sulla fiducia", e non perché in precedenza abbia dimostrato chissà quali qualità di fronte al grande serpente. "Se questo giovane, ha detto [la Regina], ha anche tanto coraggio e valore quanto è affettuoso, oh allora mia figlia è sicuramente salva", spiegano le Dame. D'altronde questo è il tipico ruolo dei principi nelle fiabe, quello di salvare le principesse. In ogni caso, un Tamino già pronto a scaldarsi e a partire ("Venite, fanciulle! guidatemi! - Pamina sia salvata! - Il malvagio cada per mia mano; lo giuro sul mio amore, sul mio cuore!") viene interrotto da un tuono che preannuncia l'arrivo della Regina della Notte in carne e ossa.
Clicca qui per il testo del recitativo che segue ("Schöner Jüngling!").
ERSTE DAME Schöner Jüngling! - Die Fürstin - ZWEITE DAME Hat mir aufgetragen, dir zu sagen - DRITTE DAME Daß der Weg zu deinem künftigen Glücke nunmehr gebahnt sei. ERSTE DAME Sie hat jedes deiner Worte gehört, so du sprachst; - sie hat - ZWEITE DAME Jeden Zug in deinem Gesichte gelesen. Ja noch mehr, ihr mütterliches Herz - DRITTE DAME Hat beschlossen, dich ganz glücklich zu machen. - Hat dieser Jüngling, sprach sie, auch so viel Mut und Tapferkeit, als er zärtlich ist, o so ist meine Tochter ganz gewiß gerettet. TAMINO Gerettet? O ewige Dunkelheit! Was hör’ ich? - Das Original? ERSTE DAME Hat ein mächtiger, böser Dämon hat sie ihr entrissen. DRITTE DAME Er hat die Macht, sich in jede erdenkliche Gestalt zu wervandeln; auf solche Weise hat er auch Pamina - ERSTE DAME Dies ist der Name der königlichen Tochter, so Ihr anbetet. TAMINO O Pamina! du mir entrissen - du in der Gewalt eines üppigen Bösewichts! - Bist vielleicht in diesem Augenblicke schrecklicher Gedanke! O sagt, Mädchen! sagt, wo ist des Tyrannen Aufenthalt? ZWEITE DAME Sehr nahe an unsern Bergen lebt er in einem angenehmen und reizenden Tale. Seine Burg ist prachtvoll, und sorgsam bewacht. TAMINO Kommt, Mädchen! führt mich! - Pamina sei gerettet! - Der Bösewicht falle von meinem Arm;das schwör’ ich bei meiner Liebe, bei meinem Herzen! (Sogleich wird ein heftig erchütternder Akkord mit Musik gehört) TAMINO Ihr Götter! was ist das? DIE DREI DAMEN Fasse dich! ERSTE DAME Es verkündet die Ankunft unserer Königin. (Donner) DIE DREI DAMEN Sie kommt! - (Donner) Sie kommt! - (Donner) Sie kommt! (Die Berge teilen sich auseinander,und das Theater verwandelt sich in ein prächtiges Gemach.) | PRIMA DAMA Bel giovane! - La Regina - SECONDA DAMA Mi ha incaricato di dirti - TERZA DAMA Che la strada verso la tua felicità futura d’ora in poi è spianata. PRIMA DAMA Ella ha udito ogni parola che hai detto; ella ha - SECONDA DAMA Letto ogni sentimento sul tuo volto. - E ancor più il suo cuore materno - TERZA DAMA Ha deciso di farti pienamente felice. - Se questo giovane, ha detto, ha anche tanto coraggio e valore quanto è affettuoso, oh allora mia figlia è sicuramente salva. TAMINO Salva? Oh tenebre eterne! Cosa sento? La fanciulla del ritratto? PRIMA DAMA L’ha rapita un potente demone maligno. TERZA DAMA Oltre al cuore malvagio egli possiede anche il potere di mutarsi in ogni forma immaginabile; in tale maniera anche Pamina - PRIMA DAMA Questo è il nome della regale figlia, che adorate. TAMINO Oh Pamina! tu rapita a me - tu in potere di un malvagio lussurioso! - Tu forse in questo istante - ah, pensiero orribile! Oh ditemi, fanciulle! ditemi: dov’è la dimora del tiranno? SECONDA DAMA Vive assai vicino ai nostri monti, in una valle incantevole e deliziosa. - Il suo castello è meraviglioso e attentamente custodito. TAMINO Venite, fanciulle! guidatemi! - Pamina sia salvata! - Il malvagio cada per mia mano; lo giuro sul mio amore, sul mio cuore! (S’ode improvvisamente un violento,impressionante accordo di note) TAMINO Oh dèi! cos’è mai? LE TRE DAME Càlmati! PRIMA DAMA Esso annuncia l’arrivo della nostra Regina. (Tuono) LE TRE DAME Ella giunge! - (Tuono) Ella giunge! - (Tuono) Ella giunge! (I monti si squarciano e la scena si trasforma in una splendida sala.) |

Preceduto dal suono della sua siringa (o
Papageno è senza dubbio il personaggio più "popolare" dell'opera, in tutti i sensi. Non solo perché è di fatto, e immancabilmente, il preferito dal pubblico, che si tratti di spettatori grandi o piccini che si accostano magari per la prima volta al "Flauto magico", grazie al suo carattere naturale e schietto, ai suoi modi comici, alla sua umanità, ai suoi "difetti", tutte caratteristiche che rendono molto più facile entrare in sintonia con lui piuttosto che con personaggi nobili, eroici o elevati come Tamino o Sarastro. Ma anche (e soprattutto) perché Papageno è il rappresentante dell'uomo comune, un personaggio "semplice" che si preoccupa prima di tutto dei propri bisogni primari, e che non è interessato all'elevazione spirituale, almeno non nei termini che gli vengono proposti dai sacerdoti del Tempio della Saggezza. Già in questo primo brano ci chiarisce qual è la sua massima aspirazione: trovare una brava ragazza che gli faccia da moglie ("Si addormenterebbe al mio fianco, e io la cullerei come un bambino": la dimensione è più infantile che sessuale). A lui tocca, nel corso dell'opera, offrire il punto di vista di chi non desidera essere coinvolto nell'avventura ma soltanto assistervi, magari da lontano. Ha certo un buon cuore, e sarà premiato per questo, ma gli mancano l'indole o le stimmate dell'eroe. Il personaggio si iscrive forse nel solco di una figura contadina tipica del teatro popolare viennese, ovvero l'
[Papageno è colui] che con la sua semplicità umana dà la misura della irrealtà fiabesca degli altri personaggi. Papageno è il buffo della compagnia, ma è buffo in quanto è stolido, semplice, primitivo, materialista, in un ambiente che ha per pareti la magìa e per soffitto il cielo: là dove tutti si agitano per grossi problemoni, quali la conservazione o la conquista di domini spirituali, Papageno è l'unico che si preoccupa di mangiare e di bere, l'unico che si permette di avere paura, l'unico che dice le bugie, l'unico che cerca di tornare al beato punto di partenza della perfetta quiete. Fra le arie piene di significati e le profonde enunciazioni dei sacerdoti, Papageno lancia le sue canzonette popolaresche, introduce il suo spirito musicale, che potremmo dire realistico, nei concertati spiritualissimi con le damigelle e con gli altri fantastici personaggi del dramma. Idea fissa di Papageno è la ricerca della compagna, della Papagena: e quando finalmente questa gli appare l'esplosione di gioia è proiettata nel futuro della figliolanza; personaggio umano anche per questo, là dove non sappiamo immaginare la prole che potrà nascere dalle ufficialissime nozze di Tamino con Pamina nel tempio del sole.



A fianco delle tre opere "italiane" composte sui libretti di Lorenzo Da Ponte ("Le nozze di Figaro", "Don Giovanni" e "Così fan tutte"), "Il flauto magico" è considerato il capolavoro operistico di
In ogni caso, il contesto in cui nacque "Die Zauberflöte" è molto diverso da quello dei lavori precedenti. Realizzato per conto dell'amico e impresario
Mozart aveva conosciuto Schikaneder già nel 1780, quando questi era passato per Salisburgo con la sua compagnia teatrale in tournée. E lo aveva ritrovato a Vienna, dove dal 1789 aveva preso in gestione il teatro Auf der Wieden. Fra i membri della troupe spiccava il tenore e compositore Benedikt Schack, grande amico di Mozart (sarà anche il primo Tamino). Tramite lui, Amadeus cominciò a frequentare sempre di più il teatro, la cui atmosfera popolaresca e giocosa, così distante da quella di corte, gli piaceva molto, al punto da contribuire occasionalmente alle sue rappresentazioni (nel 1790 scrisse per esempio un duetto per l'opera collaborativa "La pietra filosofale", una favola che per molti versi anticipa proprio "Il flauto magico"). Si trattava di spettacoli dove "si mescolavano elementi popolari come le «macchine» teatrali, la comicità dialettale e naturalmente la musica. Vi si raccoglievano gli ultimi rivoli di una tradizione molto antica, risalente al secolo precedente, in cui le «macchine» avevano costituito una meraviglia del teatro barocco" (Claudio Casini). I maggiori successi di Schikaneder furono del resto "quei lavori teatrali nei quali poté spiegare effetti scenici grandiosi, sia facendo appello attraverso i suoi attori e attrici alle reazioni emotive del pubblico, di cui immediatamente e ovunque indovinava i desideri, sia anche con l'uso dei più svariati macchinari, di giochi di luce, fuochi d'artificio, effetti sonori" (Wolfgang Hildesheimer).
Quando Schikaneder propose a Mozart di comporre per lui una "Zauberoper" (opera magica), inserì nel libretto suggestioni provenienti dalle fonti più disparate, spesso senza badare troppo alla coerenza dell'insieme: dal legame fra i misteri egizi e i rituali di iniziazione alla massoneria, alle citazioni dalle molte opere a carattere favolistico che aveva già portato in scena (su tutti "Oberon" di Paul Wranitzky, il cui libretto di Karl Ludwig Giesecke – in realtà plagiato da quello di Friederike Sophie Seyler – era tratto da un poema del massone
Commissionata probabilmente nel maggio del 1791, l'opera venne composta durante l'estate. Molte parti furono scritte su misura per quelli che ne sarebbero stati i primi interpreti: in particolare Schikaneder per Papageno, uno ruolo comico e non particolarmente impegnativo, e Josepha Hofer, cognata del compositore (era la sorella di sua moglie Constanze), per la Regina della Notte, una parte difficile che richiedeva grande agilità ed estensione vocale. Si spiega così anche la forte differenza stilistica e strutturale fra i diversi brani al suo interno.
Il 30 settembre lo stesso Mozart ne diresse la prima rappresentazione: il successo di pubblico fu subito notevolissimo, tanto che nei mesi successivi l'opera rimase in cartellone praticamente ogni sera. Dopo la replica del 7 ottobre, alla quale aveva assistito da un palco, Mozart scrisse a Constanze: «Sono appena ritornato dall'opera, che era piena come sempre. [...] Ma quello che mi dà più piacere è l'approvazione silenziosa. Si può vedere come quest'opera venga sempre più apprezzata».
Molti dei brani più celebri dell'opera sono noti anche al grande pubblico. Chi non ha mai sentito la virtuosistica aria "Der Hölle Rache" della Regina della Notte, o il duetto "Pa-Pa-Pa-Pa" fra Papageno e Papagena, utilizzati frequentemente anche in pubblicità? Inoltre, essendo l'ambientazione dell'opera così fantastica e densa di significati allegorici universali, le varianti negli allestimenti e nelle regie che si possono vedere a teatro sono innumerevoli: si va da un'aula scolastica alla cucina di un albergo, da un setting fantascientifico alla prima guerra mondiale (come nel film di 















